Palestina

Di seguito c'è la lista degli articoli pubblicati per questo argomento.


Nome Soggetto: Palestina

Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 20 Novembre 2011 - 13:48

 

Qualcuno ha finalmente deciso di porre fine al verticismo imperialista della parte più sionista del movimento italiano che si occupa di Palestina. Questa fine vuol significare che non vedremo più video registrare le conferenze delle organizzazioni con relatori dal "testo pronto" imposti alle associazioni, e ci si augura che non si debba più vedere il "lancio" di perfetti sconosciuti (mai visti neppure con una bandiera palestinese in mano) in ruoli strategici o di comando. Soprattutto è auspicabile che non venga mai più concessa la vergogna dell'infiltrazione sionista in seno al movimento. La parcondicio in Italia, grazie a queste persone, non è mai esistita, perché grazie a queste informazioni finanche il sistema editoriale è stato prono alla pubblicazione di soli testi a firma ebraica. Come se i palestinesi in Italia non avessero cose da dire o la capacità di scrivere...LM

 

La coalizione italiana della Freedom Flotilla 2 verrà ricostruita

 

Genova, Roma 18 novembre 2011.

 

Comunicato stampa.

 

La coalizione italiana della

Freedom Flotilla 2

verrà rifondata

 

 

L'iniziativa per la fine dell'assedio di Gaza e per il sostegno ai diritti inalienabili di tutti i palestinesi continua.

Le sottoscritte organizzazioni palestinesi fondatrici della Freedom Flotilla 2 - Italia, ritengono che sia necessario fare chiarezza sulla situazione venutasi a creare nella ormai ex coalizione italiana.

Questa necessità deriva dal fatto che un'altra parte della ex coalizione, peraltro minoritaria, continua a parlare a nome della Freedom Flotilla 2 come se niente fosse avvenuto.

La rottura della coalizione - verificatasi di fatto nel giugno scorso - è stata determinata da diversi fattori. Da più parti, accettando le pressioni sioniste, si è lavorato per l'emarginazione della componente palestinese, di quella arabo-musulmana e di quella antimperialista.

Particolarmente grave, nell'occasione, fu l'atteggiamento verso l'Associazione dei Palestinesi in Italia (Api) e l'Abspp onlus, la cui attività di sensibilizzazione nella comunità araba aveva tra l'altro consentito di raccogliere il grosso della cifra utilizzata per pagare l'imbarcazione italiana.

Questo atteggiamento deriva, in ultima istanza, da una posizione subalterna al sionismo, che non abbiamo accettato e che non intendiamo in alcun modo accettare.

Apprezziamo e ringraziamo il lavoro svolto da altre realtà, con le quali abbiamo collaborato fino alla primavera scorsa, ma siamo costretti a prendere atto e a denunciare l'atteggiamento settario di chi ha teso solo ad impossessarsi di una sigla, evitando ogni confronto sulle posizioni politiche. Questo comportamento ha segnato la morte della coalizione italiana.

Da parte nostra stiamo già lavorando per il rilancio dell'attività di sostegno della Causa palestinese, di tutto il popolo palestinese fino alla vittoria totale, alle sue infinite e continue sofferenze, e per la fine dell’illegale e ingiusto assedio di Gaza. Un lavoro di lungo periodo, aperto a tutte le realtà italiane che si ritroveranno nei principi della lotta al sionismo in tutte le sue forme, del diritto alla legittima resistenza nei confronti degli occupanti, del riconoscimento delle scelte elettorali democratiche del popolo palestinese.

Le nostre attività non si sono mai fermate, dopo le esperienze delle Freedom Flotillas 1 e 2, e in questi giorni ci porteranno nella Striscia di Gaza, con una grande delegazione internazionale formata da parlamentari, ong, attivisti per i diritti umani e giornalisti, che abbiamo contribuito a organizzare e sostenere.

E inoltre in programma per la primavera 2012 la Global March to Jerusalem, per fermare la “pulizia etnica” di Gerusalemme.

 

Le associazioni fondatrici della Freedom Flotilla - Italia:

Api

Abspp onlus

Associazione Donne Palestinesi

 

Sottoscrivono:

Associazione Editrice InfoPal

Agenzia Stampa InfoPal.it

Campo Antimperialista

Sumud

Movimento di liberazione Per il Bene Comune

 



Stampa la notizia: La coalizione italiana della Freedom Flotilla 2 verrà ricostruita
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 18 Aprile 2011 - 17:01

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
in costruzione...
 


Stampa la notizia: Alcuni video dedicati alla storia di Vittorio Arrigoni e dell'IMS
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 18 Aprile 2011 - 16:34

 

 

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  le foto a colori

 

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 il volantino originale

 

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 il volantino in inglese con i nomi degli assassini di Vittorio Arrigoni

 

Arrigoni: divulgate le foto degli assassini ricercati

 

Il Ministero dell'Interno di Hamas ha divulgato le foto dei presunti assassini di Vittorio Arrigoni. Sui tre ricercati è stata istituita una taglia, per invitare la popolazione a collaborare con le forze di polizia.

Si tratta di un cittadino giordano, Muhammad Al-Breizat, conosciuto anche come Muhammad Hassan, e di due palestinesi, Bilal Al-Omari e Muhammad Al-Salfiti. Hamas ha sottolineato come i "principali ricercati dalla giustizia" siano Al-Breizat e Al-Omari, stando a quanto riferisce l'agenzia palestinese Wafa.

 



Stampa la notizia: Arrigoni: divulgate le foto degli assassini ricercati
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 18 Aprile 2011 - 13:58

Domani, mercoledì 19 aprile, il corpo del povero Vittorio rientrerà in Italia con il volo Alitalia AZ 895, con partenza alle ore 16 ora locale dal Cairo e arrivo a Roma Fiumicino alle ore 19.35.

 

La salma alle 12 al valico di Rafah, poi in Egitto

Arrigoni, funerali solenni a Gaza

Diffuse le foto dei quattro ricercati

 

vittorio_arrigoni_scheda
 
Gaza - (Adnkronos/Aki) - Alla cerimonia, dove è previsto un elogio funebre, prenderanno parte diversi membri del governo. Il VIDEO del rapimento. Napolitano: "Barbarie terroristica''. Manifestazioni in tutta Italia(FOTO). Salafiti a Gaza, la spina nel fianco di Hamas. International Solidarity Movement, il gruppo a cui aderiva Arrigoni: "Scioccati e tristi". "Quando arrivai a Gaza, il giorno più bello della mia vita (VIDEO)"

Gaza, 18 apr. - (Adnkronos/Aki/Ign) - Ultimati a Gaza i preparativi per i funerali in forma solenne predisposti dalle autorità della Striscia per l'attivista italiano, Vittorio Arrigoni, ucciso venerdì da un gruppo salafita locale. Secondo quanto si legge sul sito di notizie palestinese considerato vicino ad Hamas, 'palestine-info', la salma di Arrigoni sarà trasportata alle 12 ora locale (le 11 in Italia) dall'ospedale al-Shifa di Gaza al valico di Rafah, dove è previsto un elogio funebre al quale prenderanno parte i dirigenti del gruppo islamico. La bara entrerà in territorio egiziano quindi alle 14 ora locale (le 13 in Italia). Il sito ricorda che prenderanno parte al corteo funebre diversi membri del governo di Gaza, guidato da Hamas, parlamentari palestinesi e dirigenti della formazione islamica.

Il governo di Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, ha diffuso oggi le foto di quattro salafiti ricercati con l'accusa di aver ucciso il volontario italiano, Vittorio Arrigoni.

I quattro ricercati che appaiono nelle foto sono Abdel Rahman Mohammed al-Barizat, il cui nome di battaglia è Mohammed Hassan, di nazionalità giordana, Mahmoud Mohammed Namer al-Salafiti, Mohammed al-Barazat e Bilal al-Omri. Per la polizia di Hamas si tratta di pericolosi criminali e per questo è stato disposto la chiusura di tutti i valichi di frontiera con Gaza per facilitarne la cattura.

 



Stampa la notizia: Vittorio Arrigoni: oggi i solenni funerali a Gaza
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 18 Aprile 2011 - 10:07

 

 

 

Fin qui non ho pubblicato video perché tutti o quasi tutti i servizi audiovideo , anche quelli artigianali, riportavano i fotogrammi terribili pubblicati dai rapitori di Vittorio. E non l'ho fatto per non fornire la spalla al rilievo mediatico criminale voluto con la morte del volontario dell'International Solidarity Movement. Purtroppo sembra che questi fotogrammi siano insopprimibili e anche Libera Tv li riproduce. Personalmente, pur di non concedere spazio alla costruzione ex servizi di intelligence, credo sarebbe stato egualmente efficace pubblicare le foto del ritrovamento, piuttosto che quell'infamia.

 

Segnalo nel servizio di Libera Tv interessanti gli interventi: del delegato per la Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia, dottor Yousef Salman, zio di Mohammed Salman fondatore con noi di Artists Against War Italia, e  l'intervista a Bassam Saleh palestinese in Italia. Di grande interesse il punto di vista giornalistico l'intervento di Roberto Natale della F.N.S.I.

L.M.

 

 



Stampa la notizia: Vittorio Arrigoni: uno di noi - Libera Tv
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 15 Aprile 2011 - 15:37

Vuoi vedere che sono stati 3 coloni israeliani???

 

 

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Gaza, impiccato Vittorio Arrigoni

Al Qaeda: criminale chi l'ha ucciso

 

Roma - (Adnkronos) - Il cooperante era nelle mani di un gruppo salafita. E' stato ritrovato in una casa abbandonata a Gaza City poco dopo il rapimento. Arrestati due uomini, un terzo è fuggito durante il blitz di Hamas. I sequestratori chiedevano di liberare alcuni detenuti entro 30 ore (VIDEO) ma non hanno rispettato la scadenza. Napolitano: "Barbarie terroristica che suscita repulsione". Sui forum dell'associazione terroristica banner pro Arrigoni. Salafiti a Gaza, la spina nel fianco di Hamas. International Solidarity Movement, il gruppo a cui aderisce Arrigoni: "Scioccati e tristi". "Quando arrivai a Gaza, il giorno più bello della mia vita (VIDEO)"

Roma, 15 apr. (Adnkronos) - E' stato ucciso Vittorio Arrigoni, l'italiano attivista per i diritti umani dell'International Solidarity Movement rapito ieri a Gaza.

E' stato ritrovato impiccato in una casa abbandonata di Gaza City. E' quanto ha riferito la polizia di Hamas, che ha rinvenuto il corpo nella notte in seguito a una segnalazione anonima. L'esecuzione è avvenuta ore prima dello scadere dell'ultimatum dal gruppo salafita al-Tahwir al-Jihad, che aveva dato a Hamas trenta ore per scarcerare i suoi leader in cambio del rilascio di Arrigoni. Due uomini sono stati arrestati e un terzo, riuscito a fuggire mentre le forze di Hamas facevano irruzione nella casa, è attualmente ricercato.
 
I rapitori del volontario italiano Vittorio Arrigoni lo ritenevano un infiltrato dei servizi segreti occidentali che raccoglieva informazioni sul loro conto. E' l'ipotesi che avanza il sito israeliano di intelligence Debka, spiegando che per questo, il gruppo salafita al-Tahwir al-Jihad lo ha interrogato per estorcergli una confessione, prima di ucciderlo. Secondo il sito israeliano, è stata una telefonata anonima alla polizia di Hamas poco dopo la mezzanotte a indicare il luogo in cui l'uomo si trovava prigioniero. Quando la polizia è arrivata sul posto, tuttavia, Arrigoni era già stato ucciso.
 
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per sequestro di persona a scopo di terrorismo aggravato dalla morte dell'ostaggio. L'indagine è affidata al procuratore aggiunto Pietro Saviotti e al pubblico ministreo Francesco Scavo.
 
La Farnesina esprime "forte sgomento per il barbaro assassinio" nella nota in cui conferma il decesso di Arrigoni, diffusa attraverso il proprio Consolato Generale a Gerusalemme. Il corpo di Arrigoni, riferisce la nota, è stato da poco riconosciuto presso l'obitorio dello Shifa Hospital a Gaza City.
 
Esprimendo il più sincero cordoglio alla famiglia del connazionale, il ministero degli Esteri "condanna nei termini più fermi il vile e irragionevole gesto di violenza da parte di estremisti indifferenti al valore della vita umana compiuto ai danni di una persona innocente che si trovava da tempo in quella zona per seguire da vicino e raccontare con forte impegno personale la situazione dei palestinesi della striscia di Gaza".

L'International Solidarity Movement (Ism), il gruppo cui faceva parte Arrigoni, si è detto "scioccato e profondamente rattristato per l'uccisione del nostro amico e collega".

Il sito web dell'organizzazione mostra in apertura la foto del 36enne pacifista che dal 2008 viveva a Gaza e nella breve dichiarazione si legge che "Vik è stato un attivista ispiratore e anima generosa. Per favore, tenete nei vostri pensieri la sua famiglia e i suoi amici".

 



Stampa la notizia: Gaza, impiccato Vittorio Arrigoni Al Qaeda: criminale chi l'ha ucciso
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 15 Aprile 2011 - 15:18

 

 

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 Vauro
 
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Latuff 
 
 
http://farm6.static.flickr.com/5065/5620906972_6cbd5ab7f9.jpg
 
Mauro Biani
 
 
vittorio_rip_600 
 
... segue
 
 


Stampa la notizia: Vittorio Arrigoni: il saluto dei Vignettisti
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 15 Aprile 2011 - 14:18

 

 

 

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Gaza, ucciso il volontario italiano. Al Qaeda: criminale chi l'ha ...

Adnkronos/IGN - ‎14 minuti fa‎
Roma - (Adnkronos) - Il cooperante Vittorio Arrigoni era nelle mani di un gruppo salafita. E' stato ritrovato in una casa abbandonata a Gaza City poco dopo il rapimento. Arrestati due uomini, un terzo è fuggito durante il blitz di Hamas. ...

Omicidio Arrigoni, Napolitano: "Barbarie che suscita repulsione"

La Stampa - ‎25 minuti fa‎
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso "sgomento" e "repulsione" per la "barbarie terroristica" costata la vita al volontario italiano a Gaza Vittorio Arrigoni. In un messaggio inviato alla madre, Egidia Beretta, il capo dello ...

A Gaza ucciso l'italiano "Barbarie terroristica"

Libero-News.it - ‎37 minuti fa‎
L'italiano Vittorio Arrigoni torturato, impiccato e strangolato. Il cordofglio di Napolitano. Arrestati 2 rapitori del commando salafita. Ultimatum non rispettato: non volevano trattare. Corpo ritrovato nella notte da milizie Hamas ittorio Arrigoni, ...

Arrigoni, attivista "social" con la vocazione per l'utopia

La Repubblica - ‎16 minuti fa‎
Blogger e scrittore, il ragazzo sequestrato e ucciso era impegnato in azioni con pescatori e contadini, ai confini dei territori e delle acque. Già arrestato nel 2008, residente nella Striscia di Gaza, comunicava col mondo attraverso i social network ...

Arrigoni, Napolitano: e' una barbarie

ANSA.it - ‎23 minuti fa‎
(ANSA) - ROMA, 15 APR - 'Questa barbarie terroristica suscita repulsione nelle coscienze civili'. E' quanto scrive il Presidente della Repubblica, Napolitano, nel messaggio inviato alla famiglia di Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza. ...

ARRIGONI,IL CORDOGLIO DI NAPOLITANO."Una barbarie che suscita ...

TGCOM - ‎24 minuti fa‎
12:19 - "Questa barbarie terroristica suscita repulsione nelle coscienze civili". E' quanto scrive Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato alla mamma di Arrigoni, l'attivista ucciso dai Salafiti. "Ho appreso con sgomento - ha affermato il Capo dello ...

Arrigoni: presidio a Torino di Acmos e Salvagente per ricordarlo

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
orino, 15 apr. - (Adnkronos) - Vittorio Arrigoni, cooperante e giornalista italiano rapito ieri nella Striscia di Gaza e ucciso sara' ricordato questa sera in piazza Castello con un presidio organizzato da Acmos e Salvagente a cui parteciperanno anche ...

EDICOLA. Arrigoni morto, "restiamo umani"?

Vita - ‎18 minuti fa‎
I fatti sono stati più veloci dei giornali. Il rapimento del volontario italiano a Gaza, Vittorio Arrigoni, si è concluso con il ritrovamento da parte di Hamas del suo corpo senza vita, impiccato. Una conclusione tragica di un sequestro di persona ...

Gaza, ucciso l'italiano Hamas: è stato impiccato

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
Arrestati 2 rapitori del commando salafita. Non hanno rispettato l'ultimatum: non volevano trattare. Una fine terribile: picchiato e soffocato. Il corpo di Vittorio Arrigoni è stato ritrovato dopo un blitz nel cuore della notte condotto dai miliziani ...

Arrigoni/ Castelli: Dolore e sdegno, ogni mezzo contro barbari

Virgilio - ‎42 minuti fa‎
Roma, 15 apr. (TMNews) - Il viceministro leghista Roberto Castelli esprime "dolore e vicinanza alla famiglia del lecchese Vittorio Arrigoni e in particolare alla mamma, sindaco di Bulciago", del volontario italiano per i diritti umani, ...

Arrigoni: Napolitano, barbarie terroristica che suscita repulsione

Adnkronos/IGN - ‎47 minuti fa‎
Roma, 15 apr. (Adnkronos) - "Questa barbarie terroristica suscita repulsione nelle coscienze civili. La comunita' internazionale tutta e' chiamata a rifiutare ogni forma di violenza ea ricercare con rinnovata determinazione una soluzione negoziale al ...

GAZA. «Arrigoni esempio di umanità e lucidità»

Vita - ‎43 minuti fa‎
Anche Solidarietà e Cooperazione Cipsi, coordinamento di 48 Ong di solidarietà e cooperazione internazionale, si unisce al lutto e allo sconcerto della famiglia, degli amici e degli attivisti per la morte di Vittorio Arrigoni, difensore dei diritti ...

Gaza: volontario Vittorio Arrigoni ucciso da un commando salafita

Italia News - ‎40 minuti fa‎
(IAMM) Collaboratore del Manifesto, volontario ormai stabilitosi nella striscia di Gaza da 3 anni, Vittorio Arrigoni è stato ucciso da un'ala estremista salafita riconducibile ad Al Qaeda prima dello scadere dell'ultimatum. Il giovane attivista sarebbe ...

MO: a Bulciago silenzio e incredulita' per morte Arrigoni

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
ilano, 15 apr. (Adnkronos) - Nessuno a Bulciago, paese di 2.700 anime in provincia di Lecco, ha voglia di parlare dopo la conferma sulla morte di Vittorio Arrigoni, il pacifista rapito e ucciso a Gaza. La madre, Egidia Beretta, da sette anni e' sindaco ...

Vittorio Arrigoni e il presentimento della propria morte

Julie News - ‎1 ora fa‎
GAZA (PALESTINA) - Adesso che Vittorio Arrigoni è morto, la prima cosa che si è deciso di fare in Italia è intorbidare le acque. Ha cominciato presto Corradino Mineo, direttore di RaiNews, insistendo sul fatto che poteva essere anche che il volontario ...

Mo: Arrigoni, un gruppo salafita nega responsabilita'

L'Unità - ‎57 minuti fa‎
(ANSA) - GAZA, 15 APR - Una delle fazioni salafite attive a Gaza, al-Tawhid wal-Jihad, ha negato oggi in un comunicato inoltrato alla stampa di essere responsabile della uccisione del volontario italiano Vittorio Arrigoni. Lo riferisce la agenzia di ...

ARRIGONI: NAPOLITANO, GRANDE RISPETTO PER SUO GENEROSO IMPEGNO

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎29 minuti fa‎
(AGI) - Roma, 15 apr. - "Ho appreso con sgomento la terribile notizia della vile uccisione di suo figlio Vittorio a Gaza. Questa barbarie terroristica suscita repulsione nelle coscienze civili". E' quanto si legge dal messaggio che il Presidente della ...

Vittorio Arrigoni

Excite Italia - ‎1 ora fa‎
È stato ucciso Vittorio Arrigoni, il volontario italiano dell'International Solidarity Movement rapito a Gaza da un gruppo islamico salafita, la "Brigata Mohammed Bin Moslama". L'attivista filo palestinese, rapito giovedì dal gruppo integralista e ...

Arrigoni forse strangolato già ieri

ANSA.it - ‎1 ora fa‎
(ANSA) - GAZA, 15 APR - Sarebbe stato ucciso gia' ieri sera - probabilmente strangolato con un cavo metallico o qualcosa di simile - il volontario italiano Vittorio Arrigoni, rapito ieri nella Striscia di Gaza e ritrovato morto nella notte. ...

Mamma Arrigoni: lui mai in pericolo

euronews - ‎42 minuti fa‎
(ANSA) – LECCO, 15 APR – “Sono rimasta molto sorpresa, oltre cheaddolorata che sia successa una cosa del genere per l'attivitàche lui faceva lì: Vittorio non si metteva mai in situazioni dipericolo”. Lo ha detto Egidia Beretta mamma di VittorioArrigoni ...

Salafiti contro Hamas

Lettera43 - ‎30 minuti fa‎
I più fanatici tra i fanatici. Le cellule salafite condividono con Hamas lo stesso obiettivo: distruggere Israele. Ma chiunque altro, oltre a loro, voglia raggiungerlo è considerato un nemico da abbattere. A Gaza sono tre le correnti maggioritarie di ...

Gaza, ucciso Vittorio Arrigoni

rassegna.it - ‎29 minuti fa‎
L'attivista italiano, 36 anni, originario di Lecco e volontario dell'International solidarity movement, era da anni impegnato al fianco dei palestinesi nella Striscia. E' stato barbaramente ammazzato nella notte da un gruppo ultrafondamentalista ...

Trovato nella notte a Gaza il corpo di Vittorio Arrigoni

ANSA.it - ‎2 ore fa‎
(ANSA) - MILANO, 15 APR - Il cadavere di Vittorio Arrigoni, l'attivista di Bulciago (Lecco) rapito ieri, e' stato trovato la notte scorsa in una casa nella striscia di Gaza. Il 36enne era stato sequestrato a Gaza city da un gruppo salafita ...

Hanno ucciso Vittorio Arrigoni: restiamo umani?

AgoraVox Italia - ‎46 minuti fa‎
Per tutte le persone che hanno a cuore la causa palestinese era diventato un grande punto di riferimento. Ricordo che scoprii per caso il suo blog e lessi che stava raccogliendo fondi per andare a Gaza. Era proprio il 2008 che, come rappresentate ...

Chi sono gli estremisti che hanno rapito e ucciso Arrifoni.

Lettera43 - ‎31 minuti fa‎
Il movimento salafita è composto da cellule di islamisti radicali estremamente volatili. Gli analisti hanno stimato che i loro militanti nella Stricia di Gaza sono, in tutto, alcune centinaia di fanatici, reclutati tra gli insoddisfatti di Hamas e tra ...

«Lui non si metteva mai in pericolo»

Corriere della Sera - ‎1 ora fa‎
MILANO - Bulciago si risveglia nel silenzio e nel dolore. Nel paesino della Brianza lecchese di neanche tremila anime, tutti si stringono attorno al loro sindaco, Egidia Beretta, la madre del pacifista italiano ucciso a Gaza. ...

ARRIGONI: FINI, SGOMENTO PER BARBARO ASSASSINIO. CORDOGLIO CAMERA

Agenzia di Stampa Asca - ‎1 ora fa‎
(ASCA) - Roma, 15 apr - ''Ho appreso con sgomento la tragica notizia del barbaro assassinio del volontario italiano per i diritti umani Vittorio Arrigoni, rapito e poi ucciso a Gaza, dove svolgeva la sua opera di solidarieta' nell'ambito ...

Il volontario italiano Vittorio Arrigoni è stato strangolato

Informazione libera net1news - ‎44 minuti fa‎
Vittorio Arrigoni non c'e' l'ha fatta: secondo fonti ufficiali, e purtroppo più volte confermate, il volontario italiano rapito a Gaza da un gruppo islamico salafita è stato ritrovato in un appartamento di Gaza City privo di vita; la morte potrebbe ...

Vittorio Arrigoni ucciso ieri a mezzogiorno

In dies - ‎52 minuti fa‎
Ha suscitato commozione anche in parte del mondo arabo l'uccisione di Vittorio Arrigoni, l'attivista italiano per i diritti umani il cui corpo è stato trovato questa notte in una casa nella Striscia di Gaza. Era più palestinese dei palestinesi dicono ...

MO: omicidio Arrigoni, per Debka al-Qaeda sempre piu' forte a Gaza

AKI - Adnkronos International - ‎55 minuti fa‎
(Aki) - L'omicidio del volontario italiano Vittorio Arrigoni a Gaza da parte del gruppo salafita al-Tahwir al-Jihad, il piu' grande tra quelli affliati ad al-Qaeda nel territorio palestinese, dimostra che la potenza degli estremisti nell'area sta ...

 

 

20110415_repubblica_600

 

"macchè bunga bunga..."

TGCOM - ‎1 ora fa‎
Vittorio Arrigoni era finito nelle mani di una organizzazione salafita. I sequestratori in un video su Youtube (GUARDALO): "Liberate i nostri detenuti o lo uccideremo entro 30 ore" E' morto Vittorio Arrigoni, il cooperante italiano rapito da ...

Mamma Arrigoni: lui mai in pericolo

euronews - ‎57 minuti fa‎
(ANSA) – LECCO, 15 APR – “Sono rimasta molto sorpresa, oltre cheaddolorata che sia successa una cosa del genere per l'attivitàche lui faceva lì: Vittorio non si metteva mai in situazioni dipericolo”. Lo ha detto Egidia Beretta mamma di VittorioArrigoni ...

Gaza, ucciso Vittorio Arrigoni

rassegna.it - ‎44 minuti fa‎
L'attivista italiano, 36 anni, originario di Lecco e volontario dell'International solidarity movement, era da anni impegnato al fianco dei palestinesi nella Striscia. E' stato barbaramente ammazzato nella notte da un gruppo ultrafondamentalista ...

Attivarsi per la liberazione di Vittorio Arrigoni. E occorre far ...

STEP1 - ‎29 minuti fa‎
Un video caricato su youtube mostra il militante per i diritti umani dell'Ism (International Solidarity Movement), Vittorio Arrigoni, bendato e ferito, in balia di un gruppo salafita che minaccia di ucciderlo se non otterrà da Hamas, al potere di fatto ...

In ricordo di Vik "Utopia" Arrigoni

Il Pane e le Rose - ‎23 minuti fa‎
Alle 18 del 14 aprile, apprendiamo tristemente da varie fonti che Vittorio Arrigoni, attivista dell'International solidarity movement, è stato rapito. A Napoli subito abbiamo organizzato un presidio a piazza del Plebiscito come segnale di solidarietà e ...

Chi sono gli estremisti che hanno rapito e ucciso Arrifoni.

Lettera43 - ‎46 minuti fa‎
Il movimento salafita è composto da cellule di islamisti radicali estremamente volatili. Gli analisti hanno stimato che i loro militanti nella Stricia di Gaza sono, in tutto, alcune centinaia di fanatici, reclutati tra gli insoddisfatti di Hamas e tra ...

Hanno ucciso Vittorio Arrigoni: restiamo umani?

AgoraVox Italia - ‎1 ora fa‎
Per tutte le persone che hanno a cuore la causa palestinese era diventato un grande punto di riferimento. Ricordo che scoprii per caso il suo blog e lessi che stava raccogliendo fondi per andare a Gaza. Era proprio il 2008 che, come rappresentate ...

Il volontario italiano Vittorio Arrigoni è stato strangolato

Informazione libera net1news - ‎59 minuti fa‎
Vittorio Arrigoni non c'e' l'ha fatta: secondo fonti ufficiali, e purtroppo più volte confermate, il volontario italiano rapito a Gaza da un gruppo islamico salafita è stato ritrovato in un appartamento di Gaza City privo di vita; la morte potrebbe ...

ARRIGONI: FINI, SGOMENTO PER BARBARO ASSASSINIO. CORDOGLIO CAMERA

Agenzia di Stampa Asca - ‎1 ora fa‎
(ASCA) - Roma, 15 apr - ''Ho appreso con sgomento la tragica notizia del barbaro assassinio del volontario italiano per i diritti umani Vittorio Arrigoni, rapito e poi ucciso a Gaza, dove svolgeva la sua opera di solidarieta' nell'ambito ...

Vittorio Arrigoni ucciso ieri a mezzogiorno

In dies - ‎1 ora fa‎
Ha suscitato commozione anche in parte del mondo arabo l'uccisione di Vittorio Arrigoni, l'attivista italiano per i diritti umani il cui corpo è stato trovato questa notte in una casa nella Striscia di Gaza. Era più palestinese dei palestinesi dicono ...

MO: omicidio Arrigoni, per Debka al-Qaeda sempre piu' forte a Gaza

AKI - Adnkronos International - ‎1 ora fa‎
(Aki) - L'omicidio del volontario italiano Vittorio Arrigoni a Gaza da parte del gruppo salafita al-Tahwir al-Jihad, il piu' grande tra quelli affliati ad al-Qaeda nel territorio palestinese, dimostra che la potenza degli estremisti nell'area sta ...

Arrigoni ucciso prima della scadenza dell'ultimatum

Nuova Società - ‎1 ora fa‎
È stato ucciso Vittorio Arrigoni, l'attivista che era stato rapito ieri nella Striscia di Gaza dai salafiti della Brigata Mohammed Bin Moslama. La richiesta per il rilascio era la liberazione di alcuni militanti detenuti da Hamas. ...

Vittorio Arrigoni, lombardo, caduto a Gaza

Varese News - ‎1 ora fa‎
Purtroppo le agenzie di stampa ei quotidiani di tutto il mondo hanno diffuso la notizia del barbaro omicidio di Vittorio Arrigoni, figlio di Lombardia, che dalla natia Bulciago era partito anni fa per le tormentate terre mediorientali per testimoniare ...

Arrigoni/ Un'amica: aveva sangue dietro la nuca e ai polsi

Libero News - ‎35 minuti fa‎
«Non aveva ferite da arma da fuoco, è morto per strangolamento. Presentava del sangue dietro la nuca, probabilmente per dei colpi subiti, e ai polsi per le catene o lacci che lo tenevano legato. Aveva ancora addosso la benda del video, ...

ARRIGONI, MARTINA (PD): "NOSTRA VICINANZA A MADRE E FAMIGLIA"

il Giornale - ‎1 ora fa‎
by Omnimilano "A nome mio e di tutto il Partito democratico lombardo voglio esprimere solidarietà e vicinanza a Egidia Beretta, sindaco di Bulciago, e alla sua famiglia per la tragica fine del figlio Vittorio. La notizia ha lasciato tutti noi ...

Arrigoni/ Salafiti, i talebani di Gaza

Libero News - ‎1 ora fa‎
ropugnano un intransigente ritorno alle origini dell'Islam, conducono una guerra santa a oltranza e soprattutto mirano all'istaurazione di un califfato a Gaza, sul modello di quello talebano d'Afghanistan. Sono i salafiti della Striscia, ...

Gaza, ucciso cooperante italiano rapito

Reuters Italia - ‎5 ore fa‎
GAZA (Reuters) - Vittorio Arrigoni, l'attivista pacifista rapito da un gruppo della Jihadi salafita nella Striscia di Gaza, è stato ucciso e il corpo, abbandonato in una casa, è stato ritrovato oggi dalle forze di sicurezza. ...

Ucciso Vittorio Arrigoni

Italnews - ‎1 ora fa‎
L'attivista umanitario Vittorio Arrigoni, di 36 anni di Bulciago (Lecco), è stato ucciso dai suoi rapitori. Lo ha comunicato ieri il ministro dell'Interno di Hamas. Gli agenti di Hamas hanno trovato il posto dove era stato tenuto ed è stato impiccato. ...

Il cordoglio della Cgil Lombardia per l'omicidio di Arrigoni

Varese News - ‎1 ora fa‎
Questa mattina abbiamo appreso della morte di Vittorio Arrigoni, militante pacifista, impegnato da anni nella striscia di Gaza, a fianco del popolo palestinese. Il suo rapimento, ad opera di un gruppo che si è autodenominato "Hisham as-Su'eidani", ...

ARRIGONI: IL "VIK" DI GAZA INVISO A ISRAELE E SALAFITI

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎2 ore fa‎
(AGI) - Roma, 14 apr. - In tre anni era diventato un "cittadino" di Gaza, rispettato dalla popolazione che assisteva facendo da scudo umano ai contadini al confine con Israele o ai pescatori che si avventuravano oltre le tre miglia dalla costa, ...

Gaza, confermata l'uccisione di Arrigoni

TGCOM - ‎6 ore fa‎
12:08 - Un portavoce del ministero dell'Interno del governo di fatto di Hamas, e poi la Farnesina,hanno confermato ufficialmente la morte del volontario italiano Vittorio Arrigoni, rapito ieri da un gruppo ultra-radicale salafita. ...

«Il mio Vittorio aveva sangue palestinese»

Vanity Fair.it - ‎1 ora fa‎
«Questa notte mi hanno chiamato due donne da Gaza. Due amiche di Vittorio che lavoravano con lui per l'organizzazione non governativa International Solidarity Movement. Mi hanno dato la notizia della sua morte. Sono andate loro a riconoscere il corpo», ...

Vittorio Arrigoni: le reazioni dei media internazionali

Tech Fanpage - ‎1 ora fa‎
Non sono solo i quotidiani italiani ad occuparsi della barbara uccisione di Vittorio Arrigoni, attivista italiano nella striscia di Gaza. La terribile notizia, infatti, occupa le prime pagine di quasi tutte le principali tesate del pianeta, ...

Arrigoni: gruppo salafita di Gaza nega coinvolgimento in omicidio

AKI - Adnkronos International - ‎1 ora fa‎
(Aki) - Una tra le più note formazioni salafite della Striscia di Gaza, denominata 'al-Tawhid wa al-Jihad', ha negato qualsiasi coinvolgimento nel sequestro e nell'uccisione del volontario italiano Vittorio Arrigoni. Secondo quanto riferisce l'agenzia ...

Italiano rapito da gruppo islamico "Liberate i detenuti o lo ...

La Repubblica - ‎13 ore fa‎
Il volontario Vittorio Arrigoni preso in ostaggio da una organizzazione salafita. Ultimatum ad Hamas: "Trenta ore per esaudire le nostre richieste". La Farnesina: "Attivati i nostri canali, al momento non risultano rivendicazioni". ...

Gaza, trovato il corpo di Arrigoni il pacifista ucciso prima dell ...

La Repubblica - ‎9 ore fa‎
La scoperta fatta dalle forze di sicurezza di Hamas dopo un blitz che ha portato a due arresti. "E' stato soffocato". La gigantesca caccia all'uomo dopo l'annuncio del rapimento dell'italiano con un video di un gruppo di estremisti salafiti. ...

“Restiamo umani” ricordando Arrigoni

Volontariatoggi.info - ‎1 ora fa‎
GAZA. “E' una guerra invisibile per la sopravvivenza”. Parole scritte su Facebook il giorno prima del rapimento per lanciare l'articolo sui quattro palestinesi morti nei tunnel della sopravvivenza di Gaza scritto per Guerrila Radio. ...

Vittorio è stato ucciso per dare un segnale: “State alla larga da ...

Il Pane e le Rose - ‎23 minuti fa‎
Le cause e la dinamica del sequestro e dell'uccisione di Vittorio Arrigoni, attivista e corrispondente del movimento internazionale di solidarietà con la Palestina da Gaza, sono in corso di ricostruzione. Alcune informazioni e alcune valutazioni ...

I salafiti di Gaza che vogliono l'Emirato

Corriere della Sera - ‎16 ore fa‎
WASHINGTON (USA) – La tragica conclusione del sequestro di Vittorio Arrigoni dimostra cosa sia la Striscia di Gaza. Una situazione dove un movimento estremista come Hamas è superato in fanatismo dalle correnti salafite. Sono formazioni minoritarie ma ...

GAZA,RAPITO UN VOLONTARIO ITALIANO.Gruppo salafita minaccia di ...

TGCOM - ‎17 ore fa‎
00:11 - Un volontario italiano, Vittorio Arrigoni, 36 anni, è stato rapito ieri a Gaza da un gruppo islamico salafita. In un video su YouTube i sequestratori minacciano di ucciderlo se, entro 30 ore, a partire dalle 10 di ieri mattina in Italia, ...

 

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segue ...

 

 



Leggi tutto... (553 byte rimanenti) Stampa la notizia: Vittorio Arrigoni: la Rassegna Stampa italiana
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 15 Aprile 2011 - 10:38

 

 

 

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Vittorio Arrigoni

gli appuntamenti di protesta in Italia

 

Vittorio Arrigoni è stato sequestrato nella Striscia di Gaza e poi brutalmente assassinato. Vittorio è un amico del popolo palestinese, rischia quotidianamente la sua vita per essere vicino alle sofferenze degli uomini e delle donne di Gaza assediata. Vittorio è un amico della Freedom Flotilla, che fra poche settimane partirà per portare solidarietà e aiuti umanitari nella Striscia di Gaza assediata. Non è possibile parlarne al passato. Gli amici del popolo palestinese, gli amici di Gaza assediata vogliono 

 

CHIAREZZA SUL SUO ASSASSINIO , SUBITO!

 

Venerdì 15 aprile:

A Roma appuntamento alle 16.00 al Colosseo.

A Milano appuntamento alle 16.00 a Piazza del Duomo
...
A Genova ore 17.00 in piazza De Ferraris

A Bologna alle 17.30 in piazza Nettuno.

A Brindisi appuntamento alle 16.00 a Piazza Vittoria

A Rimini appuntamento alle 16.00 a Piazza Cavour

A Torino alle 16.00 in Piazza Castello angolo via Garibaldi.

A Napoli alle 17 davanti alla Prefettura piazza del plebiscito

A Pisa ore 18 Logge dei Banchi sotto il Comune.

A Sassari, ore 17, piazza d'Italia.

A Catania Centro Popolare Experia ore 19.30

A Rovigo alle 19,00 in piazza Vittorio



Sabato 16 aprile:

A Perugia, ore 17 di fronte al Comune, c.so Vannucci

A Lecco appuntamento alle 16.00 a Piazza Garibaldi

A Palermo, ore 16.30 piazza Verdi (teatro Massimo)

 

Si stanno organizzando manifestazioni anche a Napoli, Bari, Torino…

 

Associazione Palestinesi in Italia – Forum Palestina – Freedom Flotilla Italia – Comunità Palestinese di Roma e del Lazio – Unione Sindacale di Base – Unione Democratica Arabo Palestinese – Comitato con la Palestina nel Cuore – Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila – Radio Città Aperta – Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos (Campi Bisenzio) – Comitato Palestina Bologna – Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese di Torino -

 

Gruppi di appoggio alla Palestina (Parma) – Collettivo Politico Fanon (Napoli) – Collettivo Autorganizzato Universitario di Napoli – Italia dei Valori – Partito dei Comunisti Italiani – Partito della Rifondazione Comunista – Rete dei Comunisti – Comitato Ricordare la Nakba (Torino) – C.S.O.A. Askatasuna (Torino) – Net Antagonista Torinese – C.S.O.A. Murazzi (Torino) – C.U.A. Torino – Area Antagonista Ska Officina (Napoli) – Coordinamento 2° Policlinico (Napoli) – Coordinamento di Solidarietà con la Palestina (Napoli)- ilpopoloviola.it

 



Stampa la notizia: Vittorio Arrigoni: gli appuntamenti di protesta in tutta Italia
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 15 Aprile 2011 - 10:25

 

 

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CARO  VITTORIO,


Di sicuro i tuoi assassini  conoscevano chi eri e cosa rappresentavi. 
Non è importante chi erano gli assassini e cosa rappresentano, ma alla  fine dei conti, hanno commesso un delitto e un brutale odioso  assassinio.
Hanno ucciso un uomo libero, un amante della libertà e della  giustizia, un amico della pace e del popolo palestinese, che tu ha  difeso, hai amato e che hai fatto della sua causa una ragione di  esistenza e di vita.
Non so chi sono e cosa rappresentano, ma so che NON sono palestinesi,  che sono un pericolo serio e costante per i palestinesi e che sono  degli assassini della Palestina, della sua causa, del suo popolo e dei  suoi veri e sinceri amici. Sono nemici dell'umanità che Vittorio ha  sempre cercato di difendere  e fare vincere in Palestina.
Vittorio potevi rimanere in Italia a fare la bella vita e so che tu  appartiene a una grande famiglia, benestante e ricca di grandi valori,  hai  lasciato il tuo benessere per venire a vivere fra i più poveri e  sfortunati  della terra, nell'inferno di Gaza e hai voluto sposare la  giusta causa del popolo più disgraziato e sfortunato al mondo.
La morte drammatica tua, Vittorio non è diversa ed è simile con quella  del grande artista palestinese ebreo, Juliano Mer Khamis, ucciso una  settimana prima nel Campo profughi di Jenin.
Lo so che il destino dei liberi sognatori, dei veri rivoluzionari,  degli onesti idealisti è in contrasto con ed in scontro continuo  contro il mondo dell'ignoranza, dell'estremismo, della prepotenza,  della pazzia e della repressione e della brutalità dell'occupazione israelo-sionista alla Palestina.
Lo so e lo sappiamo  che l'arma dell'ignoranza e dell'estremismo è  la pallottola, la  violenza e l'odio ed in pochi attimi può sterminare una vita buona ed  innocente  dedicata a favore e al  servizio della causa palestinese e del suo popolo.
Di sicuro chi ti ha ucciso, sa chi sei e cosa rappresenti, la carica  ideale, i valori che porti e che difendi e di sicuro è riuscito a fare  e realizzare ciò che non è riuscito a fare e realizzare da tempo  il  nemico comune: l'occupante israeliano.
E' l'occupazione israeliana è l'unica parte vantaggiato dalla tua  scomparsa,  grande e caro amico Vittorio.
Vittorio ti sei innamorato della Palestina e di Gaza in particolare ma  anche i palestinesi e particolarmente quelli di Gaza, si sono  innamorati di te, Vittorio e della tua bella Italia.
Vittorio sarai sempre nei nostri cuori e viverai sempre nella nostre  lotte, per una Palestina libera, laica e democratica.

