
Movimenti
Di seguito c'è la lista degli articoli pubblicati per questo argomento.
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Inviato da : edvino.ugolini -
Mercoledì, 14 Luglio 2010 - 09:51
Forum sociale europeo: Istanbul 1-4.7.2010
Si è concluso con l'assemblea finale il 6° forum sociale europeo. Nei tre giorni precedenti le maggiori iniziative sono state:
Nella dichiarazione finale è stata lanciata la proposta per una giornata di mobilitazione il 29 settembre e inoltre per un'assemblea europea in ottobre o novembre a Parigi. Nel corso dell'assemblea finale oltre ad altre proposte riguardanti varie tematiche è stato proposto da parte della Rete Artisti contro le guerre un festival per l'acqua da svolgersi nell'estate 2011 nel Kurdistan turco. Edvino Ugolini Rete Artisti![]() |
Inviato da : edvino.ugolini -
Lunedì, 31 Maggio 2010 - 14:22
In occasione della Festa della Repubblica
Piazza per i diritti, per la pace, contro le guerre
Contro la logica delle parate militari e dell'esibizionismo bellico - Per i diritti alla cultura, all'istruzione, alla salute, all'accoglienza: NO ALLE SPESE MILITARI - Per il ritiro delle truppe dall'Afghanistan
Manifestiamo in Piazza Goldoni mercoledì 2 giugno a partire dalle ore 10.30
Inoltre, alle ore 16 alla Casa del Popolo - Circolo ARCI STELLA, Sottolongera via Masaccio 24 (bus 35)
Riflessioni sulla pace, diritti e costituzione - Materiali informativi - concerto di gruppi musicali - chioschi enogastronomici
Aderiscono: Associazione Penombre / Rete Artisti contro le guerre, Associazione Senza Confini - Brez Meja, Circolo ARCI Stella - ARCI Nova Provinciale, Circolo cinematografico Charlie Chaplin, Cobas Scuola, Comitato Pace Convivenza e Solidarietà Danilo Dolci , Coordinamento contro le guerre di Trieste , FICC (Fed. Ita. Circoli Cinema) Centro Regionale FVG, FLC (Fed. Lavoratori Conoscenza) CGIL, Unione degli Studenti Trieste
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Inviato da : Lunadicarta -
Giovedì, 26 Febbraio 2009 - 11:37
Appello : « Il peggior nemico del sapere non è l’ignoranza ma l’illusione del sapere »
Appello a un contro-summit europeo a Louvain in Belgio lundi 2 février 2009, par Toutes les versions de cet article : [Deutsch] [ελληνικά] [English] [Español] [français] [italiano]
« C’è crisi » è la frase più pronunciata in questi ultimi mesi. Si, c’è crisi. Una crisi economica attraversa la società. Ma la crisi è anche sociale, culturale, ambientale, in una parola è generale. Se l’implosione del sistema economico e finanziario è oggi utilizzata come argomento per accelerare la mercificazione delle nostre vite, dei beni e dei sevizi pubblici, precarizzando ancor più il lavoro, noi non stiamo a guardare. In Grecia, i giovani e i lavoratori sono insorti, in tutti gli spazi pubblici, contro il loro governo corrotto e le sue riforme neo-liberali. In Spagna non si contano più le facoltà occupate negli ultimi anni, mobilitate contro il “Processo di Bologna”. In Italia, da più di quattro mesi, il mondo dell’educazione è in rivolta e le facoltà costruiscono, giorno dopo giorno, un’altra riforma del sistema universitario. In Francia, i liceali, gli insegnanti e i ricercatori manifestano contro le riforme del governo sull’educazione, come gli studenti l’anno passato contro la legge sull’autonomia delle università (LRU). Dalla Germania è stata lanciata l’idea di un « Global week of action » con al centro il tema dell’educazione. Tutte queste mobilitazioni si oppongono a delle riforme che non sono né settoriali, né nazionali, ma il perseguimento di logiche neoliberali imposte su scala mondiale. Assistiamo a una privatizzazione selvaggia dell’istruzione e all’asservimento dell’insegnamento superiore ai poteri economici. I movimenti debordano largamente dal quadro universitario e dal mondo dell’educazione. Le barriere mentali, fisiche e tecniche che i governanti costruiscono coscienziosamente a colpi di manganello e di fumi mediatici non sono che il mezzo per restringere le nostre libertà, la nostra emancipazione, le nostre aspirazioni. Ci stiamo riunendo progressivamente nella stessa direzione : un’opposizione radicale alla svendita dei beni comuni. Noi vogliamo fare delle università dei luoghi d’incontro, di scambio, di sapere libero e emancipatore. L’educazione è indissociabile dalla socializzazione. Le misure politiche che ci impongono e ci chiudono in questo progetto di società, attraverso la trasformazione dei sistemi dell’educazione, fanno parte di quel percorso che ha portato al Processo di Bologna : accordo firmato e adottato nel 1999 dai governi di 46 stati europei. Il 28 e 29 aprile a Louvain e Louvain La Neuve in Belgio si riunisce, come ogni due anni, la conferenza ministeriale del Processo di Bologna per « valutare i progressi compiuti e le nuove misure da mettere in atto » e per fare il punto sulle riforme universitarie già entrate in vigore e su quelle ancora da approvare. Hanno chiesto l’opinione degli studenti, degli insegnanti e dei ricercatori, del personale, dei lavoratori d’Europa ? Per fare il bilancio di questo Processo, oltre ai ministri dell’educazione, saranno presenti dei « membri consultivi » come Business Europe (organizzazione patronale europea) e l’ESU (European Student Union). AGIAMO ORA !!! L’istruzione è come la libertà : non la si dà, la si prende ! Incontriamoci a Louvain. I potenti di tutta Europa si riuniscono per parlare della nostra educazione, del nostro futuro e noi, che concretamente viviamo e costruiamo questa società, non possiamo mancare a questo appuntamento. Ci troviamo davanti ad un’occasione unica per contestare questo Processo, per unire lo slancio delle mobilitazioni locali in un’ottica che oltrepassi le frontiere nazionali, per cominciare a costruire e a condividere un sapere libero e accessibile a tutti, lontano dalle logiche economiche. Appelliamo dunque le assemblee generali, i movimenti, le facoltà occupate, i collettivi, le organizzazioni sindacali e politiche e tutte le persone ad un CONTRO-SUMMIT EUROPEO. Condividiamo le nostre esperienze e le nostre strategie, stabiliamo una rete, diamo alle nostre rivolte dappertutto in Europa un soffio ancora più forte. Fate circolare (e tradurre) questo appello in tutte le assemblee generali delle università, in tutti i coordinamenti nazionali dei movimenti, nelle facoltà occupate, in tutti i luoghi d’istruzione e di lavoro. ![]() |
Inviato da : Lunadicarta -
Sabato, 07 Febbraio 2009 - 11:56
Ricevo da Enrico (clochard) e trasmetto, suoi i commenti ...
