Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 05 Giugno 2010 - 12:02

 

 

Do your part!

Dear President Obama,

...I urge you to not meet with the Israeli PM on June 1st in response to Israel's illegal attack on the humanitarian maritime aid convoy to Gaza. The Israeli commando units, employing thin excuses, attacked the ships in intenational waters, killing over 10, injuring dozens of international civilians, and endangering hundreds others, including American citizens.

I further urge you to call for the immediate lifting of the siege on Gaza. There will never be peace before the people in Gaza live in dignity.

Thank you,

 

Contact the White House | The White House

 



Stampa la notizia: Write to President Obama
Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 05 Giugno 2010 - 11:51

 

 

 
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USA: «BLOCCO INSOSTENIBILE, SITUAZIONE DEVE ESSERE CAMBIATA»

Israeliani intercettano la Rachel Corrie
si attende l'abbordaggio


Unità della marina hanno circondato la nave irlandese al largo della cose di Gaza


LARNACA - La nave irlandese «Rachel Corrie», in navigazione verso la Striscia di Gaza, ha ignorato finora le richieste della marina israeliana di cambiare rotta e dirigersi verso il porto Ashdod (sud di Israele). Le forze israeliane «non avranno altra scelta se non quella di abbordare la nave» se continuerà a puntare verso la Striscia di Gaza ha confermato il capitano Aryi Shalicar, dell'ufficio stampa delle forza armate israeliane. «Sono quattro ore che proviamo a contattare l'equipaggio per chiedere di cambiare la rotta verso Ashdod (sud di Israele) di non violare il blocco (imposta da Israele attorno alla Striscia di Gaza), ma per ora non c'è cooperazione». «Se non avremo altra scelta, abborderemo la nave per fermarla, perchè questo è il nostro compito», ha aggiunto.
 
ISPEZIONE - «Israele - ha ripetuto il portavoce militare - non ha problemi a far attraccare la Rachel Corrie ad Ashdod e ad aiutare poi l'equipaggio a trasferire gli aiuti a Gaza» via terra. Ha tuttavia aggiunto che occorrerà prima «ispezionare il carico, per verificare che non vi siano esplosivi o munizioni». Israele ha imposto severe restrizioni attorno alla Striscia di Gaza, fin dall'avvento al potere nell'enclave palestinese degli islamico-radicali di Hamas, nel 2007. Gli attivisti, tuttavia, considerano illegittimo tale blocco, la cui revoca è chiesta con crescente insistenza anche da diversi attori della comunità internazionale: tanto più dopo il sanguinoso blitz di lunedì compiuto dalle forze speciali israeliane contro una flottiglia guidata dalla nave turca Mavi Marmara che cercava a sua volta di forzare l'embargo.
 
PROIBIZIONE - Venerdì sera il ministero degli Esteri irlandese e quello israeliano avevano delineato un'ipotesi di accordo affinchè l'ultima nave della Freedom Flotilla decisa a superare il blocco potesse attraccare ad Ashdod con la garanzia israeliana dell'apertura di un corridoio via terra attraverso il quale lo stesso equipaggio avrebbe potuto poi consegnare il suo carico di aiuti a Gaza, previ i controlli di sicurezza. Ma gli attivisti filo-palestinesi a bordo hanno fatto sapere di non volervi aderire. «Noi - ha dichiarato nella notte per telefono dalla nave uno dei pacifisti, John Graham - non abbiamo intenzione di accettare alcuna intesa che ci voglia coinvolgere legittimando l'assedio (navale israeliano) contro la Striscia di Gaza».
 
ERDOGAN VALUTA SE MANDARE MARINA A ROMPERE ASSEDIO - Tayyip Recep Erdogan sta valutando se usare la sua Marina per rompere l'assedio di Gaza. Lo scrive Debkafile, un sito considerato vicino all'intelligence israeliana, che cita i servizi segreti turchi. Il premier turco starebbe addirittura pensando di salire a bordo egli stesso di un futura nave di attivisti filo-palestinesi, convinto che Israele non avrebbe il coraggio di intervenire per bloccarlo.
 
USA MEDIANO: «BLOCCO INSOSTENIBILE, MA DIRIGETEVI AD ASHOD» - Secondo fonti di Debkafile ad Ankara, l'amministrazione di Obama è comunque in stretto contatto con il premier turco per cercare di raffreddare gli animi. Mike Hammer, portavoce del National Security Council, ha tra l'altro chiesto espressamente all'imbarcazione israeliana di cambiare rotta e andare al porto di Ashdod. A proposito del blocco su Gaza, Hammer ha detto che «la situazione attuale è insostenibile e deve essere cambiata». Gli Usa lavorano attivamente con Israele, l'Autorità Palestinese e altri partner internazionali, «per mettere a punto nuove procedure per la consegna di materiale e assistenza alla popolazione di Gaza, evitando nel contempo l'importazione di armi».
 
ATTIVISTI UCCISI CON COLPI ALLA TESTA A BRUCIAPELO
 
 

ATTIVISTI UCCISI CON COLPI ALLA TESTA A BRUCIAPELO -Intanto oggi il quotidiano britannico Guardian, citando le autopsie svolte in Turchia, scrive che i nove attivisti turchi uccisi dalle forze armate israeliane nel corso del blitz contro la Freedom Flotilla sono stati raggiunti da almeno una trentina di colpi d’arma da fuoco. Si tratterebbe di pallottole da 9 millimetri, sparate in molti casi da distanza ravvicinata; cinque delle vittime sono state colpite alla testa, scrive il medico legale turco, incaricato di effettuare le autopsie dal ministero della Giustizia di Ankara. In particolare, Ibrahim Bilgen, 60 anni, è stato colpito da 4 proiettili alla tempia, al petto, ai fianchi e alla schiena. Un diciannovenne, Fulkan Dogan, con cittadinanza americana, è stato raggiunto da cinque colpi sparati da meno di 45 centimetri, alla faccia, alla nuca, due volte alle gambe e una alla schiena. Altri due uomini sono stati uccisi da almeno quatto colpi ciascuno e cinque delle vittime hanno ricevuto proiettili nella schiena, ha riportato Yalcin Buyuk, vice-presiente della commissione di medicina legale.

 



Stampa la notizia: Flotilla: Accerchiata la Rachel Corrie, si attende l'abbordaggio
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 23:12

 

Navigando... per la Rete! 

 

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Stampa la notizia: Le vignette sull'attacco israeliano alla Freedom Flotilla
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 22:53

 

 

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VENERDI’ 4 GIUGNO
GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE


A FIANCO DELLA FREEDOM FLOTILLA
SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO I CRIMINI ISRAELIANI
IN TUTTE LE CITTA DOVE E' POSSIBILE




All’alba del 31 maggio la Marina militare israeliana ha attaccato in acque internazionali le navi della Freedom Flotilla che, con 10.000 tonnellate di aiuti umanitari e circa 700 attivisti internazionali a bordo, si dirigevano verso le coste di Gaza. L’assalto ha provocato una strage tra gli internazionali, decine di feriti e il sequestro degli attivisti; a diverse ore dall’attacco non si hanno ancora notizie sulle loro condizioni, se non che sono ancora rinchiusi nelle prigioni israeliane del deserto del Neghev.

Con l’arrembaggio delle navi della Freedom Flotilla, cariche di civili, armati unicamente della loro solidarietà alla popolazione palestinese di Gaza da tre anni sotto embargo, Israele ha compiuto un vero e proprio atto di pirateria e di palese violazione del diritto internazionale. Come durante l’operazione Piombo Fuso, che a cavallo tra il 2008 e il 2009 ha provocato l’uccisione di oltre 1.400 palestinesi di Gaza e il ferimento di oltre 5.000, lo Stato di Israele continua a ritenersi sollevato da ogni regola del diritto internazionale, fino a compiere atti di terrorismo di Stato come quello che ha violentemente bloccato le imbarcazioni della Freedom Flotilla.

Nel nostro paese, come in tutto il mondo, tante manifestazioni hanno espresso una determinata protesta contro l’arroganza e la violenza militare israeliana e contro l’atteggiamento di una comunità internazionale che continua a rendersi complice garantendo l’impunità ai crimini di un paese ancora una volta immune da atti concreti di condanna delle sue politiche. Continueremo a scendere in piazza e invitiamo alla mobilitazione in tutte le città italiane finché tutti gli attivisti internazionali sequestrati da Israele non saranno liberati.



-----------------------

A ROMA - ORE 17,00 IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA
CORTEO FINO A PIAZZA DEL POPOLO PER CHIEDERE:



- L’IMMEDIATO RILASCIO DEGLI ATTIVISTI INTERNAZIONALI DELLA FREEDOM FLOTILLA SEQUESTRATI NELLE CARCERI ISRAELIANE

- L’IMMEDIATA INTERRUZIONE DEGLI ACCORDI DI COOPERAZIONE FRA ITALIA E ISRAELE

- BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO E SANZIONI CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA ISRAELIANA

- LA FINE DEL BLOCCO DI GAZA


Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
 


Stampa la notizia: Freedom Flotilla: Roma 4 Giugno - Giornata di Mobilitazione Nazionale
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 22:38

 
Ricevo da Olivia Zemor di Europalestine e trasmetto...
 
 
Chères amies, Chers amis,


La situation est grave : le bateau "Rachel Corrie" qui est parti d'Irlande et qui se dirige vers Gaza, est menacé d'une nouvelle attaque par Israël. Notre gouvernement a annoncé qu'il ne le soutenait pas, et ne prendrait aucune sanction contre israël, y compris en cas de nouvelle attaque. Merci lire le compte-rendu de notre délégation hier au Quai d'Orsay. Edifiant ! : http://www.europalestine.com/spip.php?article5113

Nous allons donc manifester demain, jeudi de manière spectaculaire à Paris, sur le Bd Saint Michel. Nous donnons RV à tous les Franciliens, à 18 H à la sortie du M° -  RER Luxembourg (angle Bd St Michel et rue Gay Lussac) pour défiler sur le Boulevard Saint-Michel.

Ceci ne nous empêchera pas, bien entendu, de manifester également samedi de Bastille à Concorde à partir de 15H, mais les Palestiniens et les internationaux nous appellent à ne pas attendre jusque là, vu la situation.

Le Rachel-Corrie, navire de commerce qui porte le nom d'une Américaine tuée dans la bande de Gaza en 2003, a appareillé lundi de Malte avec quinze militants à son bord, dont l'Irlandaise Maired Corrigan-Maguire, lauréate du prix Nobel de la paix en 1976, et l'ancien diplomate irlandais aux Nations Unies, Denis Hallyday. Ce bateau transporte 1 200 tonnes de matériel médical, de chaises roulantes, de fournitures scolaires et de ciment.
Le premier ministre irlandais, Brian Cowen, a indiqué que le navire était propriété irlandaise et estimé qu'il devait être autorisé à terminer sa mission. "Le gouvernement a formellement demandé au gouvernement israélien de permettre au navire, de propriété irlandaise, d'être autorisé à terminer son trajet sans obstacle et à décharger sa cargaison à Gaza", a dit le chef du gouvernement devant les parlementaires. 

La marine israélienne est prête à intercepter le navire, a assuré un officier : "Nous serons (...) prêts pour le Rachel-Corrie", a-t-il prévenu. 


 Ce qui est, souligne Jean Baumgarten, parfaitement illégal au regard de la Convention internationale des Nations Unies sur le Droit de la Mer, qui stipule : 


- Article 88 : "La haute mer est affectée à des fins pacifiques."

 - Article 89 : "Aucun État ne peut légitimement prétendre soumettre une partie quelconque de la haute mer à sa souveraineté."



TOUS A LA MANIFESTATION DEMAIN JEUDI 3 JUIN A 18 H AU DEPART DU M° GARE DU LUXEMBOURG SUR LE BD SAINT-MICHEL (en face du jardin du Luxembourg)


ET PARTOUT AILLEURS EN FRANCE


POUR EXIGER LA LEVEE IMMEDIATE DU SIEGE DE GAZA ET DES SANCTIONS CONTRE L'OCCUPANT ISRAELIENS.


Amicalement,
CAPJPO-EuroPalestine
http://www.europalestine.com


English summary :


Let's protest in Paris tomorrow on Bd Saint-Michel (6.pm) . The Rachel Corrie is threatened by the Israeli government and the French authorities announced they do not support their initiative and that they would not take any sanction against Israel, whatever the situation.


Let's protest everywhere to break the siege of Gaza and impose sanctions on the israeli occupier.


Best,
CAPJPO-EuroPalestine
http://www.europalestine.com

Stampa la notizia: URGENT: APPEL A L'AIDE DU BATEAU "RACHEL CORRIE": MANIFESTATIONS PARTOUT DEMAIN
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 12:23

 

 

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Attacco Militare Israeliano alla Freedom Flotilla
 
- come i pirati somali - 
 
 
 

I fatti principali da considerare in merito all'attacco ingiustificato ed ingiustificabile della marina militare israeliana ai danni della piccola flottiglia di navi pacifiste:

 

1) La Freedom Flotilla era composta da comuni navi passeggeri, non da sottomarini oppure navi militari da sbarco.

2) L' arrivo della Flotilla non era segreto, ma sbandierato ai quattro venti. 

3) Tutti noti i nomi dei passeggeri, nazione per nazione. Tra questi politici eletti, artisti, volontari, esponenti della società civile internazionale, più di 15 giornalisti ed uno scrittore di "gialli" accompagnato da parlamentari e amministratori del suo paese.

4) Non si trattava affatto di uno sbarco clandestino.

5) Le navi trasportavano civili e aiuti umanitari, costituiti da cibo, medicinali, materiale infermieristico e alcune "carrozzelle" per feriti o handicappati.

6) Tutte le navi sono regolarmente registrate presso gli stati di provenienza.

7) L'arrembaggio è avvenuto a 75 miglia dalla costa di Gaza, cioè in acque internazionali.

8) In piena notte, per approfittare della confusione del "risveglio".

9) Con l'uso di mezzi da sbarco, elicotteri, personale e navi militari. 

10) Così, se l'attacco israeliano non è da considerarsi una azione di guerra meritoria di una risposta armata dai Governi offesi, deve essere qualificato come un atto di pirateria con l'esattezza del Diritto internazionale, che regola la navigazione civile e militare.

11) Sia nel caso "guerra", che nel caso "pirateria", sono pienamente giustificati i comportamenti tenuti dai civili a bordo delle navi, anche quando aggressivi, trattandosi di fatto di un abbordaggio. 

12) I militari addestrati del gruppo d'arrembaggio, equiparabile ad una squadra di guastatori, hanno aperto il fuoco contro civili, uccidendo 19 persone e ferendone più di 30.
 
13) Tutti i feriti dell'esercito israeliano sono stati colpiti da "fuoco amico".
 
14) Nessuna legalità hanno sotto il profilo del Diritto Internazionale i decreti di espulsione emessi da Tribunali israeliani, che nel corso delle attuali 72 ore colpiranno tutti i 480 attivisti arrestati in acque internazionali dallo stato colonialista.

15) Nei confronti dei civili internazionali si tratta quindi di "sequestro di persona".  

16) Il sequestro delle navi da trasporto civile è l'abuso nell'abuso.  

17) Israele e il suo esercito non risponderanno delle sottrazioni di effetti personali o della distruzione del materiale umanitario trasportato dalle navi.
 
18) La stampa italiana, in generale, è filo sionista. Sono stati molti i titoli a favore dell'attacco israeliano ai pacifisti. E, addirittura, una testata pubblicava trionfalmente le dichiarazioni dello IOF in merito all'uso di un nuovo supercarcere per detenere i civili internazionali.
 
Purtroppo, nonostante i fatti, l'intera comunità internazionale ha a che fare con uno Stato Coloniale, che osa ancora rinfacciare stermini e respingimenti come quello della famosissima nave Exodus carica di profughi ebrei sulle coste inglesi, mentre commette da 60 anni un lento genocidio ai danni della popolazione araba di Palestina.

Ieri, dopo i morti pacifisti e le minacce di nuove aggressioni navali alla comunità internazionale, sono stati uccisi 3 uomini palestinesi in Cisgiordania dall'esercito di occupazione israeliano.

Loredana Morandi 



Stampa la notizia: Marina Militare Israeliana come i Pirati Somali
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 11:28

Per l'Italia è stata arrestata la giornalista Angela Lano di Infopal.

 

Reporters Without Borders: 15 journalists still missing

 

Bethlehem - Ma'an - Reporters Without Borders is urging the Israeli authorities to release a list of the journalists who were arrested during Monday's raid on the humanitarian flotilla and to say where they are being held.

There were at least 15 foreign journalists travelling with the flotilla who still cannot be reached directly, the Paris-based media watchdog said. These are the names of the journalists known to have been aboard the flotilla:

• Reporter Svetoslav Ivanov and cameraman Valentin Vassilev of Bulgarian television station BTV
• Muna Shester of the Kuwait News Agency (KUNA)
• Talat Hussain, a presenter with Pakistan’s Aaj TV
• Sydney Morning Herald correspondent Paul McGeough and photographer Kate Geraghty
• Al Jazeera correspondent Abbas Nasser and cameraman Isaam Zaatar
• Mario Damolin, a freelancer working for the Frankfurter Allgemeine Zeitung
• David Segarra of TeleSUR
• Reporter Ayse Sarioglu of the daily Taraf
• Reporter Murat Palavar of the Islamist daily Yeni Safak (New Dawn)
• TVNET foreign news chief Sümeyye Ertekin, producer Ümit Sönmez and cameraman Ersin Esen

An Al Jazeera TV crew was meanwhile attacked by Israeli citizens in the port of Ashdod Monday after the Israeli defense minister gave a news conference about the attack on the flotilla. Walid Al-Omri, Al Jazeera’s bureau chief in the Palestinian territories, was injured in the attack, which followed virulent criticism of the Qatar-based TV station in the Israeli media.
 

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=288951

 



Stampa la notizia: Reporters Without Borders: 15 journalists still missing
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 11:22

 

 

Incursione contro la “Gaza Flotilla”

 Aggressione contro tutti noi

 

di Jonathan Cook

 (Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

Nazareth, 31 maggio 2010

È del tutto stupefacente come Israele sia stato in grado di creare nelle ultime 12 ore una interruzione di notizie, proprio come aveva fatto durante il suo attacco contro Gaza 18 mesi fa, in cui le nostre principali organizzazioni di comunicazione hanno spontaneamente permesso ai portavoce israeliani di intervenire incontestati. 

Come sono stati uccisi molti civili durante l’attacco all’alba da parte di Israele contro la flottiglia che portava aiuti contro l’embargo a Gaza?  Noi ancora non lo sappiamo. Quanti sono stati feriti? Le vostre supposizioni sono tanto valide quanto le mie. Gli attivisti che portavano aiuti erano armati di fucili? Sì, afferma Israele. Erano in combutta con al-Qaeda e Hamas? Certamente, afferma Israele. I militari hanno agito con ragionevolezza? Naturalmente, hanno dovuto affrontare un linciaggio, afferma Israele.

Se avevamo bisogno di una qualche prova della condizione per cui giornalisti televisivi occidentali sono semplicemente stenografi del potere, la BBC, la CNN ed altri ce l’hanno ampiamente fornita. Mark Regev, capo della propaganda di Israele, ha assegnato solo a se stesso le onde radio dell’etere. I passeggeri sulle navi, nel frattempo, sono stati rapiti da Israele e sono impotenti a fornire un versione alternativa degli avvenimenti. Noi prevediamo che rimarranno costretti al silenzio fino a che Israele sarà sicura di avere impostato bene la sua agenda delle notizie. Allora, prima di essere sommersi dall’hasbara, dalla disinformazione di Israele, è opportuno reiterare pochi semplici fatti:

I soldati di Israele hanno invaso queste navi in acque internazionali, mandando in frantumi il diritto internazionale, e, uccidendo civili, hanno commesso crimini di guerra. Le controaccuse da carte dei comandi israeliani che i loro soldati hanno dovuto rispondere ad un tentativo di “linciaggio” da parte dei civili devono venire respinte con il disprezzo che meritano.  

Il governo di Israele ha approvato l’arrembaggio di queste navi di aiuti, tramite squadre speciali di commandos. Costoro erano armati con fucili automatici per “calmare” i civili imbarcati, e non con strumenti idonei a disperdere la folla in caso di resistenza. Qualsiasi siano state le circostanze della contrapposizione, Israele deve essere tenuta responsabile per avere inviato forze militari e sprezzantemente avere messo in pericolo le vite di tutti i civili a bordo, comprese quelle di un bambino e di una sopravvissuta all’Olocausto.   

Israele non ha alcun diritto a controllare il mare di Gaza come proprie acque territoriali e di bloccare i convogli di aiuti che arrivano per questa via. Così agendo, fornisce la prova che è ancora in atto una occupazione belligerante dell’enclave e del milione e mezzo dei suoi abitanti. E se sta ancora occupando Gaza, allora, secondo il diritto internazionale, Israele è responsabile del benessere degli abitanti di Gaza. Dato che l’embargo ha imposto ai Palestinesi della Striscia un regime alimentare da fame negli ultimi quattro anni, Israele da tanto tempo dovrebbe essere portata sul banco degli imputati per avere commesso crimini contro l’umanità.   

Oggi, Israele ha scelto di dirigere la sua aggressione mortale non solo contro i Palestinesi sotto occupazione, ma anche contro la stessa comunità internazionale. 

Si decideranno finalmente i nostri leader a muoversi all’azione?

 

Jonathan Cook è uno scrittore e giornalista residente a Nazareth, Israele. I suoi ultimi libri sono “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East”  [Israele e lo scontro di civiltà: Iraq, Iran e il piano per ristrutturare il Medio Oriente] (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel's Experiments in Human Despair [Sparizioni in Palestina: esperimenti di Israele nelle scomparse di uomini](Zed Books). Il suo sito web a: www.jkcook.net.



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 11:16

LA RACHEL CORRIE NAVIGA VERSO GAZA!

 
Roma, 01 giugno 2010 Nena News - La nave pacifista «Rachel Corrie» procede la sua navigazione verso Gaza decisa a sfidare il blocco navale israeliano, nonostante il bagno di sangue dell’altra notte sul traghetto turco «Marmaris» dove i soldati israeliani hanno ucciso nove attivisti della «Freedom Flotilla».      

«La Rachel Corrie sta andando verso Gaza e non si fermerà. Siamo gente normale, molti di noi non sono nemmeno più giovani e certo molti sono spaventati, ma non ci fermeremo. Non portiamo armi, tutti a bordo ha firmato una dichiarazione che dice che non porta armi con sè. Se (gli israeliani,ndr) arrivano, ci stenderemo sul ponte della nave a mani alzate e ci faremo arrestare». Lo ha dichiarato a CNRmedia Mary Hughes, del coordinamento «FreeGaza».      

Israele sostiene che sono due le imbarcazioni pacifiste che si stanno dirigendo verso Gaza e il vice ministro della difesa Matam Vilnai ha ribadito che le forze armate interveranno di nuovo. Stavolta però, spiegano i media israeliani, non verranno attuati blitz armati, come quello dell’altra notte sfociato in una strage, ma verranno usate tecnologia e altri sistemi, non meglio precisati per bloccare le navi.     

«Non ci faremo intimidire – ha proclamato Hughes - loro hanno il potere, le armi, gli elicotteri, le navi da guerra, sappiamo che possono fermarci, che possono arrestarci e anche ucciderci, ma ogni volta che lo fanno scopriamo che ci sono sempre più persone ! che vogliono arrivare a Gaza. Continuiamo a ricevere telefonat! e di gente che ci chiede quando organizzeremo i prossimi viaggi ». (red) Nena News
 
NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY

 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 11:11

 

 

Movimento Federalista Europeo

Comunicato stampa del MFE sull'attacco militare israeliano

 

Il Movimento Federalista Europeo condanna l'azione militare di Israele e chiede una nuova iniziativa di pace europea per il Medio Oriente

L'intervento militare israeliano in acque internazionali contro le navi che portavano aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, ingiustificato nei fini e sproporzionato nei mezzi usati, ha inasprito le tensioni che percorrono il Medio Oriente, allontanando da Israele l’unico alleato islamico – la Turchia –, e aggravato i pericoli che incombono sulla pace mondiale.

E' tempo di ripensare il processo di pace alle sue radici. L'occupazione militare dei territori palestinesi che perdura dal 1967, il blocco della striscia di Gaza, che è di fatto una “prigione a cielo aperto” per più di un milione di persone, il rifiuto di riconoscere il diritto dei palestinesi ad un proprio Stato, la continua diffusione di nuovi insediamenti di coloni nei territori occupati non solo impediscono una soluzione politica della questione palestinese, ma condannano Israele ad una persistente insicurezza e a un crescente isolamento internazionale; più in generale, fanno il gioco dei movimenti fondamentalisti e contribuiscono all'instabilità di tutto il Medio Oriente.

L'unica soluzione ragionevole e possibile, nell'interesse di Israele, dei palestinesi e della pace nella regione e nel mondo, in grado di portare alla sconfitta di tutte le minacce estremiste, è quella della coesistenza di due Stati, reciprocamente riconosciuti e legittimati, con l'attribuzione a Gerusalemme dello status di “città aperta”, sotto garanzia dell'ONU. Una soluzione che tuttavia può essere considerata durevole solo nella prospettiva di lungo periodo di un’unificazione federale di tutti gli Stati del Medio Oriente, l'unica strada che può portare a una pace stabile e permanente per tutti i popoli di quell'area. Non si tratta affatto di una prospettiva utopica e illusoria, come il cinismo travestito da realismo vorrebbe far credere, ma dell'unica realistica strada per garantire la pace e ancora di più quella delle generazioni future.

Nello stesso tempo occorre accelerare i negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione europea, per evitare che sia attratta nell’orbita dell’estremismo islamico. La Turchia è un paese che da quasi un secolo ha compiuto la scelta della laicità dello Stato, introducendo per la prima volta in un paese di fede islamica il principio della separazione tra religione e politica. Inoltre, essa occupa una posizione di avanguardia nel mondo islamico per quanto riguarda l’affermazione – che per il momento resta incompleta – dei principi dello Stato di diritto e della democrazia rappresentativa. Come l’integrazione dell’Europa centro-orientale è stata la risposta al crollo dei regimi comunisti, così l’integrazione di un grande paese musulmano nell’Unione europea rappresenta la risposta a coloro che non solo nel mondo islamico, ma anche in Occidente, puntano sullo scontro delle civiltà.

E' tempo di una nuova iniziativa europea di pace per il Medio Oriente, che si ispiri a una grande visione strategica. Ma anche in questo caso, come in quello della crisi finanziaria ed economica mondiale in corso, un’azione efficace esige una svolta nell'assetto istituzionale dell'Unione. E' necessario che i paesi disposti a trasferire a livello sovranazionale, dopo la moneta, anche la politica estera e la difesa procedano celermente verso la fondazione della Federazione europea. E' tempo di decidere e di agire, perché ogni giorno che passa la crisi può diventare incontrollabile e, di fronte a questa eventualità, l’Europa non si deve trovare impotente e divisa.

 

***

 

Giuristi Democratici: Ferma condanna
per l'atto di pirateria del governo israeliano
contro la missione Freedom Flotilla per Gaza



Pubblicato da Redazione 31-05-2010 18:18
 

I Giuristi Democratici condannano l'atto di pirateria compiuto, in gravissima violazione del diritto internazionale, dal governo israeliano al largo di Gaza, in acque internazionali, che è costato la vita a un numero ancora imprecisato di pacifisti inermi, massacrati dalle truppe israeliane mentre cercavano di recare aiuto alla popolazione di Gaza.
Rinnoviamo il nostro appoggio alla freedom flotilla che, nella latitanza degli Stati, in particolare dell'Unione europea, si è assunta il doveroso compito di ripristinare le norme del diritto internazionale e di alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza.

I Giuristi Democratici condannano l'atto di pirateria compiuto, in gravissima violazione del diritto internazionale, dal governo israeliano al largo di Gaza, in acque internazionali, che è costato la vita a un numero ancora imprecisato di pacifisti inermi, massacrati dalle truppe israeliane mentre cercavano di recare aiuto alla popolazione di Gaza.
Rinnoviamo il nostro appoggio alla freedom flotilla che, nella latitanza degli Stati, in particolare dell'Unione europea, si è assunta il doveroso compito di ripristinare le norme del diritto internazionale e di alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza. Rendiamo onore alle vittime innocenti del terrorismo di Stato israeliano.
Questo ennesimo crimine contro l'umanità deve trovare la risposta compatta della comunità internazionale, con l'adozione immediata di sanzioni contro Israele ai sensi dell'art. 41 della Carta delle Nazioni Unite.
Il blocco contro Gaza, che costituisce anch'esso un crimine contro l'umanità, deve essere immediatamente levato.
I responsabili dell'atroce crimine devono essere giudicati dalla Corte Penale Internazionale, che potrebbe intervenire ai sensi delle norme del suo Statuto istitutivo, (pur se Israele, evidentemente non a caso, non ha mai ratificato il Trattato di Roma, istitutivo della C.P.I.), in particolare dell'art. 12, lett. /a/, che prevede, qualora il crimine avvenga a bordo di una nave, la competenza della Corte, purché lo Stato di registrazione della nave stessa sia Stato Parte del Trattato di Roma.

I Giuristi Democratici si impegnano a collaborare alla redazione e presentazione di una richiesta in tale senso al Procuratore presso la Corte penale internazionale e, stante la presenza su quelle navi di cittadini italiani, propongono la presentazione all'Autorità Giudiziaria Italiana di un'istanza per il perseguimento dei responsabili del reato commesso nei confronti di quei cittadini italiani, a sensi dell'art. 10 c.p., previa sollecitazione di richiesta in tal senso al Ministro della Giustizia, o di querela da parte delle persone offese, cittadini italiani.

31 Maggio 2010.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI 



Stampa la notizia: Gaza Flotilla: i comunicati Movimento Federalista Eu e Giuristi Democratici
 
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