ADDIO CARO FRATELLO E RESTIAMO ANCORA UMANI..

Dr. Yousef Salman
Delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese in Italia

 



Stampa la notizia: A Vittorio, lettera dal delegato per la Mezzaluna Rossa Palestinese in Italia
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 15 Aprile 2011 - 10:01

 

 

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Tacete, popolo di burattini e saltimbanchi della politica di bottega.

Tacete imbonitori, embedded e trombettieri.

Una sola è la VERITA'.

 

Vittorio Arrigoni è stato ammazzato perché dava fastidio.

 

L.M.

 



Stampa la notizia: Il report medico sulla morte di Vittorio Arrigoni
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 15 Aprile 2011 - 09:06

 

 

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Vittorio Arrigoni, il testamento spirituale...

 

 

 ... oggi, noi, internazionali dell’ISM, abbiamo indetto una conferenza stampa dinnanzi alle telecamere di una delle televisioni palestinesi più popolari. Per informare Israele che da stanotte salteremo sulle ambulanze per dare una mano nei soccorsi, sperando che la nostra presenza, in quanto internazionali, funga da minimo deterrente a questi sanguinari crimini. Anche se Israele mostra di non aver alcuna remora in questi giorni a massacrare civili, semmai una remora l’abbia mai avuta.

 

A volte quando ci troviamo fa di noi i discorsi si fanno molti cupi, è probabile che alla fine di questa massiccia terrificante offensiva, qualcuno di noi andrà ad annoverare il drammatico conto dei morti, degli scomparsi.

 

Non ci pensiamo, andiamo avanti.

 

Se il mondo "civile" tace e volta ignobilmente le spalle dinnanzi a questa tragedia, noi che ci consideriamo ancora umani, membri di una sola stessa famiglia che è l’umanità intera, faremo di tutto per fermare questa emorragia, occorre far presto, è un’emergenza.

 

restiamo umani

 

Vik

Vittorio Arrigoni

 

Tratto da: Sabato 3 gennaio 2009 11:02 Catastrofe innaturale a Gaza di Vittorio Arrigoni

 

 



Stampa la notizia: Vittorio Arrigoni, il testamento spirituale
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 15 Aprile 2011 - 08:22

Riporto di seguito tutti gli appelli a me pervenuti nel brevissimo tempo intercorso tra la notizia del rapimento di Vittorio e la terribile scoperta della sua morte. L.M.

 

***

 

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Appello per Vittorio dei Giovani Palestinesi in Italia

 

Noi giovani palestinesi condanniamo con decisione il sequestro di Vittorio Arrigoni, attivista ed amico del popolo palestinese e sostenitore incondizionato della nostra causa. 

Esprimiamo la nostra più totale solidarietà a Vittorio nella speranza di saperlo al più presto libero a Gaza dove da anni lotta a fianco dei palestinesi per la fine dell'occupazione israeliana.
Ci uniamo agli appelli dei movimenti italiani di solidarietà con la Palestina affinchè i leader palestinesi e le autorità italiane si mobilitino immediatamente per garantire la liberazione e l'incolumità di Vittorio.
Vi invitiamo quindi ad unirvi alle manifestazioni, sit-in e proteste che si svolgeranno domani a Roma ed in altre città italiane  per esprimere sostenere Vittorio in questo momento difficile.

I giovani palestinesi in Italia

 

***

 

LIBERATE SUBITO VITTORIO ARRIGONI!

 

Abbiamo appreso con orrore e sgomento del rapimento del volontario italiano Vittorio Arrigoni.

 Facciamo appello al governo di Gaza, al premier Ismail Haniyeh e a tutte le autorità responsabili nella Striscia  perché intervengano immediatamente in una negoziazione con i gruppi responsabili del rapimento di Vittorio. 

Facciamo appello al nostro governo perchè attivi ogni canale possibile e si metta in relazione con l'autorità palestinese di Gaza e si adoperi nel contempo per la fine dell'assedio di Gaza.

 Il lavoro di Vittorio e con lui di tutti i volontari dell’International Solidarity Movement è un lavoro quotidiano di responsabilità e grande umanità, accanto  alla popolazione di Gaza, sottoposta alla punizione collettiva e ad un assedio illegale e brutale da parte del governo di  Israele. Un lavoro di documentazione delle quotidiane violazione dei diritti umani della popolazione palestinese di Gaza e di accompagnamento dei contadini e dei pescatori di Gaza impossibilitati a lavorare la terra e a pescare da parte dell'esercito israeliano.

Vittorio deve tornare con noi ed essere liberato.

Anche da Gaza giungono appelli da parte della società civile perchè Vittorio sia liberato, e ci chiedono  di comunicare al mondo  di non confonderli  con i gruppi estremisti che hanno rapito Vittorio Arrigoni.

 

RESTIAMO UMANI.

associazione per la pace

rete romana di solidarietà con il popolo palestinese

forum palestina
 
 
***
 
 
LIBERATE SUBITO VITTORIO ARRIGONI!
 
 
Vittorio Arrigoni è stato sequestrato nella Striscia di Gaza. Vittorio è un amico del popolo palestinese, rischia quotidianamente la sua vita per essere vicino alle sofferenze degli uomini e delle donne di Gaza assediata. Vittorio è un amico della Freedom Flotilla, che fra poche settimane partirà per portare solidarietà e aiuti umanitari nella Striscia di Gaza assediata. Gli amici del popolo palestinese, gli amici di Gaza assediata vogliono
 
VITTORIO LIBERO SUBITO!

A Roma appuntamento alle 16.00 al Colosseo

A Milano appuntamento alle 16.00 a Piazza del Duomo

 

Freedom Flotilla Italia – Forum Palestina - Comunità Palestinese di Roma e del Lazio - Associazione Palestinesi in Italia – Unione Sindacale di Base – Unione Democratica Arabo Palestinese – Comitato con la Palestina nel Cuore – Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila 
 
 
***
 
Liberate Vittorio Arrigoni

Il sequestro di Vittorio Arrigoni da parte di un gruppo armato a Gaza, è una indegnità inaccettabile contro un attivista che da anni vive sotto assedio insieme ai palestinesi di Gaza e svolge un lavoro insostituibile di denuncia e controinformazione.
Colpendo Vittorio si colpisce la solidarietà e la condivisione di tante attiviste e attivisti italiani con la lotta del popolo palestinese. Una azione di questo tipo è una aperta provocazione da parte di chi intende danneggiare questo legame.
In Medio Oriente è ormai in corso una guerra sporca tra i vari network che contribuiscono a tenere in ostaggio la questione palestinese proprio mentre Israele dimostra di temere la fine dell'isolamento dei palestinesi.
I responsabili di questo atto hanno una sola possibilità da prendere in considerazione: liberare e subito Vittorio!

Il Forum Palestina

 
 
***
 
 
 Per fare pressione presso il Ministero degli Esteri affinché si adoperino
per la liberazione di Vittorio scriviamo una mail a unita.crisi@esteri.it

Testo della mail:

"Alla spettabile attenzione,
attivate tutti i canali possibili per liberare Vittorio Arrigoni, attivista
dell' ISM - International Solidarity Movement -
Nome e Cognome"
 
 


Stampa la notizia: Vittorio Arrigoni - gli appelli
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 15 Aprile 2011 - 08:07

 

 

 

 

 

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Alla fine, la sentenza di morte emessa dal Mossad nei confronti di Vittorio Arrigoni, sin dai tempi di “Piombo Fuso”, è stata eseguita.

 

Perchè nessuno ci può togliere la convinzione, anche se prove al momento non ne abbiamo, ma salteranno fuori, che la morte di Vittorio sia opera dei servizi israeliani infiltrati nella inesistente “rete fantasma” di Al-Qaeda: perchè sappiatelo, si scrive Al-Qaeda, ma si legge CIA e si pronuncia Mossad.

Il suo corpo privo di vita è stato trovato all’alba di oggi, venerdì 15 aprile, in una casa abbandonata, nella Strscia di Gaza.

Tre uomini armati, del gruppo jihadista salafita autodenominatosi “The Brigade of the Gallant Companion of the Prophet Mohammad Bin Muslima “, avevano rapito nel centro di Gaza l’attivista pacifista del Free Gaza Movement, membro pure dell’International Solidarity Movement, richiedendo come riscatto ad Hamas, che ha in carico il governo della Striscia di Gaza, la liberazione di alcuni salafiti detenuti nelle carceri di Hamas a Gaza, tra cui anche Sheikh Al Saidani (meglio conosciuto come Abu Walid Al Maqdisi),  leader dei gruppi Tawhid e Jihad, affiliati ad Al Qaida

Hamas nella Striscia ha la mano pesante con i terroristi, quelli veri, che sono in odore di “servizi israeliani”, e le cui gesta disumane sono sfruttate come scusa per le rappresaglie sioniste ai danni della popolazioone di Gaza.

In caso di inadempienza alle richieste dei rapitori, entro le ore 17 locali di Gaza, Vittorio sarebbe stato ucciso.

I gruppi diretti da Al Maqdisi/Al Saidani hanno mietuto decine di vittime in attacchi ad obiettivi civili e fu arrestato dalle forze egiziane poco più di un mese fa con l’imputazione di diversi attentati terroristici, tra cui quello in un albergo del Sinai dove nel 2006 persro la vita una ventina di persone.

VIDEO YOUTUBE: http://www.youtube.com/watch?v=CP0VuAWhJkc

Fin qui la cronaca (news tratte da varie agenzie arabe in rete).

Ora una precisazione e una riflessione.

La precisazione. Intanto, per onestà intellettuale, diciamo subito che pur condividendo la stessa passione e slancio verso la comune causa di libertà e indipendenza per la Palestina (per noi Terra Santa), i rapporti d’amicizia con Vittorio si erano da tempo interrotti, a causa di sue posizioni intransigenti e oltraggiosamente irrispettose nei confronti di chi, come noi e come chi scrive, manifestava idee o fede diversa dalla sua. Questo detto per amore della sincerità, per non voler passare come quelli che si sperticano in lodi per farsi belli nei momenti di commozione e lutto. Ciò ovviamente non incide minimamente sul giudizio riguardo alle sue doti umane e sulla sua generosità d’animo dimostrata sul campo in questi anni, che ne fanno un uomo degno di essere ricordato con l’onore che merita.

La riflessione. Quando diciamo “i salafiti di Al-Qaeda/Cia/Mossad hanno ammazzato Vittorio Arrigoni”, intendiamo dire esattamente e letteralmente quel che abbiamo detto. Che Al-Qaeda sia una creatura organica ai giochi di guerra d’occupazione americani e israeliani, anche un bambino ormai lo sa e l’ha capito. Chi parla del gruppo di Bin Laden e di Al-Qaeda come un’entità rivoluzionaria che persegue gli interessi dell’islam, o è in mala fede, o è male informato, o non è abbastanza attento a quel che succede sullo scacchiere geopolitico internazionale in concomitanza delle operazioni “al-qaediste”. Perchè sempre, dalle operazioni in Afganistan contro i russi in poi, non c’è stata una sola operazione al-qaedista che non abbia portato con se occupazione militare, escalation belliche, intensificazione di operazioni geostrategiche per riposizionare le forze sul campo, pressioni politiche per condizionare scelte nazionali maggiormente repressive e intrusive nei confronti delle libertà dei cittadini. In parole più semplici, se Al-Qaeda non ci fosse, i servizi di intelligence israelo/americani avrebbero dovuto inventarla: ed infatti Al-Qaeda fu una creatura dei servizi, denominata “the base”, o meglio “the database”.

Ora, a prescindere che a Gaza nessuno conosce questo gruppo salafita denominato “The Brigade of the Gallant Companion of the Prophet Mohammad Bin Muslima”, e a prescindere pure che fonti governative di Gaza dichiarano essere inesistente alcun gruppo operativo del genere all’interno della Striscia (vedi le dichiarazioni rilasciate qui all’Agenzia Infopal), se non come microrealtà manovrate dall’intelligence israeliana per creare e generare conflittualità/provocazioni interne, contando su manovalanza pescata tra il fanatismo jihadista, dobbiamo chiederci assolutamente una cosa: perchè, per quale motivo, fantomatici gruppi islamici in dissenso con Hamas avrebbero dovuto rapire un italiano per far pressioni al fine di ottenere il rilascio di detenuti prigionieri nelle carceri di Gaza?

Non ha senso. Per poter fare pressioni del genere si sarebbero dovuti rapire esponenti del governo di Gaza o rappresentanti islamici vicini ad Hamas. Altrimenti si sarebbe dovuto rapire un italiano per fare pressioni al fine di ottenere il rilascio di detenuti islamico-salafiti presenti nelle carceri italiane. Tutta questa operazione di kidnaping ha senso come rapire un tedesco per chiedere il rilascio di un cinese, detenuto in carceri cinesi?

E perchè, tra tutti gli attivisti internazionali presenti a Gaza, rapire proprio Vittorio Arrigoni? Vogliamo fare un reload e tornare indietro di un paio d’anni?

Vittorio, a differenza di inglesi, francesi, e altri, era l’unico italiano testimone di “Piombo Fuso”: aveva visto troppo, stava testimoniando, in lingua italiana, troppo. Suoi cablo di cronaca era riportati da giornali e riviste, on-line e cartacei.

Ma soprattutto su di lui era stata emessa una condanna a morte dalle milizie israelite, che ne avevano diramato comunicazione in rete sin dall’inizio del 2009, condite di minacce e folli proclami sionisti. Questa è la verità.

Emessa la sentenza, eseguita la condanna.

Riposa in pace Vittorio, restiamo in pace, o come diresti tu, “restiamo umani”.

Per noi non finisce qui. Fino alla fine.

Filippo Fortunato Pilato, per TerraSantaLibera.org

http://www.terrasantalibera.org/

http://terrasantalibera.wordpress.com/

http://terrasantalibera.com/wordpress/

 



Stampa la notizia: I “salafiti” di Al-Qaeda/Cia/Mossad hanno ammazzato Vittorio Arrigoni
Inviato da : edvino.ugolini - Domenica, 13 Febbraio 2011 - 10:44

 

 

http://www.awalls.org/files/images/bilin_3years_C.jpg

 

E' deceduta nell'ospedale di Ramallah dove era stata ricoverarta d'urgenza Jawaher Abu Rahmah, sorella di Bassem Abu Rahmah, ucciso anche lui durante una manifestazione di protesta a Bilin il 17 aprile 2010.

La sorella è stata uccisa in analoghe circostanze dopo essere stata colpita da una granata di gas lacrimogeno sparata dai militari israeliani che presidiano il recinto di divisione nei pressi di Bilin.

Il villaggio di Bilin è da cinque anni teatro di manifestazioni popolari contro il recinto costruito dall'esercito israeliano. Ogni venerdì si svolge una manifestazione che sfocia regolarmente in scontri con i militari israeliani.

A Bilin si svolge anche da cinque anni in aprile la conferenza internazionale contro il muro dell'apartheid organizzata dal Comitato di Lotta Popolare e a cui partecipano rappresentanti di associazioni da tutto il mondo. Da parte di tutti noi il più profondo cordoglio per la morte di un'altra vittima della prepotenza militare israeliana contro civili inermi che hanno l'unico torto di lottare per i loro diritti e la nostra solidarietà incondizionata al popolo palestinese.

 

Edvino Ugolini

Rete Artisti contro le guerre

 

Info:http://www.popularstruggle.org/

Contatti: Jonathan Pollak +972-54-632-7736

 



Stampa la notizia: La prima vittima palestinese del 2011 a Bilin
Inviato da : edvino.ugolini - Mercoledì, 01 Dicembre 2010 - 18:33

 
 
 
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Forum mondiale sull’educazione: 28-31 ottobre, Palestina

 

Il forum sull'educazione, svoltosi in varie località della Palestina, si è concluso domenica con un'affollata assemblea a Ramallah. I vari gruppi di lavoro che si sono riuniti nella tre giorni del forum hanno esposto i risultati dei loro lavori e si sono dati appuntamento al prossimo forum sull'educazione che si svolgerà dal 10 al 13 dicembre a Santiago de Compostela in Spagna. Durante il forum si sono tenute conferenze e work shop su varie tematiche inerenti al mondo dell’educazione e della formazione, soprattutto rivolta al dialogo interculturale e interetnico.

Prima della cerimonia di apertura del forum si era svolta nel centro di Ramallah  una marcia di solidarietà a cui hanno partecipato migliaia di studenti. 

  Edvino Ugolini

Rete Artisti contro le guerre

 

Le Foto

 

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Stampa la notizia: Palestina:  Forum Mondiale sull'educazione, 28 - 31 ottobre 2010
Inviato da : edvino.ugolini - Sabato, 28 Agosto 2010 - 21:42

Dall'Italia con la nuova Flottiglia della Libertà


Sabato 31 luglio si è tenuto a Roma un incontro tra diverse realtà italiane che sostengono la causa palestinese.


Dalla riunione è scaturita la scelta di sostenere politicamente e concretamente la Freedom Flotilla 2, la nuova missione umanitaria che si prefigge di rompere l'assedio genocidario che ancora opprime il popolo di Gaza. Questa missione è tanto più importante anche per rispondere con forza al crimine perpetrato da Israele contro gli attivisti della precedente flottiglia lo scorso 31 maggio.


Le realtà convenute a Roma hanno quindi deciso di avviare immediatamente una campagna di sensibilizzazione politica, finalizzata alla partecipazione alla nuova flottiglia internazionale con una o più navi italiane, composte da attivisti italiani ed in grado di trasportare il materiale umanitario che verrà raccolto od acquistato. La riunione ha espresso anche il proprio sostegno alle iniziative ed ai convogli che si muoveranno per raggiungere Gaza via terra.


I partecipanti all'incontro hanno infine deciso di procedere alla realizzazione di un coordinamento tra tutte le realtà organizzate ed i singoli attivisti che si riconoscono negli obiettivi della Freedom Flotilla 2: sostenere concretamente la popolazione sottoposta all'embargo, rompere l'assedio di Gaza per affermare i diritti del popolo palestinese.


Rivolgiamo un forte appello a tutte le forze politiche democratiche, alle organizzazioni sindacali, al mondo dell'associazionismo e della solidarietà internazionale, ai movimenti pacifisti e antimilitaristi, a tutti gli uomini e le donne impegnati per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, affinché aderiscano e sostengano la Freedom Flotilla 2 e tutte le iniziative per la fine dell'assedio dei Palestinesi di Gaza e per il riconoscimento del legittimo diritto del popolo palestinese alla vita, alla terra ed alla libertà. 

Roma, 31 luglio 2010

Dal Forum Palestina

Per adesioni: ufficiostampaflotilla@gmail.com



Stampa la notizia: Flottiglia per Gaza
Inviato da : edvino.ugolini - Sabato, 28 Agosto 2010 - 21:40

 

In un recente incontro a Roma le realtà convenute hanno deciso di avviare immediatamente una campagna di sensibilizzazione politica, finalizzata alla partecipazione alla nuova flottiglia internazionale con una o più navi italiane, composte da attivisti italiani ed in grado di trasportare il materiale umanitario che verrà raccolto od acquistato. La riunione ha espresso anche il proprio sostegno alle iniziative ed ai convogli che si muoveranno per raggiungere Gaza via terra come quello dell'Organizzazione Viva Palestina che partirà il 18 settembre.

I partecipanti all'incontro hanno infine deciso di procedere alla realizzazione di un coordinamento tra tutte le realtà organizzate ed i singoli attivisti che si riconoscono negli obiettivi della Freedom Flotilla 2: sostenere concretamente la popolazione sottoposta all'embargo e rompere l'assedio di Gaza per affermare i diritti del popolo palestinese.

Il coordinamento rivolge un forte appello a tutte le forze politiche democratiche, alle organizzazioni sindacali, al mondo dell'associazionismo e della solidarietà internazionale, ai movimenti pacifisti e antimilitaristi, a tutti gli uomini e le donne impegnati per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, affinché aderiscano e sostengano la Freedom Flotilla 2 e tutte le iniziative per la fine dell'assedio dei Palestinesi di Gaza e per il riconoscimento del legittimo diritto del popolo palestinese alla vita, alla terra ed alla libertà. 

Edvino Ugolini

 

 



Stampa la notizia: Flottiglia per Gaza
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 11 Giugno 2010 - 17:37

 

 

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Stampa la notizia: Milano: Freedom Flotilla - Festival della Libertà
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 11 Giugno 2010 - 17:33

 

 

あなたには守ってくれるものがなくなるだろう

— メドガー・エヴァーズからミシシッピ州の市民活動家へ 
               1963年6月12日 暗殺される直前 —

                        アリス・ウォーカー

 
 
私の胸は張り裂けそうだ。だがそうなったって構いはしない。

ち なみに、これらの言葉を書き付けたすぐ後に、私は泣くことができた。椅子や棒で抵抗を試みた、ガザに支援物資を運ぶ無防備の平和活動家を イスラエル特殊部隊が襲撃したことを知って以来、できなかったことだ。善良になることの意味を知ることに感謝している;自由船団の人々が、時として、地上 で最も汚れなき人々であったことを、私は知っている。彼らは黙って傍観せず、そして残酷で不断な他者の破壊を見張り、その状況に対して身体以外の非武装を 維持した。破壊に彼ら自身を捧げること無く。平和、疎外、正義、女性、有色人種、キューバ人、動物たち、インディアンの人々、そして彼女、この惑星のため のデモと抗議の日々:学生時代に始まる若年の頃から、このような人々を知る、長い歴史があることに私は感謝している。

私はメドガーの声明 にある、あまりに勇敢であまりに純粋な誠実さに嗚咽した。ミシシッピにある、私が早晩住むことになるだろう場所からそれほど離 れていない車庫で、彼が銃弾に倒れたことに泣いた。「黒人差別をなくせ」と書いたTシャツの箱を腕にして。想像するだにおぞましい、米陸軍の人種差別的扱 いのもとで訓練を受けたにもかかわらず、彼は最後まで解放軍の平和な兵士であることを貫いた。たとえ目一杯の微笑みを通してでさえ、私は泣き、そして悲し みが止むことはないだろう。彼が残した美しい若奥様、マーリー・エヴァーズのために。彼女自身は今まで通り強く、真実の闘争に集中した。そして彼らの子ど もたちのために。運命によって彼らが父親を無くしたとき、まだ理解できていなかったかもしれない。正義のための闘争のあの特殊な局面では、私たちが捧げる 準備のあった生命を失う危険を冒しているだけではなく、子どもたちの生命までもが危険に晒されていたことを私たちの誰も想像できなかった。

何 物もメドガーを護らなかった。そして私たちを防衛するものは何も無い。私たち自身と、間違いなく私たち自身でもあると認識する他者への愛以外に は何も無い。私たちの生き方以外には何ものも、私たちを護ることはできない。私たちはどのように生きてきただろうか;愛と慈悲による戦いだけが、私たちを 保証する唯一の盾である。それでも、私たちが心から孤独を思い知る瞬間は、私たちの生存が究極的な危機にあるときに、私たちの政府がそこにいないというこ と、それが衝撃の一つだ。とりわけ、私たちのために制度があるという幻想を持ち、心から溶け込んでいたならば。有り難いことに、私は一度もそうした錯覚を 持つには至らなかった。そして、すべての平和の証明、すべての非暴力的衝突は汚れなき供物である。私はこのことに後悔はない。

昨年12 月、ガザに支援物資を運び込む CODEPINKの奔走をサポートするため、カイロにいたときに私は折り悪く流感に伏し、それほど捧ぐことができな かった。ホテルのベッドに身を横たえ、エジプトがフリーダムマーチに同行するためにやって来た1400人のガザ入りを拒否したことで、街の周囲でなにが起 こっているのかについての他の活動家たちの報告をきいていた。私は多くの痛ましいことを耳にしたが、たった一つだけ私が羨望に近いものを感じたのは、フラ ンス人活動家たちが一斉に彼らの大使館の前に詰めより、大使が外へ出て、建物の外で快適なキャンプ生活ができるよう取りはからうと、彼らに話したことだっ た。異郷の地における、彼の国の活動家たちのためのこの小さな意志表示は、深く私を感動させた。数十年前、攻撃されそうな隣人、キューバを護ろうと、看 板、スローガン、そして歌を掲げた凍える生徒たちと教師たちのデモ隊に、ケネディのホワイトハウスの誰かが(恐らくコックだろう)コーヒーを差し入れた時 と同様の感動を味わった。

イスラエルは私たちの友人たちをどこに収容したのだろう?私は一晩中、このことを考えていた。彼らが船の上で殺 害し、傷づけた者たちは?「私の」 政府は、 彼らの遺体を尊重することに対して、十分な主張ができるだろうか?傷つけられ、生き残った者に対する治療と看護を要求できるだろうか?看護だけではなく、 彼らが受けるに値する親切心と敬意は?もしこのささやかで全うなことを政府ができなければ、この惑星を守り、癒すための何の益が政府にはあるのか?困窮に 対する支援の試みは対立的ではなく、自由船団の活動家たちは他の、より正式なチャンネルを通すべきであると、米国のスポークスマンが国連で意見を述べるの を聞いた。(正確な引用ではない。)これは半世紀前に学生たちが人種隔離政策を止めさせようとして、弾丸、首縄、爆弾を受けていた時に、大学の理事が忠告 したこととほとんど同じである。私は、この人間が全く漠然と述べたことに恥ずかしさを感じた。(人が他者による辱めを許容できる程度に):人が期待した、 何の役にも立たない遠い過去からの声。

特殊部隊は平和活動家の攻撃を受け、すべては武装した襲撃者の「リンチ(私刑)」のようだった、と いう虐殺についてのイスラエルのスピン(ねつ 造)は、 レッド・フォックス*のジョークを思い出せた。(*Redd Foxx 黒人のアメリカ人コメディアン、俳優)その下品さにも関わらず、私はレッド・フォックスが大好きだ。妻は他の女性とベッドにいる夫の浮気現場を取り押さえ た。恐らくパンツの中に性欲を迸らせながら、夫は言う「そうかい。どうぞ君の嘘つきのお目々を信じるがいいさ!」もしこれがイスラエル政府に例える手段で なければ、悲劇ではなく、興があるものであったことだろう。そして私たちのメディアが、この非道な襲撃による、監禁、負傷、死亡の被害者の批判を企ててい なければ。

さて、何をすべきだろうか?ローザ・パークス**はバスの前方に座った。(**Rosa Parks アフリカ系アメリカ人の市民活動家)マーティン・ルーサー・キング・ジュニアは彼女の勇気ある行動に続いて、彼自身の勇気を伴い、響き渡る、慈悲深い声を 使って、アラバマ州モンゴメリーの人々のバス会社に対する不断のボイコットを喚起した;会社は例えバスが空であっても、有色人種の人々を前方に座らせるこ とを拒んでいた。今度は私たちの番だ。私たちが一斉に良心を前面に示し、私たちの唯一のバス、人生の前方に腰をおろす時がきた。

今日のパ レスチナとイスラエル間の局面は、どのような様相を呈しているだろうか?数十年間、だらだらと引き延ばされてきたこの“行き詰まり”。地 球上のあ らゆるところで、人類全体が正義を擁護すべく行動したならば、この“紛争”は一週間で終わりを迎えるだろう。もしかすると私たちはそれを学んでいるのだ! 人類はローザ・パークスの孫、マーティン・ルーサー・キング・ジュニアの孫のように見えるだろう。私たちが人生を平和と幸せに費やすことができるところに だけ、お金を費やしているように見えるかもしれない

それは、ガザ及びヨルダン川西岸地区の占領を終わらせるための、イスラエルに対するボ イコット、負の投資、制裁措置(BDS)をサポートするだろ う。そしてこの取り組みによって痛みを和らげ、何世代にもわたって不当に扱われてきた人々の悲しみに寄り添い始める。さらにこの行動は、イスラエルが道を 踏み外したことを私たちが見てきたということ、しばしば愛をもって呼びかけてきたということ、そして聞き入れられてこなかったということを、イスラエルに 気付かせるかもしれない。実際今まで、中傷、侮辱、そしてあまりにも頻繁な身体的危害と出くわすためだけに、私たちは手を差し伸べてきた。

人間性へのいかなる虐待、人間性の低下、人間性へ与える屈辱から、援助を撤退させ、無効にし、そして抑制する。

これが私たちに出来ること。我ら人民;最終的にすべての権力を持つ。我ら人民;決して勝てると信じることを忘れてはならない。

我ら人民。(我ら人民 We the people:アメリカ憲法前文)

それは絶えず私たちのもとにあり続けた;政府の移り変わりを監視しながら。そして、これからも絶えずあり続ける。



アリス・ウォーカーは詩人、小説家、フェミニスト、そして活動家。彼女の受賞作品は一千万部を突破している。

The Electronic Intifada, 4 June 2010
http://electronicintifada.net/v2/article11319.shtml


Stampa la notizia: You will have no protection  - Alice Walker, The Electronic Intifada
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 07 Giugno 2010 - 09:35

Da Reporters sans frontiers ...

 

ISRAELE: Comunicazione interrotta con la stampa

 

Pubblicato il da Pasquale

Reporters sans frontiéres  chiede alle autorità israeliane di segnalare la lista di giornalisti arrestati durante l’assalto e di indicare i loro luoghi di detenzione.

Si contano più di 15 giornalisti stranieri, che si trovavano a bordo della flotta umanitaria che non si riescono ancora a raggiungere direttamente.

• Il reporter Svetoslav Ivanov e il cameraman Valentin Vassilev, della televisione bulgara BTV.

Muna Shester dell’agenzia KUNA (Kuwait News Agency).

Talat Hussain, presentatore pachistano di Aaj TV.

• Il corrispondente Paul McGeough e la fotoreporter Kate Geraghty del Sydney Morning Herald.

• Il corrispondente Abbas Nasser e il  cameraman Isaam Zaatar d’Al-Jazeera.

Mario Damolin, freelancer per la Frankfurter Allgemeine Zeitung. (Secondo informazioni recenti, Mario Damolin sarebbe detenuto a  Be’er Scheva).

David Segarra di teleSUR.

Ayse Sarioglu, reporter del quotidiano Taraf.

Murat Palavar, reporter del quotiano islamico Yeni Safak (Nouvel Aube).

• La responsabile dei servizi stranieri di TVNET, Sümeyye Ertekin, il produttore di trasmissione Ümit Sönmez e il cameraman, Ersin Esen.

Inoltre il 31 maggio 2010 l’equipe di Al-Jazeera è stato aggredito da cittadini israeliani dopo una conferenza stampa del ministro della difesa israeliano sull’assalto alla flotta umanitaria tenuta nel porto di Ashdod. Il giornalista Walid Al-Omri, direttore dell’ufficio di Al-Jazeera nei territori palestinesi è stato ferito. Questa aggressione fa seguito alle critiche violente dei media israeliani contro la televisione araba.

 

***

 

ISRAELE: Almeno 60 giornalisti detenuti in Israele

Reporters sans frontières ribadisce il proprio appello alle autorità israeliane affinché siano liberati i giornalisti che accompagnavano la flotta umanitaria destinata a Gaza. Dalle ultime informazioni raccolte dall’organizzazione, almeno 60 giornalisti stranieri si trovavano a bordo.

“Ricordiamo che i giornalisti si trovavano sul posto per fare il loro lavoro, cioè seguire gli avvenimenti. Non possono essere dunque confusi in alcun modo con gli attivisti. 300 passeggeri stanno per essere espulsi, mentre i giornalisti sono tuttora detenuti. Chiediamo alle autorità israeliane che siano rimessi in libertà tutti i giornalisti detenuti e la restituzione del loro materiale che, per il momento, è stato confiscato dai militari”, ha dichiarato l’organizzazione.

300 passeggeri della flotta, attualmente all’aeroporto di Ben Gurion a Tel Aviv, saranno espulsi oggi. Tra loro si contano diversi giornalisti.

Reporters sans frontières ha inoltre appreso che l’equipe di Al-Jazeera, il cui corrispondente Abbas Nasser e il cameraman Isaam Zaatar sono stati espulsi da Israele.

Reporters sans frontières ha contato 16 detenuti presso il centro di detenzione di Be’er Scheva: Svetoslav Ivanov, Valentin Vassilev, (BTV), Muna Shester, (Kuwait News Agency(KUNA)), Talat Hussain, (Aaj TV), Paul McGeough, Kate Geraghty, (Sydney Morning Herald), Mario Damolin, (Frankfurter Allgemeine Zeitung), David Segarra, (teleSUR), Ayse Sarioglu (Taraf), Murat Palavar, Hakan Albayrak, (Yeni Safak), Sümeyye Ertekin, Ümit Sönmez, Ersin Esen (TVNET), Ashwad Ismail et Samsul Kamal Abdul Latip, (Astro Awani).

Reporters sans frontières ha cercato più volte di entrare in contatto con loro, ma per il momento senza successo.

 

 



Stampa la notizia: ISRAELE e la STAMPA INTERNAZIONALE
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 06 Giugno 2010 - 17:54

 

 

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Aggressione contro i manifestanti alla fine del corteo di Roma.

Non è affatto la prima volta.

Sarebbe meglio, molto meglio per tutti, che fosse l'ultima....



Riceviamo e pubblichiamo una lettera di denuncia su quanto accaduto ieri sera a Roma al termine della manifestazione contro l'attacco alla Freedom flottiglia diretta a Gaza

A conferma di quanto accaduto ci sono poi altre testimonianze di manifestanti che tornavano dal corteo. In un altro caso due tipi in moto che avevano "puntato" con pessime intenzioni due donne arabe con bambini e una bandiera palestinese in mano, sono però dovuti scappare a tutto gas gridando "Viva Israele" perchè nei pressi era sopravvenuto un gruppo di compagni niente affatto bendisposti nei loro confronti.

Il fatto è avvenuto su via Barberini, un centinaio di metri prima di quanto denunciato dalla lettera che segue . Il sindaco Alemanno e le autorità continuano a "coccolare" questi gruppi squadristi legati ai settori oltranzisti della comunità ebraica romana mentre continuano a parlare di un mai avvenuto "assalto al ghetto" nella manifestazione di lunedi scorso. La verità non è manipolabile all'infinito e la pazienza dei giusti non è infinita.


Il Forum Palestina

 

Vedi anche:

 

Roma, 4 giugno. La Palestina occupa Trinità dei Monti

(foto: Alessia Leonello, Graffiti press)

 

(foto: di Alessia Leonello, Graffiti press)

 

LA LETTERA **********

 

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A conferma di quanto accaduto ci sono altre testimonianze di manifestanti che tornavano dal corteo. In un altro caso due tipi in moto che avevano "puntato" due donne arabe con bambini per le loro attività squadristiche, hanno dovuto scappare a tutto gas gridando "Viva Israele" perchè nei pressi era sopravvenuto un gruppo di compagni niente affatto bendisposti nei loro confronti. Il fatto è avvenuto su via Barberini, un centinaio di metri prima di quanto denunciato dalla lettera

Dodici ore dopo, ancora non ci credo. Ancora mi girano le palle. Ancora quel senso di incazzatura, frustrazione, rabbia. Saranno i 3 mesi di corso sulla non violenza, la comunicazione orizzontale e tutte le belle parole che poi ti chiedi a cosa sono servite.

Alla manifestazione ieri eravamo veramente . Poche bandiere, qualche slogan, mamme velate con bambini nel passeggino, qualcuno vende fischietti, qualcun altro una kefiah, più una rimpatriata di amici che altro. Una bella atmosfera. Dopo un’oretta di chiacchiere, il corteo si muove, direzione piazza del Popolo. Da piazza della Repubblica risaliamo via Orlando, poi scendiamo a piazza Barberini, due chiacchiere, una birra. A Trinità dei Monti ormai ci siamo tutti sciolti. Dietro di noi, un’armata di carabinieri in assetto antisommossa “e che deve succedere??”. Ci fanno quasi pure ridere.

Dai, sono le sette e mezzo, io e Sergio decidiamo di rincamminarci verso la stazione. Prendiamo la metro? No dai, è bello, facciamo due passi per Roma.

Risaliamo via di Quattro Fontane, poi svoltiamo per tornare a piazza S. Susanna. Sempre in chiacchiera. Nessun distintivo, nessuna bandiera. Siamo due passanti come tanti altri, l’idea nemmeno mi sfiora il cervello.

All’incrocio con la piazza, quattro pischelli in motorino, scarabeo, polo col colletto rialzato, casco a “scodella”, ci chiedono, senza nemmeno troppo fingere di fare gli attori, se “le strade erano libere, la manifestazione è passata, è finita, ma voi venite da lì”. Non ci torna, ma lì per lì non ci pensiamo. Certo, salta agli occhi che mai avrebbero pensato di unirsi alla manifestazione. Io, ingenuamente, penso che forse “volevano solo evitarci”, a noi zecche comuniste che manifestiamo per quel popolo ancora più zecca e comunista dei palestinesi.

Proseguiamo, arriviamo in piazza S. Susanna, svoltiamo a destra per via Orlando.

Succede in un attimo.

Il ragazzetto dal colletto rialzato si avvicina da dietro, finge una telefonata al cellulare. Sergio lo vede con la coda dell’occhio, io sento solo un botto, il botto del casco sulla testa di Sergio. Agguanta Sergio da dietro e inizia a colpirlo violentemente con il casco. Lo stringe, lo butta a terra sul marciapiede e continua a picchiarlo con il casco, gli tira dei calci in petto. È un pestaggio in piena regola.

Io inizio ad urlare. Non mi viene in mente di strapparlo, di tirargli un calcio, nonostante tiri calci per sei ore alla settimana, ma urlo come una pazza, lo inseguo in quei tre metri tra marciapiede, macchine parcheggiate e strada. Accanto, in strada, gli altri tre lo aspettano in motorino. Lui, finita la sua bravata, urla un “Forza Israele” che suona più fuori luogo che mai, monta in sella e scappano. Dieci secondi di terrore. Di rabbia, di un’aggressione più inutile e gratuita che mai.

Rimaniamo lì, nella folla dei passanti, increduli, mentre spiego al 113 che sì siamo stati aggrediti, no non ci siamo fatti male, sì ho preso la targa “però non so se è giusta”, “è giusta o no?!” mi fa il poliziotto al telefono, ma che ne sooooo gli vorrei urlare, dov’eravate voi, quando fino a 5 minuti fa eravamo ricoperti di carabinieri e nemmeno una scorta al corteo che si scioglie. Aspettiamo inutilmente una fantomatica volante che “è in arrivo”. Dopo un’ora decidiamo di andarcene, ormai non c’è più nessuno.

Una bravata del cazzo, un’azione finto-dimostrativa di pischelli che non sanno nemmeno di cosa parlano, ma che non hanno niente di meglio da fare durante il giorno probabilmente. Non i fasci di Casa Pound, non gli scontri in piazza con il Forum Palestina, no. 4 sedicenni dalla testa bacata, occhi neri di odio de che non se sa, che per fare i fighetti del pomeriggio e avere qualcosa da raccontare agli amichetti di Ponte Milvio il sabato sera, decidono di improvvisarsi piccole SS e di colpire un ragazzo e una ragazza. Isolati. Poveri scemi, mica vanno a colpire il corteo, mica vanno a rompere le scatole agli organizzatori, mica scelgono i cristoni bardati di kefieh. No. Scelgono due così. Che se non eravamo noi, sarebbe stato qualcun altro dopo di noi.

Fa incazzare, ma fa anche paura.

Attenti, stiamo attenti d’ora in poi, che qui, zecche, froci e tutti quanti, siamo a rischio “punizione” gratuita. Che qui c’è una parte della società che si sente autorizzata, intoccabile, impunita, ad andare in giro a picchiare chi “devia”, mossi da un’ignoranza che spaventa, da un odio montato a tavolino che fa impressione. Sarebbero ridicoli, se non andassero in giro a fare male.


È questo il desolante panorama di questo paese.

Stiamo attenti.


Costanza Pasquali Lasagni

 



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Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 06 Giugno 2010 - 17:18

 

Le foto che seguono sono state pubblicate via facebook da  Kalbimin Şehri Kudüs

Il fotografo è certamente un eroe, per aver conservato intatta la sua macchina fotografica. Altri hanno perso telecamere, telefonini ed altri effetti personali e/o altri mezzi di comunicazione con l'esterno.

 

 

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vedi le altre ...

 



Leggi tutto... (2250 byte rimanenti) Stampa la notizia: Gaza Flotilla, le foto dei feriti e dei morti
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 06 Giugno 2010 - 11:19

 

Notizie dalla Terra Santa

bollettino indipendente di www.TerraSantaLibera.org

5 GIUGNO 2010

 


 
Gravissimo attacco su "Il Foglio" di Giuliano Ferrara di oggi, 5 giugno 2010 (documento in PDF), a TerraSantaLibera.org e InfoPal.it con il chiaro intento di dividere le forze.E' da un po' che tali attacchi, sia su siti web filosionisti palesi, o mascherati come la Rete ECO (Ebrei Contro l'Occupazione), che su stampa e televisione, cercano di fare il vecchio classico gioco del "divide et impera".Peccato per loro che il giochetto sia datato e che i siti web presi di mira siano invece coalizzati per rigettare le accuse e contrattaccare alle diffamazioni.
 

 

The Turkish prime minister Erdogan said

he does not see Hamas as a terrorist organization,

but as a resisting group struggling for its own land

.........(...vai al link, in inglese...).........

 

ANKARA – Hürriyet Daily News - Friday, June 4, 2010

 

***

 

Erdogan, Nirenstein, Il Foglio,

RaiNews24 e la nuova inquisizione

 

 

La Nirenstein, Il Foglio, RaiNews24, con nani e ballerine al seguito, chiederanno anche la chiusura internazionale dei siti e testate giornalistiche turche, accusando tutti di "antisemitismo"??? Ci sarà da ridere.

Ma chi si credono di essere? I nuovi dittatori dello Stato Libero di Bananas?

Se siamo in regime di inquisizione e caccia alle streghe, devono dirlo chiaramente e assumersi le responsabilità delle loro azioni.

Perchè cari signori, le bugie hanno le gambe corte.

Una campagna di odio e falsa informazione è in atto, nel nostro Paese, ai danni di alcuni cittadini, siti web e della libertà d'informazione.

Questa istigazione all'odio verso siti cristiani e/o islamici, di "sinistra" e di "destra"colpevoli solo di lasciare spazio a idee e posizioni, contestabili finchè si vuole, ma legittime in uno Stato di Diritto democratico, è un'atto di violenza e discriminazione senza precedenti, che non siamo disposti a subire.

Certo deve dare molto fastidio, a "qualcuno", chiamiamoli i "conducenti della locomotiva", il fatto che molte persone si siano accorte che il divide et impera della divisione in schemi di pensiero, politici e confessionali, rigidi e faziosi, su questioni vitale importanza per gli equilibri mondiali e la libertà dei popoli, faccia solo il gioco dell'invisible empire e della lobby che lo dirige dietro le quinte.

Ma il fatto che si debbano stabilire alleanze e coalizioni, fra tutte le forze antagoniste allo strapotere imperiale usraeliano e delle colonie asservite, è cosa detta anche pochi giorni fa da Mons. Capucci, persona non certo accusabile di antisemitismo biologico.

L'Italia comunque, anche se in mano ai camerieri più fedeli di Sion, non è Israele. Perchè se questi personaggi, di basso profilo giornalistico, alcuni dei quali ex di AN (di quel Fini che ha firmato il finanziamento di 300mila euro al CDEC), si possono permettere di portare avanti campagne stampa così virulente e cariche d'odio (cosa che noi non ci sogneremmo mai difare) lo devono ad una Costituzione che permette loro libertà di pensiero e d'espressione (quale che sia il loro quoziente intellettivo e capacità espositiva): ma tale diritto non può essere rivendicato solo da una parte e negato ad altri.  La legge è uguale per tutti. O no?!?

C'è poi un'altra considerazione da fare, molto semplice e che non necessita grandi conoscenze, ma solo di un briciolo di buon senso:

- nessuno può ragionevolmente giudicare qualche libro o testo, nel bene o nel male, senza averne presa visione, averlo letto, analizzato. Questo vale per la Bibbia, come per il Talmud o il Corano, La Divina Commedia, i Gialli della Mondadori, o i racconti di fantascienza di Urania. E neppure i così detti Falsi Procolli di Sion, o il Manifesto Statutario di Hamas, come i Diari di Anna Frank, sono esenti da tale elementare considerazione: non posso giudicare ciò che non conosco, solo per sentito dire.

 

La Storia nei secoli è piena di tragici avvenimenti, di popoli trascinati in guerre, o "missioni di pace" come si dice oggi, per ignoranza dei fatti o sulla base di dati contraffatti (vedi la guerra in Iraq, giustificata con la storia delle "armi di distruzione di massa", messa in giro dai Servizi, rivelatasi poi un falso clamoroso, che è costato la vita a migliaia e migliaia di persone ed una situazione di destabilizzazione totale come quella attuale); da Troia a Fallujah se ne sono sentite di tutti i colori, ma per capire la verità non basta leggere l'editoriale di qualche scribacchino di terza fila, ci vuole di più.

 

Detto questo, è facile comprendere come sia molto pericoloso invocare la soppressione di questo o quel libro, di questo o quel testo, di questa o quella testata web. Ogni limitazione in tal senso è una regressione di civiltà, è voler tornare a periodi oscurantisti che si ritenevano superati, è voler sopprimere la capacità di discernimento e conoscenza dell'essere umano.Deve essere la forza della ragione, comprovata, a prevalere su ingiustizie e falsità.

Non bisogna giammai che sia  la sola ragione della forza,  coercitiva e violenta, anche se esercitata con i sofisticati mezzi moderni del discredito a mezzo stampa, a "democraticamente" prevalere prepotentemente su uomini, fedi e idee.

In questo senso, tutta la campagna di caccia alle streghe, scatenata e coordinata in queste settimane da giornali, tv e politicanti, è, dal dopoguerra a oggi, la più pericolosa tentazione totalitaria che l'Italia e l'Europa abbiano fronteggiato.

Se noi, uomini e donne, liberi pensatori, libere penne e anime libere, non saremo pronti, indipendentemente dalle differenze che ci contraddistinguono, a difendere questo nostro diritto all'informazione e all'espressione, a 360 gradi, e non saremo capaci di  rivendicare  i nostri inalienabili  diritti naturali  al  discernimento, alla critica, all'analisi, al libero arbitrio, allora non saremo neppure degni di reputarci esseri umani, e sarà giusto essere invece trattati, come già fanno, da "animali parlanti"...

 

Redazionale del 5 giugno 2010

di FFP, aggiornato alle ore 16.47

 



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Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 06 Giugno 2010 - 11:10

Bravissimi !

 

Plusieurs manifestations

pro-palestiniennes en France

 

Par Flore Galaud

05/06/2010 | Mise à jour : 23:07 Réactions (198

 

5.000 personnes à Paris, 2.000 à Nice, Mulhouse et Marseille : nombreux sont ceux qui ont répondu présents samedi à l'appel de dizaines d'organisations politiques, syndicales et religieuses pour dénoncer l'assaut meurtrier d'Israël sur la flottille humanitaire.

Des manifestations pro-palestiniennes pour dénoncer l'assaut meurtrier lundi de l'armée israélienne sur une flottille en route pour Gaza a rassemblé samedi des milliers de personnes dans plusieurs villes de France.

A Paris, quelque 5.000 personnes selon la police, avaient ainsi répondu à l'appel de dizaines d'organisations politiques, syndicales et religieuses. Le cortège - parti de la place de la Bastille - ne comprenait au départ qu'un demi-millier de personnes mais la foule a rapidement grossi dans l'après-midi.

Il y a toutefois eu des dissensions entre militants politiques et religieux. Le Parti de Gauche (PG), composé notamment de dissidents du parti socialiste, a ainsi annoncé dans l'après-midi avoir «quitté la manifestation pour Gaza en refusant le mélange entre politique et religion». «Contrairement aux accords pris, des organisations religieuses ont été autorisées à s'intercaler dans le cortège des organisations politiques», a expliqué le PG.

 

Youcef Benberdal dans le cortège

Cette manifestation parisienne était programmée depuis plusieurs jours à l'appel d'un Collectif national pour une «paix juste et durable entre Palestiniens et Israéliens» regroupant partis politiques de gauche, organisations syndicales et humanitaires et associations musulmanes ou juives.

Une maquette en carton-pâte d'un paquebot ouvrait la manifestation, tandis que des jeunes agitaient des drapeaux turcs et de l'Autorité palestinienne.

Youcef Benberdal, un des dix militants français qui se trouvaient sur les bâteaux arraisonnés par l'armée israélienne, et membre du Comité de bienfaisance et de secours aux Palestiniens (CBSP), une ONG française de la mouvance islamiste, était présent dans le cortège.

 

2.000 personnes à Nice et Mulhouse

D'autres manifestations ont eu lieu un peu partout en France, notamment à Nice, où quelque 2.000 personnes selon la police, la plupart vêtues de blanc, se sont rassemblées dans le centre-ville. L'appel à venir participer à ce rassemblement avait été diffusé via le réseau religieux musulman des salles de prières et des mosquées. Une première manifestation d'environ 150 personnes, militants de partis de gauche, avait eu lieu dans la matinée. A Mulhouse, la police a également compté 2.000 manifestants, tout comme à Marseille, où les manifestants ont défilé vers la préfecture et le consulat d'Israël derrière une banderole «contre la colonisation et l'apartheid en Palestine».

La mobilisation était moindre à Toulouse (300 personnes) et à Montpellier, où les manifestants étaient au nombre de 500 selon la police. Ils ont réclamé des sanctions internationales contre Israël, la levée du blocus de Gaza et l'annulation d'un projet d'implantation de terminal fruitier sur le port voisin de Sète par l'Israélien Agrexco.

Entre un demi-millier et un millier de personnes ont par ailleurs manifesté à Bordeaux à l'appel de plusieurs organisations pro-palestinienne telles que le Comité Action Palestine, l'Association culturelle solidaire de Posof et Ici et Là Bas.

 

Le Figaro

 

LIRE AUSSI :

» INTERVIEW - Goldnadel : «Le blocus de Gaza sera maintenu»

» BLOG - Les conséquences de cet assaut meurtrier

» EN IMAGES - La colère gronde dans les pays musulmans

» FOCUS - Le blocus de Gaza, «punition collective» de la population

 



Stampa la notizia: Plusieurs manifestations pro-palestiniennes en France
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 06 Giugno 2010 - 11:00

 

Israel, Nazi propaganda chief Göebbels would have been proud of you

 

By William Bowles

 

 

June 4, 2010 4 June, 2010 — Creative-i

"According to IHH official Omer Yagmur, who spoke to the doctors, 19-year-old Furkan Dogan was killed by four bullets to the head — all fired at close range — and one bullet into his chest, also fired at close range.

/../

"The Mavi Marmara was bombed right in front of our eyes. They threw the wounded into the water" — Yücel Köse, 'Israel killed more than 9, threw wounded into sea, witnesses say’, Zaman Today (Turkey), 4 July 2010

As the true nature of the massacre on the Mavi Marmara becomes apparent now that witnesses can speak out, so too is the scale of the pre-planned propaganda blitz conducted by the Israelis, a blitz that was launched in tandem with the armed attack.

Clearly planned well in advance of the attack (right down to paintball guns)—and with the able assistance of the Western media—Israel has shown how reality can be manipulated; day turned into night, wrong into right, black into white.

Just how well the Western media covers for the actions of the rogue state of Israel can be seen by comparing the BBC report, also from Turkey, with the Zaman Today article quoted from above.

Titled 'Gaza activists receive enthusiastic welcome in Turkey’ the BBC article mentions none of the atrocities allegedly committed by Israeli commandos. Instead, we get one quote from British activist Sarah Colbourne who told the BBC:

"I couldn’t even count the amount of ships that were in the water. It was literally bristling with ships, helicopters and gunfire. It was horrific, absolutely horrific." (see the Guardian piece below for a comparison)

The BBC piece opens with the following:

"Turkish planes carrying hundreds of activists from the Gaza-bound aid flotilla intercepted by Israeli forces have arrived in Istanbul from Israel.

"The activists returned to an enthusiastic welcome led by Turkey’s Deputy Prime Minister Bulent Arinc.

"The bodies of nine people killed when Israeli commandos took control of the six aid vessels were also flown in.

"Earlier, PM Benjamin Netanyahu said Israel had "no choice" but to storm the ships on Monday."

"Took control"? Even Netanyahu describes it as storming the ships but good ol’ Auntie Beeb has to downplay the atrocity even as the two descriptions sit side-by-side!

And once again the BBC article reveals what it’s concerns really are, protecting the interests of the Empire. In a sidebar we read:

"By holding them until now, Israel has only prolonged this public relations disaster." — 'AT THE SCENE’, By Jonathan Head, BBC News, Istanbul

As always, as far as the BBC is concerned the atrocity is no more than a PR problem and not only for the Israelis, as revealing the true nature of the attack also reveals the BBC’s craven use of Israeli propaganda.

"The lie can be maintained only for such time as the State can shield the people from the political, economic and/or military consequences of the lie. It thus becomes vitally important for the State to use all of its powers to repress dissent, for the truth is the mortal enemy of the lie, and thus by extension, the truth becomes the greatest enemy of the State." – Dr. Joseph M. Goebbels, Nazi minister of propaganda

Quoting Netanyahu under the sub-head of 'Vicious mob’

"In Israel, Prime Minister Netanyahu dismissed criticism of the raid as "international hypocrisy".

"He said the soldiers had been met by a "vicious mob" and had acted to defend themselves.

"He said it was Israel’s duty to prevent rockets and other weapons being smuggled into Gaza to Hamas by Iran and others.

"The flotilla, he argued, was not aiming to deliver humanitarian aid to Gazans but was trying to break the blockade.

""This was not a love boat, this was a boat of hate," Mr Netanyahu said." 'Gaza activists receive enthusiastic welcome in Turkey’

The parallels with Nazi propaganda techniques are no accident as are the connections between Nazi Germany and the then nascent state of Israel. Connections that are well documented. Indeed, the unit that carried out the attacks on the Gaza Freedom Flotilla, Shayetet 13 owes its existence to Italian Fascists, in particular Fiorenzo Capriotti who was hired to form and train Shayetet 13.

"The fledgling Israeli state later turned to Italy to ask for help with military training, which the government was not willing to supply officially. The Italian government therefore got in touch with veterans of Mussolini’s short-lived Italian Social Republic (RSI): young men who had the technical skills required, but did not belong in the new political system.

"The veterans – including people like Capriotti who would have joined the RSI if they could have – had no qualms about helping the Zionists, with whom they shared a deep hostility towards the British.

/../

"In 1992, Fiorenzo Capriotti was appointed "honorary commander" of Shayetet 13 by Ami Ayalon, then commander of the Israeli navy, with a special mention of the "glorious" Decima Mas. Capriotti died last year, at the age of 99, a revered figure among Italian neo-Fascists, who would go in pilgrimage to visit him."[1]

There you have it. The BBC is complicit in spreading blatant lies about the tragic events of 31 May, 2010. In the words of Norman Finkelstein,

Israel is now a lunatic state. It’s a lunatic state with between 2 and 300 nuclear devices. It is threatening war daily against Iran, and against Hezbollah in Lebanon. Hezbollah in Lebanon has all ready stated on several occasions that if Israel attacks it will retaliate in kind. Things are getting out of control. We have to ask ourselves a simple basic fundamental question. Can a lunatic state like Israel be trusted with 2 to 300 nuclear devices, when it is now threatening its neighbors Iran and Lebanon with an attack? These are serious issues!" — 'Israel is now a lunatic state’

The degree to which the BBC censors news and insists on pushing the Israeli line can be seen not only from the Zaman Today piece quoted from at the beginning, which contradicts BBC 'coverage’ on almost every account but also in yesterday’s Guardian (3/6/10) we have the testimony of the first English participant in the Freedom Flotilla to return home, Sarah Colborne.

"There was live ammunition flying around and I could hear the sounds of the bullets flying and the whirr of the helicopter blades as people were dropped down onto the roof. What I saw was guns being used by the Israelis on unarmed civilians. I saw a bullet wound in someone’s head. It was very clear it was live ammunition."'British survivor of Gaza flotilla raid: 'Israelis ignored SOS calls’, The Guardian, 3 June, 2010[2]

Surely the BBC is complicit in Israeli war crimes and should stand in the dock alongside those responsible for the Gaza Freedom Flotilla massacre?

Note

1. See 'An Italian Fascist Founded the Unit which Attacked the Freedom Flotilla’ By Miguel Martínez

2. See the video: 'Sarah Colborne insists that troops fired live ammunition at activists’

See also, ''Mad dog’ diplomacy – A cornered Israel is baring its teeth’ By Jonathon Cook

:: Article nr. 66668 sent on 05-jun-2010 17:25 ECT www.uruknet.info?p=66668

:: The views expressed in this article are the sole responsibility of the author and do not necessarily reflect those of this website.

 



Stampa la notizia: Israel, Nazi propaganda Chief Goebbels would have been proud of you
Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 05 Giugno 2010 - 12:33

 

Se la coscienza del Diritto non grida di fronte a questo, allora l'umanità è perduta... L.M.

 
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Gaza flotilla attack: Autopsies reveal
intensity of Israeli military force

 
 
 
• Victims found with up to six gunshot wounds
• Israel 'about to lose a friend' warns Turkey's US envoy


    * Robert Booth, Harriet Sherwood in Gaza City and Justin Vela in Istanbul
    * guardian.co.uk, Friday 4 June 2010 22.00 BST
    * Article history

Gaza flotilla Mavi Marmara The autopsy results reveal the extent of force used by Israeli commandos aboard the Mavi Marmara (pictured). Photograph: Reuters

The autopsy results released today by the Turkish authorities after the Israeli attack on the Gaza flotilla reveal in chilling detail the intensity of the military force unleashed on the multinational convoy.

Each of the nine victims on the Mavi Marmara in international waters off the coast of Israel in the early hours of Monday morning was shot at least once and some five or six times with 9mm rounds.

The results also reveal how close the fighting was. Dr Haluk Ince, chair of Turkey's council of forensic medicine (ATK), said: "Approximately 20cm away was the closest. In only one case was there only one entrance wound. The other eight have multiple entrance wounds. [The man killed by a single shot] was shot just in the middle of the forehead with a distant shot."

The details emerged as Turkey warned that it may reconsider its diplomatic ties with Israel unless it receives an apology.

The deputy prime minister, Bulent Arinc, warned: "We may plan to reduce our relations with Israel to a minimum."

Namid Tan, the ambassador to Washington, warned that Israel was "about to lose [a] friend". He repeated calls for an independent investigation of the raid and end its blockade against Gaza.

Asked if Turkey might break off relations, he said: "We don't want this to go to that point." But he added: "The government might be forced to take such an action."

Speaking at the funeral of the youngest activist, prime minister Tayyip Erdogan accused Israel of betraying its religion. "You killed 19-year-old Furkan Dogan brutally. Which faith, which holy book can be an excuse for killing him?" he asked.

According to the scientists at the ATK, Dogan, who held US and Turkish citizenship was shot five times – from close range in the right side of his nose, in the back of the head, in the back and twice in the left leg.

The oldest victim was 60-year-old Ibrahim Bilgen, a Turkish politician, engineer and activist who was married with six children. He had been shot once in the right temple, once in the right side of his chest, once in the back and once in the hip.

Cetin Topcuotlu, a 54-year old former Taekwondo champion who worked as a coach for the Turkish national team, was shot three times – once in the back of his head, once in his hip and once in his belly. His wife, Cigden, who was with him on the Mavi Marmara said at his funeral on Thursday she would take part in further flotillas to Gaza with her son.

The detail of the wounds came as yet more survivors returned to the UK and gave their account of the attacks.

In a hastily arranged press conference in central Londonshortly after his Turkish airlines plane touched down at Heathrow, Ismail Patel, the 47-year-old chairman of the Friends of al-Aqsa, condemned what he called "the cold-blooded murder and killing of our colleagues". He said: "These deaths were avoidable and I lay the blame squarely with the Israelis."

Israel has previously said its troops had been left with no choice after they came under attack from activists armed with knives and iron bars when they were dropped by helicopter on to the ship.

Patel claimed that as soon as the Israeli Defence Force helicopter appeared above the Mavi Marmara, "it started using immediately live ammunition" without any warning being issued.

After the first victim fell the white flag was raised, he said, but Israeli forces continued firing. "I think the Israeli soldiers were shooting to kill because most of the people who died were shot in the top part of their bodies," he said. He believed that later victims were injured in their legs after a "tactical move" by the commandos to wound rather then kill.

Alex Harrison, a Free Gaza activist who was on the smaller Challenger yacht, which was crewed mainly by women, said the Israelis used rubber bullets, sound bombs and tasers against them.

"Two women were hooded, they had their eyes taped," she said, describing how the yacht was quickly overwhelmed. "We stood and tried to obstruct the armed, masked men and maintained no other defence and still they used violence."

Harrison, 32, from Islington, north London, also witnessed the Mavi Marmara being stormed from above by helicopter and said the Israelis started firing before their troops touched down on the boat.

"I have seen some selective footage that the Israelis have chosen to put out suggesting that we responded with violence," she said. "You must remember that these are unarmed civilians on their own boat in the middle of the Mediterranean. People picked up what they could to defend themselves against armed, masked commandos who were shooting."

The violence was "initiated by the Israelis on a massive scale," she said, adding she was pleased her colleagues on the Rachel Corrie, an Irish vessel, were continuing to Gaza this weekend.

"I am thrilled they are going," she said. "They know exactly what risks they face. They are doing what our government's haven't and I thank them."

Both Harrison and Patel criticised the British authorities for failing to provide sufficient consular assistance while the activists were detained in an Israeli prison in Beersheva.

Patel said he was not visited by anyone from the British mission and Harrison said the consul told her that Israeli officials had prevented him visiting captured Britons.

"I did see the British consul," Harrison said. "He told me that he had sitting outside the prison all day ... asking for access and not been given it. I see that as an insult from Israel to the British, that they were denying the British consul the right that citizens have. I also see it as a sign that the British don't have the strength to stand up to Israel."

Foreign Secretary William Hague confirmed that a total of 34 of the activists on the aid flotilla were British, with all but two of them having been sent to Turkey by the Israeli authorities.

In Gaza City, the de facto Hamas prime minister, Ismail Haniyeh, told crowds of worshippers at Friday prayers that Israel's blockade was in its final stages.

"Now not only Gazans speak of the blockade, but also the [UN] security council and the international community. Everyone is demanding the siege be lifted."
 

The nine victims


Cengiz Alquyz, 42

Four gunshot wounds: back of head, right side of face, back, left leg

Ibrahim Bilgen, 60

Four gunshot wounds: right chest, back, right hip, right temple

Cegdet Kiliclar, 38

One gunshot wound: middle of forehead

Furkan Dogan, 19

Five gunshot wounds: nose, back, back of head, left leg, left ankle

Sahri Yaldiz

Four gunshot wounds: left chest, left leg, right leg twice

Aliheyder Bengi, 39

Six gunshot wounds: left chest, belly, right arm, right leg, left hand twice

Cetin Topcuoglu, 54

Three gunshot wounds: back of head, left side, right belly

Cengiz Songur, 47

One gunshot wound: front of neck

Necdet Yildirim, 32

Two gunshot wounds: right shoulder, left back
 
 


Stampa la notizia: IOF - le 5 esecuzioni sommarie di pacifisti: l'articolo del Guardian
Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 05 Giugno 2010 - 12:15

 

 

Condemn the Israeli Freedom Flotilla Massacre!
Release All Detained Activists!
Deliver All the Confiscated Aid!
End U.S. Aid to Israel!
END THE ILLEGAL BLOCKADE AND SIEGE OF GAZA NOW!

Sign the Petition Now: http://www.iacenter.org/palestine/flotillamassacrepetition


Be part of the international opposition to the blockade of Gaza. Make your voice heard! The International Action Center urges you to sign a petition demanding justice in the wake of Israel's latest brutality -- the massacre of 9 or more unarmed activists by the Israeli army in international waters north of Gaza. Your message will go to President Barack Obama, Secretary of State Hillary Clinton, Vice President Joe Biden, Congressional leaders, U.N. Secretary General Ban, members of the U.N. Security Council, U.N. member states, and the President, Prime Minister, and Cabinet of Israel along with Major media representatives and the International Red Cross.

The killed and wounded activists were part of a 750-member delegation on a six-boat flotilla attempting to bring humanitarian aid to the besieged people of Gaza.

Representing 40 different countries and led by the Free Gaza Movement and Insani Yardim Vakfi, a Turkish organization, the flotilla carried some 10,000 tons of humanitarian aid, including medical and construction supplies. A recent World Health Organization report states that the health of Gaza's population continues to deteriorate as a result of a three-year Israeli blockade -- a form of collective punishment unleashed by Israel after Hamas took electoral power in the area.

Some 70 miles off the Israeli coast, Israeli naval vessels surrounded the convoy on May 31. In an act of piracy, masked Israeli commandoes slid down ropes from helicopters onto the largest of the ships. Journalists aboard the ship reported that the troops started firing before they even touched down. Passengers aboard the ship were waving white flags at the time of the invasion.

According to reports, the Israeli navy seized all six ships and have imprisoned or deported all the other participants.

Protests broke out around the world in condemnation of the massacre. In cities across the U.S., the IAC organized and participated in protests denouncing the U.S. for providing military and other material support to client-state Israel. The Obama administration has pledged at least $30 billion in military aid to Israel over the next 10 years.

While many Middle Eastern and European governments denounced the attack, the U.S. response was tepid. According to the New York Times, the White House released a statement expressing "regrets about the loss of life." (May 31)

These continued attacks on the Palestinian people and their allies will only increase the call for boycott, divestment and sanctions against Israel. Indeed, the massacre has sparked a world-wide uprising of resistance to the blockade, and many more, larger aid flotillas are being organized to challenge this Israeli state-terrorist piracy. This most recent atrocity exposes not only the ruthlessness of the settler Israeli state -- and the U.S. as its sponsor -- but also shows the steadfastness and determination of people around the world to free Palestine. We must keep up the pressure to demand a free Palestine!

Sign the Petition Now: http://www.iacenter.org/palestine/flotillamassacrepetition

Petition Text:

To:  President Barack Obama, Secretary of State Hillary Clinton, Vice President Joe Biden, Congressional leaders, U.N. Secretary General Ban, members of the U.N. Security Council, U.N. member states, and the President, Prime Minister, and Cabinet of Israel

cc: Major media representatives, International Red Cross

Condemn the Israeli Freedom Flotilla Massacre!
Release All Activists Detained in Israeli Jails!
Deliver All the Confiscated Aid!
End All U.S. Aid to Israel!
END THE ILLEGAL SIEGE AND BLOCKADE OF GAZA NOW!

I am writing to demand justice in the wake of Israel's latest brutality -- the massacre of 9 or more unarmed activists by the Israeli army in international waters north of Gaza. The activists were part of a 750-member delegation on the six-boat Gaza Freedom Flotilla attempting to bring humanitarian aid to the besieged people of Gaza.

Representing 40 different countries and led by the Free Gaza Movement and Insani Yardim Vakfi, a Turkish organization, the flotilla carried some 10,000 tons of humanitarian aid, including medical and construction supplies. A recent World Health Organization report states that the health of Gaza's population continues to deteriorate as a result of a three-year Israeli blockade -- a form of collective punishment unleashed by Israel after Hamas took electoral power in the area.

Some 70 miles off the Israeli coast, Israeli naval vessels surrounded the convoy on May 31. In an act of piracy, masked Israeli commandoes slid down ropes from helicopters onto the largest of the ships. Journalists aboard the ship reported that the troops started firing before they even touched down. Passengers aboard the ship were waving white flags at the time of the invasion.

According to reports, the Israeli navy seized all six ships and have imprisoned or deported all the other participants.

Protests broke out around the world in condemnation of the massacre. In cities across the U.S., protests denounced the U.S. for providing military and other material support to client-state Israel. The Obama administration has pledged at least $30 billion in military aid to Israel over the next 10 years.

While many Middle Eastern and European governments denounced the attack, the U.S. response was tepid. According to the New York Times, the White House released a statement expressing "regrets about the loss of life." (May 31) These continued attacks on the Palestinian people and their allies will only increase the call for boycott, divestment and sanctions against Israel. Indeed, the massacre has sparked a world-wide uprising of resistance to the blockade, and many more, larger aid flotillas are being organized to challenge this Israeli state-terrorist piracy. This most recent atrocity exposes not only the ruthlessness of the settler Israeli state -- and the U.S. as its sponsor -- but also shows the steadfastness and determination of people around the world to free Palestine.

Condemn the Israeli Freedom Flotilla Massacr
Release All Activists Detained in Israeli Jails!
Deliver All the Confiscated Aid!
End All U.S. Aid to Israel!
END THE ILLEGAL SIEGE AND BLOCKADE OF GAZA NOW!

Sincerely,
(your signature will be added here)

Sign the Petition Now: http://www.iacenter.org/palestine/flotillamassacrepetition

 



Stampa la notizia: IAC Center: Firmate La Petizione
Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 05 Giugno 2010 - 12:02

 

 

Do your part!

Dear President Obama,

...I urge you to not meet with the Israeli PM on June 1st in response to Israel's illegal attack on the humanitarian maritime aid convoy to Gaza. The Israeli commando units, employing thin excuses, attacked the ships in intenational waters, killing over 10, injuring dozens of international civilians, and endangering hundreds others, including American citizens.

I further urge you to call for the immediate lifting of the siege on Gaza. There will never be peace before the people in Gaza live in dignity.

Thank you,

 

Contact the White House | The White House

 



Stampa la notizia: Write to President Obama
Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 05 Giugno 2010 - 11:51

 

 

 
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USA: «BLOCCO INSOSTENIBILE, SITUAZIONE DEVE ESSERE CAMBIATA»

Israeliani intercettano la Rachel Corrie
si attende l'abbordaggio


Unità della marina hanno circondato la nave irlandese al largo della cose di Gaza


LARNACA - La nave irlandese «Rachel Corrie», in navigazione verso la Striscia di Gaza, ha ignorato finora le richieste della marina israeliana di cambiare rotta e dirigersi verso il porto Ashdod (sud di Israele). Le forze israeliane «non avranno altra scelta se non quella di abbordare la nave» se continuerà a puntare verso la Striscia di Gaza ha confermato il capitano Aryi Shalicar, dell'ufficio stampa delle forza armate israeliane. «Sono quattro ore che proviamo a contattare l'equipaggio per chiedere di cambiare la rotta verso Ashdod (sud di Israele) di non violare il blocco (imposta da Israele attorno alla Striscia di Gaza), ma per ora non c'è cooperazione». «Se non avremo altra scelta, abborderemo la nave per fermarla, perchè questo è il nostro compito», ha aggiunto.
 
ISPEZIONE - «Israele - ha ripetuto il portavoce militare - non ha problemi a far attraccare la Rachel Corrie ad Ashdod e ad aiutare poi l'equipaggio a trasferire gli aiuti a Gaza» via terra. Ha tuttavia aggiunto che occorrerà prima «ispezionare il carico, per verificare che non vi siano esplosivi o munizioni». Israele ha imposto severe restrizioni attorno alla Striscia di Gaza, fin dall'avvento al potere nell'enclave palestinese degli islamico-radicali di Hamas, nel 2007. Gli attivisti, tuttavia, considerano illegittimo tale blocco, la cui revoca è chiesta con crescente insistenza anche da diversi attori della comunità internazionale: tanto più dopo il sanguinoso blitz di lunedì compiuto dalle forze speciali israeliane contro una flottiglia guidata dalla nave turca Mavi Marmara che cercava a sua volta di forzare l'embargo.
 
PROIBIZIONE - Venerdì sera il ministero degli Esteri irlandese e quello israeliano avevano delineato un'ipotesi di accordo affinchè l'ultima nave della Freedom Flotilla decisa a superare il blocco potesse attraccare ad Ashdod con la garanzia israeliana dell'apertura di un corridoio via terra attraverso il quale lo stesso equipaggio avrebbe potuto poi consegnare il suo carico di aiuti a Gaza, previ i controlli di sicurezza. Ma gli attivisti filo-palestinesi a bordo hanno fatto sapere di non volervi aderire. «Noi - ha dichiarato nella notte per telefono dalla nave uno dei pacifisti, John Graham - non abbiamo intenzione di accettare alcuna intesa che ci voglia coinvolgere legittimando l'assedio (navale israeliano) contro la Striscia di Gaza».
 
ERDOGAN VALUTA SE MANDARE MARINA A ROMPERE ASSEDIO - Tayyip Recep Erdogan sta valutando se usare la sua Marina per rompere l'assedio di Gaza. Lo scrive Debkafile, un sito considerato vicino all'intelligence israeliana, che cita i servizi segreti turchi. Il premier turco starebbe addirittura pensando di salire a bordo egli stesso di un futura nave di attivisti filo-palestinesi, convinto che Israele non avrebbe il coraggio di intervenire per bloccarlo.
 
USA MEDIANO: «BLOCCO INSOSTENIBILE, MA DIRIGETEVI AD ASHOD» - Secondo fonti di Debkafile ad Ankara, l'amministrazione di Obama è comunque in stretto contatto con il premier turco per cercare di raffreddare gli animi. Mike Hammer, portavoce del National Security Council, ha tra l'altro chiesto espressamente all'imbarcazione israeliana di cambiare rotta e andare al porto di Ashdod. A proposito del blocco su Gaza, Hammer ha detto che «la situazione attuale è insostenibile e deve essere cambiata». Gli Usa lavorano attivamente con Israele, l'Autorità Palestinese e altri partner internazionali, «per mettere a punto nuove procedure per la consegna di materiale e assistenza alla popolazione di Gaza, evitando nel contempo l'importazione di armi».
 
ATTIVISTI UCCISI CON COLPI ALLA TESTA A BRUCIAPELO
 
 

ATTIVISTI UCCISI CON COLPI ALLA TESTA A BRUCIAPELO -Intanto oggi il quotidiano britannico Guardian, citando le autopsie svolte in Turchia, scrive che i nove attivisti turchi uccisi dalle forze armate israeliane nel corso del blitz contro la Freedom Flotilla sono stati raggiunti da almeno una trentina di colpi d’arma da fuoco. Si tratterebbe di pallottole da 9 millimetri, sparate in molti casi da distanza ravvicinata; cinque delle vittime sono state colpite alla testa, scrive il medico legale turco, incaricato di effettuare le autopsie dal ministero della Giustizia di Ankara. In particolare, Ibrahim Bilgen, 60 anni, è stato colpito da 4 proiettili alla tempia, al petto, ai fianchi e alla schiena. Un diciannovenne, Fulkan Dogan, con cittadinanza americana, è stato raggiunto da cinque colpi sparati da meno di 45 centimetri, alla faccia, alla nuca, due volte alle gambe e una alla schiena. Altri due uomini sono stati uccisi da almeno quatto colpi ciascuno e cinque delle vittime hanno ricevuto proiettili nella schiena, ha riportato Yalcin Buyuk, vice-presiente della commissione di medicina legale.

 



Stampa la notizia: Flotilla: Accerchiata la Rachel Corrie, si attende l'abbordaggio
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 23:12

 

Navigando... per la Rete! 

 

mahjoob_giugno_2010_prima

 

mahjoob_giugno_2010 

 

 

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 willhecomebackfromthiscamp



Stampa la notizia: Le vignette sull'attacco israeliano alla Freedom Flotilla
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 22:53

 

 

palestinian_flag_1 

 
 
VENERDI’ 4 GIUGNO
GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE


A FIANCO DELLA FREEDOM FLOTILLA
SCENDIAMO IN PIAZZA CONTRO I CRIMINI ISRAELIANI
IN TUTTE LE CITTA DOVE E' POSSIBILE




All’alba del 31 maggio la Marina militare israeliana ha attaccato in acque internazionali le navi della Freedom Flotilla che, con 10.000 tonnellate di aiuti umanitari e circa 700 attivisti internazionali a bordo, si dirigevano verso le coste di Gaza. L’assalto ha provocato una strage tra gli internazionali, decine di feriti e il sequestro degli attivisti; a diverse ore dall’attacco non si hanno ancora notizie sulle loro condizioni, se non che sono ancora rinchiusi nelle prigioni israeliane del deserto del Neghev.

Con l’arrembaggio delle navi della Freedom Flotilla, cariche di civili, armati unicamente della loro solidarietà alla popolazione palestinese di Gaza da tre anni sotto embargo, Israele ha compiuto un vero e proprio atto di pirateria e di palese violazione del diritto internazionale. Come durante l’operazione Piombo Fuso, che a cavallo tra il 2008 e il 2009 ha provocato l’uccisione di oltre 1.400 palestinesi di Gaza e il ferimento di oltre 5.000, lo Stato di Israele continua a ritenersi sollevato da ogni regola del diritto internazionale, fino a compiere atti di terrorismo di Stato come quello che ha violentemente bloccato le imbarcazioni della Freedom Flotilla.

Nel nostro paese, come in tutto il mondo, tante manifestazioni hanno espresso una determinata protesta contro l’arroganza e la violenza militare israeliana e contro l’atteggiamento di una comunità internazionale che continua a rendersi complice garantendo l’impunità ai crimini di un paese ancora una volta immune da atti concreti di condanna delle sue politiche. Continueremo a scendere in piazza e invitiamo alla mobilitazione in tutte le città italiane finché tutti gli attivisti internazionali sequestrati da Israele non saranno liberati.



-----------------------

A ROMA - ORE 17,00 IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA
CORTEO FINO A PIAZZA DEL POPOLO PER CHIEDERE:



- L’IMMEDIATO RILASCIO DEGLI ATTIVISTI INTERNAZIONALI DELLA FREEDOM FLOTILLA SEQUESTRATI NELLE CARCERI ISRAELIANE

- L’IMMEDIATA INTERRUZIONE DEGLI ACCORDI DI COOPERAZIONE FRA ITALIA E ISRAELE

- BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO E SANZIONI CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA ISRAELIANA

- LA FINE DEL BLOCCO DI GAZA


Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
 


Stampa la notizia: Freedom Flotilla: Roma 4 Giugno - Giornata di Mobilitazione Nazionale
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 22:38

 
Ricevo da Olivia Zemor di Europalestine e trasmetto...
 
 
Chères amies, Chers amis,


La situation est grave : le bateau "Rachel Corrie" qui est parti d'Irlande et qui se dirige vers Gaza, est menacé d'une nouvelle attaque par Israël. Notre gouvernement a annoncé qu'il ne le soutenait pas, et ne prendrait aucune sanction contre israël, y compris en cas de nouvelle attaque. Merci lire le compte-rendu de notre délégation hier au Quai d'Orsay. Edifiant ! : http://www.europalestine.com/spip.php?article5113

Nous allons donc manifester demain, jeudi de manière spectaculaire à Paris, sur le Bd Saint Michel. Nous donnons RV à tous les Franciliens, à 18 H à la sortie du M° -  RER Luxembourg (angle Bd St Michel et rue Gay Lussac) pour défiler sur le Boulevard Saint-Michel.

Ceci ne nous empêchera pas, bien entendu, de manifester également samedi de Bastille à Concorde à partir de 15H, mais les Palestiniens et les internationaux nous appellent à ne pas attendre jusque là, vu la situation.

Le Rachel-Corrie, navire de commerce qui porte le nom d'une Américaine tuée dans la bande de Gaza en 2003, a appareillé lundi de Malte avec quinze militants à son bord, dont l'Irlandaise Maired Corrigan-Maguire, lauréate du prix Nobel de la paix en 1976, et l'ancien diplomate irlandais aux Nations Unies, Denis Hallyday. Ce bateau transporte 1 200 tonnes de matériel médical, de chaises roulantes, de fournitures scolaires et de ciment.
Le premier ministre irlandais, Brian Cowen, a indiqué que le navire était propriété irlandaise et estimé qu'il devait être autorisé à terminer sa mission. "Le gouvernement a formellement demandé au gouvernement israélien de permettre au navire, de propriété irlandaise, d'être autorisé à terminer son trajet sans obstacle et à décharger sa cargaison à Gaza", a dit le chef du gouvernement devant les parlementaires. 

La marine israélienne est prête à intercepter le navire, a assuré un officier : "Nous serons (...) prêts pour le Rachel-Corrie", a-t-il prévenu. 


 Ce qui est, souligne Jean Baumgarten, parfaitement illégal au regard de la Convention internationale des Nations Unies sur le Droit de la Mer, qui stipule : 


- Article 88 : "La haute mer est affectée à des fins pacifiques."

 - Article 89 : "Aucun État ne peut légitimement prétendre soumettre une partie quelconque de la haute mer à sa souveraineté."



TOUS A LA MANIFESTATION DEMAIN JEUDI 3 JUIN A 18 H AU DEPART DU M° GARE DU LUXEMBOURG SUR LE BD SAINT-MICHEL (en face du jardin du Luxembourg)


ET PARTOUT AILLEURS EN FRANCE


POUR EXIGER LA LEVEE IMMEDIATE DU SIEGE DE GAZA ET DES SANCTIONS CONTRE L'OCCUPANT ISRAELIENS.


Amicalement,
CAPJPO-EuroPalestine
http://www.europalestine.com


English summary :


Let's protest in Paris tomorrow on Bd Saint-Michel (6.pm) . The Rachel Corrie is threatened by the Israeli government and the French authorities announced they do not support their initiative and that they would not take any sanction against Israel, whatever the situation.


Let's protest everywhere to break the siege of Gaza and impose sanctions on the israeli occupier.


Best,
CAPJPO-EuroPalestine
http://www.europalestine.com

Stampa la notizia: URGENT: APPEL A L'AIDE DU BATEAU "RACHEL CORRIE": MANIFESTATIONS PARTOUT DEMAIN
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 12:23

 

 

assalto_freedom_flotilla
 
 
Attacco Militare Israeliano alla Freedom Flotilla
 
- come i pirati somali - 
 
 
 

I fatti principali da considerare in merito all'attacco ingiustificato ed ingiustificabile della marina militare israeliana ai danni della piccola flottiglia di navi pacifiste:

 

1) La Freedom Flotilla era composta da comuni navi passeggeri, non da sottomarini oppure navi militari da sbarco.

2) L' arrivo della Flotilla non era segreto, ma sbandierato ai quattro venti. 

3) Tutti noti i nomi dei passeggeri, nazione per nazione. Tra questi politici eletti, artisti, volontari, esponenti della società civile internazionale, più di 15 giornalisti ed uno scrittore di "gialli" accompagnato da parlamentari e amministratori del suo paese.

4) Non si trattava affatto di uno sbarco clandestino.

5) Le navi trasportavano civili e aiuti umanitari, costituiti da cibo, medicinali, materiale infermieristico e alcune "carrozzelle" per feriti o handicappati.

6) Tutte le navi sono regolarmente registrate presso gli stati di provenienza.

7) L'arrembaggio è avvenuto a 75 miglia dalla costa di Gaza, cioè in acque internazionali.

8) In piena notte, per approfittare della confusione del "risveglio".

9) Con l'uso di mezzi da sbarco, elicotteri, personale e navi militari. 

10) Così, se l'attacco israeliano non è da considerarsi una azione di guerra meritoria di una risposta armata dai Governi offesi, deve essere qualificato come un atto di pirateria con l'esattezza del Diritto internazionale, che regola la navigazione civile e militare.

11) Sia nel caso "guerra", che nel caso "pirateria", sono pienamente giustificati i comportamenti tenuti dai civili a bordo delle navi, anche quando aggressivi, trattandosi di fatto di un abbordaggio. 

12) I militari addestrati del gruppo d'arrembaggio, equiparabile ad una squadra di guastatori, hanno aperto il fuoco contro civili, uccidendo 19 persone e ferendone più di 30.
 
13) Tutti i feriti dell'esercito israeliano sono stati colpiti da "fuoco amico".
 
14) Nessuna legalità hanno sotto il profilo del Diritto Internazionale i decreti di espulsione emessi da Tribunali israeliani, che nel corso delle attuali 72 ore colpiranno tutti i 480 attivisti arrestati in acque internazionali dallo stato colonialista.

15) Nei confronti dei civili internazionali si tratta quindi di "sequestro di persona".  

16) Il sequestro delle navi da trasporto civile è l'abuso nell'abuso.  

17) Israele e il suo esercito non risponderanno delle sottrazioni di effetti personali o della distruzione del materiale umanitario trasportato dalle navi.
 
18) La stampa italiana, in generale, è filo sionista. Sono stati molti i titoli a favore dell'attacco israeliano ai pacifisti. E, addirittura, una testata pubblicava trionfalmente le dichiarazioni dello IOF in merito all'uso di un nuovo supercarcere per detenere i civili internazionali.
 
Purtroppo, nonostante i fatti, l'intera comunità internazionale ha a che fare con uno Stato Coloniale, che osa ancora rinfacciare stermini e respingimenti come quello della famosissima nave Exodus carica di profughi ebrei sulle coste inglesi, mentre commette da 60 anni un lento genocidio ai danni della popolazione araba di Palestina.

Ieri, dopo i morti pacifisti e le minacce di nuove aggressioni navali alla comunità internazionale, sono stati uccisi 3 uomini palestinesi in Cisgiordania dall'esercito di occupazione israeliano.

Loredana Morandi 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 11:28

Per l'Italia è stata arrestata la giornalista Angela Lano di Infopal.

 

Reporters Without Borders: 15 journalists still missing

 

Bethlehem - Ma'an - Reporters Without Borders is urging the Israeli authorities to release a list of the journalists who were arrested during Monday's raid on the humanitarian flotilla and to say where they are being held.

There were at least 15 foreign journalists travelling with the flotilla who still cannot be reached directly, the Paris-based media watchdog said. These are the names of the journalists known to have been aboard the flotilla:

• Reporter Svetoslav Ivanov and cameraman Valentin Vassilev of Bulgarian television station BTV
• Muna Shester of the Kuwait News Agency (KUNA)
• Talat Hussain, a presenter with Pakistan’s Aaj TV
• Sydney Morning Herald correspondent Paul McGeough and photographer Kate Geraghty
• Al Jazeera correspondent Abbas Nasser and cameraman Isaam Zaatar
• Mario Damolin, a freelancer working for the Frankfurter Allgemeine Zeitung
• David Segarra of TeleSUR
• Reporter Ayse Sarioglu of the daily Taraf
• Reporter Murat Palavar of the Islamist daily Yeni Safak (New Dawn)
• TVNET foreign news chief Sümeyye Ertekin, producer Ümit Sönmez and cameraman Ersin Esen

An Al Jazeera TV crew was meanwhile attacked by Israeli citizens in the port of Ashdod Monday after the Israeli defense minister gave a news conference about the attack on the flotilla. Walid Al-Omri, Al Jazeera’s bureau chief in the Palestinian territories, was injured in the attack, which followed virulent criticism of the Qatar-based TV station in the Israeli media.
 

http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=288951

 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 11:22

 

 

Incursione contro la “Gaza Flotilla”

 Aggressione contro tutti noi

 

di Jonathan Cook

 (Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)

Nazareth, 31 maggio 2010

È del tutto stupefacente come Israele sia stato in grado di creare nelle ultime 12 ore una interruzione di notizie, proprio come aveva fatto durante il suo attacco contro Gaza 18 mesi fa, in cui le nostre principali organizzazioni di comunicazione hanno spontaneamente permesso ai portavoce israeliani di intervenire incontestati. 

Come sono stati uccisi molti civili durante l’attacco all’alba da parte di Israele contro la flottiglia che portava aiuti contro l’embargo a Gaza?  Noi ancora non lo sappiamo. Quanti sono stati feriti? Le vostre supposizioni sono tanto valide quanto le mie. Gli attivisti che portavano aiuti erano armati di fucili? Sì, afferma Israele. Erano in combutta con al-Qaeda e Hamas? Certamente, afferma Israele. I militari hanno agito con ragionevolezza? Naturalmente, hanno dovuto affrontare un linciaggio, afferma Israele.

Se avevamo bisogno di una qualche prova della condizione per cui giornalisti televisivi occidentali sono semplicemente stenografi del potere, la BBC, la CNN ed altri ce l’hanno ampiamente fornita. Mark Regev, capo della propaganda di Israele, ha assegnato solo a se stesso le onde radio dell’etere. I passeggeri sulle navi, nel frattempo, sono stati rapiti da Israele e sono impotenti a fornire un versione alternativa degli avvenimenti. Noi prevediamo che rimarranno costretti al silenzio fino a che Israele sarà sicura di avere impostato bene la sua agenda delle notizie. Allora, prima di essere sommersi dall’hasbara, dalla disinformazione di Israele, è opportuno reiterare pochi semplici fatti:

I soldati di Israele hanno invaso queste navi in acque internazionali, mandando in frantumi il diritto internazionale, e, uccidendo civili, hanno commesso crimini di guerra. Le controaccuse da carte dei comandi israeliani che i loro soldati hanno dovuto rispondere ad un tentativo di “linciaggio” da parte dei civili devono venire respinte con il disprezzo che meritano.  

Il governo di Israele ha approvato l’arrembaggio di queste navi di aiuti, tramite squadre speciali di commandos. Costoro erano armati con fucili automatici per “calmare” i civili imbarcati, e non con strumenti idonei a disperdere la folla in caso di resistenza. Qualsiasi siano state le circostanze della contrapposizione, Israele deve essere tenuta responsabile per avere inviato forze militari e sprezzantemente avere messo in pericolo le vite di tutti i civili a bordo, comprese quelle di un bambino e di una sopravvissuta all’Olocausto.   

Israele non ha alcun diritto a controllare il mare di Gaza come proprie acque territoriali e di bloccare i convogli di aiuti che arrivano per questa via. Così agendo, fornisce la prova che è ancora in atto una occupazione belligerante dell’enclave e del milione e mezzo dei suoi abitanti. E se sta ancora occupando Gaza, allora, secondo il diritto internazionale, Israele è responsabile del benessere degli abitanti di Gaza. Dato che l’embargo ha imposto ai Palestinesi della Striscia un regime alimentare da fame negli ultimi quattro anni, Israele da tanto tempo dovrebbe essere portata sul banco degli imputati per avere commesso crimini contro l’umanità.   

Oggi, Israele ha scelto di dirigere la sua aggressione mortale non solo contro i Palestinesi sotto occupazione, ma anche contro la stessa comunità internazionale. 

Si decideranno finalmente i nostri leader a muoversi all’azione?

 

Jonathan Cook è uno scrittore e giornalista residente a Nazareth, Israele. I suoi ultimi libri sono “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East”  [Israele e lo scontro di civiltà: Iraq, Iran e il piano per ristrutturare il Medio Oriente] (Pluto Press) e “Disappearing Palestine: Israel's Experiments in Human Despair [Sparizioni in Palestina: esperimenti di Israele nelle scomparse di uomini](Zed Books). Il suo sito web a: www.jkcook.net.



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 11:16

LA RACHEL CORRIE NAVIGA VERSO GAZA!

 
Roma, 01 giugno 2010 Nena News - La nave pacifista «Rachel Corrie» procede la sua navigazione verso Gaza decisa a sfidare il blocco navale israeliano, nonostante il bagno di sangue dell’altra notte sul traghetto turco «Marmaris» dove i soldati israeliani hanno ucciso nove attivisti della «Freedom Flotilla».      

«La Rachel Corrie sta andando verso Gaza e non si fermerà. Siamo gente normale, molti di noi non sono nemmeno più giovani e certo molti sono spaventati, ma non ci fermeremo. Non portiamo armi, tutti a bordo ha firmato una dichiarazione che dice che non porta armi con sè. Se (gli israeliani,ndr) arrivano, ci stenderemo sul ponte della nave a mani alzate e ci faremo arrestare». Lo ha dichiarato a CNRmedia Mary Hughes, del coordinamento «FreeGaza».      

Israele sostiene che sono due le imbarcazioni pacifiste che si stanno dirigendo verso Gaza e il vice ministro della difesa Matam Vilnai ha ribadito che le forze armate interveranno di nuovo. Stavolta però, spiegano i media israeliani, non verranno attuati blitz armati, come quello dell’altra notte sfociato in una strage, ma verranno usate tecnologia e altri sistemi, non meglio precisati per bloccare le navi.     

«Non ci faremo intimidire – ha proclamato Hughes - loro hanno il potere, le armi, gli elicotteri, le navi da guerra, sappiamo che possono fermarci, che possono arrestarci e anche ucciderci, ma ogni volta che lo fanno scopriamo che ci sono sempre più persone ! che vogliono arrivare a Gaza. Continuiamo a ricevere telefonat! e di gente che ci chiede quando organizzeremo i prossimi viaggi ». (red) Nena News
 
NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY

 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 02 Giugno 2010 - 11:11

 

 

Movimento Federalista Europeo

Comunicato stampa del MFE sull'attacco militare israeliano

 

Il Movimento Federalista Europeo condanna l'azione militare di Israele e chiede una nuova iniziativa di pace europea per il Medio Oriente

L'intervento militare israeliano in acque internazionali contro le navi che portavano aiuti umanitari alla popolazione di Gaza, ingiustificato nei fini e sproporzionato nei mezzi usati, ha inasprito le tensioni che percorrono il Medio Oriente, allontanando da Israele l’unico alleato islamico – la Turchia –, e aggravato i pericoli che incombono sulla pace mondiale.

E' tempo di ripensare il processo di pace alle sue radici. L'occupazione militare dei territori palestinesi che perdura dal 1967, il blocco della striscia di Gaza, che è di fatto una “prigione a cielo aperto” per più di un milione di persone, il rifiuto di riconoscere il diritto dei palestinesi ad un proprio Stato, la continua diffusione di nuovi insediamenti di coloni nei territori occupati non solo impediscono una soluzione politica della questione palestinese, ma condannano Israele ad una persistente insicurezza e a un crescente isolamento internazionale; più in generale, fanno il gioco dei movimenti fondamentalisti e contribuiscono all'instabilità di tutto il Medio Oriente.

L'unica soluzione ragionevole e possibile, nell'interesse di Israele, dei palestinesi e della pace nella regione e nel mondo, in grado di portare alla sconfitta di tutte le minacce estremiste, è quella della coesistenza di due Stati, reciprocamente riconosciuti e legittimati, con l'attribuzione a Gerusalemme dello status di “città aperta”, sotto garanzia dell'ONU. Una soluzione che tuttavia può essere considerata durevole solo nella prospettiva di lungo periodo di un’unificazione federale di tutti gli Stati del Medio Oriente, l'unica strada che può portare a una pace stabile e permanente per tutti i popoli di quell'area. Non si tratta affatto di una prospettiva utopica e illusoria, come il cinismo travestito da realismo vorrebbe far credere, ma dell'unica realistica strada per garantire la pace e ancora di più quella delle generazioni future.

Nello stesso tempo occorre accelerare i negoziati per l’adesione della Turchia all’Unione europea, per evitare che sia attratta nell’orbita dell’estremismo islamico. La Turchia è un paese che da quasi un secolo ha compiuto la scelta della laicità dello Stato, introducendo per la prima volta in un paese di fede islamica il principio della separazione tra religione e politica. Inoltre, essa occupa una posizione di avanguardia nel mondo islamico per quanto riguarda l’affermazione – che per il momento resta incompleta – dei principi dello Stato di diritto e della democrazia rappresentativa. Come l’integrazione dell’Europa centro-orientale è stata la risposta al crollo dei regimi comunisti, così l’integrazione di un grande paese musulmano nell’Unione europea rappresenta la risposta a coloro che non solo nel mondo islamico, ma anche in Occidente, puntano sullo scontro delle civiltà.

E' tempo di una nuova iniziativa europea di pace per il Medio Oriente, che si ispiri a una grande visione strategica. Ma anche in questo caso, come in quello della crisi finanziaria ed economica mondiale in corso, un’azione efficace esige una svolta nell'assetto istituzionale dell'Unione. E' necessario che i paesi disposti a trasferire a livello sovranazionale, dopo la moneta, anche la politica estera e la difesa procedano celermente verso la fondazione della Federazione europea. E' tempo di decidere e di agire, perché ogni giorno che passa la crisi può diventare incontrollabile e, di fronte a questa eventualità, l’Europa non si deve trovare impotente e divisa.

 

***

 

Giuristi Democratici: Ferma condanna
per l'atto di pirateria del governo israeliano
contro la missione Freedom Flotilla per Gaza



Pubblicato da Redazione 31-05-2010 18:18
 

I Giuristi Democratici condannano l'atto di pirateria compiuto, in gravissima violazione del diritto internazionale, dal governo israeliano al largo di Gaza, in acque internazionali, che è costato la vita a un numero ancora imprecisato di pacifisti inermi, massacrati dalle truppe israeliane mentre cercavano di recare aiuto alla popolazione di Gaza.
Rinnoviamo il nostro appoggio alla freedom flotilla che, nella latitanza degli Stati, in particolare dell'Unione europea, si è assunta il doveroso compito di ripristinare le norme del diritto internazionale e di alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza.

I Giuristi Democratici condannano l'atto di pirateria compiuto, in gravissima violazione del diritto internazionale, dal governo israeliano al largo di Gaza, in acque internazionali, che è costato la vita a un numero ancora imprecisato di pacifisti inermi, massacrati dalle truppe israeliane mentre cercavano di recare aiuto alla popolazione di Gaza.
Rinnoviamo il nostro appoggio alla freedom flotilla che, nella latitanza degli Stati, in particolare dell'Unione europea, si è assunta il doveroso compito di ripristinare le norme del diritto internazionale e di alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza. Rendiamo onore alle vittime innocenti del terrorismo di Stato israeliano.
Questo ennesimo crimine contro l'umanità deve trovare la risposta compatta della comunità internazionale, con l'adozione immediata di sanzioni contro Israele ai sensi dell'art. 41 della Carta delle Nazioni Unite.
Il blocco contro Gaza, che costituisce anch'esso un crimine contro l'umanità, deve essere immediatamente levato.
I responsabili dell'atroce crimine devono essere giudicati dalla Corte Penale Internazionale, che potrebbe intervenire ai sensi delle norme del suo Statuto istitutivo, (pur se Israele, evidentemente non a caso, non ha mai ratificato il Trattato di Roma, istitutivo della C.P.I.), in particolare dell'art. 12, lett. /a/, che prevede, qualora il crimine avvenga a bordo di una nave, la competenza della Corte, purché lo Stato di registrazione della nave stessa sia Stato Parte del Trattato di Roma.

I Giuristi Democratici si impegnano a collaborare alla redazione e presentazione di una richiesta in tale senso al Procuratore presso la Corte penale internazionale e, stante la presenza su quelle navi di cittadini italiani, propongono la presentazione all'Autorità Giudiziaria Italiana di un'istanza per il perseguimento dei responsabili del reato commesso nei confronti di quei cittadini italiani, a sensi dell'art. 10 c.p., previa sollecitazione di richiesta in tal senso al Ministro della Giustizia, o di querela da parte delle persone offese, cittadini italiani.

31 Maggio 2010.

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI 



Stampa la notizia: Gaza Flotilla: i comunicati Movimento Federalista Eu e Giuristi Democratici
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 31 Maggio 2010 - 17:21

 
 
 
19 assassinati tra i pacifisti
che portavano aiuti a Gaza,
tra cui 15 turchi
 
 

Scritto il 2010-05-31 in News

Paltimes.net. Il secondo canale della tv israeliana conferma che i morti ammazzati dai militari israeliani tra i partecipanti alla Flotilla sono 19, mentre i feriti sono circa 60, alcuni dei quali in gravi condizioni.

L'Ente di soccorso turco IHH afferma che 15 vittime sono turche, tra cui anche un parlamentare della Repubblica di Turchia. Tutte le vittime risulterebbero essere state condotte in ospedali dell'Entità Sionista.

Sempre il secondo canale afferma che Shaykh Raed Salah è gravemente ferito, colpito da un proiettile alla testa e a un piede.

A seguito di queet'orribile massacro, Turchia, Grecia, Francia, Danimarca, Spagna, Svezia e Giordania hanno convocato i rispettivi ambasciatori israeliani per condannare duramente un crimine commesso contro innocenti che stavano portando aiuti alla popolazione embargata di Gaza.



Alcuni comunicati stampa dalle ong
 
 
B'Tselem
 
Press Release – for immediate publication – 31.5.2010

Open an immediate investigation into the action to gain control of the flotilla to Gaza

Israeli human rights group B’Tselem demands that an immediate, independent and effective investigation be made into the circumstances of the military action taken to gain control of the ships, which led to the death and injury of dozens of activists. The investigation must be conducted by non-military officials.

Among the issues to be investigated are whether the army used proportionate force, whether the forces were trained to cope with this type of event, were they equipped with the correct means, what open-fire regulations were given to the soldiers, and whether alternative options were considered.

The IDF Spokesperson claims that extreme violence was used against the soldiers by activists on the boat. This information is based solely on statements of soldiers. However, before reaching conclusions, the investigation must consider the testimonies of all eyewitnesses to the events, including persons who participated in the flotilla who are currently in custody in Israel.

For additional information: Sarit Michaeli, B’Tselem


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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 31 Maggio 2010 - 15:23

 

 

 flotilla01

 
 
Oggi manifestazioni in tutta Italia
Nessuna complicità con il terrorismo di Stato israeliano
 
 
 
La Marina israeliana ha attaccato la Freedom Flotilla diretta a Gaza nelle acque del Mediterraneo
 
 
 
 flotilla02
 
 
Ci sono 19 morti e diversi feriti
tra i partecipanti alla flottiglia
 
Manifestazioni per ora confermate:
 
Roma, ore 17.00 piazza San Marco
Milano: ore 17.30 in piazza San Babila
Bologna: ore 17.00 in piazza Maggiore
Genova: ore 18.00 davanti alla Prefettura
Torino: ore 17.00 davanti a palazzo Nuovo
Firenze, ore 18.00 alla Prefettura
Pisa, ore 17.00 a piazza xx Settembre
Napoli ore 17.00 piazza del Plebiscito
Novara, ore 17.30 alla Prefettura
 
 
flotilla03
 
Seguite gli altri aggiornamenti su
 
www.forumpalestina.org
 
 

 



Stampa la notizia: Attacco Israeliano alla Freedom Flotilla: Manifestazioni in tutta Italia
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 31 Maggio 2010 - 15:04

 

 

pchr_gaza 

PCHR - Palestinian Centre for Human Rights
 
Press Release  Ref: 42/2010
Date: 31 May 2010 Time: 8:15 GMT

 

PCHR Condemns Israeli Attack
on Gaza Freedom Flotilla
 
 

The Palestinian Center for Human Rights (PCHR) strongly condemns the crime perpetrated by Israeli Occupation Forces (IOF) earlier this morning, 31 May 2010, when Israeli Naval Forces attacked the "Gaza Freedom Flotilla" in international waters as it was sailing towards the Gaza Strip.  IOF used excessive and lethal force in its attack on the ships, which left dozens of international civilian solidarity activists who were on board dead or injured.
 
Today's crime is hideous, and it is a shame for the international community to remain silent while IOF commits systematic war crimes against civilians.
 
PCHR believes that Israel would not continue to commit crimes and attacks against civilians, including the crime committed today against the "Gaza Freedom Flotilla" and those international solidarity activists aboard, if the international community did not remain silent, thereby failing to fulfill its obligations and duties to enforce international law and provide protection for civilians.
 
Today's attack is characteristic of a long series of war crimes and grave violations carried out by IOF against civilians, including the latest Israeli military offensive on the Gaza Strip, in addition to the imposition of collective punishment measures against civilians through the ongoing siege imposed on the Gaza Strip.
 
Unfortunately and regrettably, the world has remained motionless and there has been no intervention to stop such crimes or prosecute the perpetrators.
 
Rather, attempts have been ongoing to foil the report of the UN Fact-Finding Mission on Gaza Conflict (i.e. the Goldstone Report), which provided for the first time practical mechanisms to prosecute Israeli war crimes; such attempts seek to undermine justice and preclude the prosecution of Israeli war criminals, thereby offering them impunity.
 
Members of the international community, particularly the High Contracting Parties to the Geneva Conventions, are required to fulfill their obligations to protect civilians and immediately intervene to stop crimes perpetrated against civilians.

The ongoing silence of the international community is effectively an open invitation for IOF to continue to challenge international law, to act as a state above the law, and to continue to commit crimes against civilians.

It is time now to put an end to offering impunity to those who commit crimes of the nature outlined above. The impunity with which these criminals operate results from a policy held by the influential member states of the United Nations of favoring political interests and considerations at the expense of international law and civilians, and it comes with the heavy price of sacrificing human rights, international law, and the rule of law.
 
Today's crime reconfirms the duplicity of Israel's claims regarding the end of its military control of the Gaza Strip, and further proves that the Gaza Strip will remain an occupied territory so long as the Israeli military control of the air, sea and land is ongoing.  
           

PCHR

Palestinian Centre for Human Rights



Stampa la notizia: PCHR Condemns Israeli Attack on Gaza Freedom Flotilla
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 31 Maggio 2010 - 14:55

 

Il video, tratto dal notiziario di Al Jazeera, sull'attacco alla Freedom Flotilla. Rammento ai lettori che l'attacco contro la piccola flotta di pacifisti è avvenuto a 75 miglia dalla costa, ovvero in acque internazionali in violazione dei trattati per la libera navigazione. 

 

 

 



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 31 Maggio 2010 - 14:47

 
 
GAZA, PALESTINE

31.MAY.2010


 

CALL FROM GAZA FOR GLOBAL RESPONSE
TO KILLINGS ON THE FREEDOM FLOTILLA



We Gaza based Palestinian Civil Society Organizations and International activists call on the international community and civil society to pressure their governments and Israel to cease the abductions and killings in Israel’s attacks against the Gaza Freedom Flotilla sailing for Gaza, and begin a global response to hold Israel accountable for the murder of foreign civilians at sea and illegal piracy of civilian vessels carrying humanitarian aid for Gaza.  

We salute the courage of all those who have organized this aid intervention and demand a safe passage through to Gaza for the 750 people of conscience from 40 different countries including 35 international politicians intent on breaking the Israeli-Egyptian blockade. We offer our sincerest condolences to family and friends who  have lost loved ones in the attack.

By sailing directly to Gaza, outside of Israeli waters, with cargo banned illegally by Israel, such as the 10,000 tonnes of badly needed concrete, toys, workbooks, chocolate, pasta and substantial medical supplies, the flotilla is exercising international law and upholding article 33 of the Geneva Convention which clearly  states that collective punishment is a crime against humanity.

 The hardships of Israel's closure of Gaza have been well documented by all human rights groups operating, most recently by Amnesty International in their Annual Human Rights Report concluding that the siege has "deepened the ongoing humanitarian crisis. Mass unemployment, extreme poverty, food insecurity and food price rises caused by shortages left four out of five Gazans dependent on humanitarian aid. The scope of the blockade and statements made by Israeli officials about its purpose showed that it was being imposed as a form of collective punishment of Gazans, a flagrant violation of international law."  The United Nations continuously states that only a fraction of the required aid is entering the Strip due to what it calls ‘the medieval siege’, with John Ging the Director of UNRWA in Gaza specifically expressing the need for the Flotilla to enter Gaza. The European Union’s new foreign affairs minister Catherine Ashton has just reiterated its call for, “an immediate, sustained and unconditional opening of crossings for the flow of humanitarian aid, commercial goods and persons to and from Gaza.”

The people of Gaza are not dependent people, but self sufficient people doing what they can to retain some dignity in life in the wake of this colossal man-made devastation that deprives so many of a basic start in life or minimal aspirations for the future.

We, from Gaza, call on you to demonstrate and support the courageous men and women on the Flotilla and join the, many now murdered on a humanitarian aid mission. We insist on severance of diplomatic ties with Israel, trials for war crimes and the International protection of the civilians of Gaza. We call on you to join the growing international boycott, divestment and sanction campaign of a country proving again to be so violent and yet so unchallenged. Join the growing critical mass around the world with a commitment to the day when Palestinians are entitled to the same rights as any other people, when the siege is lifted, the occupation is over and the 6 million Palestinian refugees are finally granted justice.

Press Contacts:

Dr Haidar Eid: One Democratic Sate Group and University Teachers' Association

Dr Mona El Farra: Middle East Children's Alliance, Gaza

Adie Mormech: International Solidarity Movement

Max Ajl: Gaza Freedom March



Signatory Organisations:

The One Democratic State Group
University Teachers Association
Arab Cultural Forum
Palestinian Students’ Campaign for the Academic Boycott of Israel
Association of Al-Quds Bank for Culture and Info
Popular Committee against the Wall and Settlements
International Solidarity Movement
Palestinian Network of Non-Governmental Organisations
Palestinian Women Committees
Progressive Students Union
Medical Relief Society
The General Society for Rehabilitation
Gaza Community Mental Health Program
General Union of Palestinian Women
Afaq Jadeeda Cultural Centre for Women and Children
Deir Al-Balah Cultural Centre for Women and Children
Maghazi Cultural Centre for Children
Al-Sahel Centre for Women and Youth
Ghassan Kanfani Kindergartens
Rachel Corrie Centre, Rafah
Rafah Olympia City Sisters
Al Awda Centre, Rafah
Al Awda Hospital, Jabaliya Camp
Ajyal Association, Gaza
General Union of Palestinian Syndicates
Al Karmel Centre, Nuseirat
Local Inititiative, Beit Hanoun
Union of Health Work Committees
Red Crescent Society Gaza Strip
Beit Lahiya Cultural Centre
Al Awda Centre, Rafah
 
One Democratic State Group


Stampa la notizia: Call from Gaza for Global Response to Killing on the Freedom Flotilla
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 31 Maggio 2010 - 14:37

 
 
 
Il comunicato ufficiale di FreeGaza
 
 
 
(Cypro 1 Gigno 2010, 6:30 am) Nel buio della notte, commandos Israeliani hanno abbordato la nave passeggeri Turca la Mavi Marmara, sparando. Il filmato in diretta dall'imbarcazione mostra che 2 persone sono state uccise e 31 ferite.
 
Al Jazeera ha appena confermato i numeri.
 
Israele dichiara che sta prendendo possesso delle imbarcazioni.
 
Lo streaming video mostra i soldati Israeliani che sparano a civili, e il nostro ultimo messaggio SPOT diceva ; "Aiuto, siamo stati contattati dagli Israeliani".
 
La coalizione formata dal Free Gaza Movement (FG), European Campaign to End the Siege of Gaza (ECESG), Insani Yardim Vakfi (IHH), Perdana Global Peace Organisation , Ship to Gaza Greece, Ship to Gaza Sweden, e International Committee to Lift the Siege on Gaza lancia un appello alla comunità internazionale per chiedere a Israele di fermare questo brutale attacco contro civili che stavano tentando di portare aiuti di vitale importanza ai palestinesi imprigionati a Gaza e di consentire alle navi di continuare il loro cammino.
 
L'attacco è avvenuto in acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale.
 
(traduzione Forum Palestina)
 
 


Stampa la notizia: FreeGaza comunicato ufficiale
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 31 Maggio 2010 - 14:19

 

 

Quello che accade è pazzesco!
Di seguito alcuni dei primissimi comunicati stampa a me pervenuti.


In Italia sono previste proteste a Roma, piazza San Marco ore 17.00, a Torino zona Palazzo Nuovo ore 12:30 a Milano alle 18:00 in Piazza San Babila.

ATTENZIONE: il presidio a Torino è stato anticipato alle ore 12:30

All'estero sono previsti presidi di protesta a Parigi, a Manchester, a Londra, ad Annecy, a Montpellier, a Bordeaux, ecc..



Terrorismo di Stato!
La Marina israeliana attacca la Freedom Flotilla:
19 morti e vari feriti tra i partecipanti

All'alba di quest'oggi, 31 maggio, nelle acqua internazionali Israele ha aggredito con navi da guerra della Marina militare appoggiata da elicotteri la Freedom Flotilla, che trasporta tonnellate di aiuti per la popolazione della Striscia di Gaza, sotto embargo da circa quattro anni.

Vi sarebbero almeno 19 morti e vari feriti soprattutto sulla nave turca della Flotilla contro cui si sono accanite le truppe speciali israeliane.

L'aggressione - che è ancora in corso - è avvenuta in acque internazionali, pertanto si tratta a tutti gli effetti di pirateria.

I partecipanti alla Freedom Flotilla sono attivisti pacifisti internazionli e disarmati, il cui unico scopo dichiarata è quello di portare gli aiuti alla popolazione di Gaza.

Forum Palestina

***

Intervenga l’ONU sulla 
strage dei volontari sulle navi umanitarie


In merito all’uccisione e al ferimento di esponenti di ONG che recavano aiuti umanitari per le popolazioni  di Gaza il Responsabile dell’Osservatorio per la Tutela dei Diritti dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” (www.dossetti.it), Corrado Stillo, ha dichiarato:
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Riteniamo  che scagliare le forze militari di uno dei più potenti eserciti del mondo verso attivisti pacifisti che recavano cibo, case prefabbricate, medicinali a donne e bambini  palestinesi, sia un atto di barbarie  inaudita  che, oltre ad una condanna morale, merita una  riprovazione da parte dell’ONU.
Israele, da poco entrato nell’OCSE, deve uniformarsi alle leggi internazionali e alle regole umanitarie  condivise dalla comunità umana. L’esempio di macelleria offerto dai soldati israeliani non  aiuta di certo la causa della pace nella zona, né aiuta il mondo arabo ad una visione di Israele come Stato con cui costruire il futuro.
Auspichiamo che l’UE, l’ONU e gli Enti Internazionali levino alta la voce di condanna e l’esortazione ad Israele a moderare l’uso delle armi e a far ricorso all’uso  del dialogo e della trattativa>>.


Associazione Giuseppe Dossetti


***

PALESTINA: ATTACCO A NAVI PACIFISTE E’ ATTO DI PIRATERIA.
MILANO, ORE 18.00, PIAZZA S. BABILA, PRESIDIO DI RIPUDIO

dichiarazione di Luciano Muhlbauer - Coordinatore Cittadino Prc Milano

Il violento intervento delle forze armate israeliane, per giunta in acque internazionali, contro le navi della Freedom Flotilla, è un atto di pirateria, che non può trovare giustificazione alcuna, né giuridica, né morale.
Esprimiamo la nostra solidarietà con gli attivisti delle Ong che hanno tentato di forzare pacificamente il blocco israeliano della striscia di Gaza, “armati” soltanto di aiuti umanitari, e che per questo hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane.
L’uso deliberato e ingiustificato della violenza da parte delle forze armate israeliane è la conseguenza diretta della politica dei due pesi e delle due misure che pratica la cosiddetta comunità internazionale, compreso il Governo italiano, e che provoca nel governo israeliano quel senso di impunità, che ha portato al massacro di oggi.
Invitiamo tutti i cittadini e le cittadine milanesi che hanno a cuore la causa della pace e dei diritti del popolo palestinese, a mobilitarsi per ripudiare l’azione criminale da parte delle forze di sicurezza di Israele, partecipando al presidio in piazza San Babila, alle ore 18.00 di oggi.
 
Milano, 31 maggio 2010

***

Flottille de la liberté : la France doit agir !
Rassemblements partout en France !!!


AFPS

Le gouvernement Netanyahou a commis l’irréparable : ses commandos ont donné l’assaut contre la fltotille de la liberté, faisant plusieurs morts.

Cet acte de guerre est une véritable provocation contre la communauté internationale : il s’est déroulé dans les eaux internationales et visait des bateaux civils transportant plusieurs centaines de personnes, dont des députés européens et français, venus tenter de briser pacifiquement un blocus dont les Nations unies exigent la levée.

Jamais les dirigeants israéliens n’auraient déployé cette violence s’ils n’avaient bénéficié, depuis des mois, de la complaisance de nombreux responsables occidentaux, à commencer par Nicolas Sarkozy et Bernard Kouchner. Après la tragédie, cette complaisance doit cesser. Le ministre des Affaires étrangères doit immédiatement :

 convoquer l’ambassadeur d’Israël et le menacer de mesures de rétorsion ;

 exiger la levée sans délai du blocus de Gaza ;

 agir, à Bruxelles, pour la suspension de l’accord d’association Union européenne-Israël ;

 intervenir, à New York, pour une réunion rapide du Conseil de sécurité destinée à condamner l’action israélienne et à prendre des mesures pour la sanctionner.

Voilà les exigences que l’Association France-Palestine Solidarité (AFPS) appelle ses militants à faire entendre dans toute la France, et notamment

à Paris, ce lundi 31 mai, à 18h30, aux abords de l’ambassade d’Israël. Métro Franklin-Roosevelt

Paris, le 31 mai 2010.

à Annecy : Rassemblement ce lundi soir à 18h DEVANT LA PREFECTURE A ANNECY

à Montpellier : LUNDI 31 MAI 18H PLACE DE LA COMEDIE

à Lille : Rassemblement ce soir partir de 18 h 30 Grand’Place

à Bordeaux : Ce lundi 31 mai, 18h30 rassemblement Place de la Victoire

A Lyon, Marseille, Poitiers...


Consultez notre site pour les dernières infos :
http://www.france-palestine.org/article14794.html

--
Association France-Palestine Solidarité (AFPS)
21 ter Rue Voltaire
75011 Paris

 
***

Protest Israel's Gaza Aid Ship Murders

- 5pm BBC Manchester -

In Manchester there is a protest at 5pm today, Bank Holiday Monday, at the BBC on Oxford Road called by Manchester Palestine Solidarity Campaign (PSC) and backed by Greater Manchester Stop the War Coalition

Deaths as Israeli forces storm Gaza aid ship

http://gazafreedommarch.org/cms/en/news/View/10-05-31

More than 10 people have been killed after Israeli commandos stormed a convoy of ships carrying aid to the Gaza Strip, the Israeli army says.

(There is also a protest today at 2pm at Downing Street)

updates on our website

http://www.manchesterstopwar.org/

 



Stampa la notizia: La Marina Israeliana attacca la Freedom Flotilla: 19 morti, più di 30 i feriti
Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 18 Febbraio 2010 - 11:48

 

PALESTINA LE PROTESTE "AVATAR"

 

In Italia il simbolismo contenuto in Avatar, il capolavoro di James Cameron, è stato ripreso dalle "proteste" della Associazione Nazionale Magistrati, che come il popolo Na'vi abitante di Pandora subisce l'ingiuria dei bulldozer della politica.

In terra di Palestina i bulldozer sono sempre al lavoro ed hanno ucciso.

 

 

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 Vedi la Gallery su Virgilio:

http://notizie.virgilio.it/gallery/avatar-pandora-palestina-proteste.html,zoom=390633.html



Stampa la notizia: Palestina: le proteste "Avatar"
Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 16 Luglio 2009 - 13:55

 

 

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giovedì, luglio 09, 2009


Il muro dell'illegalità e della vergogna


Esattamente cinque anni fa, il nove luglio del 2004, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja (ICJ) rilasciava il proprio parere consultivo (successivamente fatto proprio da un voto dell’Assemblea generale dell’Onu) sulle “Conseguenze legali della Costruzione di un Muro nel Territorio Palestinese Occupato”.

Il pronunciamento dell’Icj, in particolare, si articolava in cinque punti salienti:

1) la costruzione del muro da parte di Israele all’interno dei Territori occupati (e cioè non seguendo la linea armistiziale del 1949, la cd. green line) – ivi inclusa Gerusalemme est – e il regime amministrativo associato a detto muro sono da considerarsi contrari al diritto internazionale;

2) Israele conseguentemente ha l’obbligo di porre fine a tali violazioni, cessando immediatamente la costruzione del muro all’interno dei Territori occupati (e di Gerusalemme est) e smantellando le porzioni di muro già costruite che oltrepassano la green line, nonché abrogando o rendendo ineffettivi tutti gli atti legislativi e amministrativi connessi;

3) Israele ha l’obbligo, inoltre, di risarcire i Palestinesi rimasti danneggiati dalla costruzione del muro nei Territori Occupati;

4) tutti gli Stati sono obbligati a non riconoscere la situazione di illegalità venutasi a creare con la costruzione del muro e di non fornire in alcun modo aiuto o assistenza ad Israele nel mantenere in essere detta situazione; gli Stati firmatari della IV Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949 hanno, altresì, l’ulteriore obbligo di far sì che Israele si conformi alle norme di diritto umanitario internazionale contenute nella IV Convenzione;

5) le Nazioni Unite, e in special modo l’Assemblea Generale e il Consiglio di Sicurezza, dovrebbero considerare quali azioni intraprendere per porre fine alla situazione di illegalità determinata dalla costruzione del muro e dal regime ad esso associato.

Cinque anni sono passati da questa importante pronuncia dell’Icj, eppure nulla è cambiato, Israele continua a costruire il muro dell’apartheid in aperta violazione della legalità internazionale, e gli Stati parti contraenti della IV Convenzione di Ginevra permangono in uno stato di incredibile e ingiustificata inerzia, omettendo di adempiere al preciso obbligo loro imposto di non riconoscere il tracciato illegale del muro e di far rispettare il diritto internazionale umanitario e i diritti umani dei Palestinesi.

Israele si è sempre giustificato asserendo la temporaneità dei confini delineati dal muro, e la necessità della sua costruzione per motivi di sicurezza, ma la ICJ ha correttamente rilevato che lo specifico percorso scelto da Israele per la costruzione del muro non era affatto necessitato dai pretesi “motivi di sicurezza”.

La stragrande maggioranza del percorso del muro – esattamente l’86% del totale – è situata, infatti, all’interno della West Bank e non lungo la green line; ciò mostra, di tutta evidenza, come il percorso del muro sia stato ideato e pianificato con il fine preciso di includere al suo interno la gran parte degli insediamenti colonici costruiti in Cisgiordania, insediamenti che sono da considerarsi illegali alla luce del diritto internazionale.

Ad oggi, il percorso del muro è stato completato per circa 413 km. (58,3% del totale), mentre risultano in corso di costruzione ulteriori 73 km. del tracciato (cfr. OCHA, West Bank Barrier Route Projections, luglio 2009); quando il muro sarà stato completato, esso servirà ad annettere ad Israele un ulteriore 9,5% della Cisgiordania, ovvero quelle porzioni di territorio comprese tra la green line ed il muro stesso.

Il numero totale dei Palestinesi che resterà confinato tra il muro e la green line è pari a circa 267.000; di questi, 125.000 saranno circondati dal muro da tre lati (28 comunità, tra cui le aree di Biddya, Biddu e la città di Qalqilya), mentre 28.000 si troveranno a dover vivere in enclavi circondate dal muro da quattro lari (8 comunità, tra cui Az Zawiya e Bir Nabala).

Ma il caso più eclatante della violazione dei diritti umani dei Palestinesi operata dal muro è probabilmente quello relativo a Gerusalemme est.

L’accesso a Gerusalemme est è di primaria importanza per gli abitanti dell’intera Cisgiordania, vuoi per motivi religiosi, per la necessità di cure mediche, per il lavoro, l’istruzione, i rapporti familiari, etc. Eppure, per la maggior parte dei Palestinesi, questo accesso è proibito, a meno che non si possieda uno speciale permesso, molto difficile da ottenere, rilasciato dalle autorità israeliane. Da quando il muro è stato completato in quest’area, i possessori di permessi possono entrare a Gerusalemme solo da 4 dei 16 check point esistenti, e solo a piedi! Questo senza considerare che i permessi perdono validità in caso di chiusura generale, usualmente in occasione delle festività ebraiche o di allarmi per la sicurezza.

Ma il muro è soltanto uno degli elementi di un più esteso sistema di restrizioni della libertà di movimento dei Palestinesi che vivono in Cisgiordania. Accanto ad esso, infatti, convivono ben 613 check point ed ostacoli vari situati lungo le principali strade ed accessi, a cui vanno aggiunti gli ulteriori 84 ostacoli presenti nella zona di Hebron controllata da Israele (cfr. OCHA, West Bank Movement and Access Update, giugno 2009).

In aggiunta, il sistema delle strade è sempre più caratterizzato dalla segregazione e dalla discriminazione su base razziale: centinaia di chilometri delle strade della West Bank (le migliori…) sono ristrette o del tutto vietate ai Palestinesi, mentre gli Israeliani possono percorrerle liberamente. Si calcola che circa un terzo dell’intera Cisgiordania – inclusa Gerusalemme est – sia vietata ai Palestinesi sprovvisti di speciale permesso rilasciato dalle autorità militari israeliane.

Queste inaudite restrizioni, che non a caso per molti configurano un vero e proprio regime di apartheid, non violano soltanto la libertà di movimento dei Palestinesi, ma impediscono loro di esercitare pienamente tutta un’ampia gamma di diritti umani fondamentali quali il diritto al lavoro, alla salute, all’educazione, ad un adeguato standard di vita.

Nonostante la decisione dell’ICJ, dunque, la costruzione del muro dell’illegalità continua, e Israele continua ad annettersi terra palestinese e a vessare in ogni modo la vita dei residenti della West Bank. Ma questo muro è anche il muro della vergogna, quella rappresentata dalla inaudita e complice inerzia della comunità internazionale di fronte ai crimini e ai misfatti posti in essere da Israele.

Nonostante l’art.1 della IV Convenzione di Ginevra imponga agli Stati che l’hanno sottoscritta l’impegno a farne rispettare le previsioni, Israele non solo non viene chiamata a rispondere delle sue sistematiche e spudorate violazioni del diritto umanitario, ma gli aiuti internazionali continuano ad affluire, come se niente fosse, nelle casse dello Stato ebraico.

Così, per esempio, gli Stati Uniti continuano a fornire ingenti aiuti economici e militari allo Stato di Israele, senza condizionarli in alcun modo al rispetto dei diritti umani; così, ad esempio, l’Unione Europea ancor oggi non ha la voglia o il coraggio di far valere quella clausola del rispetto dei diritti umani, all’interno e all’esterno di Israele, contenuta all’art.2 dell’accordo di associazione Eu-Israele.

E il permanere del sostegno internazionale ad Israele non solo significa venir meno all’obbligo degli Stati di assicurare il rispetto del diritto internazionale, ma rappresenta una vera e propria complicità nei crimini commessi a danno del popolo palestinese, contribuendo a creare un clima di sostanziale impunità per lo Stato ebraico.

Finché permarrà questo discutibile atteggiamento della comunità internazionale e finché verrà adottato il solito doppio standard di giudizio, consentendo se non giustificando ogni crimine, per quanto efferato, se commesso da Israele, la pace in medio oriente sarà soltanto un traguardo irraggiungibile.

E non è detto che a pagarne il prezzo saranno sempre e solo i Palestinesi.

 

Palestina News

 



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Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 14 Maggio 2009 - 19:46

 

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PCHRPalestinian Centre for Human Rights

 

Ref: 07/2009

Date: 14 May 2009

 

 

 

War Crimes Against Children: new report on the 313 children killed during Gaza offensive

 

 

 

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A new report released today reveals the true extent of child killings by Israeli forces in the Gaza Strip during its 23 day offensive on Gaza between 27 December 2008 and 18 January 2009.

The Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) is publishing War Crimes Against Children in response to the unprecedented number of children killed by Israeli forces in its latest operation; a total of 313 children under the age of eighteen. Containing numerous eye witness testimonies, the report brings to light Israel’s widespread targeting of unarmed civilians, including children, throughout the offensive.

 

‘Operation Cast Lead’ was the biggest Israeli military operation in the Gaza Strip in nearly 42 years of occupation. 1,414 Palestinians were killed, and PCHR investigations have found the overwhelming majority, 83 per cent, were civilians. One of the cases in the report is that of 18 month old Farah al-Helu, who was killed on 4 January. The al-Helu family had been told to evacuate their house in Zaytoun, eastern Gaza, but while they were attempting to flee, Israeli soldiers opened fire on them. Farah was shot in the stomach and bled to death two hours later.

 

 

 

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War Crimes Against Children exposes the abject failure of Israeli authorities to uphold international humanitarian law, which provides protection for children in armed conflict and the lack of adequate precautions taken to distinguish between civilians and military targets. The report also details indiscriminate shelling of homes and schools where internally displaced people were sheltering, the psychological impact of the offensive, and the alarming scale of physical injuries inflicted on young people.

 

“We are calling for an independent full-scale investigation into all documented attacks on civilians during the offensive,” said Raji Sourani, director of PCHR. “Israel must be held fully accountable for the crimes it has perpetrated against Gaza’s civilian population, including alleged war crimes against children. We cannot allow the lives of these children to just be statistics in the history books of the Middle East.”

 

PCHR is calling on the international community to urge Israel to respect and uphold the human rights of Palestinians in the Occupied Palestinian Territory. “Urgent measures are needed in order to prevent further deaths,” added Mr Sourani.

 

The Centre is also recommending the urgent establishment of an independent committee to investigate the child killings. The committee must meet international standards of independence and transparency and publish its findings publicly.

Read the report in English.

For more information or to arrange an interview with eye witnesses included in this report, please contact PCHR’s press officer on 00972-5988-27697 or pchr@pchrgaza.org

 

Editor’s notes:

 

1. War Crimes Against Children is released 14 May 2009.

 

2. PCHR uses the Convention on the Rights of the Child (CRC) definition of a ‘child’ as a boy or girl under the age of eighteen.

 

3. In addition to the 313 children who lost their lives at the hands of Israeli forces, seven Palestinian child combatants were also killed.

 

4. A list of the names of all 313 children killed is included as an appendix to the report.

 

5. PCHR was established in 1995 and is a non-governmental organisation based in Gaza City, dedicated to protecting human rights, promoting the rule of law and upholding democratic principles in the Occupied Palestinian Territory. It holds Special Consultative Status with the Economic and Social Council of the United Nations, is an affiliate of the International Commission of Jurists-Geneva, the Euro-Mediterranean Human Rights Network and the Arab Organization for Human Rights. PCHR received the 1996 French Republic Award on Human Rights and the 2002 Bruno Kreisky Award for Outstanding Achievements in the Area of Human Rights.

 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 13 Maggio 2009 - 19:11

Io ci sarò ... 

 

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ISM Italia: La Sfinge e Noi!

La Sfinge, quella gentile signora costretta a vivere tra i gas di scarico al centro della immensa rotonda all’uscita dell’autostrada Milano Torino, questa mattina, dopo aver letto il lirico peana su La Stampa, “Fiera scaccia crisi”, esageruma nèn, (di parere esattamente contrario sempre su La Stampa e sulla crisi Franco Bruni che titola “Economia, non bastano le aspirine” e la fiera non è nemmeno una aspirina), a firma di Ernesto Ferrero, ci ha chiamato: fate qualcosa in modo che io possa manifestare la mia indignazione per l’invito del mio paese come ospite d’onore e anche per il paragrafo finale del liricissimo peana:

“L’Egitto, Paese ospite d'onore, ci lascia due memento. La progettualità illuminata dei Tolomei, che nell’Alessandria ellenistica crearono un centro di studi avanzati per scienziati d'ogni disciplina, chiamati a fare ricerca. Il cosmopolitismo dei primi decenni del ‘900, modello di felice convivenza di culture e fedi diverse, cantato con accenti d’amoroso rimpianto dal greco Kavafis, dall’inglese Durrell e ora all’americano Aciman. Ricerca, dialogo: il Lingotto non è un’isola felice, ma un ponte gettato verso gli altri, soprattutto quelli che conosciamo meno. Perché il nostro destino è e sarà sempre di più intimamente legato al loro.”

ISM-Italia e il Circolo internazionalista di Torino si sono precipitati e hanno fatto il possibile per esprimere i sentimenti della Sfinge o meglio i suoi memento.

Passata per caso nei dintorni la Digos ha preso con sé i due pericolosissimi striscioni.

La Sfinge ci ha sussurrato all’orecchio: in Egitto il rispetto per i diritti umani è annegato nel Nilo, ma anche da voi le cose non devono andare benissimo se qualcuno sequestra i miei sentimenti-memento: Egitto go home! e Free Gaza!, senza parlare dei provvedimenti a dir poco razzisti in corso di approvazione nel vostro parlamento.

ISM- Italia

info@ism-italia.it

www.ism-italia.it under construction

“Verrà il tempo in cui i responsabili dei crimini contro l’umanità che hanno accompagnato il conflitto israelo-palestinese e altri conflitti in questo passaggio d’epoca, saranno chiamati a rispondere davanti ai tribunali degli uomini o della storia, accompagnati dai loro complici e da quanti in Occidente hanno scelto il silenzio, la viltà e l’opportunismo.”

 

*****

 

Torino/1. Comincia la Fiera del Libro. Contestazioni e meeting per denunciare la complicità dell'Egitto con l'assedio dei palestinesi a Gaza
 

Alla vigilia dall'inizio della ventiduesima edizione della Fiera del Libro, in programma a Torino dal 14 al 18 maggio, si animano le polemiche per la presenza dell'Egitto quale ospite d'onore. L'anno scorso sotto tiro era stata la decisione di avere come ospite d'onore Israele proprio nel sessantesima anniversario della Nakba (la pulizia etnica della Palestina) che portò alla nascita dello stato di Israele. Il Forum Palestina e l'assemblea Free Palestine di Torino hanno spiegato che intendono contestare con iniziative, banchetti in piazza, assemblee e presentazioni di libri alternative o interne alla Fiera, la decisione di dedicare questa edizione all'Egitto, un regime arabo ritenuto arbitrariamente "moderato" che collabora attivamente con Israele allo strangolamento dei palestinesi nella Striscia di Gaza tenendo chiuso il valico di Rafah e reprimendo ferocemente ogni opposizione interna.
 
Il Forum Palestina ha convocato una riunione nazionale a Torino proprio sabato 16 maggio per discutere il programma d'azione dei prossimi mesi e un Sit in davanti al Lingotto per ricordare a tutti la Nakba palestinese e il perdurante assedio di Gaza. Tra i primi a contestare la presenza dell'Egitto come paese ospite è stato Gianni Vattimo, già attivo lo scorso anno nella campagna di boicottaggio nei confronti della Fiera del Libro dedicata a Israele. Secondo il filosofo torinese è una vergogna."Sono scandalizzato e mi vergogno sempre di più di chi non ha il minimo di coscienza e organizza le manifestazioni a costo dei diritti umani, e di chi ci si riempie sempre la bocca" è il commento del filosofo torinese, che sostiene le motivazioni della campagna di boicottaggio-contestazione alla presenza dell'Egitto come paese ospite d'onore della Fiera internazionale del libro di Torino.

 

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Torino/2. "Egitto go home!" e "Free Gaza!"
Due striscioni avvolgono la Sfinge all'entrata della città

Domani a Torino si inaugura l'annuale edizione della Fiera del Libro quest'anno dedicata all'Egitto. Ma nel capoluogo torinese sono già cominciate le contestazioni verso il paese ospite di questa edizione - l'Egitto - colpevole di complicità con Israele nell'assedio di un milione e mezzo di palestinesi nella Striscia di Gaza. La chiusura del valico di Rafah ha impedito e impedisce agli aiuti raccolti dalla solidarietà internazionale di arrivare alla popolazione palestinese ormai devastata da tre anni di embargo e di blocco totale sia sul versante israeliano che su quello egiziano.
 
Questa mattina la Sfinge che accoglie gli automobilisti in arrivo a Torino, ha gridato la sua protesta attraverso due striscioni che l'hanno avvolta: "Egitto go home" e "Free Gaza" campeggiavano sui due striscioni realizzati da International Solidariety Movement e Circoli internazionalisti chiarendo il senso delle iniziative di contestazione che si ripeteranno a Torino per tutta la durata della Fiera del Libro. Il grido di protesta della Sfinge è terminato quando l'arrivo degli agenti della Digos ha tolto i due striscioni.

info: www.forumpalestina.org

 



Stampa la notizia: Torino Fiera del Libro: La Sfinge Parla Per Gaza
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 10 Maggio 2009 - 18:29

 

 

http://www.pchrgaza.org/files/PressR/English/2008/gaza.pdf

Central Magistrates Court no. Four

National High Court

Madrid

Preliminary Proceedings no.: 157/2008

RULING

Madrid, on the fourth of May of the year two thousand nine

BACKGROUND FACTS

ONE - The Public Prosecutor’s Office presented a writ, on occasion of the transfer of documents sent by the authorities of Israel, in which it requests that the competence of the facts subject matter of the suit giving rise to these proceedings be declared without effect, together with all formalities ordered, and that action be temporarily stayed, on the basis of the facts and legal grounds submitted in its writ, which are deemed reproduced herein.

TWO – The Prosecutor’s request was served to the complainant and personal accusations, who responded with respective writs in which they object to the request made by the Public Prosecutor’s Office, giving the facts and legal grounds on which they base their objections, which are also considered reproduced herein.

LEGAL ARGUMENTS

ONE – The Public Prosecutor presented a writ requesting that “that the competence to judge the facts subject matter of the suit giving rise to these proceedings be declared without effect, due to the preferential character of the jurisdiction of the State where the facts were committed, together with all formalities ordered”, and consequent “provisional stay of action.”

This request is made by virtue of review of the documents submitted by the State of Israel and received in this Court after this Court had issued a Ruling allowing the suit, dated 21/01/2009.

The Public Prosecutor argues that the documents submitted by Israel report the existence of two proceedings:

“1. Review by the Military Advocate General and the Attorney General of Israel: the Shehadeh incident was the subject matter of a military investigation reviewed by the Military Advocate General; it was also the subject matter of an investigation by the Attorney General following several suits filed directly before it.

2. Judicial review by the Supreme Court of Israel. Several petitions were submitted to the Supreme Court of Israel in connection with the plan for the selection of terrorist targets by Israel.”

After referring to jurisprudential doctrine which it believes is applicable to the case, it points out that “As a corollary, note should be made that the investigation carried out the competent Authorities of Israel, irrespective of its final result, responds to the minimum norms required by the rule of law: the judicial authorities, at different levels, particularly through the system of resources provided in its legal system, have adopted decisions that fully satisfy –from a constitutional perspective- the requirements arising from the application of the right to effective court protection by an independent and impartial justice.

TWO – Before examining and assessing the documents submitted in this case, referred to by the Public Prosecutor’s Office in its writ, two matters must be clarified in respect to response to the request made:

First of all, the Prosecutor believes that the competence must be declared without effect “due to the preferential character of the jurisdiction of the State where the acts were committed.” Let us recall that the acts occurred in the City of Gaza, and that the entire international community accepts, without any discussion, that said territory is not part of the State of Israel.

In respect to this matter it suffices to read paragraph 2 of page 3 of appendix A-2 of the documents submitted by the authorities of Israel, in which the State Attorney of Israel points out: “Regarding acts committed in the territory of the Gaza Strip, they are currently acts committed on foreign territory, outside the territory of the State, in which the State of Israel does not exercise a military occupation, and which initially is similar to the territory of a foreign country in which acts of war are committed against the state of Israel.”

The second matter has to do with consistency of its final petition, because “declaring competence to judge the facts subject matter of this suit to be without effect” is hardly compatible with ordering the provisional stay of action, as requested. If Spanish jurisdiction is not competent to judge the facts subject matter of the suit, there is no other procedural solution other than the definite stay of the proceedings and dismissal of the suit.

THREE- In respect to the analysis of the actions carried out by the authorities of Israel in connection with the events under consideration, and in view of the documents submitted, the facts that we have established are the following:

 



Leggi tutto... (48622 byte rimanenti) Stampa la notizia: Audiencia Nacional Spagna: il Procedimento Prosegue!
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 10 Maggio 2009 - 18:19

  

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Les parties civiles dans la plainte contre 7 militaires israéliens considèrent que la justice espagnole a démasqué le pouvoir arbitraire israélien

AUTEUR: CSCA & Asociación Al Quds de Solidaridad con los pueblos del Mundo Árabe

Traduit par Esteban G., révisé par Fausto Giudice

 

 

Les crimes de guerre et contre l’humanité commis jusqu'à présent par Israël ont été couverts par la `justice israélienne’, tout comme l’ont été la torture, la démolition d’habitations palestiniennes à Jérusalem et dans les autres territoires occupés, les expropriations de terres, le Mur de séparation et autres crimes. La Cour Suprême israélienne a avalisé toutes les pratiques criminelles de l'occupation, en tentant de donner un habillage de légitimité juridique par des jonglages avec les normes juridiques de la Convention de Genève et du droit humanitaire.

La Cour suprême israélienne et les autres instances judiciaires de niveau inférieur, font partie de l'appareil d'occupation israélien, qui avec sa philosophie sioniste glorifie la suprématie de quelques-uns sur la population palestinienne et arabe en général. Il y a quelques jours, des travailleurs arabes israéliens étaient renvoyés des chemins de fer simplement parce qu’ils étaient d'origine arabe, et afin de donner ces postes à des vétérans juifs.

L’arrêté du juge Andreu contre les souhaits du Procureur (et du Ministère des Affaires Extérieures du Sieur Moratinos) indique trois choses : Gaza est un territoire occupé sur lequel Israël n'a pas de juridiction privilégiée ; qu’il n’a pas existé, et qu’il n’existe pas de procédure judiciaire indépendante des simples déclarations opportunistes des militaires ; et; et que ces dernières répondent à la politique exécutée par Israël dans ses actions d'occupation.

Les actes criminels que commet Israël n’ont jamais été judiciarisés avec des garanties en Israël, et aucune sentence n’a jamais été obtenue. Le dernier exemple est l’auto-exonération de ses crimes lors de l'attaque contre Gaza de janvier et sa détermination à défendre tous les exécutants de ces crimes devant quelque tribunal international que ce soit, au prix même de l’élimination des preuves et des témoignages.

Suite à cet arrêté, les parties civiles estiment que le Procureur doit cesser de servir de parapluie à l'Ambassade d'Israël, qu'il accomplisse sa tâche, qui est d’aider la justice et qu’il contribue à ce que justice soit rendue et que la compétence universelle soit exercée.

Documentation:

Note de Al-Quds et CSCA sur la demande du Procureur.
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/arti578.html
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/arti571.html

Manifeste de soutien à la compétence universelle:
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/pdf/Manifiesto.pdf

Écrits à l’Audience Nationale en réponse au Procureur
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/pdf/impugnacionarchivo%20AP.pdf
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/pdf/Escritodelaacusacionparticuolar.pdf

Écrit du Procureur demandant le classement de la plainte:
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/pdf/pedromartineztorrijos.pdf

Demande:
http://www.nodo50.org/csca/agenda08/palestina/pdf/querella.pdf
http://www.nodo50.org/csca/agenda08/palestina/arti300.html

en anglais:
http://www.nodo50.org/csca/agenda08/palestina/arti301.html
http://www.nodo50.org/csca/agenda08/palestina/arti302.html

sur Raji Sourani:
http://www.nodo50.org/csca/agenda06/palestina/sourani_5-07-06.html

Autres plaintes:
http://www.nodo50.org/csca/palestina/procesamiento_shar_7-01.html
http://www.nodo50.org/csca/agenda08/palestina/arti199.html
http://www.nodo50.org/csca/agenda09/palestina/arti579.html

 

Source : La Acusación Popular del caso contra 7 militares israelíes considera que la justicia española

ha desenmascarado al poder arbitrario israelí

Article original publié en mai 2009

Sur l’auteur

Esteban G. est rédacteur du blog http://letacle.canalblog.com/, Fausto Giudice rédacteur du blog Basta ! Journal de marche zapatiste. Tous deux sont membres de Tlaxcala, le réseau de traducteurs pour la diversité linguistique. Cette traduction est libre de reproduction, à condition d'en respecter l’intégrité et d’en mentionner l’auteure, le traducteur, le réviseur et la source.

URL de cet article sur Tlaxcala :
http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=7571&lg=fr

 



Stampa la notizia: Le Parti Civili contro i Crimini di Guerra Israeliani
Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 07 Maggio 2009 - 09:58

 
Il ministro israeliano Lieberman non è un ospite gradito in Italia
L’Assemblea “Lieberman ospite non gradito” del 29 aprile

 

farnesina2



30 aprile 2009

Palestina Libera




Il ministro Frattini e il governo italiano hanno invitato in Italia lunedì 4 maggio il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman espressione del nuovo governo israeliano dominato dalla destra e dai partiti più razzisti e antipalestinesi.

Le associazioni che da anni si battono per la pace e per il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese all’autodeterminazione denunciano come una vergogna l’invito in Italia per un personaggio politico razzista e che propugna la pulizia etnica contro la popolazione palestinese.

Alle ultime elezioni israeliane di febbraio Israel Beiteinu - il partito fondato dallo stesso Lieberman nel 1999 - è diventato il terzo partito in Israele. Nelle ultime settimane infatti i settori più oltranzisti della politica israeliana (coloni, gruppi ultrasionisti) hanno scatenato una escalation di aggressioni sia contro i contadini e le città palestinesi in Cisgiordania sia contro i quartieri palestinesi a Gerusalemme e nella stessa Israele.
Il programma di Lieberman contiene due idee che discriminano i cittadini arabi palestinesi di Israele con leggi speciali e segregazioniste.

a) Obbligare a un "giuramento di lealtà", che impone di giurare fedeltà a Israele come Stato ebraico. Il rifiuto di farlo potrebbe condurre alla revoca della cittadinanza o di alcuni diritti di questi cittadini all'interno di Israele.

b) Ridisegnare la mappa di Israele sulla base della composizione etnica. Questa nuova forma di pulizia etnica preserverebbe la maggioranza ebraica di Israele, spogliandola però della pretesa di essere una democrazia che assicura pari diritti a tutti i suoi cittadini.

Lieberman è giunto a dire pubblicamente al parlamento israeliano nel novembre 2006 che i parlamentari arabi dovevano essere impiccati come collaborazionisti, a causa della loro opposizione alle politiche del governo. "La seconda guerra mondiale si è conclusa con il processo di Norimberga. I capi del regime nazista, insieme ai loro collaboratori, furono giustiziati. Spero che questo sarà il destino dei collaborazionisti".
Nel marzo del 2002, dopo vari attacchi palestinesi contro israeliani, furono citate le seguenti parole di Lieberman: "Non esiterei a spedire l'esercito israeliano in tutta l'Area A (l'area della Cisgiordania teoricamente controllata dall'Autorità Palestinese) per 48 ore. Per distruggere le fondamenta di tutte le infrastrutture militari dell'autorità e tutti gli edifici della polizia, gli arsenali, tutte le postazioni delle forze di sicurezza... non lasciare in piedi una sola pietra. Distruggere tutto". Nel gennaio del 2009, durante il massacro israeliano a Gaza, Lieberman ha detto che Israele "deve continuare a combattere Hamas come fecero gli Stati Uniti con i giapponesi nella seconda guerra mondiale", riferendosi evidentemente all'olocausto nucleare. Sempre a gennaio, parlando del recente massacro di Gaza, Lieberman ha detto, "i soldati hanno avuto successo, ma i politici hanno fallito. Non hanno permesso all'esercito di completare l'operazione".
Lieberman è stato accusato molte volte di essere un fascista, un razzista e un fazioso. I media e i politici israeliani sono divisi al proposito. Alcuni hanno descritto Lieberman come contaminato da "dichiarazioni razziste che pregiudicano il carattere democratico di Israele". Molti hanno apertamente espresso il timore che il profilo politico di Lieberman possa riflettersi sull'immagine di Israele all'estero.
Sia Lieberman che il Primo Ministro israeliano Netanyahu, hanno messo in atto una ben programmata e coordinata "offensiva di fascino" di Lieberman all'estero. Sta cercando di presentarsi come un pragmatico e di dimostrare che tutte quelle dichiarazioni bellicose erano solo parole che non diventeranno mai realtà. I fatti dicono esattamente il contrario.


L’Assemblea "Lieberman ospite non gradito" del 29 aprile

Donne in Nero; Forum Palestina; Comitato Palestina nel cuore; UDAP; Spazio antagonista Primavalle; Associazione Punto Critico; CIP; Coordinamento Giovani in Lotta; PdCI; PRC, PCL; RdC; SC;


:: Article nr. s9766 sent on 07-may-2009 00:04 ECT
www.uruknet.info?p=s9766

 



Stampa la notizia: Lieberman ospite non gradito - il testo
Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 28 Aprile 2009 - 23:41

 
 
croceteutonica
 
il Papa va in Terra Santa :

tra tante chiacchiere e maldicenze, INUTILI E DANNOSE

 

 

Editoriale della Direzione di TerraSantaLibera.org

a cura di Filippo Fortunato Pilato

 

benedettoxvi_600È da molto tempo che non scrivo su queste pagine, troppo preso in attività pratiche più urgenti, ma recentemente subissati di email e articoli delle più disparate agenzie e spericolati giornalisti, tutti accomunati dalla smania di "pontificare", di voler insegnare al Papa come si fa il Papa, ma in pratica dediti, come i più, consapevolmente o meno, allo sport nazionale e internazionale più incentivato dalle logge, quello di sputare veleno sul soglio di Pietro e la Chiesa, mi sono proprio stufato di starmene zitto a tollerare oltre e perciò adesso sparo a zero su tutto quello che si muove, togliendomi una manciata di sassolini dalle scarpe.

Perchè un conto è mettere in luce, o criticare scivoloni, se non peggio ancora vizi teologici o di formazione, sia del pontefice come di qualsiasi altro mortale, altro conto è calunniare e attribuire a Benedetto XVI poteri terreni che non ha, come quello, per esempio, di recarsi dove vuole sul territorio controllato militarmente dall'entità coloniale sionista, o ancor più accusarlo di essere un capo di stato "suddito di Israele".

 

Come stoltamente è stato affermato da un ragazzo (del quale tra l'altro in passato abbiamo generosamente ospitato brani di testimonianza e denuncia), che ha pubblicato recentemente alcune lettere da Gaza, a mo' di libro, sul quotidiano comunista il Manifesto, e perciò si sente in diritto di offendere, non perdendo l'occasione d'oro di vomitare odio sul Papa e sulla Chiesa.

 

Un bravo ragazzo, per carità, anche se di formazione anarco-marxista, che ha anche recentemente e coraggiosamente sfidato le milizie e le bombe dei circoncisi per portare testimonianza (e per questo solamente continua a godere del nostro rispetto), ed a cui abbiamo dedicato alcuni editoriali nei mesi scorsi, ma purtroppo accecato da pregiudizi e odio ideologico di fronte ad un vecchietto di 82 anni che, sfidando minacce e pericoli seri (posti in essere da tempo dalla setta che odia, più di chiunque altro al mondo, la "pietra d'inciampo, la Sua Chiesa e il suo Vicario), vuole, con altrettanto coraggio, dare un segnale di vicinanza, di presenza, di interesse vivo, nei confronti delle pietre vive di Terra Santa.

 

Pochi mesi sono passati dalla fine di una pioggia di morte che ha sterminato quasi 1500 persone a Gaza, distrutto e raso al suolo case, ospedali, scuole, servizi, magazzini di scorte alimentari, acquedotti, porto e campagne, lasciando nell'indigenza una popolazione di circa un milione e mezzo di abitanti, negando loro persino l'accesso dei mezzi di soccorso e dei beni di prima necessità.

 

A pochi chilometri di distanza invece, altri membri di quello stesso ceppo nazionale arabo-palestinese, numericamente circa il triplo, divisi in enclavi, controllate da un nemico che non parla neppure la loro lingua, ma sufficientemente armato e motivato per costringere questa popolazione in galere a cielo aperto, circondate da muraglie insormontabili e controllate, quando non divise tra loro da posti di blocco, insediamenti di fanatici in kippa e treccioline, blocchi di cemento e reticolati di filo spinato, sono impediti nello svolgere una normale vita lavorativa, scolastica, sociale, non potendo neppure uscire dai loro villaggi senza il permesso di questo nemico straniero, non venendo loro concesso di curarsi regolarmente in strutture sanitarie adeguatamente attrezzate, di visitare i propri parenti, in poche parole di vivere e comunicare.

 

Umiliati, torturati, nell'animo prima ancora che nel fisico, privati delle loro case e terre, avvelenati nelle coscienze sin dall'infanzia, violentati e decimati senza pietà.

 

Le comunità cattoliche sono ridotte ai minimi termini, ma resistono con fiducia e costanza su quel che resta della loro terra. Discriminati, carcerati, ma mai rassegnati.

 

E questo vecchietto vestito di bianco, di 82 anni, che potrebbe molto più comodamente starsene nei palazzi vaticani, decide, contro tutto e tutti, di andare a trovare queste comunità: non solo quelle che egli rappresenta come capo religioso, ma anche le altre, di confessioni ed etnie diverse, che popolano l'area. Perchè la pace, se la si vuole, la si deve trattare con tutte le parti.

 

Non atterrerà nella giudaica Tel Aviv, ma nella più islamica Giordania. Visiterà quindi alcuni luoghi santi e le comunità che li popolano. Andrà dove potrà e dove gli verrà concesso.

 

Ma già si sollevano le voci di protesta perchè non andrà a Gaza:

 

- "È un capo di stato suddito d'Israele"

- "Il suddito d'Israele non vuole incontrare i cristiani a Gerusalemme, ma a Betlemme"

- "Veste babbucce Prada"

 

e sciocchezze del genere, seguite dall'elenco dei "preti" ultramodernisti, da don Ciotti a quelli di Pax Christi e satellitari, che se ne stanno nell'ombra per non dare troppo nell'occhio, i quali sarebbero gli educatori che insegnano quel bel catechismo anticattolico che da' questi bei frutti.

 

Che pena. Inviano perfino letterine e appelli da firmare, dove si sprecano in false adulazioni di stima verso questo Papa, che in realtà detestano (i loro libri riportano rigorosamente le introduzioni dell'antipapa Martini), per spingere avanti bocconi avvelati di richieste, che semplicemente si riassumono in un: Benedetto XVI, stattene a casa.

 

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Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 28 Aprile 2009 - 09:48

 
Confermato l'arrivo del razzista Lieberman a Roma, mercoledì 29 ore 17.30 alla sala di Carta in via dello Scalo di S. Lorenzo 67 assemblea cittadina di tutte le realtà antirazziste e di solidarietà con la Palestina per organizzare la mobilitazione
 
 
lieberman

 

VISITA LIEBERMAN 4 MAGGIO A ROMA

 

Roma, 26 apr. (Adnkronos) - Contatti diretti con Hillary Clinton, recenti incontri con i leader libanesi e siriani, incontro con Amr Moussa, segretario generale delle Lega Araba e il 4 maggio, a Roma incontro con il nuovo ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman. Cosi' il ministro degli ESteri Franco Frattini illustra l'attivita' diplomatica italiana sul tema del processo di pace mediorientale in un'intervista che il 'Jerusalem Post' pubblica oggi. Il capo della diplomazia definisce "positivi" i contenuti dei suoi colloqui, alludendo al desiderio confermato dalla Siria di trattare con Israele ed all'iniziativa di pace dell'Arabia Saudita. "La palla passa ora anche in campo israeliano", osserva Frattini, chiedendo: Israele e' sempre convinto "che due stati per due popoli sia l'unica soluzione possibile'"? "Il premier Netanyahu e' pronto a riprendere i colloqui di pace?". "Presto - conclude - avremo le risposte, dopo la visita del ministro degli Esteri Lieberman".

 

A questo punto occorre preparare la mobilitazione
 
Lieberman in Italia NON è un ospite gradito
 
Il ministro razzista israeliano a maggio viene a Roma

 

Il ministro Frattini e il governo Berlusconi hanno invitato per i primi giorni di maggio in Italia il principale dirigente del partito razzista e antipalestinese ed attualmente ministro degli esteri del governo israeliano Per discutere le iniziative di protesta contro la visita di Avigdor Lieberman a Roma, invitiamo tutte le realtà antirazziste e di solidarietà con la Palestina a partecipare ad una assemblea cittadina.

 

Mercoledì 29 aprile, ore 17.30
 
Assemblea cittadina
 
alla sala di Carta in via dello Scalo di S. Lorenzo 67

 

www.forumpalestina.org

 



Stampa la notizia: Visita di Lieberman il 4 maggio a Roma - Assemblea Cittadina
Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 23 Aprile 2009 - 08:31

 

La parcondicio delle Iene

 

Il caso giornalistico delle Iene è uno dei più rari esempi di democrazia televisiva.

Nel video il consueto confronto tra le parti, che in questa occasione vede intervistati due bambini, entrambi di 12 anni.

Il primo a sinistra è israeliano, ed all'apparenza è un teenager proprio normale, che ripete a pappagallo quanto insegnato a lui dagli adulti. Nessuno si è mai fatto del male, lui non ha mai visto il sangue scorrere.

Il secondo, a destra del video, è un ragazzo palestinese, dalle sue parole si comprende tutta la sofferenza che può dare ad un bambino di 12 anni la costrizione a diventare uomo durante una guerra. Della sua casa distrutta non resta nulla, solo il ricordo dei morti sotto i suoi occhi e quelli del passato nel ricordo delle fotografie appese su mura che non esistono più.

Una guerra tra due popoli, che nella realtà è subita dal solo Popolo Palestinese.

 

 

 



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 27 Marzo 2009 - 17:57

 

Al Jazeera English 

26 marzo 2009 

Gazan speaks of white phosphorus use - 26 Mar 09

According to Human Rights Watch Israels use of white phosphorus in their offensive on the Gaza Strip constitutes a war crime", which Israel strenuously denies.

Phosphorus ignites in oxygen in temperatures of more than 30 degrees Celsius and daily temperatures were much hotter than that when the war was carried out in Gaza in January.

It is almost impossible to put out, and if it comes into contact with human flesh it can burn to the bone. Sabah Abu Halima who lost her husband and four of her children in the war, tells her story.

http://www.youtube.com/watch?v=r0VqKHTbtX0

 



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 27 Marzo 2009 - 17:34

 Il gioco al ribasso...

 

20090105_143743_600 

Israel army: Gaza civilian toll massively overstated

 

2009-03-26T11:35:23-0700 Thu Mar 26, 2:35 pm ET

JERUSALEM (AFP) – The Israeli military insisted on Thursday that the vast majority of those killed in its Gaza offensive were "terror operatives," contradicting the much higher civilian death toll given by Palestinian sources.

It said that of 1,166 names of Palestinians killed in the January-December offensive, 709 were "terror operatives" from Hamas and other armed groups while another 162 "have not been yet attributed to any organization."

"Furthermore, it has come to our understanding that 295 uninvolved Palestinians were killed during the operation, 89 of them under the age of 16, and 49 of them women," the military said in a statement.

It said the data was obtained through examination "of various intelligence sources and after the names and numbers were thoroughly cross-referenced and examined."

The statement was issued after the Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) listed the names of 1,417 Palestinians it said were killed in the 22-day offensive, including 926 civilians, 313 children and 116 women. PCHR said 236 combatants were killed.

On Thursday, PCHR said the Israeli military wrongly included police officers among the combatants.

Police in the Gaza Strip have been under the command of Hamas since the Islamist movement seized control of the Palestinian enclave in June 2007.

Official Palestinian figures put the final death toll at 1,475, including 943 civilians, after a number of wounded Palestinians died in hospitals and bodies were found in the rubble.

In its statement, the Israeli military stressed that its objective during Operation Cast Lead "was to target the Hamas terror organisation and not the citizens of the Gaza Strip."

"It must be stressed that the fighting took place in a complex battlefield, defined by the Hamas terror organisation itself. The Hamas terror organisation placed the primary fighting scene at the heart of civilian neighborhoods as it booby-trapped homes, fired from schools and used civilians as human shields," the statement said.

The UN special rapporteur on the Palestinian territories, Richard Falk, said on Monday that there was "reason" to conclude that Israel's military operations in the Gaza Strip constituted a war crime.

He called for an inquiry, in order to determine if the war was legal.

Afp

 



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Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 24 Marzo 2009 - 15:36

Ricevo dal Palestinian Center for Human Right e trasmetto ...

 

Last update - 14:35 22/03/2009
 
U.K. backtracks on preventing war crimes charges against IDF
 

 

By Anshel Pfeffer

Tags: war crimes, U.K., Israel news

London will not push through changes in legislation that permits the arrest of Israel Defense Forces officers visiting Britain on war crimes, as previously promised, Jerusalem has learned.

In an unofficial message to Foreign Minister Tzipi Livni, Britain said that as a result of the decline in Israel's public image following Operation Cast Lead the government believes it will be unable to pass the amendment to the legislation before next year's scheduled elections.

British law permits private citizens to press charges against foreigners on war crimes charges. Once an indictment has been issued suspects can be arrested if they enter Britain.
In 2005 Maj. Gen. (res.) Doron Almog flew to London for a brief visit. After being informed, while still on the plane, that police were waiting for him to disembark so that they could arrest him, Almog remained on the aircraft and returned to Israel.

An arrest warrant had been issued against him for his alleged role in the razing of Palestinian homes in Rafah during his service as GOC Southern Command.

Since that incident, senior IDF officers in both active and reserve service, including former IDF chiefs of staff and cabinet ministers (Ehud Barak and Shaul Mofaz), have avoided traveling to Britain.

Britain's Labor government, first under Tony Blair and recently under Gordon Brown, had promised to pass changes in the legislation so that private citizens seeking to press war crimes charges would first have to obtain the approval of the chief prosecutor.

Israeli diplomats, meanwhile, sought support for such an amendment from Conservative MPs.

"The British did make such a promise and we continue to expect that they will find a way to fulfill it," Foreign Ministry spokesman Yigal Palmor said on Saturday.

The British Foreign Office said in a statement, "We recognize Israeli concerns but this is a complex legal issue."

*****

Da seguire il lavoro del Guardian.co.uk sui crimini di guerra di Israele a questo link:

http://www.guardian.co.uk/world/series/gaza-war-crimes-investigation

E sono tutti da leggere gli articoli correlati alla notizia di Haaretz sui timori di Israele del vedersi letteralmente travolta dai procedimenti giudiziari, per i danni cagionati con il bombardamento unilaterale su Gaza in tutto il mondo.

 



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 23 Marzo 2009 - 21:10

 

 

http://img148.imageshack.us/img148/8753/lavazzarossalattina.jpg

 

 
 
Giornate nazionali e internazionali
per il boicottaggio di Israele
del 28-29-30 marzo
 
 
 
Comincia anche in Italia la campagna di
Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni contro Israele
28-29-30 marzo iniziative in tutte le città
 

Aderendo alla campagna internazionale per il Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni contro Israele che vedrà in lunedì 30 marzo una giornata mondiale di mobilitazione BDS, invitiamo in tutte le città italiane a dare vita a iniziative tese a promuovere il boicottaggio dei prodotti israeliani, il disinvestimento delle aziende italiane attive sul mercato israeliano e la richiesta di sanzioni contro le autorità israeliane e i loro apparati economici, politici, scientifici, industriali.

La campagna italiana comincerà sabato 28 marzo con presidi, sit in, manifestazioni davanti ai centri commerciali e ai grandi supermercati.

In questi giorni arrivano quasi quotidianamente notizie e denunce che confermano i crimini di guerra commessi dalle forze armate e dal governo israeliano contro la popolazione palestinese di Gaza, mentre gli assetti politici che si vanno configurando in Israele dopo le recenti elezioni confermano il progetto di apartheid contro i palestinesi sia nei Territori Occupati che all’interno stesso di Israele.

Il sistema di apartheid e l’economia di guerra israeliani vanno isolati e indeboliti con una forte campagna di boicottaggio internazionale.

Invitiamo per questo tutte le reti, le associazioni, i movimenti a mettere in campo le prime iniziative di boicottaggio per le giornate del 28-29-30 marzo.

 

Comunicate quanto prima il calendario, gli appuntamenti e le caratteristiche delle iniziative che realizzerete nella vostra città.

Una giornata di mobilitazione coordinata a livello nazionale e internazionale può cominciare a mandare il segnale giusto sia alla resistenza del popolo palestinese che all’arroganza delle autorità israeliane.

 

Vi indichiamo le prime iniziative già previste a Milano e Roma

Il 28 marzo a Milano

inizia la campagna con il presidio di numerosi centri commerciali, e, sono stati organizzati, fino ad ora, i seguenti presidi di controinformazione a cui invitiamo tutti e tutte a partecipare:

Ipercoop di viale Umbria dalle ore 16,00

Esselunga di viale Sarca dalle ore 16.00

EsseLunga di via Legnone angolo Jenner

Corbetta, Esselunga, alle 17:30.

Per il 30 marzo stiamo discutendo dell’organizzazione di un altro presidio comune e unitario e vogliamo sottolineare che sarà unico per tutti il materiale di propaganda, manifesto e volantini che sarà diffuso in queste e altre giornate di mobilitazione. invitiamo chiunque sia interessato a partecipare alle iniziative, associazioni, comitati, partiti o singole persone a contattarci scrivendo o telefonando: palestinamilano@yahoo.it oppure 347.7851682 e a partecipare alla riunione cittadina, per un organizzazione precisa e unitaria delle scadenze, che si terrà : MARTEDI 24 alle ore 18,00 al csa vittoria via friuli angolo via Muratori Milano.

 

il 28 marzo a Roma

alle ore 10.00 davanti ad Auchan a Casalbertone

alle ore 14.30 spezzone e distribuzione materiale informativo alla manifestazione nazionale dei sindacati di base

il 30 marzo alle ore 17.30 manifestazione in piazza S. Marco

 

Buon lavoro a tutte e a tutti

 

Il Forum Palestina

 

TUTTI I LINK UTILI !!!!

 

Campagna di Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni contro Israele

A disposizione un pieghevole da utilizzare nelle iniziative. Stampatelo, diffondetelo, speditelo, utilizzatelo

Formato .PDF

ADESIVI

per la Campagna Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni contro Israele

SOSTIENI LA PALESTINA, BOICOTTA ISRAELE

Milano 28-30 Marzo

Gli appuntamenti per la campagna di BDS a Bologna

Iniziative boicottaggio a Firenze e Pistoia

 



Stampa la notizia: Boicotta Israele: 28 - 29 - 30 Marzo 2009
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 23 Marzo 2009 - 17:43

Una fonte autorevole dell'ANP dichiara che si tratti di un attentato di Hezbollah... e guarda un po' che questo accada mentre Israele ruba altri 30 dunum di terra palestinese a Gerusalemme. Lo ha detto pure il Papa: la Palestina ha bisogno di elezioni ...

Come si può fermare lo sport umanitario e una carovana di 130 persone??? Ammazzando anche il responsabile ANP dello Sport: Akram Daher. Così che noi non abbiamo più dubbi, sul fatto che l'autobomba sia stata finanziata e da chi ... (fonte)

 

2009-03-23 15:42

 

AUTOBOMBA IN LIBANO:

MORTI LEADER ANP E 2 GUARDIE DEL CORPO

 

BEIRUT - Secondo la radio Voce del Libano nell'esplosione avvenuta oggi nei pressi del campo di Miye Miye, nel sud del Libano, sono morte, oltre a Kamal Midhat, numero due dell'Anp in Libano, anche due sue guardie del corpo. L'attentato è stato compiuto con un'autobomba parcheggiata sul lato della strada.

Il campo profughi di Miye Miye si trova alla periferia orientale di Sidone (40 km a sud di Beirut), poco lontano da quello di Ayn al-Hilwe, il campo più affollato dei 12 sparsi in Libano. Sabato scorso due esponenti di Fatah, il partito del presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas), erano rimasti uccisi in scontri a fuoco avvenuti alle prime ore del giorno all'interno del campo tra esponenti di milizie rivali.

PORTAVOCE FATAH CONFERMA UCCISIONE KAMAL MEDHAT
Un portavoce di Fatah in Cisgiordania ha confermato l'uccisione di Kamal Medhat, numero due dell'ufficio dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) in Libano, nell'esplosione di un ordigno vicino ad un campo profughi. Fatah, il movimento guidato dal presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen, è la principale componente dell'Olp. In precedenza, la radio Voce del Libano aveva affermato che Medhat era il numero due dell'Anp in Libano e che l'attentato è stato compiuto con un'autobomba. Il portavoce a Ramallah, Fahmy al Zaarir, ha detto alla Reuters che Medhat stava accompagnando il numero uno dell'Olp in Libano, Abbas Zaki, in una visita al campo profughi di Mieh Mieh, quando un ordigno piazzato sul ciglio della strada è esploso, uccidendo lui e un numero imprecisato di altre persone. Il leader dell'Olp è rimasto incolume, ha precisato. I due esponenti dell'Olp si stavano recando al campo profughi per "un incontro di riconciliazione tra famiglie", ha detto ancora Zaarir, alludendo agli sforzi per porre fine ad una faida tra clan rivali nel campo.

ATTENTATO, ANP CONDANNA 'CRIMINE TERRORISTA'
Il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), Abu Mazen (Mahmud Abbas), ha condannato come "un crimine terrorista" l'uccisione in Libano di Kamal Medhat, esponente palestinese di Fatah (il partito dello stesso Abu Mazen), con alcuni uomini della sua scorta. "Il Presidente - si legge in una nota diffusa dal gabinetto presidenziale di Ramallah - condanna il crimine terrorista contro il generale Kamal Medhat", un uomo che "ha dedicato la vita a servire il suo popolo e la causa palestinese". In un flash dell'agenzia palestinese Maan, Medhat è indicato quale rappresentante di Fatah nel Libano del sud. "Noi condanniamo con forza questo crimine - ha poi rimarcato all'ANSA il negoziatore dell'Anp Saeb Erekat - e chiediamo alle autorità libanesi di agire per portare dinanzi alla giustizia i responsabili dell'assassinio". Erekat ha sottolineato che a Ramallah non si conosce comunque al momento l'esatta dinamica dell'attentato, né si sa con certezza il numero delle guardie del corpo cadute con Medhat.



Stampa la notizia: Libano: Autobomba Uccide Leader ANP e 2 Guardie del corpo
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 23 Marzo 2009 - 17:24

 

 

pchr_gaza

 

PHR-IL and Human Rights organizations in a joint position paper on the Decision to stop covering Palestinian's medical Care in Israel

 

08 March 2009

Physicians for Human Rights-Israel (PHR - IL), The Palestinian Center for Human Rights (PCHR) Gisha – Legel Center For Freedom of Movement and B'Tselem Protest Violations of the Rights of Palestinian Patients

Following the decision of the Palestinian Authority in Ramallah to stop all financial coverage for the medical treatments of Palestinian patients in Israeli hospitals, and given the policy of the Government of Israel (GOI) to insist on conditioning access to healthcare for Palestinians in Israel in financial coverage from the Palestinian Authority (PA), PHR-IL, PCHR, Gisha and B'Tselem protest the use of Palestinian patients as political tools by both the PA and the GOI.

In January 2009, after the end of the Israeli military offensive in the Gaza Strip, the PA cancelled financial coverage for all medical care for Palestinians in Israeli hospitals, including coverage for chronically ill Palestinian patients, and those in need of complex care that is not available in other tertiary medical centers in the region.

The result has been that an estimation of hundreds of Palestinian patients who were in the middle of long-term treatment regimes in Israel, including cancer patients in need of chemotherapy, radiotherapy and bone marrow transplantation, found their treatments interrupted with no alternatives.

We, human rights organizations in Israel and Palestine, regard Israel as an Occupying Power who bears overall responsibility for the protection of the right to health of the Palestinian, including free access to health services in the territories it occupies.

In agreeing to act as provider of healthcare services to the Palestinian population, the PA (Ramallah) took upon itself responsibility for that population. However, the ability of the PA in the Occupied Palestinian Territory (OPT) to supply appropriate health care services is fundamentally restricted by Israel as an Occupying Power.

The exploitation of the healthcare system in general and of seriously ill patients in particular, for political and financial aims, is a grave violation of the principles of medical ethics and of human rights.


PHR-IL, PCHR, Gisha and B'Tselem call:


The Government of Israel:
To recognize its ultimate responsibility as an Occupying Power for the healthcare of the population under its control, and to ensure that all residents of the OPT have access to appropriate healthcare regardless of financial coverage.


The Palestinian Authority:
To renew its financial coverage for all Palestinian patients who need to complete their medical treatment in Israel, at least until an appropriate and accessible new health care provider can be found. The PA has the right to decide where it will refer its patients; however, the rights of all these patients to continuity of heath care must not be violated.
 


Stampa la notizia: PCHR:  P.A. stop all medical treatments of Palestinian in Israeli hospitals
Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 21 Marzo 2009 - 10:06

w w w . h a a r e t z . c o m
Last update - 22:41 20/03/2009
 
 
http://img242.imageshack.us/img242/6593/1shot2kills.jpg

Dead Palestinian babies and bombed mosques
- IDF fashion 2009 -

By Uri Blau

The office at the Adiv fabric-printing shop in south Tel Aviv handles a constant stream of customers, many of them soldiers in uniform, who come to order custom clothing featuring their unit's insignia, usually accompanied by a slogan and drawing of their choosing. Elsewhere on the premises, the sketches are turned into plates used for imprinting the ordered items, mainly T-shirts and baseball caps, but also hoodies, fleece jackets and pants. A young Arab man from Jaffa supervises the workers who imprint the words and pictures, and afterward hands over the finished product.

Dead babies, mothers weeping on their children's graves, a gun aimed at a child and bombed-out mosques - these are a few examples of the images Israel Defense Forces soldiers design these days to print on shirts they order to mark the end of training, or of field duty. The slogans accompanying the drawings are not exactly anemic either: A T-shirt for infantry snipers bears the inscription "Better use Durex," next to a picture of a dead Palestinian baby, with his weeping mother and a teddy bear beside him. A sharpshooter's T- shirt from the Givati Brigade's Shaked battalion shows a pregnant Palestinian woman with a bull's-eye superimposed on her belly, with the slogan, in English, "1 shot, 2 kills." A "graduation" shirt for those who have completed another snipers course depicts a Palestinian baby, who grows into a combative boy and then an armed adult, with the inscription, "No matter how it begins, we'll put an end to it."

There are also plenty of shirts with blatant sexual messages. For example, the Lavi battalion produced a shirt featuring a drawing of a soldier next to a young woman with bruises, and the slogan, "Bet you got raped!" A few of the images underscore actions whose existence the army officially denies - such as "confirming the kill" (shooting a bullet into an enemy victim's head from close range, to ensure he is dead), or harming religious sites, or female or child non-combatants.

In many cases, the content is submitted for approval to one of the unit's commanders. The latter, however, do not always have control over what gets printed, because the artwork is a private initiative of soldiers that they never hear about. Drawings or slogans previously banned in certain units have been approved for distribution elsewhere. For example, shirts declaring, "We won't chill 'til we confirm the kill" were banned in the past (the IDF claims that the practice doesn't exist), yet the Haruv battalion printed some last year.

The slogan "Let every Arab mother know that her son's fate is in my hands!" had previously been banned for use on another infantry unit's shirt. A Givati soldier said this week, however, that at the end of last year, his platoon printed up dozens of shirts, fleece jackets and pants bearing this slogan.

"It has a drawing depicting a soldier as the Angel of Death, next to a gun and an Arab town," he explains. "The text was very powerful. The funniest part was that when our soldier came to get the shirts, the man who printed them was an Arab, and the soldier felt so bad that he told the girl at the counter to bring them to him."

Does the design go to the commanders for approval?

The Givati soldier: "Usually the shirts undergo a selection process by some officer, but in this case, they were approved at the level of platoon sergeant. We ordered shirts for 30 soldiers and they were really into it, and everyone wanted several items and paid NIS 200 on average."

What do you think of the slogan that was printed?

"I didn't like it so much, but most of the soldiers wanted it."




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Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 21 Marzo 2009 - 09:47

 

 

Soldati israeliani: rabbini volevano "guerra religiosa" a Gaza

 

Ven 20 Mar

Reuters I rabbini dell'esercito israeliano hanno detto alle truppe incaricate dell'offensiva nella Striscia di Gaza nel mese di gennaio che stavano combattendo una "guerra religiosa" contro gli infedeli, stando ad un racconto di un comandante dell'esercito, pubblicato venerdì.
 
  • "Il loro messaggio è stato molto chiaro: noi siamo i giudei, noi siamo arrivati in questa terra per miracolo, Dio ci ha riportato qui e ora noi dobbiamo combattere per espellere gli infedeli che stanno interferendo con la nostra conquista di questa terra occupata", ha riportato il militare.

Queste rivelazioni si riferiscono ad un meeting, tenuto il 13 febbraio, dalle forze armate per condividere le proprie esperienze riguardanti Gaza. Alcuni veterani, diplomati all'accademia militare Israel Defence Force, hanno raccontato delle uccisioni di civili e delle loro impressioni circa l'atteggiamento carico di disprezzo per i palestinesi dei vertici delle forze armate israeliane.

In un pezzo ancor più lungo, pubblicato nell'edizione del venerdì "Week's End", il soldato Ram ha parlato delle operazioni relative al 22esimo giorno, parlando di "sensazioni simili a quelle di una missione religiosa".

Le operazioni sono cominciate con un sergente credente che "ha riunito l'intero plotone e ha guidato la preghiera per coloro che stavano per partire in missione".

"Anche quando eravamo in missione hanno spedito questi opuscoli pieni di salmi. Credo che nella casa dove alloggiavamo avremmo potuto riempire una stanza con tutti i salmi che avevamo ricevuto".

 

"TUTTI TERRORISTI"

 

Un comandante della brigata di cui faceva parte Ram, chiamato Aviv, ha raccontato le sue sensazioni circa gli ordini di rompere le porte dei palazzi con veicoli armati e di sparare a chiunque fosse presente negli edifici, stanza per stanza.

Alla fine l'ordine è stato corretto, includendo nell'operazione "dei megafoni" con i quali avvertire i cittadini che avevano cinque minuti per evacuare o sarebbero stati uccisi.

Avid ha riportato come "si sia verificato un episodio disdicevole" quando, durante un briefing con i suoi uomini, un soldato ha protestato contro il nuovo ordine, ribattendo: "Chiunque sia dentro gli edifici è un terrorista, è un fatto risaputo".

A quel punto i suoi compagni si sono uniti a lui: "Dobbiamo uccidere chiunuqe si trovi lì, tutti quelli che stanno a Gaza sono solo terroristi", e tutte le altre cose con le quali i media ci riempiono la testa, avrebbe detto Aviv.

Il Centro palestinese per i diritti umani ha stimati i morti palestinesi durante la guerra in 1.417, 926 civili, 236 soldati e 255 ufficiali di polizia. Ufficiali israeliani contestano queste stime. Tredici israeliani sono stati uccisi.

Ieri un gruppo di esperti israeliani, l'International Policy Institute for Counter-Terrorism, ha negato le stime secondo cui quasi 1.000 civili di Gaza sono stati uccisi.

Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha risposto alle rivelazioni dell'Idf ripetendo la descrizione che Israele fa delle sue forze armate, come le più morali del mondo.

Stando a quello che riporta un soldato di nome Moshe, le investigazioni circa il comportamento sul campo di battaglia non sono prese seriamente.

Moshe riferisce quelle che sono le reazioni dei soldati israeliani:

"Non è piacevole dirlo, ma a nessuno interessa. Non stiamo facendo nessuna investigazione. Questo è quello che succede durante i combattimenti".

http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE52J0HX20090320?sp=true

 



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 20 Marzo 2009 - 10:05

Si moltiplicano le "confessioni" dei soldati israeliani. Io continuo a non giustificarli, perché lo sanno: tutti in Israele sanno cosa accade agli arabi di Palestina. E' apprezzabile il coraggio, ma ancora non ci siamo, visto che i refusnik sono ancora l'uno per mille a rifiutare il servizio militare...

Due articoli: 

 

http://img106.imageshack.us/img106/5189/israelsoldier.jpg

Gaza: gli abusi dell’esercito israeliano nel racconto dei suoi soldati

Posted By admin On 19 marzo 2009 @ 18:40

Durante l’offensiva militare ‘Piombo fuso’ nella Striscia di Gaza, i militari israeliani hanno ucciso civili palestinesi e intenzionalmente distrutto le loro proprietà: a denunciarlo non sono, per l’ennesima volta, organizzazioni per i diritti umani o associazioni delle vittime, ma soldati dell’esercito di Tel Aviv che hanno partecipato alle operazioni, le cui testimonianze sono state raccolte e pubblicate dal quotidiano israeliano Ha’aretz.

I racconti dei militari, soldati di fanteria e piloti da combattimento del corso d’addestramento ‘Yitzhak Rabin’ dell’accademia di Oranim a Tivon riferiscono di “permissive regole di ingaggio, che hanno consentito l’uccisione di civili disarmati” durante i 22 giorni di offensiva, smentendo le affermazioni dei più alti vertici di stato e di governo israeliani, che nelle settimane successive alle operazioni avevano difeso la condotta morale dell’esercito.

Il capo di una squadra di fanteria ha raccontato che dopo alcuni giorni di fermo, a una famiglia di palestinesi agli arresti nella loro stessa abitazione, era stato ordinato di lasciare la casa e che erano liberi.

“Il comandante del plotone – ha detto il soldato - ha lasciato andare la famiglia dicendo loro di dirigersi verso destra. Una madre con i suoi due bambini non ha capito ed è andata a sinistra. Ma un cecchino sul tetto non era stato avvertito: ha visto la donna e i bambini che si avvicinavano verso una linea che nessuno doveva oltrepassare. Ha sparato e li ha uccisi”.

Il testimone ha detto che “una volta chiarito l’errore, il cecchino non sembrava comunque sentirsi in colpa, perché aveva obbedito a degli ordini. L’atmosfera, in generale, da quello che ho percepito e che mi è stato raccontato da altri commilitoni era… come descriverla… come se la vita dei palestinesi, diciamo, fosse qualcosa di molto molto meno importante di quella dei nostri soldati”.

Fra gli altri episodi riportati - e che saranno pubblicati nelle edizioni di domani e dopodomani del quotidiano - c’è l’ordine di un capo compagnia di sparare e uccidere un’anziana donna che si stava avvicinando a una casa occupata.

Ai sottoposti che gli chiedevano spiegazioni per l’ordine impartito il militare ha risposto: “Dovremmo uccidere tutti quelli che sono qui (A Gaza, ndr) perché sono tutti terroristi”. Scrivere ‘morte agli arabi’ sui muri delle case dei palestinesi e sputargli in faccia, racconta ancora un giovane sottufficiale, “sono cose che vengono fatte di continuo, solo perché i soldati sono nelle condizioni di farlo.

Credo questa sia la cosa più grave: accorgersi di quanto i nostri militari siano caduti in basso dal punto di vista etico, davvero. È la cosa che mi è rimasta più impressa”.

Internationalia

 

http://www.dancexperiences.co.uk/users/www.dancexperiences.co.uk/upload/independent%20logo.jpg

Israel's dirty secrets in Gaza

Army veterans reveal how they gunned down innocent Palestinian families and destroyed homes and farms

By Donald Macintyre in Jerusalem
Friday, 20 March 2009

Israel was last night confronting a major challenge over the conduct of its 22-day military offensive in Gaza after testimonies by its own soldiers revealed that troops were allowed and, in some cases, even ordered to shoot unarmed Palestinian civilians.

The testimonies – the first of their kind to emerge from inside the military – are at marked variance with official claims that the military made strenuous efforts to avoid civilian casualties and tend to corroborate Palestinian accusations that troops used indiscriminate and disproportionate firepower in civilian areas during the operation. In one of the testimonies shedding harsh new light on what the soldiers say were the permissive rules of engagement for Operation Cast Lead, one soldier describes how an officer ordered the shooting of an elderly woman 100 metres from a house commandeered by troops.

Another soldier, describing how a mother and her children were shot dead by a sniper after they turned the wrong way out of a house, says the "atmosphere" among troops was that the lives of Palestinians were "very, very less important than the lives of our soldiers".

A squad leader said: "At the beginning the directive was to enter a house with an armoured vehicle, to break the door down, to start shooting inside and – I call it murder – to shoot at everyone we identify. In the beginning I asked myself how could this make sense? Higher-ups said it is permissible because everyone left in the city [Gaza City] is culpable because they didn't run away."

The accounts, which also describe apparently indiscriminate destruction of property, were given at a post-operation discussion by graduates of the Yitzhak Rabin pre-military course at the Oranim Academic College in northern Israel. The transcript of the session in front of the head of the course – details from which were published by the newspaper Haaretz – prompted the Israel Defence Forces (IDF) military advocate general Avichai Mendelblit yesterday to announce a military police investigation into the claims. Haaretz said the airing of the "dirty secrets" would make it more difficult for Israelis to dismiss the claims as Palestinian propaganda. The course principal, Danny Zamir, told the newspaper that after being "shocked" by the testimonies on 13 February he told the IDF chief of staff Gabi Ashkenazi he "feared a serious moral failure" in the IDF.
 
 


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Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 19 Marzo 2009 - 18:05

 

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PCHR - Palestinian Center for Human Right

Aftermath (5) Coming home
 
18 March 2009

 

In this new series of personal testimonies, PCHR looks at the aftermath of Israel’s 22 day offensive on the Gaza Strip, and the ongoing impact it is having on the civilian population.
Words by Malian/PCHR
 
 
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Message written by Israeli soldiers in a bedroom of the Abu Hajaj home in Johur-ad-Dik © Kent Klich
 
 
One of the most important factors in recovery from trauma is the ability to find sanctuary in the comfort of one’s home. The right to safety and security. For many people in Gaza, this right has been repeatedly violated, in the form of the destruction of their personal property, often wantonly, by Israeli military forces. Alongside the 1,000s of homes partially or completely destroyed by bulldozers, tank shells and bombs dropped by F-16 fighter jets, are the homes that have been defaced by graffiti left by individual Israeli soldiers and the vandalisation of civilian property within them. At Mos’ab Dardona’s home in Jabal Al Rayes, northeast Gaza, Israeli soldiers who had taken up positions in civilian houses in the area left behind intricate drawings on the walls, some depicting soldiers urinating on toppled mosques, or devouring Palestinian villages. In the house next door, belonging to Ibrahim Dardona, soldiers left behind dozens of bags of faeces in the bedrooms, despite the presence of a functioning toilet, and left crude sexual diagrams on the walls. “The writing left by Israeli soldiers in the homes in Gaza provides an insight into the disturbing culture of hatred and racism towards Palestinians and Arabs which exists among parts of Israeli society,” says Hamdi Shaqqura, PCHR’s director of democratic development. “In light of the evidence PCHR has gathered of the wilful and wanton killing of Palestinian civilians in Gaza, this graffiti is even more disturbing.” The thousands of people who have been unable to return to what remains of their homes after Israel’s offensive are hard to count precisely. Hastily erected refugee tent camps that are unsuitable at this time of year have been largely abandoned and internally displaced people have moved in with extended family members. Others have had to move back into their partially destroyed homes, clear up the debris and sometimes the evidence of the deaths of loved ones, and try to get on with their lives. The Dardona families have moved back into their houses, and are torn between unwillingness to destroy evidence of the behaviour of Israeli soldiers and reluctance to endure the constant reminders of the horrors that took place here. And there are similar cases in other parts of the Gaza Strip.
 
 
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Graffiti in the home of Mos’ab Dardona, Jabal al Rayes area, northeastern Gaza Strip © S. Al Tartour/PCHR
 
 
In the largely agricultural area of Johr-ad-Dik, Israeli forces established bases in some of the homes in the early days of their ground offensive. Tank tracks cut huge swathes through the fields and hundreds of olive and citrus trees were destroyed. Half the population of 2,500 was displaced. At dawn on 4 January 2009, the first full day of Israel’s ground offensive, a shell landed near the home of Saleh Abu Hajaj in Johur-ad-Dik. Radio interceptions made by the Israeli military ordered local residents to evacuate their homes. Saleh’s 36 year old daughter Majeda Abu Hajaj tied a white scarf to a stick and led a group of civilians out of her neighbour’s house. As they were trying to escape, tanks opened fire on the group and Majeda was shot dead, allegedly in the back. Moments later her 64 year old mother Raya, was also shot and bled to death a few metres from her daughter. Majeda and Raya’s bodies were not recovered until Israel’s declaration of a unilateral ceasefire sixteen days later. These attacks may constitute willful killings, grave breaches of the Geneva Conventions and war crimes. Israeli soldiers set up military positions in the Abu Hajaj house after the killings, and left graffiti in every room. Above Majeda’s bed are the words “Death will find you soon” scrawled in red pen. Other parts of the house carry the words “Have you ever wondered what hell looks like? Well… look around you -----! Ha ha ha”
 
 
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The house of Sami Saleh Dardona, with Israeli graffiti carved into the burnt walls © Kent Klich
 
 
In the Zeytoun district, where 27 members of the Samouni family were killed by an airstrike while sheltering in a building they had been placed in by the Israeli army, there are more chilling messages on the walls. In Talal Al Samouni's home Israeli soldiers wrote the words "Die you all", "Make war not peace", "Arabs need to die" and a gravestone engraved with the words "Arabs 1948-2009" referring to the dates between the creation of the state of Israel and its latest military offensive.A stairwell in Rashad Helmi Al Samouni's house a few doors down includes the following sentences written in chalk:"There will be a day when we kill all the Arabs""Bad for the Arabs is good for me""A good Arab is an Arab in the grave""Peace now, but between Jews and Jews, not Jews and Arabs"While much of the graffiti is inflammatory and disturbing, there are also more human expressions written by weary Israeli soldiers such as: "How much longer will we be here...?", "Until when?", "We want to go home" and "I have no other country".There have been many serious allegations made about the conduct of Israeli soldiers who were operating in the Gaza Strip. The Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) is currently investigating many of these cases and will be bringing evidence to light in due course. But whatever the outcome of such investigations, it will do little to comfort the thousands of civilians whose sense of safety they should feel in the privacy of their own homes has been so categorically violated.
 
 


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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 16 Marzo 2009 - 21:01

 

Israele e gli scudi umani

 

Ringrazio la persona, che mi ha spedito copia dell'articolo che vi propongo. Conoscevo l'episodio ed avevo visto la foto, ma non avevo alcun ritaglio dapubblicare per svelare l'ennesima menzogna della propaganda israeliana.

Quello che potete vedere legato ad una camionetta israeliana è un bambino palestinese.

Infatti NON sono gli uomini di Hamas ad usare gli scudi umani.

SONO i soldati israeliani

 

http://img218.imageshack.us/img218/3691/scudiumani.jpg

 

clicca sull'immagine per ingrandire

 



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 16 Marzo 2009 - 19:35

Questo è stato pubblicato il giorno del mio compleanno ed io lo stavo perdendo. Il video è bellissimo. Quindi ve lo ripropongo. Di seguito l'articolo dal Guardian.

 

 
Gisha - Legal Center for Freedom of Movement calls on the State of Israel to fully open Gaza's crossings and to allow the real victims of the closure - 1.5 million human beings - the freedom of movement necessary to realize their dreams and aspirations. For more information visit: http://www.closedzone.com

 

Animator of award-winning Israeli movie tackles Gaza

Short film aims to highlight effects of Israeli blockade on Palestinians

One of the creators of the successful Israeli movie Waltz with Bashir has produced a new animated film to highlight the continued blockade of the Gaza Strip and its 1.5 million Palestinian residents.

Yoni Goodman, who was director of animation for the Golden Globe-winning movie, said he was motivated to take part in the project by the recent war in Gaza. His 90-second animation, Closed Zone, follows a young boy chasing a bird through the Gaza Strip who finds his way out blocked at every turn.

"The issue was always important in my opinion, meaning the issue of the closure," said Goodman in a second video about the making of the Gaza animation.

"The war made this project a mission for me. This character is this kid, he is kind of a kid and kind of an adult, a bit Arab and a bit Jewish, something that everyone can connect to, and it was very important not to turn this into a stereotypical film.

"I hope that when people watch the short they will be able to detach themselves from their automatic associations of good and evil," Goodman said.

The film was produced for a leading Israeli human rights group, Gisha, which has long campaigned against the blockade of the Gaza Strip.

Since Israel withdrew its soldiers and settlers from Gaza in mid-2005 the territory has come under increasing Israeli pressure. Israel has declared the overcrowded strip of land a "hostile entity" and for more than a year and a half it has prevented all imports, save for a limited list of humanitarian goods, and banned all exports.

At the same time, Egypt has kept its Rafah crossing largely closed. The result has been a collapse of private industry in Gaza, a deep economic crisis and mounting poverty levels.

The UN secretary general, Ban Ki-moon, has described it as "collective punishment".

Israel has argued that the blockade should stay in place until militants stop firing rockets into southern Israel and has recently also said the crossings will not be reopened until Hamas releases Gilad Shalit, an Israeli soldier captured near Gaza nearly three years ago.

Sari Bashi, director of Gisha, said the point of the video was for people to understand the "humanity of the residents of Gaza.

"It is increasingly difficult to remind people that the residents of the Gaza Strip are human beings who wish to raise children, to earn a living, and realise their dreams both small and large," she said.

Guardian.co.uk



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 16 Marzo 2009 - 15:48

Nota aggiuntiva al punto 1 in grassetto corsivo: in Italia e nel mondo i Bus Atei e la campagna contro i Vescovi negazionisti, alias contro il Vaticano (che se non avesse attechito sarebbe stata sostituita con una rinnovata campagna contro i preti pedofili). Per l'Italia si segnala l' Uaar come organizzazione partecipata dall'iniziativa mediatica israeliana.
 
 
60anni 
 
Più la menzogna è grande...


di DOMINIQUE VIDAL

Sotto molti aspetti, l'offensiva contro Gaza ricorda la guerra del Libano dell'estate 2006, da cui i dirigenti israeliani hanno visibilmente tratto alcune lezioni. Non lezioni strategiche, perché allora avrebbero dovuto finalmente prendere quelle famose «decisioni dolorose» - in realtà applicare semplicemente il diritto internazionale - che potrebbero fondare una pace duratura con i loro vicini. In compenso, hanno evitato di riprodurre gli stessi errori in campo militare, ma anche in materia di comunicazioni. Alla rigorosa chiusura all'interno, affinché la proibizione dell'accesso alla striscia di Gaza risparmiasse ai telespettatori le immagini del territorio martirizzato, si è aggiunta una propaganda su tutti fronti all'esterno.
«Per influenzare i media è stata creata, con un certo successo, una nuova direzione dell'informazione - rivela il settimanale britannico The Observer. E quando l'attacco è cominciato (...) una marea di diplomatici, gruppi di pressione, blog e altri sostenitori d'Israele hanno cominciato a martellare una serie di messaggi preparati con cura (1).» Factotum di tutto il meccanismo, l'ex ambasciatore alle Nazioni unite, Dan Gillerman, conferma: «Non avevo mai visto (...) il ministero degli esteri, quello della difesa, l'ufficio del primo ministro, la polizia e l'esercito lavorare con tanto coordinamento ed efficienza».

¥ Autodifesa. È la parola chiave. Nessuno stato, ripetono i sostenitori di Israele, accetterebbe senza reagire che la sua popolazione viva - dall'autunno 2002, quando Israele era presente a Gaza - nel terrore di razzi stranieri. Indiscutibilmente, ogni governo, di fronte a tale situazione, reagirebbe, ma come? Scatenando una guerra ancora più cruenta o negoziando per porre fine ai combattimenti? Da sessantuno anni, Tel Aviv entra in guerra affermando di «non avere altra scelta» - in ebraico ein brera. Si tratta, più che mai, di una contro-verità: i palestinesi non hanno forse riconosciuto il loro vicino e occupante dal 1988 e il mondo arabo non gli ha teso la mano dal 2002, offrendo a Israele una normalizzazione completa in cambio del suo ritiro dai territori occupati? Senza dimenticare che, se gli israeliani hanno diritto all'autodifesa, lo stesso vale per i palestinesi ...

¥ Rottura. Ma, continuano a ripetere i portavoce di Tel Aviv, diplomatici e giornalistici, è Hamas che ha rotto la tregua - dimenticando che, come ha riconosciuto Ehoud Barak, «Piombo fuso» era in preparazione già da sei mesi. Nessuno nega che, fino alla fine di ottobre, i combattenti islamisti avevano smesso di sparare - lo stesso ministero israeliano degli affari esteri lo riconosce sul suo sito. I lanci, tuttavia, sono ripresi a novembre. E a ragion veduta: dettaglio spesso «dimenticato», il 4 novembre 2008 l'esercito israeliano ha condotto un'operazione che è costata la vita a sei combattenti di Hamas. Il quale ha riposto...
Altro punto difficilmente ricordato: il cessate il fuoco doveva procedere di pari passo con la fine del blocco della striscia di Gaza e l'apertura delle sue frontiere, cosa che Israele non ha mai accettato. Peggio: negli ultimi mesi l'embargo è diventato pressoché totale, al punto che, ancor prima dell'offensiva, i quattro quinti della popolazione dipendevano direttamente dall'aiuto alimentare dell'Onu. Con l'offensiva israeliana, anche l'acqua, il gasolio, l'elettricità e gli alimenti di base sono diventati merce rara.
 
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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 16 Marzo 2009 - 10:23

Inaccettabile ...

 

Radwan: The political arrest in W. Bank threatens dialog in Cairo

 

[ 15/03/2009 - 04:17 PM ]

CAIRO, (PIC)-- Dr. Ismail Radwan, a senior Hamas leader, warned Sunday that the continued political arrest in the West Bank threatens the process of inter-Palestinian dialog in Cairo, describing it as a time-bomb.

In an exclusive statement to the PIC, Radwan underlined that the political arrests in the West Bank are time-bombs that could detonate at any moment and torpedo the reconciliation dialog underway in Cairo.

The Hamas leader said that the PA in Ramallah and Fatah should consider this and hasten to get all political prisoners released and end any future political arrests.

He noted that the Fatah-affiliated security apparatuses have embarked on looking for Qassam fighter Mohamed Kryosh who is wanted by Israel for the past ten years and threaten to arrest one of Hamas's most prominent figures in the West Bank Sheikh Nabil Al-Natsha in addition to deputy minister of interior in Ramallah Mustafa Zaid who was transferred to hospital recently.

Hamas spokesman Fawzi Barhoum, who is participating in Cairo talks, stated Sunday in a press release received by the PIC that the meetings of the dialog committees are still underway as usual, noting that any outstanding issues will be reported in detail to the high consultation committee for consideration in the context of a general consensus.

Barhoum pointed out that the meetings were positive and there were progress that is attributed to the keenness of everyone involved especially the Egyptian officials on the achievement of reconciliation as well as the mechanisms that were already set for the discussion of all files on the table.

In another context, MP Yahya Mousa, a member of the Hamas parliamentary bloc, called on ex-PA chief Mahmoud Abbas to have the courage and apologize for the historical mistake made by the PLO leadership when it accepted to recognize the Israeli occupation and signed the Oslo agreements.

Mousa opined in a press statement received by the PIC that Oslo is the main cause of division in the Palestinian national movement and leads the Palestinians to liquidate their cause and waste their inalienable historical rights.

The lawmaker also urged Abbas to dissolve the PA in the West Bank, saying that the dissolution of the PA will provide a golden opportunity for the Palestinian people to establish their state on all 1967 borders because it will achieve the desired national unity on the basis of resistance, put the Arabs before their responsibilities, and allow for the recovery of resistance in the West Bank.

Palestine Info

 



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Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 14 Marzo 2009 - 17:55

DCI Palestine e Save the Children Svezia ripubblicano il report sulla situazione dei Bambini, da leggere per chi lo avesse perso a febbraio...

 

2009/02/11

DCI-Palestine and Save the Children Sweden publish Child Protection Situation Analysis 2008

This situation analysis provides an overview of the extent to which Palestinian children living in the occupied Palestinian territory (oPt) were able to enjoy their rights to protection in 2008, from a structural and practical perspective. The study focuses on the level of protection available to three particular target groups of children living in the oPt, in terms of laws, policies, mechanisms and practices. The target groups in question are children vulnerable to violence, neglect, abuse and exploitation in their homes and communities; children in conflict with the law under Palestinian Authority (PA) jurisdiction and children detained by Israel under its military order system.

 



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Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 14 Marzo 2009 - 17:47

Focus on Gaza - The Blockade

- 13 March 09 - Part 1 & 2 -

 

sab 14 mar 2009 07:51:38 PDT In this week's show we look at how the Israeli blockade continues to hinder life in Gaza. We have an interview with George Galloway and feature a new campaign by an Israeli anti-blockade group. Plus we follow one fishermen as he tries to provide food for his family.

 

 

 

 

 

Vedi altro all'interno ...

 



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Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 14 Marzo 2009 - 08:09

Riporto questo articolo da Uruknet perché una gran parte degli articoli citati è anche su questo sito. Segnalo un errore proprio nel titolo. Infatti a Gaza non c'è stata nessuna guerra, definibile come tale, ma si è trattato di una carneficina il cui target è stata la sola popolazione civile.

 

LA MORTE DELL'INFORMAZIONE

- i media e la guerra a Gaza - (estratto)

Enrico Bartolomei Casco Bianco presso l’Alternative Information Center

 

 

13 marzo 2009

"Il postulato democratico è che i media sono indipendenti e hanno il compito di scoprire e di riferire la verità, non già di presentare il mondo come i potenti desiderano che venga percepito" (N.Chomsky)
 

Questo tentativo di analisi critica vuole spiegare in che modo i media italiani, nello specifico la televisione, hanno rappresentato l’attacco militare israeliano alla Striscia di Gaza. Sono state prese in considerazione le edizioni del TG1 e del TG5, i notiziari italiani più seguiti, ma si potrebbe estendere la ricerca ai principali media internazionali e giungere a conclusioni pressoché analoghe. Il principale obiettivo è, prima ancora di illustrare come i media hanno distorto la realtà, mettere i gestori dell’informazione di fronte alle proprie responsabilità per aver avallato l’attacco, fornendone la necessaria copertura e la giustificazione ideologica: questo li rende complici dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante l’ultima guerra a Gaza. […] Fattore fondamentale nel successo politico-militare israeliano è l’efficacia e l’organizzazione della propaganda, la versione dei fatti israeliana accettata quasi senza critiche e senza riscontri. […] Uno dei primi mezzi propagandistici utilizzati consiste nel definire i termini del dibattito, il contesto, il punto di partenza. Nello stabilire le priorità. […] Il punto di partenza del conflitto viene così fissato dai principali media italiani e internazionali al 19 dicembre, giorno in cui Hamas avrebbe rotto unilateralmente la tregua riprendendo il lancio dei missili. I bombardamenti sulla Striscia di Gaza da parte di Israele iniziati il 27 dicembre vengono quindi definiti dai media come una risposta al lancio dei razzi. La tregua di 6 mesi firmata il 19 giugno 2008 da Hamas e da Israele sanciva come punti principali la fine dell’embargo su Gaza in cambio della cessazione del lancio di missili. Quello che i media hanno deliberatamente ignorato è che Hamas ha quasi scrupolosamente rispettato la tregua, lanciando alcuni razzi solo in risposta ad operazioni militari israeliane. Durante i sei mesi di tregua, 49 palestinesi sono stati uccisi e nessun israeliano. I media non hanno riportato il fatto che Israele non ha mai posto fine all’embargo: 262 palestinesi sono deceduti per la mancanza di adeguate cure mediche[1] e molte persone sono state ridotte alla disoccupazione, alla povertà, alla malnutrizione[2]. La tregua è stata interrotta il 4 novembre dalle forze israeliane con l'uccisione di 6 miliziani di Hamas durante un' incursione aerea e terrestre. […] Accendendo improvvisamente i riflettori il 19 dicembre, presentando la rottura della tregua come una decisione unilaterale di Hamas, la propaganda mediatica può giustificare le azioni israeliane come "reazioni", e le azioni palestinesi come "attacchi": i palestinesi sono sempre associati alla violenza, all’aggressività, quasi fosse per naturale vocazione. I palestinesi sono la causa del problema. Gli israeliani invece sono semplicemente costretti a "reagire" per "autodifesa". Questa cronologia degli eventi non è solo confermata dal quotidiano inglese The Guardian[3] , ma si trova in dettaglio in un rapporto della stessa intelligence israeliana[4]. […]

 

 



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 13 Marzo 2009 - 17:07

Una premessa all'articolo: secondo la Convenzione di Ginevra non esistono combattenti illegali in Palestina. Il vero problema è che Israele è una potenza coloniale "illegale" in tutte le sue manifestazioni. Prima ragione: Israele non ha firmato nessun trattato di nessun tipo e non si sottomette MAI all'ONU.

 

Israeli legal group offers pro bono assistance to Gaza detainees

Date: 12 / 03 / 2009 Time: 17:04

 

Bethlehem – Ma’an – An Israeli legal organization announced on Thursday its willingness to review complaints from families of “illegal combatants” from Gaza held by Israel.

The Center for the Defence of the Individual, Hamoked, is an Israeli human rights organization that that works on behalf of Palestinians living under military occupation.

The group said in a statement that it is prepared to receive complaints from the families of Gaza’s detainees, Palestinians arrested by the Israeli army and declared as illegal combatants after they had finished their sentences.

The organization said it will appoint attorneys to represent detainees appearing before Israeli judicial authorities, offering pro bono legal services.

The center, which is based in Jerusalem, told Ma’an that Gaza’s residents can call 026264438 or 026283555 to file a complaint.

According to Abed An-Naser Farawneh, a Palestinian defense attorney, Israel is holding 950 detainees from the Gaza Strip, in addition to 150 others caught during the recent onslaught in Gaza.

“Those who were arrested during the war were classified as ‘illegitimate fighters,’“ he said, noting that “they stay for an undisclosed period of time in solitary confinement and then they are brought for court martial without charges.”

“Either [additional] arrest orders are issued against them for an indefinite period of time or they are released,” he said.

He added, “Those who were arrested from Gaza during the latest war, around 100-150, are being held in solitary confinement in the Negev prison.”

“One of them is Hamdan As-Sufi, a lecturer at the Islamic University of Gaza, who was brought to court where he was sentenced for an indefinite period of imprisonment,” he said.

The Wa’ed Prisoners Society said that 16-18 prisoners from Gaza whose sentences were completed were not released.

Among them is Naser Ayyad from the Az-Zeitoun neighborhood of Gaza City. He was released after completing a term of imprisonment but was arrested upon arriving to the Erez crossing on his way to Gaza, where his ID card was confiscated and he was taken to prison as an “illegal combatant.”

Israel has previously applied the “illegal combatant” label to Palestinian militants, which is described by lawyers and those who work in the field of human rights as a violation of international law.

As Gaza was recently declared an “enemy entity” by the Israeli Knesset, Israel can legally apply the label on militants there, such as the country did during its recent assault on Lebanon in 2006.

Under the law, Israel is able to deal with such combatants as war criminals, enabling the government to hold them without charges and for indefinite periods of time.

 


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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 13 Marzo 2009 - 08:10

 

Dichiarazione redazionale sulla strage di Gaza

Jura Gentium

 

La rivista informatica Jura Gentium Journal, che è la principale espressione della Associazione Jura Gentium, è da tempo impegnata in una riflessione filosofico-politica e filosofico-giuridica sulle vicende internazionali che prescinde da una presa di posizione ideologica e che non ha relazioni con la politica militante.

Questo non significa che la Redazione di Jura Gentium Journal professi una filosofia della neutralità etico-politica. La redazione unanime ha deciso perciò di prendere posizione - con un "ritardo" deliberato - sull'intervento militare Piombo fuso che lo Stato di Israele ha deciso contro il popolo palestinese rinchiuso e assediato nella Striscia di Gaza, un lembo di terra fra i più densamente abitati, poveri e disperati del pianeta. I bombardamenti dal cielo, dal mare e da terra sono iniziati il 27 dicembre 2008 e sinora hanno provocato, anche grazie all'uso ormai accertato di ordigni al fosforo bianco, 1315 morti, fra i quali 100 donne e 400 bambini, oltre a migliaia di feriti e alla devastazione di centinaia di edifici pubblici e privati. Le vittime israeliane sono state 13. Questi dati sono altamente attendibili.

La redazione di Jura Gentium Journal ritiene che nessuna ragione militare, politica o giuridica può essere invocata per giustificare una strage di questa gravità, per di più realizzata in un contesto di assoluta asimmetria bellica. La strage ha colpito un popolo che da decenni è sottoposto all'occupazione militare da parte dello Stato di Israele in violazione della Carta delle Nazioni Unite, delle Convenzioni di Ginevra e del diritto internazionale generale. La redazione ritiene che se le Nazioni Unite e la Corte Penale Internazionale intendono svolgere minimamente la loro funzione, allora lo Stato di Israele - quarta potenza nucleare del mondo - merita di essere sottoposto a sanzioni adeguate ai gravi crimini di guerra che ha commesso.

La redazione di Jura Gentium Journal deplora la complicità di gran parte delle cancellerie occidentali, l'omertà dei grandi mezzi di comunicazione di massa, il silenzio degli esperti e dei giuristi accademici "al di sopra delle parti", l'inerzia delle Nazioni Unite. E si augura che al popolo palestinese vengano pacificamente restituite la sua terra, la sua identità e la sua dignità.

 

Luca Baccelli Nicolò Bellanca Pablo Eiroa Orsetta Giolo Leonardo Marchettoni Juan Manuel Otero Renata Pepicelli Paola Persano Stefano Pietropaoli Katia Poneti Lucia Re Filippo Ruschi Emilio Santoro Alessio Scandurra Francesco Vertova Silvia Vida Danilo Zolo

 



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 13 Marzo 2009 - 07:59

Tratto da Le Monde Diplomatique - english edition

 

Calls for investigation into Gaza attacks

Israel’s war crimes

by Richard Falk

Tuesday 10 March 2009 - Israel blamed its earlier wars on the threat to its security, even that against Lebanon in 1982. However, its assault on Gaza was not justified and there are international calls for an investigation. But is there the political will to make Israel account for its war crimes? by Richard Falk

For the first time since the establishment of Israel in 1948 the government is facing serious allegations of war crimes from respected public figures throughout the world. Even the secretary general of the United Nations, Ban Ki-moon, normally so cautious about offending sovereign states – especially those aligned with its most influential member, the United States – has joined the call for an investigation and potential accountability. To grasp the significance of these developments it is necessary to explain what made the 22 days of attacks in Gaza stand shockingly apart from the many prior recourses to force by Israel to uphold its security and strategic interests.

In my view, what made the Gaza attacks launched on 27 December different from the main wars fought by Israel over the years was that the weapons and tactics used devastated an essentially defenceless civilian population. The one-sidedness of the encounter was so stark, as signalled by the relative casualties on both sides (more than 100 to 1; 1300-plus Palestinians killed compared with 13 Israelis, and several of these by friendly fire), that most commentators refrained from attaching the label “war”.

The Israelis and their friends talk of “retaliation” and “the right of Israel to defend itself”. Critics described the attacks as a “massacre” or relied on the language of war crimes and crimes against humanity. In the past Israeli uses of force were often widely condemned, especially by Arab governments, including charges that the UN Charter was being violated, but there was an implicit acknowledgement that Israel was using force in a war mode. War crimes charges (to the extent they were made) came only from radical governments and the extreme left.

The early Israeli wars were fought against Arab neighbours which were quite literally challenging Israel’s right to exist as a sovereign state. The outbreaks of force were of an inter-governmental nature; and even when Israel exhibited its military superiority in the June 1967 six day war, it was treated within the framework of normal world politics, and though it may have been unlawful, it was not criminal.

But from the 1982 Lebanon war this started to change. The main target then was the presence of the Palestine Liberation Organisation (PLO) in southern Lebanon. But the war is now mainly remembered for its ending, with the slaughter of hundreds of unarmed Palestinian civilians in the refugee camps of Sabra and Shatila. Although this atrocity was the work of a Lebanese Christian militia, Israeli acquiescence, control and complicity were clearly part of the picture. Still, this was an incident which, though alarming, was not the whole of the military operation, which Israel justified as necessary due to the Lebanese government’s inability to prevent its territory from being used to threaten Israeli security.

The legacy of the 1982 war was Israeli occupation of southern Lebanon and the formation of Hizbullah in reaction, mounting an armed resistance that finally led to a shamefaced Israeli withdrawal in 1998. This set the stage for the 2006 Lebanon war in which the announced adversary was Hizbullah, and the combat zone inevitably merged portions of the Lebanese civilian population with the military campaign undertaken to destroy Hizbullah. Such a use of hi-tech Israeli force against Hizbullah raised the issue of fighting against a hostile society with no equivalent means of defending itself rather than against an enemy state. It also raised questions about whether reliance on a military option was even relevant to Israel’s political goals, as Hizbullah emerged from the war stronger, and the only real result was to damage the reputation of the IDF as a fighting force and to leave southern Lebanon devastated.

The Gaza operation brought these concerns to the fore as it dramatised this shift away from fighting states to struggles against armed resistance movements, and with a related shift from the language of “war” to “criminality”. In one important respect, Israel managed to skew perceptions and discourse by getting the media and diplomats to focus the basic international criminal law question on whether or not Israeli use of force was “disproportionate”.

This way of describing Israeli recourse to force ignores the foundational issue: were the attacks in any legal sense “defensive” in character in the first place? An inquiry into the surrounding circumstances shows an absence of any kind of defensive necessity: a temporary ceasefire between Israel and Hamas that had been in effect since 19 July 2008 had succeeded in reducing cross-border violence virtually to zero; Hamas consistently offered to extend the ceasefire, even to a longer period of ten years; the breakdown of the ceasefire is not primarily the result of Hamas rocket fire, but came about mainly as a result of an Israeli air attack on 4 November that killed six Hamas fighters in Gaza.

Le Monde Diplomatique - english edition
 
 


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Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 12 Marzo 2009 - 20:55

 

pchr_gaza 

PCHR - Palestinian Center for Human Right 

 

Ref: 36/2009

Date: 12 March 2009

Time: 15:00 GMT

 

 

Confirmed figures reveal the true extent of the destruction inflicted upon the Gaza Strip; Israel’s offensive resulted in

 

 1,434 dead

 

including 960 civilians, 239 police officers, and 235 fighters.

 

The Israeli offensive launched on the Gaza Strip between 27 December 2008 and 18 January 2009 resulted in extensive death, injury and destruction throughout the Gaza Strip. Only now is the true extent of the devastation becoming apparent.

 

The offensive took place in the context of an ongoing international armed conflict and belligerent occupation. International humanitarian law (IHL) lays down stringent, legally-binding, obligations regulating the conduct of hostilities. Of primary relevance is the principle of distinction, which obliges all Parties to the conflict to distinguish between combatants and non-combatants (including civilians). Civilians and civilian objects must be spared the effects of any hostilities to the greatest extent possible. This is the core premise on which IHL is founded. Consequent to this fundamental obligation, IHL also regulates the methods and means used in an attack. In short, all precautions must be taken to restrict any damage and destruction beyond that absolutely required by military necessity.

 

The Palestinian Centre for Human Rights’ (PCHR) investigations reveal that throughout the course of the assault, Israeli Occupation Forces (IOF) used excessive, indiscriminate force, in violation of the principle of distinction. This claim is evidenced by the disproportionately high rate of death amongst the civilian population, when compared to that of resistance fighters. IOF also wilfully violated the principle of distinction as a result of their illegal classification of law enforcement officials as combatants. Uniformed units of law enforcement agencies are not considered members of armed forces (combatants), unless explicitly recognised as such.

 

Over the course of the 22 day Israeli assault on the Gaza Strip, a total of 1,434 Palestinians were killed. Of these, 235 were combatants. The vast majority of the dead, however, were civilians and non-combatants: protected persons according to the principles of IHL. PCHR investigations confirm that, in total, 960 civilians lost their lives, including 288 children and 121 women. 239 police officers were also killed; the majority (235) in air strikes carried out on the first day of the attacks. The Ministry of Health have also confirmed that a total of 5,303 Palestinians were injured in the assault, including 1,606 children and 828 women.

 

The excessively disproportionate civilian death toll, and Israel’s conduct of hostilities – including, inter alia, indiscriminate attacks, wilful killing, the extensive destruction of property, target selection, the lack of precautions taken in attack, the excessive use of force, and the use of weapons such as white phosphorous in civilian areas – demand effective judicial redress. Many of

 

the cases documented by PCHR constitute grave breaches of the Geneva Conventions, and war crimes. The widespread and apparently systematic violations of customary IHL witnessed in the Gaza Strip may also amount to a crime against humanity.

 

PCHR call on all States to fulfil their legal obligations, as codified in Article 146 of the Fourth Geneva Convention, to prosecute any persons suspected of committing grave breaches of the Geneva Conventions. All States must enact appropriate legislation to ensure that such persons may be tried in national courts, in accordance with the principle of universal jurisdiction.

 

Further, PCHR affirm that, if the civilian population are to rebuild their lives and attempt to recover from the devastation wreaked on the Gaza Strip, then borders must be opened: aid and reconstruction material must be allowed into the Gaza Strip. As the Occupying Power, the State of Israel has a legal obligation, codified in the Fourth Geneva Convention, to allow unrestricted humanitarian access. Further, if the resources in the occupied territory are inadequate – as is currently the case in the Gaza Strip – then Article 55 of the Fourth Geneva Convention places a specific obligation on the Occupying Power (Israel) to provide the articles necessary to ensure the safety and wellbeing of the civilian population.

 

While strongly condemning the actions of the IOF during their offensive on the Gaza Strip, PCHR:

 

1.        Calls for establishing effective international investigation into crimes committed by IOF against Palestinian civilians, and Israel’s conduct of hostilities.

2.        Calls for the prosecution of all political and military officials who are accused of committing war crimes against Palestinian civilians.

3.        Calls for an end to all measures of collective punishment inflicted on the population of the Gaza Strip, including a lifting of the siege, and ensuring the free and safe movement of persons and goods.

4.        Calls upon Israel to fulfil its obligations as the Occupying Power to facilitate unrestricted humanitarian access, and to provide those articles necessary to ensure the safety and wellbeing of the civilian population.

5.        Calls upon the international community to immediately intervene to prevent impunity for such crimes, and calls upon the High Contracting Parties to the Geneva Conventions to fulfil their obligation under Article 1 of the Convention to ensure respect for the Convention in all circumstances, as well as their obligation under Article 146 of the Fourth Geneva Convention to search for and prosecute those who are responsible for perpetrating grave breaches of the Geneva Conventions.

 

 



Stampa la notizia: PCHR - I dati aggiornati sui decessi a Gaza 12.03.2009
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 11 Marzo 2009 - 12:41

Il Manifesto - pagina 11 del 10/03/2009

 

m.cocco_ilmanifesto_10.03.09

 

di Michelangelo Cocco - ROMA


DIRITTI UMANI . L'atto d'accusa delle ong:

un'inchiesta internazionale per i massacri di Gaza

«Adesso processiamo Tel Aviv»

 

CRIMINI DI GUERRA Parla l'avvocato Devers, rappresentante all'Aja dell'istanza di centinaia di organizzazioni non governative che si sono costituite per portare alla sbarra l'esecutivo Olmert: procedimento necessario perché tutti gli stati comprendano che l'ordine mondiale non può essere fondato su dei crimini contro l'umanità Il procuratore della Corte penale internazionale Ocampo: indagine possibile
«Esiste una possibilità che ciò accada». Così l'altro ieri Luis Moreno Ocampo sulla possibilità di aprire presso la Corte penale internazionale (Cpi) un'inchiesta su «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità» nei confronti d'Israele per i massacri di palestinesi perpetrati durante l'operazione «Piombo fuso» a Gaza. Si tratterebbe di una rivoluzione, perché - ha sottolineato Perfil, il domenicale di Buenos Aires che ha riportato le dichiarazioni di Ocampo - sarebbe la prima volta che un organismo internazionale riconosce l'Autorità palestinese (Anp) come «stato indipendente». «Stiamo valutando la questione - ha aggiunto Ocampo - siamo in una fase di analisi».
L'avvocato Gilles Devers è il legale rappresentante presso la Corte dell'istanza di centinaia di organizzazioni non governative (ong) e associazioni che si sono costituite contro i crimini di guerra. Con Devers - ieri a Roma per illustrare l'iniziativa giuridica della società civile internazionale promossa in Italia dal Network degli Artisti italiani e lanciata dalla Rete dei Traduttori per la diversità linguistica Tlaxcala - abbiamo discusso del procedimento.

Avvocato Devers, può spiegarci come è nata la vostra iniziativa?
Si tratta di un'iniziativa militante, portata avanti da oltre 350 associazioni - europee, africane, mediorientali e sudamericane - testimoni dell'offensiva «Piombo fuso» contro la Striscia di Gaza. Il 22 gennaio abbiamo depositato la denuncia per «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità» presso La Corte penale internazionale (Cpi). Lo stesso giorno - questo è un elemento molto importante per la procedura - l'Autorità palestinese (Anp) ha dato competenza alla Cpi. Se gliel'avesse negata, solo un intervento del Consiglio di sicurezza dell'Onu avrebbe potuto obbligare la Cpi a indagare, come è avvenuto nel caso del Sudan. Cosa che però nel nostro caso sarebbe stata impossibile, per il veto che sicuramente avrebbero opposto gli Stati Uniti. Per questo prima le organizzazioni non governative (ong) hanno deciso di costituirsi come testimoni del crimine. Poi l'Anp - con un accordo politico tra Hamas e Fatah - ha riconosciuto l'autorità della Cpi Il procuratore Ocampo ha chiesto chiarimenti tra cui quello su chi rappresenti lo Stato a Gaza. A quel punto c'è stata una seconda visita all'Aja, da parte dell'ambasciatore, del ministro della giustizia e degli esteri palestinesi, per riunire tutti gli elementi e mostrare che l'Anp rappresenta il popolo palestinese e che se la Cpi invierà ispettori a Gaza, saranno ben accolti.

Ma Israele non è firmatario del Trattato di Roma che nel 1998 istituì la Cpi: ciò non inficia il procedimento?
La Cpi agisce nell'ambito del diritto penale, cioè della ricerca del criminale X, Y, o Z. Si occupa prima di tutto dei fatti: dove è stato commesso il crimine? A Gaza, e l'Autorità palestinese le ha dato competenza, dunque il la Corte può indagare a Gaza. Ci sono ancora dei dettagli da esaminare, ma credo si tratti di problemi superabili.

Perché rivolgersi alla Cpi e non alle giurisdizioni nazionali, come avvenuto in passato per altri massacri a Gaza?
Ci rivolgeremo anche ai giudici di singoli stati: all'inizio di aprile depositeremo a Madrid un dossier su un astrofisico della Nasa che lavora negli Stati Uniti ma ha famiglia nella Striscia. La sua abitazione era conosciuta da tutti i bambini di Gaza, alcuni dei quali hanno imparato a osservare le stelle col telescopio che aveva istallato sul tetto. Il figlio di questo signore è rimasto ucciso a causa del bombardamento della sua casa da parte dall'aviazione israeliana. Ci sono tanti altri casi simili. Faremo altre denunce, presso altre corti, in relazione alla nazionalità delle vittime. Cercheremo di presentare denunce in tutti e 47 i paesi del Consiglio d'Europa che dipendono dalla Convenzione Ue sui diritti dell'uomo.

L'ex presidente della Cpi Antonio Cassese, ha detto che la Corte «può svolgere un'azione efficace solo con la cooperazione degli stati» e che «la giustizia internazionale deve essere prudente e saggia, altrimenti rischia di essere considerata poco credibile».
La cooperazione c'è nel momento in cui 110 stati hanno firmato la ratifica della Cpi. Susan Rice, la rappresentante dell'Amministrazione statunitense presso l'Onu, nel suo discorso d'investitura ha dichiarato che la Corte è uno strumento degno di stima. Utilizziamo la procedura prevista dal Trattato di Roma e quindi non vedo rischi di minare la credibilità della Corte. Se la procedura divenisse d'ostacolo alla pace - nel caso domani si palesasse un accordo politico ed economico - il Consiglio di sicurezza avrebbe il potere di sospenderla per un anno (rinnovabile). La giustizia deve fare il suo corso affinché Israele e tutto il mondo comprendano che l'ordine mondiale non può essere fondato su dei crimini contro l'umanità.

Quali indizi di «crimini di guerra» e «crimini contro l'umanità avete raccolto?
Anzitutto una distinzione: i primi fanno riferimento a violazioni delle protezioni stabilite per i civili dalle leggi di guerra, i secondi a un crimine di guerra sistematico in cui, attraverso mezzi militari, si prende di mira la popolazione civile. Ad esempio, il primo giorno di guerra (il 27 dicembre 2008, ndr) è stato dato un ordine di bombardamento, per quaranta caccia, alle 11,30, l'ora in cui i bambini a Gaza escono da scuola. Chi ha impartito quelle istruzioni sapeva che avrebbe ucciso dei bambini. I morti infatti il primo giorno sono stati oltre 200. Ancora, decine di abitanti di un quartiere erano stati rinchiusi in una scuola che il giorno dopo è stata bombardata: questo è un crimine contro l'umanità. Poi l'uso delle munizioni al fosforo bianco in pieno giorno e su aree densamente popolate, il che implica l'intenzione di bruciare e mutilare il maggior numero possibile di persone. C'è ancora nel nostro dossier una cosa che non impressiona come il sangue ma che è altrettanto drammatica: durante «Piombo fuso», il 30% dei terreni di Gaza è stato devastato con i bulldozer.

Per evitare che l'esercito sia danneggiato dai processi il governo israeliano ha proibito ai militari che hanno partecipato a «Piombo fuso» di farsi intervistare e fotografare. Come identificarli?
Bisogna anzitutto stabilire i fatti, attraverso le testimonianze delle vittime e gli indizi raccolti, poi eserciteremo una forte pressione su Israele. Israele non è un blocco monolitico, ci sono giovani, soldati, giornalisti che ritengono che quello che è stato fatto a Gaza sia abominevole. Diremo a Israele: avete una coscienza, aiutateci a processare i criminali. Inoltre la Cpi ha dei mezzi di pressione, strumenti per indagare e raccogliere testimonianze. E se l'inchiesta dovesse morire perché non saranno stati trovati i responsabili materiali, avremmo comunque dimostrato che ci sono stati dei crimini. Dopo l'azione penale, arriverà quella civile. Israele può nascondere i suoi ufficiali e i suoi ministri, non se stesso.

Come si fa a evitare, nel caso del vostro procedimento, accuse di antisemitismo come quelle già rivolte alla conferenza di Durban II?
Penso che l'azione giuridica debba essere ben distinta da quella politica. Per non cadere nell'antisemitismo mentre si porta avanti una causa contro Israele è necessario mettere sul tavolo delle prove. Antisemitismo vuol dire generalizzare: Israele, gli ebrei. Questo non è il nostro punto di vista. Se si generalizza, possono sorgere tanti fraintendimenti. Se ci si rifà alla realtà giudiziaria, il discorso diventa chiaro. Bisogna analizzino insomma i fatti, mettendo da parte le ideologie. Ma se non accetterà il confronto, sarà Israele a sollevare il vento dell'antisemitismo.
 
 


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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 09 Marzo 2009 - 21:05

 

 

Association ARGON
Réseau des Artistes contre la guerre Italie

À la violence d’Israël doit répondre la justice

Déclaration de Loredana Morandi pour le comité des juristes d’Artistes contre la guerre Italie

(Conférence de presse tenue à Rome le 9 mars 2009 par Me Gilles Devers)


Rome, 9 Mars 2009. Là où un peuple subit depuis 60 ans l'occupation d'une puissance coloniale étrangère, la demande de justice naît comme un cri. Pour les Palestiniens de Gaza l’exigence de justice est d’autant plus haute et pressante que leur terre et ce qui avait été leurs maisons, leurs écoles, mosquées, hôpitaux et routes ont été brutalement rasés par Israël en 22 jours de bombardements.

Un million et demi de personnes dans la bande de Gaza ont subi des deuils, de blessures et perdu tout ce qu’elles possédaient. Outre la mort et le désespoir des mères pour leurs enfants, les bombardements israéliens a produit des milliers de nouveaux handicapés. Ils sont des milliers à avoir perdu un membre en raison de l'explosion d'une bombe DIME, et tout aussi nombreux sont ceux qui vont continuer à vivre avec les séquelles des brûlures au phosphore blanc.

Comme si 60 ans d'ingérence politique, d’arrestations et de détentions injustifiées, d’arrestations, de mauvais traitements et de violences infligés aussi aux enfants, d’ assassinats ciblés et d'expropriations de maisons et de terrains ne suffisaient pas: ce qui reste de la bande de Gaza, le plus grand camp de concentration à ciel ouvert de l’histoire de l’humanité, est aujourd'hui est semblable à l'étendue de décombres laissée par les deux bombes américaines à l’emplacement des villes japonaises d'Hiroshima et de Nagasaki. Les archives photographiques de la presse internationale le documentent. C'est là le prix payé par les Palestiniens pour la restitution des terrains où s’élevaient les villas en bord de mer avec piscines des colons israéliens. La dérive du colonialisme israélien est arrivée à la folie. Et le monstre devenu fou se tue aussi lui-même. En effet, les substances toxiques déversées sur la bande de Gaza, les produits chimiques et / ou radioactifs du phosphore blanc et de l'uranium appauvri, après les morts et les blessés palestiniens, tueront aussi par cancer les colons israéliens, ex-Juifs occidentaux, et atteindront aussi, portés par la mer Méditerranée, le vent et la pluie les côtes de l’ l'Europe et l'Italie. La condamnation par la nature aux malformations de nouveaux-nés sera identique pour les Palestiniens et les Israéliens.

Selon une opinion largement répandue ces jours-ci, à propos du procès en cours sur le génocide au Darfour, la Cour pénale internationale est un tribunal «colonial». Eh bien, le casus belli d'Israël convient parfaitement à ces canons juridiques du Tribunal international, s’ils sont tels, et à mon avis, même si le droit de l’Autorité palestinienne à déléguer à la haute Cour l’enquête sur les crimes de guerre commis à Gaza pendant les 22 jours de bombardements n’était pas reconnu. Israël est un État à visées aveugles et coloniales qui ne sait pas s'autogouverner. L'uranium appauvri, de fait, tuera plus de colons à Sderot que tous les missiles que pourra lancer le Hamas.

En tout cas, l'action juridique de la Cour pénale internationale doit être soutenue par des initiatives juridiques à l'échelon national des tribunaux de droit commun (civil et pénal), tout comme c'est le cas en France et en Belgique.

Comment procéder? En remettant aux procureurs de la République et aux présidents des tribunaux italiens, avec une préférence pour les chefs-lieux de Rome et de Milan, par exemple, les preuves documentaires que nous avons recueillies pour des plaintes et des demandes de dommages et intérêts, c'est-à-dire, un document semblable à celui qu’ a reçu la Cour pénale de La Haye de plus de 400 ONG internationales et d’ associations œuvrant pour les droits du peuple palestinien.

Le droit de la victime est universellement reconnu au requérant dans le lieu de sa résidence, où les lois de tout État souverain situent la compétence des tribunaux, donc si vous avez perdu pendant les bombardements des matériaux sanitaires et / ou d'enseignement (ambulances, matériel radiologique, matériel pédagogique) ou si vos correspondants, parents et amis palestiniens ont subi des dommages mortels ou graves, vous pourrez présenter à des tribunaux italiens les dommages « subis à Gaza » par des biens moraux et matériels italiens.

Témoin de cette réalité incontournable, les déclarations d’Olmert, qui, en sa qualité de Premier ministre sortant a réaffirmé dans une conférence de presse qu "Israël aurait appuyé ses militaires et fonctionnaires devant les tribunaux de tout pays dans le monde." Peu de temps après, en fait, on a eu la nouvelle de l'enquête ouverte par le juge Fernando Andreu de l'Audiencia Nacional d'Espagne.

Il existence une vaste jurisprudence écrite en faveur d’actions en justice contre Israël, constituée par les poursuites engagées par ce pays contre des entreprises et des organismes publics en Italie et dans le monde. Prenons le cas de remboursements d’assurances obtenus par Israël au cours des dernières années. Chaque société d’assurance dans le monde a été traînée en justice par Israël et les remboursements sont déjà très nombreux, tournant autour de 55 000 euros (110 millions de Lires) pour des polices d’assurance "aussi de premier taux" (essentiellement la part fiscale de ces polices). Pour l'Italie, la société d'assurance est la «Generali».

L'Italie est forte de traités internationaux et de solides accords bilatéraux avec Israël, donc votre droit à réparation du préjudice subi pourra être soumis à la juridiction italienne, sans qu’Israël puisse se soustraire à une présence devant les tribunaux, y compris par l'intermédiaire de ses ambassades.

L'écriture de chacun de ces actes constituera un précédent efficace pour la constitution de la société civile auprès de la Cour pénale internationale.

Nous savons que ce ne sera pas facile, mais le Comité des juristes de l'Association Argon - Artistes contre la guerre Italie est à la disposition de la société civile italienne afin de coordonner les initiatives qui seront prises auprès de la justice italienne.

Loredana Morandi
Présidente de l’association Argon
Réseau des Artistes contre la guerre Italie

www.artistsagainstwar.info

Fonte : http://www.tlaxcala.es/detail_campagne2.asp?ref_campagne=10&lg=fr

 



Stampa la notizia: À la violence d’Israël doit répondre la justice - Loredana Morandi
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 09 Marzo 2009 - 08:01

 
 
cuore_palestina
SOS Gaza:
Bloccata dentro Gaza la delegazione del Forum Palestina

 

 

Si sta complicando ulteriormente la vicenda della delegazione italiana nella Striscia di Gaza. Oggi pomeriggio le autorità egiziane hanno impedito di uscire da Gaza alla delegazione del Forum Palestina che solo dopo diversi giorni di pressioni era riuscita ad entrare nella Striscia nel pomeriggio di ieri. L’Unità di Crisi della Farnesina è stata investita del problema oggi pomeriggio.

 

La delegazione italiana della campagna SOS Gaza è composta di due gruppi. Uno doveva rientrare domani pomeriggio a Roma dopo aver portato a termine il compito di consegnare all’ospedale Al Awda circa 20.000 euro raccolti, l’altro composto da medici e personale sanitario prevede altre due settimane nella Striscia di Gaza per collaborare con i medici palestinesi nella cura dei feriti dell’operazione Piombo Fuso.

 

Ma oggi pomeriggio le autorità egiziane hanno chiuso nuovamente il valico – questa volta in uscita da Gaza - bloccando dentro gli italiani che hanno terminato la loro missione. La motivazione è che tutta la delegazione deve uscire e nessuno deve rimanere a Gaza. Motivazione pretestuosa perché sia i documenti di viaggio concordati ancora prima di partire sia quella concordata con le autorità egiziano sul posto erano estremamente chiari sui tempi, gli obiettivi e la diversificazione della missione SOS Gaza.

 

In realtà l’accanimento di oggi delle autorità egiziane, è solo l’ultimo dopo una settimana in cui c’è stato un vero e proprio braccio di ferro al valico di Rafah rimasto chiuso agli stranieri fino a ieri pomeriggio.

 

 

 



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Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 07 Marzo 2009 - 14:39

 

'Missione compiuta'. E' a Gaza la delegazione italiana del Forum Palestina e dei medici

 




Missione compiutaMarco Santopadre, Radio Città Aperta

 

07-03-2009/12:20 --- “Missione compiuta!”. Traspare una giustificata euforia dalla voce di Mila Pernice che dalle frequenze di Radio Città Aperta intorno alle 11.30 di questa mattina ha raccontato che finalmente la delegazione italiana da giorni bloccata al valico di Rafah dalle autorità egiziane ieri in serata è riuscita a passare i cancelli e ad entrare all’interno della Striscia di Gaza.

“Siamo ora all’interno del territorio della Striscia di Gaza, dopo aver occupato per due giorni il piazzale antistante il valico per protestare contro l’assurdo divieto di ingresso da parte delle autorità egiziane ed in particolare degli organi della Sicurezza Nazionale. Abbiamo anche dormito a pochi metri dal valico, eravamo scomodi e abbiamo dimostrato determinazione, non potevano usare la forza per sloggiarci e alla fine l’abbiamo spuntata.

Ora siamo a Jabalya, ed abbiamo finalmente raggiunto il nostro obiettivo: il Forum Palestina ha consegnato al direttore dell’ospedale Al Awda di Jabalya i 21.300 euro raccolti nelle ultime settimane in Italia da associazioni, comitati e singoli cittadini senza nessuna sovvenzione di parte istituzionale.” Mila Pernice spiega che l’accoglienza della delegazione italiana è stata documentata da fotografi ...

 



Leggi tutto... (2898 byte rimanenti) Stampa la notizia: E' a Gaza la delegazione del Forum Palestina
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 06 Marzo 2009 - 19:40

 
 
cuore_palestina
 
SOS Gaza: Sono entrati !
 
 
Rete Artisti contro le guerre è lieta di informare che la carovana umanitaria italiana "SOS per Gaza" sta entrando a Gaza proprio in queste ore, tramite il valico di Rafah che è stato finalmente aperto.
 
Ne abbiamo ricevuto la notizia dalla Associazione Urgenza Sanitaria Gaza, direttamente dalla dottoressa Laura Paleari, di Genova.
 
Appare evidente che, dopo due giorni di bombardamenti su Gaza e la ripresa degli omicidi mirati, Israele, consapevole della propria immagine internazionale, abbia deciso un breve cessate il fuoco per consentire alle organizzazioni sanitarie internazionali di entrare per assistere la popolazione del più grande campo di concentramento della storia.
 
A quanto ci risulta, sembra che restino fuori dal valico soltanto i giornalisti e i fotografi appartenenti ai gruppi di volontariato, mentre è concesso l'accesso al personale sanitario.
 
 
Loredana Morandi
Network Artists Against War
Associazione Argon
 
 


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Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 05 Marzo 2009 - 14:36

2009-03-05 12:16
Gaza: ong italiane, impedito accesso
Inutili i tentativi della diplomazia italiana

(ANSA) - ROMA, 5 MAR - Una delegazione di italiani, composta da rappresentanti di enti locali e ong, non e' stata fatta entrare a Gaza dalle autorita' israeliane. Nulli i tentativi dell'ambasciatore italiano e del Console di Gerusalemme. 'I bambini di Gaza - dice la delegazione - hanno bisogno di aiuto, avremmo voluto definire un piano di interventi per aiutarli a superare il trauma lasciato dall'ultima guerra ma ci e' stato impedito di attraversare il confine. E' un fatto che non puo' essere tollerato'.

 

 

bambinogaza

 

 

La piccola Dima, di tre anni e mezzo, rimasta gravemente ferita alla testa durante i criminali bombardamenti di Israele contro gli inermi civili di Gaza, è morta poche ore fa all’ospedale Palestine del Cairo, dove era ricoverata da 50 giorni.

La bambina era stata visitata, insieme ad altri feriti di Gaza, dalle delegazioni del Forum Palestina e dell’equipe sanitaria del progetto “Mente e guerra”. Per portare la propria solidarietà alla popolazione palestinese e insieme per denunciare i crimini israeliani, le due delegazioni tenteranno di entrare a Gaza per consegnare all’ospedale Al Awda una prima tranche del denaro raccolto in Italia. Le delegazioni raggiungeranno presto il valico di Rafah, che dopo un anno di isolamento della Striscia continua ad essere sostanzialmente chiuso, malgrado le pressioni dal basso di delegazioni provenienti da tanti altri paesi e dalla pressione morale e politica di milioni di amici della Palestina e della libertà.

Con Dima vogliamo ricordare tutti i bambini palestinesi assassinati da Israele.

La delegazione del Forum Palestina dal Cairo

 



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Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 03 Marzo 2009 - 18:00

Ricevo e trasmetto ...
 
 
Adalah – the Legal Center for Arab Minority Rights in Israel l The Association for Civil Rights in Israel l Bimkom – Planners for Planning Rights l B’Tselem – The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories l Gisha – Legal Center for Freedom of Movement l Hamoked: Center for the Defence of the Individual l The Public Committee Against Torture in Israel l Physicians for Human Rights-Israel l Yesh Din: Volunteers for Human Rights l Rabbis for Human Rights

 

3.3.2009
Press Release – for immediate publication

 

 

Human rights organizations to Defense Minister:
Stop impeding freedom of movement of director of Palestinian human rights organization


Today [3 March], 10 human rights organizations in Israel wrote to the Defense Minister and the Commander of Military Forces in the West Bank, sharply protesting the denial of the freedom of movement of Shawan Jabarin, executive director of the Palestinian human rights organization al-Haq. Since Jabarin was appointed, in 2006, Israel has not allowed him to leave the West Bank. The organizations called for the prohibition on Jabarin’s exiting the West Bank be lifted. Otherwise, he will be prevented from obtaining a prestigious award for al-Haq’s work in advancing human rights.


Between 1999 and 2006, Jabarin was permitted to leave the West Bank eight times. Since his appointment as executive director of al-Haq, however, the Israeli authorities have not permitted him to go abroad. Three petitions that Jabarin filed in the Israeli High Court of Justice against the prohibition were denied, based on privileged material provided to the court, on the grounds that he is active in the Popular Front for the Liberation of Palestine. Jabarin was given no opportunity to confront the allegations against him, and was never questioned or summoned for interrogation.

Last month, al-Haq and B'Tselem were jointly awarded the “Geuzen Resistance 1940-1945” prize. Jabarin is scheduled to accept the award on behalf of al-Haq at a ceremony to be held on 13 March. Three weeks ago, he was informed that he is still prohibited from exiting the West Bank by the Commander of Military Forces in the West Bank.

In their letter, the organizations point out that freedom of movement is a fundamental human right enshrined in international and Israeli law. Prohibiting a person to go abroad, a severe impediment to freedom of movement, is permissible only in exceptional cases, when no other option is available.

On Thursday, 5 March , at 11:30 A.M., the Isreali High Court will hear another petition of Jabarin, filed by attorney Micha’el Sfard, against the movement prohibition imposed on him.


Sarit Michaeli
Communications Director
B'Tselem

 



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Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 03 Marzo 2009 - 17:07

Comunicato stampa dal Forum Palestina

 

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La delegazione italiana "SOS Gaza"
domani proverà a entrare dal valico di Rafah


Anche la carovana Viva Palestina è arrivata in Egitto

 

Roma, 3 feb. 2009 - Espletate tutte le formalità dovute con l'ambasciata italiana al Cairo e con il ministero degli esteri egiziano, la delegazione SOS GAZA partita domenica dall'Italia per portare i fondi raccolti per l'ospedale Al Awda di Jabalya, domani sarà al valico di Rafah per cercare di entrare nella Striscia di Gaza. Ieri la delegazione ha visitato i palestinesi feriti nei recenti bombardamenti israeliani a Gaza ricoverati all'ospedale Palestine del Cairo. Molti feriti hanno dovuto subire le amputazioni degli arti ed altri mostrano terribili ustioni dovute all'uso di armi al fosforo da parte di Israele.

La delegazione si è incontrata con i medici della Mezza Luna Rossa che hanno offerto un quadro devastante dell'emergenza sanitaria e umanitaria a Gaza.
Intanto la carovana Viva Palestina è entrata in Egitto ed oggi dovrebbe giungere al Cairo con circa automezzi di aiuti e ambulanze da far entrare a Gaza.
Ai microfoni di Radio Città Aperta, Mila Pernice, esponente nella delegazione SOS Gaza, ha denunciato anche l'uso strumentale dei fondi per la ricostruzione di Gaza stanziati dai paesi donatori che intendono farne un uso politico strumentale rifiutandosi di consegnare quelli dovuti alle autorità di Gaza in quanto "gestite da Hamas" (che avendo vinto le elezioni resta comunque l'autorità legale fino ad una nuova votazione). Hamas ha affermato di rifiutare questa strumentalizzazione politica degli aiuti che potrebbe danneggiare il processo di riconciliazione nazionale tra le organizzazioni palestinesi.

info: www.forumpalestina.org
 


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Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 03 Marzo 2009 - 16:57

 

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United Nations
Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

 

FIELD UPDATE ON GAZA FROM THE HUMANITARIAN COORDINATOR


24 February – 2 March 2009, 1700 hours

While international donors gathered on 2 March for a conference in Sharm Al-Sheikh in Egypt to raise funds to help rebuild the Gaza Strip, aid agencies continued to experience restrictions and delays in delivering aid supplies to Gaza. Restrictions on food types, clothing and schoolbooks are being experienced daily. To date, reconstruction materials are still prohibited. Key crossings remain closed or partially closed.
In response to access constraints, humanitarian partners have prepared a joint framework of principles to guide the provision of humanitarian assistance to Gaza (“Framework for the Provision of Humanitarian Assistance in Gaza”). This Framework clarifies the minimum requirement to ensure an operating environment conducive to provide basic humanitarian assistance and addresses the access requirement for meeting initial early recovery needs. It is drawn on well-established international humanitarian principles. The Framework has been shared with the Government of Israel and the Palestinian Authority to ensure practical implementation.
During the reporting period, violent incidents in and around Gaza continued, with seven rockets fired towards Israel and four air-to-ground missiles fired on tunnels at the Gaza-Egyptian border, causing three Palestinian casualties. In addition, five Palestinians were killed in two tunnel collapses.

ACCESS INTO THE GAZA STRIP / CROSSINGS

Israeli authorities continue to limit the amount and range of goods allowed into the Gaza Strip. More than 80 percent of all goods currently allowed into Gaza are basic foods. A range of essential goods, including supplies and equipment needed for rebuilding, are not being allowed into the territory.
In the past week, 50 Early Childhood Development Kits and 57 boxes of children’s toys from UNICEF were prevented from being transported to Gaza by the Israeli authorities. According to COGAT, the Israeli civil-military liaison body, the toys were not a humanitarian priority.
The Logistics Cluster continues to negotiate with the Israeli authorities on behalf of the humanitarian community regarding transport of goods into Gaza. The Logistics Cluster continues to request clearance from COGAT for transportation of UNICEF stationery items, MAP UK medical equipment and FAO veterinary supplies.
On 26 February, nine trucks carrying pre-fabricated school buildings and 10,000 student kits were allowed into Gaza. On the same day, COGAT lifted the recent suspension of the import of macaroni, chickpeas and lentils. However, the 124 pallets of macaroni which have been held up in El Arish since 16 January and 30 metric tonnes of chickpeas which have been delayed since 5 February have still not been allowed into Gaza.
Between 24 February and 2 March, the Sufa crossings remained closed. The Rafah crossing was partially opened on 24 February. The Karni crossing also remained closed, except for the single conveyor belt which was operational on three out of six scheduled days. The Kerem Shalom crossing was open on five out of six scheduled days. The Nahal Oz fuel pipelines were open on five out of six scheduled days.
Between 24 February and 1 March, 393 truckloads, including 211 for aid agencies, entered Gaza via Kerem Shalom crossing. 74 truckloads of grain were transferred into Gaza through the Karni conveyor belt. Over 337 patients were transferred through Rafah between 22 and 24 February. 326.5 tonnes of cooking gas and 1,766,650 litres of industrial fuel entered through the Nahal Oz pipelines. According to the Palestinian Gas Station Owners Association, these figures represent 22 percent of actual weekly needs for cooking gas and 65 percent of weekly needs for industrial fuel.

PROTECTION

According to the Independent Commission of Human Rights, legal access to detainees is currently not possible; since the destruction of known prisons during the hostilities, people are now being detained in unknown places.
Access to resources remains impossible in certain agricultural areas due to the unspecified and unclear expansion of the buffer-zone and the no-go zone. The Palestinian Agricultural Relief Committee reports that 18 to 20 percent of agricultural land remains inaccessible.

MINE ACTION

Briefings on unexploded ordnance safety for UN and NGO staff are ongoing. The inability to import specialist equipment and materials required to destroy or disarm ordnance, as well as the lack of a suitable area in which UXO can be stored or demolished, remain the key constraints to operations.

SHELTER

As of 2 March, one non-school UNRWA emergency shelter remains open in Jabalia, hosting one family. As of the end of February, UNRWA’s assessment of refugee families with destroyed or damaged homes indicates that a total of 2,350 families need to have their home reconstructed, including 1,800 families whose homes were completely destroyed and 550 families whose houses were damaged beyond repair. In addition, 500 families have homes needing major repair; and 10,000 families have homes needing minor repair. These figures are likely to rise as the survey is still ongoing. UNDP cash distribution to families eligible for cash assistance has been interrupted due to the lack of available cash in Gaza. As soon as cash is available, the distribution will resume. Distribution of non-food items by various organizations is ongoing. Families staying in their damaged houses as well as affected families staying with host families continue to receive assistance. Priority needs include kitchen sets and materials for repairing/rebuilding houses.

HEALTH

According to ICRC’s operational update of 26 February, certain drugs, including for cancer treatment, and certain types of X-ray films are still lacking. The stock of disposables is also dwindling. Electricity supplied to hospitals remains unreliable, as do backup generators.
Approximately 100 new amputees have been registered at the Artificial Limb and Polio Centre in Gaza City since mid-January, and 10 have started treatment, according to ICRC.
UNICEF remains concerned that the nutritional status and general health of children in Gaza is likely to deteriorate given the dependency of Gazan families on food aid and cash assistance, as well as the lack of access to clean tap water.
According to UNFPA, women in Gaza are in need of greater psychosocial support following the recent hostilities.

WATER AND SANITATION

Water and sanitation infrastructure remains in a hazardous state as essential materials such as pipes and spare parts continue to be prevented entry to Gaza. Thousands of people still without access to running water depend on water trucked to their homes. As of 2 March, the Coastal Municipalities Water Utility (CMWU), Gaza’s water utility, reports that 50,000 people still do not have access to piped water and an additional 100,000 receive water approximately every 7-10 days, including in parts of Beit Hanoun, Jabalia, Gaza City and Rafah. This situation will not improve until the necessary materials are allowed into Gaza.
On 28 February, the NGO GVC entered a Brackish Water Desalination Plant into the Gaza Strip through Kerem Shalom crossing. This plant will provide 50 m3 of drinking water per hour which will benefit approximately 22,000 refugees in the Al Bureij camp.


FOOD SECURITY / AGRICULTURE

According to the ICRC operational update from 26 February, farming families make up some 27 percent of the population. Approximately 43 percent of farmland lies within the buffer zone imposed by Israel that extends up to one kilometre into Gaza. In addition to the regular military operations carried out in the buffer zone over the past 18 months, the recent hostilities dealt an additional blow to farmers as cultivated land was ruined. Many irrigation systems, water wells, warehouses and greenhouses were damaged or destroyed.
Most of the population relies on imported frozen poultry meat for animal protein owing to severe shortages of animal feed and heating gas for chickens since November. Sustaining a trend of unrestricted import and low prices is critical for revitalizing the animal production sub-sector and making animal protein more affordable for the population. The price of red meat remains unaffordable, at 65 NIS/kg compared with 60 NIS/kg in December, owing to the high loss of animals during the hostilities (6,281 cattle, sheep and goats according to a rapid needs assessment) and continued restrictions on live animal imports through commercial crossings. The so-called Buffer Zone - which would normally be used for grazing - remains inaccessible, causing herders additional hardship. Veterinary drugs and vaccines are also in short supply, which puts the animal population at risk of disease, and more importantly, poses a public health risk.
A FAO field and market survey conducted on 11 February 2009 found that many agricultural inputs are urgently needed, particularly fertilizers; seedlings; iron bars for animal shelters; plastic shelter covers; wheat for animals; warming gas, feeders and drinkers for poultry; and live animals. Moreover, materials such as cement, iron bars for water ponds and irrigation and water mainline pipes are severely needed to begin land and rural road rehabilitation/reconstruction. Without this critical first step, the resumption of the agricultural calendar will be difficult.
Fishermen and farmers continue to be affected, with one farmer injured by Israeli boats during the reporting period. Fishing is still restricted to three nautical miles from the coast, which prevents sufficient catches and limits profit. The damage inflicted on Rafah’s fishing stores during the hostilities has nearly halted fishing activities in Rafah. Fishing nets, rope, tiding twine, gas mantles and floats are in short supply.

EDUCATION

Access restrictions to Gaza continue to hinder efforts to support education services. In addition to shortage of piped water in many schools and overcrowding, children are lacking education and recreation materials. School repairs, education supplies and psychosocial support for children remain a priority in the education sector. A school based psychosocial support technical group consisting of organizations interested in psychosocial programming in schools was formed to develop a framework and plan to meet the immediate psychosocial needs.

ELECTRICITY / FUEL

According to GEDCO, Gaza’s power utility, the power deficit throughout the Gaza Strip as of 2 March remains at 19 percent. Ninety percent of the Gaza population receives intermittent electricity. The following scheduled power cuts remain in place, in addition to unscheduled power cuts: 4 hours of power cuts per day in Rafah, and 5 hours of power cuts per day in the rest of the Gaza Strip. According to GEDCO, 10 percent of the population does not receive electricity due to complete damage to the network in certain areas. These areas will not receive electricity until GEDCO receives the needed materials.
Transformers have still not been allowed into Gaza. The equipment has already been purchased but authorization from the Israeli authorities is needed to bring it into Gaza.
No petrol or diesel was allowed into Gaza during the week. Petrol and diesel were last allowed into Gaza via Nahal Oz for public use on 2 November 2008. According to the Gas Station Owners Association, no fuel has been transferred into Gaza through the tunnels under the Gaza-Egyptian border since 26 February. Most gas stations remain closed.

PRIVATE SECTORS

The Gaza Businessmen Association estimates damage to the industrial sector at over $250 million. The Private Sector Coordination Council’s (PSCC) preliminary damage assessment report dated 25 February highlights that more than 700 establishments claimed damage from the recent hostilities in Gaza (268 reported complete damage and 432 partial damage).
The industrial sector was the most affected, with 297 establishments damaged, causing losses of more than $84 million, followed by the trade sector (including small shops/stores), which reported preliminary damages of about $24 million. The construction materials sub-sector sustained an estimated $27 million worth of damage - with 20 ready-mix concrete factories damaged (out of 29 available factories) - causing 70% loss to the sub-sector’s potential capacity. An additional 39 construction-related establishments were damaged. Activities of the handicraft, textile, construction and paper sectors have completely halted and their establishments shut down due to severe damage and/or unavailability of raw materials.
Only 258 private sector establishments (out of more than 2,400 establishments in 2006) from the key sectors in the Gaza Strip are partially operating, employing around 1,878 workers (out of more than 65,000 workers in 2006).

PRIORITITY NEEDS

Opening of crossings: All crossings into Gaza must be operational, and the amount and range of commodities allowed into the Gaza Strip need to be increased. The following items in Gaza are critically needed:
Spare parts • and fuel for the Power Plant, hospitals and water and sewage treatment facilities;
Construction materials• to rebuild destroyed schools, hospitals, clinics and homes.
Humanitarian access to Gaza: It is critical that full and unhindered humanitarian access to Gaza be granted. International agencies continue to be denied access to Gaza.
Cash/liquidity: Although cash has entered the Gaza Strip, a constant influx is needed to reactivate the private sector and prevent increasing dependence on aid.

OFFICE FOR THE COORDINATION OF HUMANITARIAN AFFAIRS
P.O.Box 38712, East Jerusalem, Phone: (+972) 2-582 9962 / 582 5853, Fax: (+972) 2-582 5841
• ochaopt@un.org • www.ochaopt.org
 


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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 02 Marzo 2009 - 16:22

Articolo non recentissimo, ma interessante ...

 

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War crimes charges grow, J'lem silent

By HERB KEINON J-Post

Feb 27, 2009 1:27 | Updated Feb 27, 2009 10:43

As various individuals and organizations file petitions abroad against Israel for alleged war crimes, including at the International Criminal Court in The Hague, there is growing criticism in Jerusalem that Israel is taking too laid-back an approach to the matter, and not going on the offensive.
Smokes rises over Gaza City...

"[Attorney-General Menahem] Mazuz is involved, and a committee has been set up to deal with any lawsuits filed, but these are all defensive measures," one government source said. "We are not taking the offensive."

The best example of this, the official said, was Jerusalem's silence when the Palestinian Authority urged the ICC to investigate Israel's alleged war crimes during Operation Cast Lead in the Gaza Strip.

Some 210 groups, including the PA, have urged the ICC to deal with the matter and the ICC's prosecutor has said a "preliminary analysis" is underway.

Israel could have come out and said this was not the way the country's peace partner should act, but instead remained quiet, the government source said.

Another example of the low key approach was Israel's complete silence when an Arab League delegation entered Gaza this week to investigate alleged war crimes and report back to the League's secretary-general, Amr Moussa.

One Israeli Foreign Ministry official said that it would have been possible to sharply reply to the PA's actions, but because of Israel's pre-election, and now post-election, transition period, there was "no one to take the initiative."

The official further said that neither Prime Minister Ehud Olmert, who spent much of his tenure developing a relationship with the PA, nor Foreign Ministry Tzipi Livni, who led negotiations with it, had a political interest in publicly attacking it.

The official said that the policy was also dictated by other considerations, foremost that Israel did not want to give these petitions any more momentum, and a widespread feeling that the best way to "ride out" the current storm was to avoid giving the petitions more publicity.

"There is a consideration that the more you fight it, the more you raise the issue in the public consciousness, and that it's better to deal with it on a back burner," the official said.

The official pointed out that despite all the petitions and reports of imminent lawsuits, nothing concrete had emerged, and that when it seemed that something was about to, the Foreign Ministry responded.

For instance, the government responded swiftly and harshly, at least in a declarative manner, to a decision by a Spanish judge in January to open a probe of seven former top security officials for alleged war crimes in the 2002 bombing in Gaza that killed top Hamas terrorist Salah Shehadeh and 14 other people.

The investigation has been ordered against National Infrastructures Minister Binyamin Ben-Eliezer, who was defense minister at the time; Likud MK Moshe Ya'alon, who was chief of General Staff; Dan Halutz, then commander of the air force; Doron Almog, who was OC Southern Command; then-National Security Council head Giora Eiland; the defense minister's military secretary, Mike Herzog; and Public Security Minister Avi Dichter, who was head of the Shin Bet (Israel Security Agency).

Defense Minister Ehud Barak blasted the Spanish judge's decision, saying, "Someone who calls the assassination of a terrorist a crime against humanity lives in an upside-down world."

And Foreign Minister Livni, who immediately spoke with Spanish Foreign Minister Miguel Moratinos about the matter, directed the ministry's legal department to work quickly to annul the proceedings. She said that Israel "viewed gravely" the decision to open the probe. It was completely unacceptable, and Israel would give full legal backing to the seven officials, Livni said.

The cabinet has also addressed the issue, to a certain extent, both on the declarative and operative planes.

Last month, Prime Minister Olmert publicly said at a weekly cabinet meeting that Hamas was "using the international legal arena as one of the main arenas in which they are trying to hurt Israel and strike at its soldiers and commanders. With the typical moral acrobatics, these organizations and their supporters are trying to turn the attacker into the attacked and vice-versa."

At that meeting, Olmert appointed Justice Minister Daniel Friedmann to chair an interministerial team to coordinate the state's efforts to provide a legal defense for those who took part in the military operation. That committee has met and is mapping out where the potential problems are and how to deal with them.

But not everyone is pleased with the speed, or the results. Almog, who was advised by the security establishment not to go to Spain, was quoted this week as saying, "Unfortunately, this matter doesn't appear to be hurting the country too much, and so people are dealing with it with a grin. We need to develop an overall strategy and program to deal with this, otherwise the phenomenon will become more widespread and seriously hurt the country."

In 2005 Almog was advised not to disembark from an El Al jet when he landed in London because a warrant for his arrest had been issued for allegedly violating the Geneva Conventions in his capacity as head of the Southern Command.•

 



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 02 Marzo 2009 - 14:37

 

pchr_gaza

PCHR Palestinian Centre for Human Rights LTD (non profit)

Press Release Ref: 32/2009
Date: 01 March 2009
Time: 12:30 GMT


PCHR Calls for Investigation into Gaza City Murder


The Palestinian Centre for Human Rights calls upon the government in Gaza to initiate an immediate investigation into the murder of Hamza Mahmoud al-Shoubaki, age 40, who was abducted by unidentified gunmen on Thursday, 26 February and subsequently died. PCHR reiterates that this murder is part of the state of security chaos and violations of the rule of law plaguing the Occupied Palestinian Territory (OPT).


According to investigations conducted by PCHR, at approximately 22:00 on Thursday, 26 February, masked gunmen abducted Hamza al-Shoubaki, from the al-Daraj neighborhood in the east of Gaza City. At approximately 08:00 on Friday, 27 February, al-Shoubaki's body was brought to Shifa Hospital in Gaza City after he had been shot dead by two gunshots to the head.

Al-Shoubaki's wife gave a testimony to PCHR, stating:

"On 25 July 2007, the Internal Security Service (ISS) arrested my husband, Hamza al-Shoubaki, and we did not know anything about him. We submitted complaints to human rights organizations and contacted members of Hamas to find his whereabouts, but all our efforts failed. Approximately four months later, I visited my husband at the ISS prison in al-Saraya security compound after I had received a phone call from him. He seemed weak and there were clear signs of beating and torture on his body. Later, my husband appeared before a military court and a number of court sessions were held to consider his case. On 28 December 2008, my husband attempted to flee from the prison after the Israelis had bombarded al-Saraya compound, but he was abducted by militants. They fired at his legs and dumped him in Sheikh 'Ejlin neighborhood in the southwest of Gaza City. We moved my husband to our house, where he received medical treatment for one month. On 4 and 18 February [2009], a number of gunmen came to our house. They claimed to be members of the ISS and asked about my husband, who was not at home.

“At approximately 22:00 on Thursday, 26 February, masked gunmen abducted my husband from a relative's house and took him to an unknown destination. At around 08:00 the following day, Friday [27 February] we received a phone call from Shifa Hospital. The hospital informed us that my husband had been admitted. His brothers went to hospital and found that he had been shot dead. They saw signs of beating throughout his body."

PCHR calls upon the government in Gaza to initiate an immediate investigation into this murder, to publish the results of the investigation and to bring the perpetrators to justice according to the rule of law.

 



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 02 Marzo 2009 - 14:29

 

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PCHR Palestinian Centre for Human Rights LTD (non profit)

Press Release Ref: 31/2009
Date: 26 February 2009
Time: 18:00 GMT

The Fact-Finding Mission Mandated by the League of Arab Nations to Investigate Israeli War Crimes Concludes Its Works in Gaza on Friday

 

The fact-finding mission of the League of Arab Nations mandated by the League of Arab Nations to investigate war crimes committed by Israeli Occupation Forces (IOF) during the latest offensive on the Gaza Strip is going to finish its works in the Gaza Strip on Friday, 27 February 2009, with a tour in Rafah to watch the destruction caused by IOF to the town. The mission has sought to gather evidence and eyewitnesses' testimonies, and to watch the destruction cause by IOF during the latest offensive on the Gaza Strip to prepare a neutral and objective report to be submitted to the League of Arab Nations.

The mission consists of 6 international experts in the field of international law and humanitarian law: John Dughard, Former UN Rapporteur for the Occupied Palestinian Territories; Finn Lenghjem, a judge and legal expert; Paul De Waart, an international legal expert; Gonzalo Boye, a lawyer and representative of PCHR in Spanish courts; Raeleene Sharp, an international lawyer; and Francisco Corte Real, an expert in forensic medicine. The mission is also accompanied by 3 members of the secretariat general of the League of Arab Nations: Radwan Ben Khader, Legal Advisor of the Secretary General; 'Aliaa Al-Ghussain, Director of Palestinian Affairs Department; and Ilham al-Shajani, First Secretary of Demography and Immigration Policies Department.

PCHR has hosted the fact-finding mission in coordination with the League of Arab Nations. PCHR has prepared an integrated schedule for the visit, which has continued from 22 to 27 February 2009. It has also coordinated field visits and provided logistic support for the mission. During their visit to the Gaza Strip, members of the mission have met with dozens of victims of Israeli crimes, their relatives and eyewitnesses. They have also met with representatives of civil society organizations, human rights organizations, representatives of international organizations, officials, members of the Palestinian Legislative Council and political leaders.

The mission started its activities once entering the Gaza Strip through Rafah International Crossing Point. PCHR staff provided detailed information to the mission on Israeli violations of human rights during the offensive on the Gaza Strip. In the evening, the mission met with the ICRC Director in Gaza; Dr. Bassem Naim, Minister of Health in the Gaza government; Counselor Mohammed Awadh, Secretary of the Council of Ministers in Gaza; and Khaled Abdul Shafi, Director of UNDP in Gaza.

On the second day, the mission met with Ms. Karen Abu Zayed, UNRWA Commissioner, and visited UNRWA warehouses that were burnt by Israeli bombs during the offensive. Members of the mission then had a field tour in Gaza City and the northern Gaza Strip, where they watched the destruction to property left by IOF. They also heard testimonies from victims and their relatives. On the same day evening, the mission met with representatives of the Palestine Red Crescent Society; Union of Health Works Committee; Medial Relief Committees, Union of Agricultural Work Committees; and Union of Agricultural Relief Committees at offices of the Palestinian NGOs Network in Gaza. They also met with Dr. Eyad al-Sarraj, from Gaza Community Mental Health Programme; Suhaila Tarazi, Director of the Arab National Hospital in Gaza; Constantine al-Dabbagh, Director of the Middle East Council of Churches in Gaza; and 'Eissa Saba, Director of Cana'an Pedagogical Institute.

On the third day of the visit, members of the mission visited al-Wafaa Rehabilitation Hospital and the industrial zone in the east of Gaza City, where they were briefed on the detruction incurred to both of them. They then visited 'Izbat Abed Rabbu area in the east of Jabalya town in the northern Gaza Strip, watched the destruction incurred to the area and heard testimonies from families of victims. On the same day, the mission met with Dr. Bassem Naim, Minister of Health in his office in Gaza, who briefed them on the health situation and violations of human rights during the offensive.

They then visited Shifa Hospital in Gaza City, where they were detailed by Dr. Hussin Aashour, Director of the hospital, and Dr. Subhi Skaik, Director of the Surgery Department, on the difficulties they faced during the offensive. At PCHR's office in Gaza City, the mission met with representatives of political factions: Khaled al-Batash, from the Islamic Jihad; Ahmed Helles, from Fatah movement; Khaled Nasser, from the Democratic Front for the Liberation of Palestine; and Kayed al-Ghoul, from the Popular Front for the Liberation of Palestine. At the office of al-Mezan Center for Human Rights, the mission met with Essam Younis, Director of the Center; Mahmoud Abu Rahma, from the Center; Samer Mousa and Wa'el al-Qarra, from al-Dameer Association of Human Rights; Jameel Sarhan, Director of the Palestinian Independent Commission of Human Rights in Gaza, and Lawyer Subhiya Joma'a, from the Commission.

On the fourth day of their visit, members of the mission met with a number of members of the Palestinian Legislative Council (PLC) from the Change and Reform Bloc, who detailed them on attacks against the PLC and its members and the impacts of such attacks on their works. Members of the mission also visited offices of the Committee for the Documentation of War Crimes in Gaza, whose members provided details about the committee's activities. They then met with representatives of FAO, WHO, OHCHR, WFP and UNICEF at UNICEF's office. In the evening, members of the mission met with PCHR lawyers at PCHR's office in Gaza. The lawyers briefed the mission on the most significant cased that are being followed up by PCHR. Members of the mission also heard testimonies from a number of victims. Later, the mission met with a delegation of Palestine Bar Association headed by Samla Bsaisu, Deputy Chairman of the Bar Association, consisting of: Sharhabeel al-Zaim, UNRWA Legal Advisor; Islah Hassaniya, 'Ali al-Dan; hisham al-Karzoun; and Ziad al-Najjar.

On the last day of the visit, members of the mission met with 3 Palestinian journalists who covered the Israeli offensive on Gaza: Mohammed al-Baba, from France Press; Zakaria Abu Harbeed, a cameraman of Ramattan News Agency; and Thou al-Faqqar Sergio, Director of al-Shaab Radio. The journalists briefed the mission on the difficulties they faced while covering the offensive on Gaza. They also met with Michael Kingsley, Director Executive Officer, UN. Members of the mission then were briefed by Mark Buswell, Technical Director of MAG, at PCHR's office in Gaza on the weapons and bombs used by IOF during the offensive on Gaza. On the same day, members of the mission met with representatives of a number of women's organizations at the office of Women's Affairs Center in Gaza, who briefed them on violations of women's rights during the Israeli offensive and their impacts. In the afternoon, members of the mission visited the Islamic University in Gaza, where they were briefed by Dr. Kamalin Shaat on the Israeli bombardment of the campus. At UNRWA headquarters, the mission met with John Ging, Director of UNRWA Operations. In the evening, the mission held a press conference at PCHR's office. Members of the mission talked about their work and their first impressions and emphasized the independence of the mission. They also expressed willingness to receive any testimonies or documents that may contribute to their final report.

The mission is going to conclude its visit to the Gaza Strip tomorrow with a field tour in Rafah to watch the destruction incurred to the town and the border area between the town and Egypt by Israeli air strikes. They will then leave the Gaza Strip towards Egypt through Rafah International Crossing Point.

In the coming weeks, the mission will prepare a report on the conclusions of their investigations to be submitted the secretariat general of the League of Arab Nations.

 



Stampa la notizia: La Missione giuridica della Lega Araba a Gaza
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 02 Marzo 2009 - 14:21

 

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PCHR Palestinian Centre for Human Rights LTD (non profit)

Press Release

 
Factsheet No. 8

Meeting Victims’ Demands for Justice and Seeking and End to Impunity: Legal Options Available to Victims of Israeli War Crimes in the Gaza Strip



The excessive death, injury, and destruction wrought by the recent Israeli assault on the Gaza Strip, brings into sharp focus the plight of Gaza’s civilians. This attack, however, did not occur in isolation. Rather, it represented the continuation of long-standing Israeli Occupation Force (IOF) policy, as extensively documented by the Palestinian Centre for Human Rights (PCHR).

PCHR firmly believe that victims must have access to justice, and that those responsible must be held to account. Alleged violations of international humanitarian law and international human rights law demand judicial investigation; the rule of law must prevail in the current situation. Many of the most recent attacks on the Gaza Strip amounted to grave breaches of the Geneva Conventions, and war crimes. Alleged violations include indiscriminate and disproportionate attacks, wilful killing, the targeting of civilian populations, attacks on medical personnel and facilities, the use of human shields, the illegal use of weaponry, and extensive destruction of property not justified by military necessity. These are serious violations of customary international humanitarian law. Consequently, all possible avenues of legal remedy must be evaluated and pursued. There are several legal mechanisms available to victims, both domestic – within the occupied Palestinian territory (oPt) and Israel – and international. The purpose of this analysis is to detail the legal options available to victims in order to facilitate both the pursuit of justice, and an end to the pervasive culture of impunity.

The oPt

The oPt is not considered a State under international law; though it exercises State-like functions, it possesses neither the rights nor the obligations of a recognised State. An example of this restriction relates to the jurisdiction of the Palestinian National Authority (PNA). Though the PNA has established a functioning judicial system capable of upholding the rule of law in the oPt, its jurisdiction is severely limited. Article XVII of the Israeli-Palestinian Interim Agreement stipulates that “the territorial and functional jurisdiction of the [Palestinian] Council will apply to all persons, except for Israelis”.[1] This explicitly removes Israeli citizens, and members of its armed forces, from the jurisdiction of the PNA; therefore, no Israeli may be brought before a Palestinian court. When dealing with the prosecution of alleged Israeli war criminals, this legally binding restriction effectively removes the Palestinian judicial system from the ambit of legal options available to victims.

Additionally, as the oPt is not a State, the PNA cannot ratify or accede to any of the major international criminal law treaties, such as the Statute of the International Criminal Court (ICC), or to other international human rights law or international humanitarian law treaties such as the Geneva Conventions, the International Covenant on Civil and Political Rights (ICCPR), or the United Nations Convention against Torture (UNCAT). Consequently, the jurisdiction of inter alia, the ICC, the Human Rights Committee, or the Committee against Torture, cannot currently extend to the oPt. However, it must be noted that, as the Occupying Power, Israel has extensive extraterritorial human rights obligations. As such it is required to report to the abovementioned bodies regarding its activities in the oPt. However, no individual petitions on behalf of Palestinian victims can currently be brought before these bodies, and as such they cannot offer effective judicial remedy.

Within the oPt there are no legal remedies available to Palestinian victims of Israeli war crimes.


Israel

As the Occupying Power, and a belligerent in the current hostilities, Israel is bound by a number of legal obligations: the State of Israel has ratified several relevant international treaties such as the Geneva Conventions, the ICCPR, and UNCAT, and is therefore bound by the provisions contained therein. For example, Article 146 of the Fourth Geneva Convention, requires that Israel enact “any legislation necessary to provide effective penal sanctions for persons committing, or ordering to be committed” any grave breaches of the Geneva Conventions. Israel must therefore investigate, and if necessary prosecute, any alleged war crimes committed by members of its armed forces. To date, however, such investigations have proved inadequate: prosecutions have not been forthcoming, particularly at the command level. PCHR affirm that, in this respect, Israel may be regarded as shirking its legal obligations, and denying its victims effective remedy. This sentiment was reinforced on 29 January 2009, when the Spanish National Court ruled that the Israeli authorities were not willing to investigate and bring to trial the persons presumed responsible for the Al-Daraj assassination in 2002.[2]

Palestinians may also take cases directly before the Israeli judicial system. This is arguably the first, and most practical, recourse to justice available to Palestinian victims. Past experience in this regard, however, has not been encouraging. In 2005 a Human Rights Watch report revealed that Israel investigated less than five per cent of civilian deaths caused by military action. In the context of the late February/ early March 2008 fighting in the Gaza Strip, numerous complaints have been made relating to the targeted killing of persons not taking an active part in hostilities. To date, none of these have been investigated. Additionally, throughout the course of ‘Operation Cast Lead’ numerous complaints have been made – rising to the level of grave breaches of the Geneva Conventions – regarding Israel’s conduct of hostilities. Allegations relate to Israel’s

alleged use of white phosphorus artillery in civilian areas, human shields, indiscriminate attacks, extensive destruction of property, and so on. In response, Israel launched an investigation into one specific instance, relating to the firing of 20 white phosphorus shells by a reserve paratrooper brigade. This investigation, however, is totally inadequate given the number of phosphorous shells utilised – at least 200– and the numerous other alleged grave breaches.

If Israel proves unwilling to offer effective judicial remedies, despite its pressing legal obligations, then victims are left with no alternative but to pursue international options.

International Legal Remedies


When national legal systems are unable (PNA) or unwilling (Israel) to offer effective judicial remedy, the demands of justice require resort to international legal mechanisms. It was for this very purpose that the ICC was established. As already noted, however, neither Israel nor Palestine are States Parties to the ICC, and so events occurring in Israel and the oPt are, for the most part, excluded from its jurisdiction. The United Nations Security Council has the potential to overcome this jurisdictional gap by referring the situation directly to the Office of the Prosecutor of the ICC. However, given the current political context, and the balance of power within the Security Council, this eventuality is highly unlikely, and cannot be considered a practical option.

PCHR’s initial investigations have determined that, in the recent Israeli assault, 82.6% of those killed or injured were civilians, 2,400 homes were completely destroyed, and approximately 12,000 others significantly damaged. The demands of justice, and the best interests of victims, render it inconceivable that a vacuum of legal accountability be allowed to exist. In order to avoid such a situation, the international legal order has evolved to accommodate the principle of universal jurisdiction.

Universal Jurisdiction is a legal mechanism which recognizes the shocking nature of certain crimes. These crimes, which include genocide, crimes against humanity, torture, and grave breaches of the Geneva Conventions, are so “threatening to the international community or so heinous in scope and degree that they offend the interest of all humanity”.[3] They are crimes against the international community itself, and therefore fall within each State’s jurisdiction. The Geneva Conventions of 1949, which have been universally ratified, place an obligation on every State Party – and thus every member of the international community – to bring any person alleged to have committed a grave breach of the Conventions before their own national courts, regardless of that person’s nationality. This is the essence of universal jurisdiction, when a domestic court (ordinarily the most appropriate) proves unwilling or unable to prosecute, the demands of justice require that the responsibility fall upon individual states, as representatives of the international community. Recent universal jurisdiction cases have resulted in successful prosecutions in, inter alia, the United Kingdom, the Netherlands, Belgium, France and Spain.

Conclusion

Universal jurisdiction is a jurisdiction of last resort, it is to be used only when all other legal mechanisms fail or have been corrupted. Ideally, Palestinians should be able to try perpetrators before their own courts; in the current context, the Israeli judicial system should remain the principal legal option available to Palestinian victims.

However, PCHR affirm that Israel has proved itself unwilling to effectively investigate and prosecute victims’ claims; a claim reinforced by empirical evidence and the recent decision of the Spanish National Court. Universal jurisdiction is thus the only viable legal mechanism available to victims. Every individual State has the responsibility to prosecute persons alleged of committing grave breaches of the Geneva Conventions. It is essential that States accept this responsibility.

The disregard for international humanitarian law, international human rights law, and the principles of humanity, as evidenced by IOF operations in the Gaza Strip, cannot be allowed to persist. It is PCHR’s duty to pursue all available legal remedies on behalf of its clients, it is the international community’s responsibility to fulfil its legal obligations: to enforce the rule of law, to combat the current culture of impunity, and most importantly, to meet victims’ demand for justice.
 


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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 02 Marzo 2009 - 14:11

MICROMEGA 1/2009 pag 179/166

DIALOGO 2

trascrizione a cura di ISM-Italia

DILEMMA PALESTINA

C'è una soluzione alla questione palestinese? O essa è davvero una situazione 'dilemmatica', senza vie d'uscita? Israele è stata abbandonata dalla sinistra del mondo o con la sua politica ha allontanato tutti coloro che lavorano per la pace? E infine, l'operazione 'Piombo fuso' aiuta la causa della pace o è l'ennesimo tragico errore? Un confronto sincero e doloroso sulle ferite aperte della Palestina.

ANGELO D'ORSI / FURIO COLOMBO

 

 



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Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 26 Febbraio 2009 - 03:13

Si moltiplicano le iniziative legali contro Israele presso la Corte Penale Internazionale.. Bene!

 

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International Tribunal for Childhood says
Israeli forces guilty of war crimes


20.02.09 - 13:10

International Prosecutors from 11 countries worldwide on the International Tribunal for Children, issued an initial ruling on crimes against Gaza.

The International Tribunal over the Childhood Affected by War and Poverty of the Mission Diplomatique Internationale Humanitaire RWANDA 1994, through its International President, Sergio Tapia and International Human Rights Prosecutor of the International Tribunal of Conscience, reported to the international community to the First ruling against Crimes against Genocide and on Palestinian Children in the Gaza Strip into the largest concentration camp in the world today is the most densely populated place on the planet has only 360 km2, where 1,500,000 people live in which 50 percent are children and 80 percent are below the poverty level, the International Tribunal of Conscience, composed of 14 prosecutors on Human Rights, 11 countries, 9 in Latin America, Africa and Asia denounces heinous crimes and the systematic advancement of infanticide against children in the Gaza Strip by the Israeli army, where he has violated the Geneva Conventions Humanitarian all international declarations on Human Rights, and has as a method of warfare since the attack on civilians.

The International Tribunal of Conscience this integrated presentation of the evidence of attacks on Palestinian children and the violation of international laws and the Rome Statute, with testimony from children, mothers, compiled from the Gaza Strip, the signatures and requests for thousands of people from Latin America, Spain and Europe, Africa and Asia

The International Tribunal on Children Affected by War and Poverty, said that Palestinian children in Gaza have lived under the Genocide of the bombs, the guns, and use as human shields by the children Israeli army, "where there are 700,000 children in Gaza who were subjected to massacres, murders, crimes against humanity, genocide, humanitarian blockade, kidnapping and destruction of their schools, their homes, their families, their homes "with a toll of 6,600 dead and wounded in Gaza during the 22 days that lasted the Israeli military operation against the radical Islamic movement Hamas in the Palestinian territory.

With 1340 deaths of which 492 were children and 106 women, according to the Palestinian Ministry of Health in the Gaza Strip.
The wounded, amounting to 5320, among which there are 1855 children and 795 women, in addition to 55,000 other Palestinians have been displaced from their homes by the evidence: perpetrating the worst atrocities that children have lived in Palestine Gaza Strip, a concentration camp, a field of carnage, which added more than 280 children killed and injured over a thousand, a figure that increases every day, a new genocide like the one in Bosnia, Rwanda, the Chechnya may say that Gaza is the new Middle Eastern Rwanda "Acts carried out by Israeli armed forces are also a clear violation of Article 6 of the Statute of the International Criminal Court (" the crime of genocide ") and Article 2 of the 1948 Convention for the prevention and prohibition of genocide.

See also ... Palestine News Network

 



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Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 26 Febbraio 2009 - 02:33

 

Le ferite di Gaza e le nuove armi

 

- 22/02/09

di Dr. Ghassan Abu Sittah e Dr. Swee Ang – «The Lancet»*



Il dottor Ghassan Abu Sittah ed il dottor Swee Ang, due chirurghi inglesi, sono riusciti a raggiungere Gaza durante l’invasione israeliana. In questo articolo descrivono le loro esperienze, condividono le loro opinioni e ne traggono le inevitabili conseguenze: la popolazione di Gaza è estremamente vulnerabile e totalmente inerme davanti ad un eventuale attacco israeliano.

 

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Le ferite di Gaza sono profonde e stratificate. Intendiamo parlare del massacro di Khan Younis del 1956, in cui 5mila persone persero la vita? Oppure dell’esecuzione di 35mila prigionieri di guerra da parte dell’esercito israeliano nel 1967? E la prima Intifada, in cui alla disobbedienza civile di un popolo sotto occupazione si rispose con un incredibile numero di feriti e centinaia di morti? Ancor di più, non possiamo non tener conto dei 5.420 feriti nel sud di Gaza durante le ostilità del 2000. Ma, nonostante tutto ciò, in questo articolo ci occuperemo esclusivamente dell’invasione che ha avuto luogo dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009.
Si stima che, in quei 23 giorni, siano state riversate sulla Striscia di Gaza un milione e mezzo di tonnellate di esplosivo. Per dare un’idea approssimativa di ciò di cui si sta parlando, è bene specificare che il territorio in questione copre una superficie di 360 kilometri quadrati ed è la casa di 1,5 milioni di persone: è l’area più densamente popolata del mondo. Prima dell’invasione, è stata affamata per 50 giorni da un embargo commerciale ma, in realtà, fin dall’elezione dell’attuale governo è stata posta sotto vincoli commerciali. Negli anni, l’embargo è stato parziale o totale, ma mai assente.
L’occupazione si è aperta con 250 vittime in un solo giorno. Ogni questura è stata bombardata, causando ingenti perdite tra le forze dell’ordine. Dopo aver spazzato via la polizia, l’esercito israeliano si è dedicato ai bersagli non governativi. Gli elicotteri Apache e gli F16 hanno fatto piovere morte dal cielo, mentre i cannoni della marina militare hanno condotto un attacco dal mare e l’artiglieria si è occupata della terra. Molte scuole sono state ridotte in macerie, tra cui l’American School of Gaza, 40 moschee, alcuni ospedali, vari edifici dell’ONU ed ovviamente 21mila case, di cui 4mila sono state rase al suolo. Circa 100mila persone sono divenute improvvisamente senzatetto.

Le armi israeliane

Gli armamenti impiegati, oltre alle bombe e agli esplosivi ad alto potenziale convenzionali, includono anche tipologie non convenzionali. Ne sono state identificate almeno quattro categorie:

Proiettili e bombe al fosforo

I testimoni oculari affermano che alcune bombe esplodevano in quota, rilasciando un ampio ventaglio di micro-ordigni al fosforo che si distribuivano su un’ampia superficie. Durante l’invasione via terra, i carri armati erano usi sfondare le mura delle case con proiettili ordinari per poi far fuoco al loro interno con proiettili al fosforo. Questo metodo permette di scatenare terribili incendi all’interno delle strutture, ed un gran numero di corpi carbonizzati è stato rinvenuto ricoperto da particelle di fosforo incandescente. Un preoccupante interrogativo è posto dal fatto che i residui rinvenuti paiono amalgamati ad un agente stabilizzante speciale, che gli conferisce la capacità di non bruciare completamente, fino all’estinzione. I residui di fosforo ancora coprono le campagne, i campi da gioco e gli appartamenti. Si riaccendono quando i bambini curiosi li raccolgono, oppure producono fumi tossici quando i contadini annaffiano le loro terre contaminate. Una famiglia, ritornata al suo orto dopo le ostilità, ha irrigato il terreno ed è stata inglobata da una coltre di fumo sprigionata dal suolo. La semplice inalazione ha prodotto epistassi. Questi residui di fosforo trattato con stabilizzante sono, in un certo senso, un analogo delle mine antiuomo. A causa di questa costante minaccia, la popolazione (specialmente quella infantile) ha difficoltà a tornare ad una vita normale.
Dagli ospedali, i chirurghi raccontano di casi in cui, dopo una laparotomia primaria per curare ferite relativamente piccole e poco contaminate, un secondo intervento ha rivelato aree crescenti di necrosi dopo un periodo di 3 giorni. In seguito, la salute generale del paziente si deteriora ed, entro 10 giorni, necessitano un terzo intervento, che mette in luce una massiccia necrosi del fegato. Questo fenomeno è, a volte, accompagnato da emorragie diffuse, collasso renale, infarto e morte. Sebbene l’acidosi, la necrosi del fegato e l’arresto cardiaco improvviso (dovuto all’ipocalcemia) siano tipiche complicazioni nelle vittime di fosforo bianco, non è possibile attribuirle alla sola opera di questo agente.
È necessario analizzare ed identificare la vera natura di questo fosforo modificato ed i suoi effetti a lungo termine sulla popolazione di Gaza. È anche urgente la raccolta e lo smaltimento dei residui di fosforo sulla superficie dell’intera regione. Queste sostanze emettono fumi tossici a contatto con l’acqua: alla prima pioggia potrebbero avvelenare tutta la Striscia. I bambini dovrebbero imparare a riconoscere ed evitare questi residui pericolosi.

Bombe pesanti

L’uso di bombe DIME (esplosivi a materiale denso inerte) risulta evidente, anche se non è stato determinato con chiarezza se sia stato impiegato uranio impoverito nelle aree meridionali. Nelle zone urbane, i pazienti sopravvissuti mostrano amputazioni dovute a DIME. Queste ferite sono facilmente riconoscibili perché i moncherini non sanguinano ed il taglio è netto, a ghigliottina. I bossoli e gli shrapnel delle DIME sono estremamente pesanti.

Bombe ad implosione

Tra le armi usate, ci sono anche i bunker-buster e le bombe ad implosione. Ci sono casi, come quello del Science & Technology Building o dell’università islamica di Gaza, in cui un palazzo ad otto piani è stato ridotto ad un mucchio di detriti non più alto di un metro e mezzo.

Bombe silenziose

La popolazione di Gaza ha descritto un nuovo tipo di arma dagli effetti devastanti. Arriva sotto forma di proiettile silenzioso, o al massimo preceduto da un fischio, e vaporizza tutto ciò che si trova in aree estese senza lasciare tracce consistenti. Non sappiamo come categorizzare questa tecnologia, ma si può ipotizzare che sia una nuova arma a particelle in fare di sperimentazione.

Esecuzioni

I sopravvissuti raccontano di tank israeliani che, dopo essersi fermati davanti agli appartamenti, intimavano ai residenti di uscirne. Di solito, i primi ad obbedire erano i bambini, gli anziani e le donne. Che, altrettanto prontamente, venivano messi in fila e fucilati sul posto. Decine di famiglie sono state smembrate in questo modo. Nello scorso mese, l’assassinio deliberato di bambini e donne disarmate è stato anche confermato da attivisti per i diritti umani.

Eliminazione di ambulanze


Almeno 13 ambulanze sono state vittima di sparatorie. Gli autisti e gli infermieri sono stati sparati mentre recuperavano ed evacuavano i feriti.

Bombe a grappolo

Le prime vittime delle bombe a grappolo sono state ricoverate all’ospedale Abu Yusef Najjar. Più della metà dei tunnel di Gaza sono stati distrutti, rendendo inutilizzabile gran parte delle infrastrutture atte alla circolazione dei beni primari. Al contrario di ciò che si pensa, questi tunnel non sono depositi per armi (anche se potrebbero essere stati usati per trafugare armi leggere), ma per carburante ed alimenti. Lo scavo di nuovi tunnel, che ora occupa un buon numero di palestinesi, ha talvolta innescato bombe a grappolo presenti sul suolo. Questo tipo di ordigni è stato usato al confine di Rafah e già cinque ustionati gravi sono stati portati all’ospedale dopo l’esplosione di queste trappole.

Conteggio dei morti

Al 25 gennaio 2009, la stima dei morti è arrivata a 1.350. Il numero è in continua ascesa a causa della mole di feriti gravi che continuano a morire negli ospedali. Il 60% dei morti è costituito da bambini.

 

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Feriti gravi

Il numero dei feriti gravi è di 5.450, con un 40% di bambini. Si tratta in massima parte di pazienti ustionati o politraumatici. