Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 13 Gennaio 2010 - 22:43

 

Gentili Lettori,

la situazione ad Haiti è gravissima, proprio in questo momento stanno arrivando le prime note delle organizzazioni italiane ed internazionali, che sono già presenti sul territorio.

Segnalo la possibilità di far pervenire un vostro contributo alla Associazione italiana SOS Villaggi dei Bambini Onlus, di seguito il loro comunicato e tutti i dati della Associazione.

Loredana Morandi

 

 http://www.emarsys.net/custloads/110052262/md_198591.gif

 

Terremoto ad Haiti: comunicazioni interrotte, migliaia di morti 

 

13/01/10 - Un terremoto di magnitudo 7 della scala Ritcher ha colpito ieri sera Haiti distruggendo molti edifici e causando centinaia di morti, forse addirittura migliaia. L’epicentro è stato a soli 10 km dalla capitale Port-au-Prince.

La potenza del terremoto ha distrutto i principali collegamenti e migliaia di persone si sono riversate nelle strade per la paura e la mancanza di luce elettrica che si è protratta per tutta la notte. Si sta tentando di estrarre le vittime dalle macerie con qualsiasi mezzo disponibile. Le linee di comunicazione con il paese sono interrotte e si può ricevere notizie solo tramite i telefoni satellitari. Anche l’edificio principale delle Nazioni Unite a Port-au Prince è crollato e, nonostante l’immediata mobilitazione da parte degli Stati Uniti, della Banca Mondiale e molti altri, non si sa al momento come sarà organizzata la ricostruzione.

Haiti è uno dei paesi più poveri del mondo e ha una lunga storia di sofferenza sia a causa di disastri naturali che a tumulti politici. SOS Villaggi dei Bambini è attiva ad Haiti da molti anni e la nostra associazione internazionale farà tutto il possibile per portare assistenza immediata alle vittime del terremoto, soprattutto fra i bambini.

A causa dell’interruzione completa delle linee di comunicazione, non sappiamo ancora in che misura i Villaggi SOS di Haiti siano stati colpiti dal terremoto, ma non ci sono dubbi sul fatto che sia per gli aiuti immediati che per quelli a lungo termine, saranno necessarie ingenti risorse economiche. Al momento queste sono le uniche notizie disponibili, ma vi terremo aggiornati dal nostro sito appena saranno arrivate ulteriori informazioni riguardo le strutture SOS nel paese ed i bambini che vi sono accolti. L’Associazione Nazionale di SOS Villaggi dei Bambini ad Haiti è stata fondata nel 1979: il primo Villaggio SOS a Petite Place Cazeau, a 8 km da Port-au-Prince, è stato completato nel 1982. Al momento nel paese ci sono 2 Villaggi SOS, 2 Case del Giovane SOS, 2 Scuole Elementari SOS, 1 Centro di Formazione Professionale e 4 Centri Sociali SOS. Ogni giorno vengono assistiti circa 570 tra bambini e giovani tramite le nostre strutture e più di 2.600 persone ricevono aiuto tramite il nostro supporto con programmi di rafforzamento familiare e prevenzione all’abbandono.

Per maggiori informazioni: le Attività SOS ad Haiti.

 

Emergenza Terremoto: dona ora per aiutare i bambini di Haiti:

 

  • Online Tramite Carta di Credito o PostePayLe donazioni online sono protette da un server sicuro e viaggiano criptate, non consentono cioè intrusioni dall'esterno.
  • Donazione su C/C postale n.304386 IBAN: IT 14 B 07601 01800 000000304386 Intestato a Associazione Villaggi SOS Italia Onlus, Corso Tre Novembre 112, 38100 Trento. INDICANDO COME CAUSALE "HAIWEB"
  • Donazione su C/C bancario n.000005555554IBAN: IT 82 H 03240 01801 000005555554Intestato a Associazione Villaggi SOS Italia Onlus Banca di Trento e Bolzano, Sede di Trento. INDICANDO COME CAUSALE "HAIWEB"

 



Stampa la notizia: Terremoto ad Haiti
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 10 Gennaio 2010 - 19:34

 

 Gaza Freedom March

- alcune foto da Edvino Ugolini -

 

 

freedomgaza_dsc_0727_600

  

 freedomgaza_dsc_0833_600

 

 freedomgaza_dsc_0906_600

 

freedomgaza_dsc_0746_600

 

In costruzione...