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Speciale pacchetto sicurezza - La società nell’ombra del sospettoMeno sicurezza e libertà per tutti. La cultura della minaccia e del sospetto sulla testa dei migranti
Per il momento è stato solo il Senato a dare il via libera al disegno di legge 733, che modifica in senso restrittivo le già pesanti norme contenute nella Legge Bossi Fini, ma non è difficile immaginare la posizione espressa dalla Camera quando sarà chiamata a pronunciarisi. Anzi, il Ministro dell’Interno Maroni, come se non bastasse, ha annunciato di voler riproporre, proprio in sede di discussione nell’altra aula del Parlamento, il punto, ritenuto qualificante, che prevede l’allungamento dei tempi di detenzione nei Centri di Identificazione ed Espulsione fino a 18 mesi. Il provvedimento sulla sicurezza, nel suo complesso, interroga il futuro di una società attraversata da una crisi che, a detta dello stesso management del capitalismo mondiale, pervade incontrovertibilmente il sistema, ed è strutturale. Ci interroga quindi su quali saranno gli scenari della società che viene, sulle risposte che, in questo cambio di paradigma epocale, dobbiamo attenderci. Certo che l’inizio, dalla parte del legislatore, non prefigura nulla di buono. Ma si tratta di un disegno compiuto? Il legislatore è uno spietato architetto o piuttosto uno sciocco incapace?Il pacchetto sicurezza racconta una realtà in cui emerge la continua rincorsa, il continuo tentativo, anche attraverso la produzione normativa, di addomesticare la mobilità, di agire sui corpi, sulle menti, sulla vita, di restringerne gli spazi di libertà. Tutto il complesso di norme approvate dal Senato, ma anche quelle in precedenza già entrate in vigore - il primo decreto legge contenete l’aggravante di reato per gli irregolari, i decreti legislativi su ricongiungimenti e diritto d’asilo - hanno questo risvolto profondamente intrecciato al tema del sospetto, della minaccia, del ricatto che agisce permanentemente sui soggetti in questione.L’immigrato è disegnato come un potenziale criminale, questo è ovvio già da tempo, il pacchetto sicurezza va solo ad alimentare, con il suo alto valore simbolico, questa costruzione del nemico, del pericolo potenziale sempre imminente. Ma non solo, dall’altra parte ogni medico diventa una potenziale spia, un sospetto delatore. Questo punto del pacchetto sicurezza è particolarmente rilevante (e drammatico). Ovvio che la soppressione del divieto di segnalazione con la sicurezza poco ha a che vedere. Semmai, il suo effetto più immediato, rischia di essere proprio quello di rendere tutti più insicuri, di mettere a rischio la salute dei migranti e della collettività intera. Ma c’è un altro risvolto non di poco conto. Il rapporto di confidenza ed empatia che sta alla base della relazione tra curato e curante, diventa precario, instabile, rischioso, potenzialmente controproducente. Centinaia di migliaia tra medici e personale ospedaliero, insieme alle più importanti organizzazioni di ordine o umanitarie, hanno dichiarato la loro indisponibilità ad accettare questo ruolo: disobbediremo dicono, continueremo nel nostro lavoro curando chi vogliamo quando vogliamo, ma questo non basta a vanificare il diffondersi del timore del sempre imminente rischio di essere segnalati e quindi espulsi.Precarietà della vita appunto, cultura del sospetto, rischio, incertezza, ricatto e minaccia che agiscono in maniera permanente sulla vita, sul corpo, perfino sulla malattia. Il controllo, il governo, passano attraverso tutto questo. Per la verità il governo delle migrazioni passa anche attraverso la tortura visto che le prime minacce, i migranti che ambiscono all’Europa, le subiscono nel deserto che separa la Libia (nota per gli abusi sui detenuti) dagli altri paesi dell’Africa. In questi giorni il Parlamento italiano ha approvato anche un accordo di amicizia con questo Stato. Da un lato quindi c’è l’alto valore simbolico di un provvedimento che solo dal punto di vista della retorica ha a che vedere con la sicurezza, dall’altro invece, c’è l’effetto perverso di tutte le disposizioni che contiene, da quelle che permettono l’iscrizione angrafica (per tutti, anche per i cittadini italiani) solo a fronte dell’idoneità dell’alloggio, a quelle che introducono il permesso di soggiorno a punti, in cui il punteggio è commisurato, oltre che alla buona condotta, anche alla propensione all’integrazione, all’assimilazione dei valori si dice: addomesticare, normalizzare, regolamentare attraverso il ricatto, su questa scivolosa frontiera si muove il governo della vita.Ma ancora, dello stesso valore, simbolico e perverso, sono le disposizioni che introducono il reato di ingresso e soggiorno irregolare - anche se a fronte dell’impossibilità di incarcerare centinaia di migliaia di pesone la sanzione prevista è una semplice, seppur costosissima, multa - o quelle che introducono una tassa, un contributo si dice, su ogni pratica di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno.Questo ultimo punto è un’altro tra quelli particolarmente rilevanti del provvedimento. A fronte di un sistema burocratico lento ed illogico - in media un permesso viene consegnato dopo ben 291 giorni - ai migranti si chiede di pagare per sé e per i propri familiari, una tassa che varierà da 80 a 200 euro (quindi fino a 800 euro per una famiglia di quattro persone) per ricevere un permesso che di norma, viene consegnato scaduto. Cosa produrrà tutto questo? Le tensioni e le contraddizioni in cui è immersa la nostra società non sono certo cosa nuova. Ma quali scenari abbiamo davanti? Che reazioni possiamo immaginare dal punto di vista sociale davanti in questo quadro? C’è un diffuso e generalizzato desiderio di protezione, ne parlano a Davos gli ex-potenti della terra quando discutono l’uscita dalla crisi, ce lo raccontano le cronache di Lampedusa, di Milano (la reazione dopo l’omicidio di Abba), di Castelvolturno. Ma la società è un insieme molteplice e complesso di spinte. Dall’altro lato infatti ci sono le vicende di Nettuno, di Civitavecchia, quelle meno recenti di Pianura, le iniziative contro la costruzione delle moschee e quelle che in generale hanno una stretta correlazione con il razzismo, ad insegnarci come ciò che abbiamo davanti possa sempre essere una realtà di segno ambivalente. Ciò che emerge è un nuovo scenario che parla il linguaggio della difesa, della protezione, del rifiuto, ma che, a seconda delle condizioni storiche, culturali, materiali che si presentano, può assumere i caratteri brutali del razzismo (questo paese sembra veramente travolto da un’emergenza in questo senso), della chiusura identitaria, o comunitaria, oppure quelli della liberazione, della cooperazione, della solidarietà.Di certo, questo è ovvio, in questo contraddittorio scenario, è necessario prender parte, sporcarsi le mani. Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa
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Inviato da : Lunadicarta -
Giovedì, 22 Gennaio 2009 - 19:19
Ricevo e trasmetto l'appello, scusandomi per il ritardo..
SGOMBERO AL CSOA COX 18 IMPORTANTE STAMATTINA A MILANO!!! Aggiornamento in diretta dai compagn* presenti al presidio davanti al Conchetta: La polizia ha occupato tutto lo stabile, compreso l'archivio Primo Moroni e la libreria, e non è possibile entrare. Hanno blindato il quartiere con tutte le specie di polizia e si sta creando un presidio con tutte le compagne ed i compagni disponibili. Si ricorda a tutti che anche il Torricelli/Circolo dei malfattori è sotto sgombero e che si prevede possa succedere qualcosa entro i primi giorni di febbraio. Chiunque possa muoversi si rechi subito davanti al Cox 18 in via Conchetta o almeno diffonda la notizia il più possibile per assicurare una presenza crescente davanti al centro!!! Gli Aggiornamenti sui siti:
(dalla viva voce dei manifestanti) Tirava una brutta aria ma dopo si sono tranquillizzati (le forze dell'ordine. ..). La teppa dell'insicurezza pubblica si era preparata bene. Un sacco di carabinieri dentro via conchetta e nei dintorni. Vie bloccate, vigili dappertutto a fare un gran casino nel traffico. Croce rossa ben posizionata. Almeno 300 persone coinvolte (ma probabilmente di più) nel tentativo di sgombero per ora congelato. Tira comunque aria di tempesta. Poche le persone coinvolte nel presidio. La radio parla (poco fa) di oltre 200 persone in manifestazione verso palazzo Marino. Se c'è qualcuno che si sente di sinistra stia con le antenne alzate e ci si prepari a partecipare in massa alle iniziative, che sicuramente si stanno preparando. Iniziative che saranno sicuramente pacifiche e determinate. saluti Da Indymedia Lombardia:
Questa mattina alle 7 la polizia interveniva senza mandato per sgomberare il csoa cox 18, bloccando le strade circostanti ed impedendo l' accesso allo stabile che, fra le altre cose, ospita la libreria calusca e l' archivio Primo Moroni. Data l'assenza di un mandato gli avvocati sono riusciti a bloccare tutto e ad avviare una negoziazione. Aggiornamenti: Appuntamenti: Dal NewsWire:
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Inviato da : Lunadicarta -
Giovedì, 08 Gennaio 2009 - 21:16
Per commemorare la morte dello studente greco Alexandros è stato affisso uno striscione sul portone del Consolato Onorario della Grecia, sul canale di Ponterosso a Trieste. Il 6 gennaio è stata la data in cui ricorre un mese esatto dall'assassinio di Alexandros, caduto per il fuoco della Polizia greca. Lo striscione affisso recitava: "Atene 06/12/08 Alexandros Grigoropoulos Puntare sui giovani!" lo stesso che il 12 dicembre scorso fu portato fin sotto il consolato da un gruppo di studenti e solidali durante lo sciopero generale.
Non dimentichiamo Alexandros!
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Inviato da : Lunadicarta -
Giovedì, 08 Gennaio 2009 - 19:21
Fermiamo il massacro dei palestinesi a Gaza Basta con l'impunità del terrorismo di stato israeliano Rompere ogni complicità politica, militare, economica tra lo stato italiano e Israele
Le bombe uccidono le persone, l'informazione manipolata uccide le coscienze
Sabato 17 gennaio Manifestazione nazionale a Roma
domenica 11 gennaio riunione nazionale a Firenze per discutere la gestione della manifestazione. (dalle ore 10.30 via Guelfa 148 rosso vicino la stazione) ![]() |
Inviato da : Lunadicarta -
Martedì, 25 Novembre 2008 - 10:33
Questa invece è una iniziativa seria, davvero. Oggi ricorre 1 anno dalla morte brutale di Lorena, la quattordicenne uccisa da 3 suoi coetanei a Niscemi. Così la ricorda l'UDI Nazionale, con una staffetta che attraverserà l'Italia da Niscemi, fino a Brescia dove fu uccisa Hiina, la ragazza pakistana colpevole di voler vivere all'europea ... Parte il 25.11.2008 da Niscemi in Sicilia 365 giorni dopo, il 25.11.2009 si concluderà a Brescia in Lombardia ![]() Violenza Sessuata - Politiche UDI Nazionale Abbiamo voluto una Staffetta di donne per dire che la violenza sulle donne deve finire, non solo nelle grandi manifestazioni nelle grandi città e nei comunicati stampa che siamo costrette a scrivere quasi quotidianamente, ma anche in provincia, nei paesi, nei piccoli centri. Lo sappiamo, la violenza si esprime in tanti modi: omofobia, razzismo, pedofilia, e poi l’avvelenamento dell’ambiente… e altro ancora. Con questa iniziativa noi vogliamo dire basta alla violenza sessuata e al femminicidio. L’Istat nel febbraio 2007 ci ha detto che sono 14 milioni le donne oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica, che i soprusi sono commessi soprattutto dal partner e che, tra i 16 e i 50 anni, la violenza viene prima di malattie o incidenti stradali, tra le cause di morte. Femminicidio è parola ancora assente nei dizionari della lingua italiana. UDI l’ha fatta propria, traducendola in femminicidio e ne ha assunto il senso politico usandola in ogni occasione: manifestazioni, volantini, comunicati. Così, piano piano, è entrata nel linguaggio comune. Femminicidio: cioè uccisione di donne per mano di uomini. In genere gli assassini sono fidanzati, mariti o ex, ma anche padri, fratelli, conoscenti, solo qualche volta estranei. Era necessario dare il nome appropriato a questo fenomeno terribile, che altrimenti rischiava di passare come un qualsiasi altro fatto di cronaca nera. Femminicidio è un reato preciso e avviene quando un uomo uccide una donna per sentirsi maschio. Per combattere un nemico tanto violento, per contrastare ogni più piccolo germe di questa normale malattia, dobbiamo essere unite, parlare, non mettere una distanza tra noi e le altre e, soprattutto, non sentirci mai estranee o privilegiate. Se non ti è mai capitato di prendere delle botte, non per questo puoi lavartene le mani. Dobbiamo guardare a quella donna picchiata con altri occhi: quella donna siamo NOI. Non possiamo pretendere che lei da sola faccia quello che noi tutte non riusciamo a fare: far smettere agli uomini di essere violenti. Oggi, NOI ci riconosciamo le une con le altre cittadine di questa nazione misconosciuta, oscurata e maltrattata. Nazione: i Latini la chiamavano Natio, Dea della nascita. Vogliamo riconoscerci come cittadine, pur diverse per territorio, lingua, etnie e status sociale e culturale, per affermare l’esercizio pieno e uguale del nostro diritto di cittadinanza paritaria ovunque nel mondo. Gli uomini già si riconoscono cittadini di uno Stato nel quale tutto, ma proprio tutto, è improntato e regolato a loro misura, anche i nostri atti procreativi. Ciascuna di noi sa chi è oggi come cittadina, quali siano i suoi diritti e le leve per affermarli. Se una donna che viene da altri paesi non lo sa, noi abbiamo cura di informarla. Per la Staffetta, abbiamo pensato delle parole che sintetizzassero tutto questo: Lorena ed Hiina siamo noi, infatti la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne percorrerà l’Italia per un anno intero, a partire dalla giornata internazionale del 25 novembre; partirà da Niscemi, dove è stata assassinata Lorena e si concluderà a Brescia, dove è stata sgozzata Hiina. Sarà un modo di dire a tutti forte e chiaro che tu, io, noi siamo unite e diciamo basta alla violenza. Simbolo e testimone della Staffetta, che attraverserà l’Italia passando di mano in mano, è un’anfora con due manici, così che la possano portare due donne. Questo gesto di “portare insieme” vuol proprio significare l’importanza della relazione, della solidarietà, della vicinanza tra noi su tutti i temi che ci toccano profondamente. In ogni luogo in cui la Staffetta passerà, le due donne che l’hanno avuta in consegna la consegneranno ad altre due, pubblicamente. Le donne che aderiscono alla Staffetta, organizzeranno iniziative pubbliche, come dibattiti, mostre, seminari, proiezioni video. L’anfora, al suo passaggio, diventerà una testimone “viva”, perché le donne potranno infilarvi un biglietto con i propri pensieri, immagini, denunce, parole. Tante in questi mesi hanno colto il senso profondo dell’evento che intendiamo costruire e hanno risposto, hanno chiesto di partecipare e chiesto chiarimenti. A partire da novembre, la staffetta potrà essere seguita tappa dopo tappa, sul sito dell’Udi www.udinazionale.org e da dicembre sulla rivista Confidenze. Roma, 27- 28 settembre 2008 ![]() |
Inviato da : Lunadicarta -
Martedì, 25 Novembre 2008 - 09:29
Libere da cosa? ![]()
13 dicembre: una manifestazione contro le donne
La manifestazione è voluta fortemente dal PD, probabilmente tanto per rubare l'evento al "rinato" Movimento Femminista, che ha già informato: "Noi NON ci andiamo". Sono le donne del sito web www.controviolenza.org e si rifiutano di aderire ai contenuti dell'appello qualunquista e commerciale del PD. Sacrosanto! E mi indigno anche io. Perché noi, che siamo Donne vere, vorremmo distiguerci da slogan come "Libere di essere discinte", così tipico nei discorsi di una Velina, tanto quanto in quelli di una aspirante velina disposta a tutto. Il testo punto per punto: L'Allarme Prostituzione: è una realtà. Probabilmente non è aumentato il numero di prostitute in stato di schiavitù sul territorio nazionale, ma certamente ne è cambiata la qualità. Esse sono sempre più giovani e soddisfano appetiti sempre più vicini alla pedofilia. Il diritto sindacale di chi esercita la professione: qui ci vuole un altrettanto sacrosanto "ma chi se ne frega"! E bello grosso, perché i liberi esercenti delle professioni del sesso si contano sulle dita, rappresentano in tutto il 10% dell'intero business dello sfruttamento, mentre tutto il resto è schiavitù e sono prevalentemente trans, ovvero uomini con fisico tale da potersi ribellare ad un "pestaggio". La prostituzione da "appartamento": a tutt'oggi rappresenta già circa il 35% del business totale dello sfruttamento. Certo una legge che proibisca la prostituzione in strada, probabilmente, in un primo momento peggiorerà la situazione di chi vive in schiavitù. Ma alla lunga, riducendo la facilità con la quale si può "reclamizzare" il prodotto a vista, ovvero riducendo l'offerta, si ridurranno i consumi. Gli stranieri: questi te li raccomando. Per primi in Italia sono giunti gli Albanesi, che hanno introdotto le prime "fidanzate", come merce da gettare sul marciapiede. Poi sono arrivati i Rumeni, che in primo luogo hanno offerto protezione per le donne dell'est europeo, una sorta di servizio di sorveglianza e/o di affitto "piazzole" predisposto per gli sfruttatori albanesi, e che in seguito hanno preso in mano l'intero business. Quindi gli africani, che proprio quest'anno han deciso di mettersi in proprio e "vendere" loro stessi le schiave, della propria etnia. In merito ai Trans, provenienti da paesi stranieri, vale quel che scrivo sotto. I sessualmente diversi: in questi anni ho scritto molte volte della deriva maschilista presa dal movimento omosessuale. Per anni le lesbiche sono scomparse completamente dal dibattito politico, mentre i transessuali, grazie anche a Vladimiro Luxuria, hanno avuto sempre più spazio politico, sia al Bagaglino, che al Grande Fratello della TV. Se l'obiettivo fosse stato: più televisione per tutti, ok. Mi sarei astenuta sul contenuto per rispetto all'idea politica. Ma se l'obiettivo è consentire il bordello visto in città come Roma negli ultimi anni, allora no: perché i trans sono vittime e carnefici del mercato dell'Industria Chirurgo Plastica. Qui nella periferia romana si sono addirittura costruiti i prefabbricati abusivi, per prostituirsi. E, fintanto che non sono operati: sono uomini, ed hanno esigenze diverse dalle donne. Soprattutto compreso l'uso del gabinetto. Gli strumenti normativi per il reinserimento e per il soccorso alle ex prostitute in stato di schiavitù: si tratta di strumenti giuridici già esistenti. E non mi risulta che la proposta di legge della Carfagna ne cancelli alcuno. La libertà dal pregiudizio: la violenza esiste già, ed investe il 90% di quelle donne che praticano la prostituzione. E non è certo colpa del pregiudizio se esiste lo sfruttamento, piuttosto del maschilismo sessista dilagante. Libertà di scegliere: che cosa? Di continuare ad ingannare ed ingannarsi con il sogno americano dei soldi facili? Quante altre donne dovranno essere picchiate, stuprate o rese in schiavitù per far capire a tutte le donne che cos'è la prostituzione? Libere di agire: certo, ma in un mondo in cui il signor maschio è nostro pari e noi non lo usiamo, esattamente come non permettiamo a lui di usarci. A questo proposito ho una domanda: avete visto uomini di recente? Io, a parte alcuni amici, artisti, giuristi ed altri che conosco da sempre, no, non ne ho incontrati. Di papponi si, ne ho visti due in Sardegna, uno in Toscana, uno in Lombardia, uno a Roma ed uno, in fine, era albanese... Loredana Morandi
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La foto presidio zona via Torricelli-conchett a (da sud) scattata intorno alle ore 15.00