 



Stampa la notizia: Gaza Freedom March - alcune foto da Edvino Ugolini
Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 02 Gennaio 2010 - 11:42

 

 

art_200 

Artists Against War Italia

Gaza Freedom Marchers

 

Gentili Lettori,

 

nell'augurarvi uno splendido inizio anno 2009, vi reco i saluti di Edvino Ugolini che mi scrive dal Cairo ove si trova al seguito della Freedom March per Gaza. Di seguito il suo comunicato stampa.

Comunicato stampa

Come avrete gia' sentito la marcia per Gaza non e' stata autorizzata dalle autorita' egiziane. Negli ultimi due giorni ci sono stati un susseguirsi di incontri ed inmiziative da parte delle delegazioni straniere che si trovano al Cairo per trovare una soluzione. Una parziale soluzione era stata offerta ai volontari delle 42 associazioni partecipanti alla marcia che consisteva nell'autorizzare l'entrata a Gaza a cento persone in modo tale da dare loro la possibilita di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Questa soluzione e' stata pero' rifiutata dopo un' accesa assemblea che si e' conclusa a notte fonda. Il motto e' stato: o tutti o nessuno. Oggi ci saranno altri due incontri uno al pomeriggio e uno alla sera per definire le iniziative per la marcia di domani al Cairo.
Per ora e' solo sicuro il posto da dove partira' la marcia e l'ora. La marcia dovrebbe partire alle ore 10 dal Ministero per gli Affari esteri egiziano. Nella giornata di ieri c'e stata una manifestazione davanti all'Ambasciata italiana e una delegazione composta da manifestanti appartenenti alle associazioni italiane presenti, nella fattispecie il Forum Palestina e l'Associazione per la Pace che gia in passato avevano organizzato manifestazioni in sostegno al popolo palestinese, ha avuto un incontro con l'ambasciatore italiano. Il pomeriggio c'e stata una manifestazione davanti al Sindacato dei giornalisti con la
partecipazione di diverse centinaia di persone che hanno esposto striscioni inneggianti alla liberta' per Gaza. Gia' nella giornata di lunedi' ci sono state delle manifestazioni, nella fattispecie davati alla sede dell'ONU e davanti all' ambasciata francese, che era sfociata nella sua occupazione da parte di alcune decine di manifestanti.
Diversi sono gli attivisti in sciopero della fame per protestare contro il divieto di marciare a Gaza.
In serata come detto prima verranno comunicate le iniziative in occasione della marcia di domani che si preannuncia carica di tensioni.

Edvino Ugolini
Rete Artisti

 

 



Stampa la notizia: Edvino Ugolini a Gaza per la Freedom March
Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 29 Settembre 2009 - 22:52

 

 

art_200

Artists Against War Trieste

 

concertopace2009_1

 

Anche quest'anno si è svolto con successo il concerto per la pace promosso dalla Rete Artisti contro le guerre. Edvino Ugolini rappresentante della Rete ha introdotto la serata presentando l'iniziativa e ha chiesto ai presenti di osservare un minuto di silenzio per ricordare le vittime di tutte le guerre, soprattutto quelle civili.

 

L'immagine “http://photos-f.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs215.snc1/8223_1170036183146_1595224879_424109_7978127_n.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

 

Dopodichè hanno preso la parola Alessandro Capuzo della Tavola della Pace del FVG che ha presentato la settimana della pace in Israele e Palestina. Dopo di lui Elena Giuffrida del Centro delle Culture ha presentato brevemente la marcia mondiale per la pace che passerà anche a Trieste il 7 novembre.

 

L'immagine “http://photos-d.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs235.snc1/8223_1170036103144_1595224879_424107_2015602_n.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

 

Dopo la presentazione si sono alternati sul palco i gruppi Trust No1, Scarlet, Limes e King Bravado.Mario Fragiacomo, noto musicista jazz triestino, ha accompagnato alla tromba dapprima Edvino Ugolini in una sua performance poetica e poi la danzatrice Lavinia Scherlavai che si è esibita in un numero di danza del ventre.

 

L'immagine “http://photos-e.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs215.snc1/8223_1170036143145_1595224879_424108_2398803_n.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

 

Al concerto hanno assistito circa duecento persone. Erano presenti le associazioni Jambo Gabri, Centro delle Culture e il Gruppo Germinal con i loro banchetti.

 

concertopace2009_2_600

 

In occasione della Giornata mondiale per la Pace si è svolto il Concerto per la Pace della Rete Artisti. Durante il concerto è stata promossa la marcia mondiale per la pace che partirà il 2 ottobre e passerà per Trieste il 7 novembre e la settimana per la pace in Israele e Palestina che si svolgerà dal 10 al 17 ottobre.

 

L'immagine “http://photos-c.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs235.snc1/8223_1170036063143_1595224879_424106_1086965_n.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

 

Al concerto hanno preso parte i gruppi Scarlet, Trustno 1, King Bravado e Limes. Inoltre è intervenuto il musicista Mario Fragiacomo che ha accompagnato alla tromba il poeta triestino Edvino Ugolini, promotore dell’iniziativa. Infine Lavinia Scherlavai si è esibita in un numero di danza del ventre.

 

L'immagine “http://photos-b.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc1/hs235.snc1/8223_1170036023142_1595224879_424105_1564961_n.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

 

Prima del concerto è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare le vittime di tutte le guerre.Al concerto hanno aderito la Tavola della Pace del FVG, il Centro delle Culture, il Comitato Danilo Dolci e Mondo Senza Guerre.

 

Edvino Ugolini

Rete Artisti contro le guerre



Stampa la notizia: Trieste: Concerto per la Pace
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 21 Settembre 2009 - 12:25

 

art_200_bn

La Rete degli Artisti contro le guerre

 

 

- si stringe in affettuoso cordoglio ai familiari dei sei militari italiani caduti in Afghanistan, ai genitori, alle spose e fidanzate, ma soprattutto ai figli lasciati soli dai propri padri in tenerissima età.

 

- denuncia la falsità delle logiche politico affaristiche bipartisan che inducono tutti i più recenti Governi italiani a violare sistematicamente i valori espressi dalla Costituzione della Repubblica.

 

- invita i cittadini italiani ad osservare questo momento di lutto nazionale, tenendo ben alta la Bandiera della Pace nei propri cuori e saldo l'Art. 11 della Costituzione italiana nella propria mente.

 

"L'Italia ripudia la guerra..."

 

Artists Against War Italia

 

 



Stampa la notizia: Artisti: Cordoglio per i Sei Militari Italiani caduti in Afghanistan
Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 16 Luglio 2009 - 13:55

 

 

arcipelago_palestina_600

 

giovedì, luglio 09, 2009


Il muro dell'illegalità e della vergogna


Esattamente cinque anni fa, il nove luglio del 2004, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja (ICJ) rilasciava il proprio parere consultivo (successivamente fatto proprio da un voto dell’Assemblea generale dell’Onu) sulle “Conseguenze legali della Costruzione di un Muro nel Territorio Palestinese Occupato”.

Il pronunciamento dell’Icj, in particolare, si articolava in cinque punti salienti:

1) la costruzione del muro da parte di Israele all’interno dei Territori occupati (e cioè non seguendo la linea armistiziale del 1949, la cd. green line) – ivi inclusa Gerusalemme est – e il regime amministrativo associato a detto muro sono da considerarsi contrari al diritto internazionale;

2) Israele conseguentemente ha l’obbligo di porre fine a tali violazioni, cessando immediatamente la costruzione del muro all’interno dei Territori occupati (e di Gerusalemme est) e smantellando le porzioni di muro già costruite che oltrepassano la green line, nonché abrogando o rendendo ineffettivi tutti gli atti legislativi e amministrativi connessi;

3) Israele ha l’obbligo, inoltre, di risarcire i Palestinesi rimasti danneggiati dalla costruzione del muro nei Territori Occupati;

4) tutti gli Stati sono obbligati a non riconoscere la situazione di illegalità venutasi a creare con la costruzione del muro e di non fornire in alcun modo aiuto o assistenza ad Israele nel mantenere in essere detta situazione; gli Stati firmatari della IV Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 hanno, altresì, l’ulteriore obbligo di far sì che Israele si conformi alle norme di diritto umanitario internazionale contenute nella IV Convenzione;

5) le Nazioni Unite, e in special modo l’Assemblea Generale e il Consiglio di Sicurezza, dovrebbero considerare quali azioni intraprendere per porre fine alla situazione di illegalità determinata dalla costruzione del muro e dal regime ad esso associato.

Cinque anni sono passati da questa importante pronuncia dell’Icj, eppure nulla è cambiato, Israele continua a costruire il muro dell’apartheid in aperta violazione della legalità internazionale, e gli Stati parti contraenti della IV Convenzione di Ginevra permangono in uno stato di incredibile e ingiustificata inerzia, omettendo di adempiere al preciso obbligo loro imposto di non riconoscere il tracciato illegale del muro e di far rispettare il diritto internazionale umanitario e i diritti umani dei Palestinesi.

Israele si è sempre giustificato asserendo la temporaneità dei confini delineati dal muro, e la necessità della sua costruzione per motivi di sicurezza, ma la ICJ ha correttamente rilevato che lo specifico percorso scelto da Israele per la costruzione del muro non era affatto necessitato dai pretesi “motivi di sicurezza”.

La stragrande maggioranza del percorso del muro – esattamente l’86% del totale – è situata, infatti, all’interno della West Bank e non lungo la green line; ciò mostra, di tutta evidenza, come il percorso del muro sia stato ideato e pianificato con il fine preciso di includere al suo interno la gran parte degli insediamenti colonici costruiti in Cisgiordania, insediamenti che sono da considerarsi illegali alla luce del diritto internazionale.

Ad oggi, il percorso del muro è stato completato per circa 413 km. (58,3% del totale), mentre risultano in corso di costruzione ulteriori 73 km. del tracciato (cfr. OCHA, West Bank Barrier Route Projections, luglio 2009); quando il muro sarà stato completato, esso servirà ad annettere ad Israele un ulteriore 9,5% della Cisgiordania, ovvero quelle porzioni di territorio comprese tra la green line ed il muro stesso.

Il numero totale dei Palestinesi che resterà confinato tra il muro e la green line è pari a circa 267.000; di questi, 125.000 saranno circondati dal muro da tre lati (28 comunità, tra cui le aree di Biddya, Biddu e la città di Qalqilya), mentre 28.000 si troveranno a dover vivere in enclavi circondate dal muro da quattro lari (8 comunità, tra cui Az Zawiya e Bir Nabala).

Ma il caso più eclatante della violazione dei diritti umani dei Palestinesi operata dal muro è probabilmente quello relativo a Gerusalemme est.

L’accesso a Gerusalemme est è di primaria importanza per gli abitanti dell’intera Cisgiordania, vuoi per motivi religiosi, per la necessità di cure mediche, per il lavoro, l’istruzione, i rapporti familiari, etc. Eppure, per la maggior parte dei Palestinesi, questo accesso è proibito, a meno che non si possieda uno speciale permesso, molto difficile da ottenere, rilasciato dalle autorità israeliane. Da quando il muro è stato completato in quest’area, i possessori di permessi possono entrare a Gerusalemme solo da 4 dei 16 check point esistenti, e solo a piedi! Questo senza considerare che i permessi perdono validità in caso di chiusura generale, usualmente in occasione delle festività ebraiche o di allarmi per la sicurezza.

Ma il muro è soltanto uno degli elementi di un più esteso sistema di restrizioni della libertà di movimento dei Palestinesi che vivono in Cisgiordania. Accanto ad esso, infatti, convivono ben 613 check point ed ostacoli vari situati lungo le principali strade ed accessi, a cui vanno aggiunti gli ulteriori 84 ostacoli presenti nella zona di Hebron controllata da Israele (cfr. OCHA, West Bank Movement and Access Update, giugno 2009).

In aggiunta, il sistema delle strade è sempre più caratterizzato dalla segregazione e dalla discriminazione su base razziale: centinaia di chilometri delle strade della West Bank (le migliori…) sono ristrette o del tutto vietate ai Palestinesi, mentre gli Israeliani possono percorrerle liberamente. Si calcola che circa un terzo dell’intera Cisgiordania – inclusa Gerusalemme est – sia vietata ai Palestinesi sprovvisti di speciale permesso rilasciato dalle autorità militari israeliane.

Queste inaudite restrizioni, che non a caso per molti configurano un vero e proprio regime di apartheid, non violano soltanto la libertà di movimento dei Palestinesi, ma impediscono loro di esercitare pienamente tutta un’ampia gamma di diritti umani fondamentali quali il diritto al lavoro, alla salute, all’educazione, ad un adeguato standard di vita.

Nonostante la decisione dell’ICJ, dunque, la costruzione del muro dell’illegalità continua, e Israele continua ad annettersi terra palestinese e a vessare in ogni modo la vita dei residenti della West Bank. Ma questo muro è anche il muro della vergogna, quella rappresentata dalla inaudita e complice inerzia della comunità internazionale di fronte ai crimini e ai misfatti posti in essere da Israele.

Nonostante l’art.1 della IV Convenzione di Ginevra imponga agli Stati che l’hanno sottoscritta l’impegno a farne rispettare le previsioni, Israele non solo non viene chiamata a rispondere delle sue sistematiche e spudorate violazioni del diritto umanitario, ma gli aiuti internazionali continuano ad affluire, come se niente fosse, nelle casse dello Stato ebraico.

Così, per esempio, gli Stati Uniti continuano a fornire ingenti aiuti economici e militari allo Stato di Israele, senza condizionarli in alcun modo al rispetto dei diritti umani; così, ad esempio, l’Unione Europea ancor oggi non ha la voglia o il coraggio di far valere quella clausola del rispetto dei diritti umani, all’interno e all’esterno di Israele, contenuta all’art.2 dell’accordo di associazione Eu-Israele.

E il permanere del sostegno internazionale ad Israele non solo significa venir meno all’obbligo degli Stati di assicurare il rispetto del diritto internazionale, ma rappresenta una vera e propria complicità nei crimini commessi a danno del popolo palestinese, contribuendo a creare un clima di sostanziale impunità per lo Stato ebraico.

Finché permarrà questo discutibile atteggiamento della comunità internazionale e finché verrà adottato il solito doppio standard di giudizio, consentendo se non giustificando ogni crimine, per quanto efferato, se commesso da Israele, la pace in medio oriente sarà soltanto un traguardo irraggiungibile.

E non è detto che a pagarne il prezzo saranno sempre e solo i Palestinesi.

 

Palestina News

 



Stampa la notizia: Palestina: il muro dell'illegalità e della vergogna
Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 07 Luglio 2009 - 23:29

 

 

 

michael.jackson
 
Addio e Arrivederci!
 
Michael
 
 
 
PSALMUS 33 (32)
 
 
 
1 Exsultate, iusti, in Domino;
rectos decet collaudatio.
2 Confitemini Domino in cithara,
in psalterio decem chordarum psallite illi.
3 Cantate ei canticum novum,
bene psallite ei in vociferatione,
4 quia rectum est verbum Domini,
et omnia opera eius in fide.



SALMI 33


1 Esultate, giusti, nel Signore;
ai retti si addice la lode.
2 Lodate il Signore con la cetra,
con l'arpa a dieci corde a lui cantate.
3 Cantate al Signore un canto nuovo,
suonate la cetra con arte e acclamate.
4 Poiché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.

 



Stampa la notizia: Addio e Arrivederci Michael !
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 31 Maggio 2009 - 12:53

 
 
L'immagine “http://www.giustiziaquotidiana.it/public/ART_200.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
 
الجمعيات الإيطالية للفنانين الرافضين للحرب

جمعية أرغون

اتحاد أساتذة القانون من أجل فلسطين

 

Artists Against War on Fondazione Basso Arabic Text.

 

click to enlarge

 

 
 



Stampa la notizia: Arabic Artists Against War: There is a judge for Gaza? The mystification of Italian politicians.
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 24 Maggio 2009 - 20:04

 
 
The Italian Associations joining to
Artists Against War
Association Argon
Union of Lawyers for Palestine
 
 
 
The Net of Artists declares:
 
 
The instrumentalization for election aims by the Foundation Basso and  Luisa Morgantini of the project of denounciation of the war crimes by Israel in front of the International Penal Court and the Italian action about the courts of national rights for the defense of Palestineans.
 
The unfair behaviour of an European parlamentarian, who makes abuse of money and power, to defraude civil society of its highest actions. A real shame in front of the international movement.
 
The action of imposure of a political party creates scorn in this particular situation of defense of the rights of the Palestinean people.
 
A public exposure of the Italian corruption in trying to get a seat in the European Parliament, for his own or for other candidates, while a people is suffering genocide since 60 years, an 8 meters high wall and the unilateral attacks of a foreign colonialistic power.
 
An antipopular action coming from the Tribunal of the Peoples, an action to cut civil society from its initiatives, which repudiates the cultural, moral and statutarian roots of the Foundation Lelio Basso.
 
The old traces of the Russel's Tribunal will make only words for Palestine, producing, like in Iraq, strong splits in the civil society.
 
The right of the Palestinean people to exercize in the national and international courts, requests the largest cultural and political participation in Italy and abroad. A social chorality involving the parties of the left, the centre and the right is necessary, and it's not acceptable to segregate it in a unique party.
 
In order to have a true judge for the Palestinean people, it's necessary to have a really proper civil society, which makes morally responsible every parlamentarian and also the representatives of the main religions.
 
The net of the associations of artists who form Artists Against War Italy, is the witness in Italy and abroad of the solidarity to the peoples, of the respect and the defense of the political, social and religious freeedom of every human beeing.
 
We have been the first who talked about the right of resistance of the peoples, as sanctioned by the international agreements when this concept was unknown in Italy, but we are not the anticlericals of the party: for the respect and the dignity of our representatives in Italy and in the rest of the world joining to different religions: muslims, yewish, buddhists, christians-catholics, protestants and mormones.
 
For us every human beeing is equal and can to be judged only for his actions against other human beeings.
 
The law must be equal for all citizens.
 
Moni Ovadia: the false parcondicio.
 
The invitation of the artist is litterally a substitution of person, in the name of an unexisting parcondicio which the Palestineans of Gaza couln't have, to cover the output of Italian artists in order to the reports of the international section of the Basso Foundation.
 
Further Moni Ovadia has never joined to the appeals of Artists Against War translated into 9 languages, as artists like Paolo Belli, Manu Chao and Dario Fo have done.
 
And he doesn' t represent us.
 
A substitution of person which is like smoke in the eyes to deceive the French lawyer Devers, legal representative of our association and of other 430 associations in the world, and exploit the results of the press super partes obtained by the initiative of Artists Against War Italy concerning the Internatinal Penal Court.
 
Loredana Morandi, spokeswoman of the Net of Artists, also as a consequence of actions of mobbing by the secretary's office of Luisa Morgantini, well known to Senesi, the president of the international section of the Basso Foundation, is in hunger strike.
 
The hunger strike will finish exclusively stop with public agreement explanation (or clarification) and found again correctness in to act coming from Foundation Basso, that we wish doesn't want to prefer him over, in name of the only culture, to the Associations and the Ongs constituted in Right in front of the International Penal Court for the Palestinian People.
 
Network of Artists Against War Italia
 


Stampa la notizia: There is a judge for Gaza? The mystification of Italian politicians.
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 24 Maggio 2009 - 19:02

 

L'immagine “http://www.bloggersperlapace.net/bloggersperlapace/upload/fondazione_basso.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
 
 
Le Associazioni Italiane di Artists Against War
 
Associazione Argon
 
Coordinamento Giuristi per la Palestina
 
 
La Rete degli Artisti denuncia:
 
 
La strumentalizzazione per fini elettorali di Fondazione Basso e Luisa Morgantini del progetto di cui è promotrice, ovvero la denuncia dei Crimini di Guerra Israeliani di fronte alla Corte Penale Internazionale e l'iniziativa italiana sui Tribunali di Diritto nazionale a tutela dei Palestinesi.
 
L'atto indegno e antipopolare di una parlamentare europea, che abusa di denaro e potere, per defraudare la Società Civile delle sue azioni più Alte. Una reale vergogna di fronte al Movimento della intera comunità internazionale.
 
Suscita sdegno l'atto di imporre a forza una sigla di partito, quando è in ballo il diritto stesso del Popolo Palestinese.
 
Una pubblica esposizione della corruzione tutta italiana della ricerca affannosa di una poltrona al Parlamento Europeo, per se o per altri candidati, mentre un popolo soffre per un genocidio lungo 60 anni, la costruzione di un muro alto 8 metri e a causa tutti gli attacchi bellici unilaterali di una potenza coloniale straniera.
 
Una azione Anti Popolare se proveniente dal Tribunale dei Popoli, l'atto di recidere la Società Civile dalle proprie iniziative, che sconfessa le radici culturali, morali e statutarie della Fondazione Lelio Basso.
 
Le antiche vestigia del Tribunale Russel faranno solo parole per la Palestina recando, come fu per l'Iraq, evidenti spaccature nella Società Civile.
 
Il diritto del Popolo Palestinese, da esercitarsi nelle aule di Giustizia nazionali ed internazionali, richiede fin da oggi la più ampia partecipazione politica e culturale in Italia e all'Estero. E' necessaria una coralità sociale, che interessi le formazioni politiche di sinistra, di centro e di destra, ed è un errore morale inaccettabile la ghettizzazione in una una sola sigla di partito.
 
Affinché ci sia un vero Giudice per il Popolo Palestinese sarà necessaria, inoltre, una Società Civile veramente pulita che investa di responsabilità morale Tutti i propri Parlamentari, ed anche i maggiori esponenti delle Grandi Religioni.
 
La Rete delle Associazioni di Artisti, che costituiscono Artists Against War Italia, è in Patria e all'Estero testimone reale della propria incessante solidarietà ai Popoli, del rispetto e della difesa delle libertà politiche, sociali e di culto di ogni uomo.
 
Siamo stati i Primi a parlare di Diritto di Resistenza dei Popoli, come sancito dai Trattati internazionali quando questo concetto era sconosciuto in Italia, ma non vogliamo la targa di anticlericali di partito: per il rispetto e la dignità dovuta a tutti i nostri rappresentanti in Italia e nel Mondo appartenenti a fedi diverse: mussulmani, ebrei israeliani, buddisti, cristiani - cattolici, protestanti e mormoni.
Per noi ogni uomo è Uguale e da giudicarsi solo in base alle sue azioni contro altri uomini.
 
La Legge Deve essere Uguale per Tutti i cittadini
.
Moni Ovadia: la falsa parcondicio.
 
L'invito all'artista è da ritenersi letteralmente una sostituzione di persona, in nome di una inesistente parcondicio, che i civili palestinesi di Gaza non hanno avuto, a copertura reale della estromissione degli Artisti Italiani, stante i documentabili precedenti rapporti con la segreteria della sezione internazionale di Fondazione Basso.
 
Inoltre Moni Ovadia, non ha mai aderito a nessuno dei molti appelli di Artists Against War tradotti anche in 9 lingue, come hanno fatto invece artisti del calibro di Paolo Belli, Manu Chao e dal circuito di Dario Fo.
 
E non ci rappresenta.
 
Una sostituzione di persona, che appare come un fumo negli occhi per ingannare il francese avvocato Devers, legale rappresentante della nostra Associazione e di altre 430 associazioni nel mondo, e sfruttare così il ritorno di stampa super partes avuto dalla iniziativa di Artists Against War Italia sulla Corte Penale Internazionale.
 
Loredana Morandi, portavoce nazionale della Rete degli Artisti, è in sciopero della fame.
 
Hunger strike che cesserà esclusivamente con pubblico concordato chiarimento e ritrovata correttezza nell'agire provenienti da Fondazione Basso, che auspichiamo non voglia anteporsi oltre, in nome della sola cultura, alle Associazioni e alle Ong costituite in Diritto di fronte alla Corte Penale Internazionale per il Popolo Palestinese.
 
Network of Artists Against War Italia

 



Stampa la notizia: C'è un Giudice per Gaza? La Mistificazione.
 
web design
by
PointNet
Un altro progetto MAX s.o.s.
Crediti Powered by MDPro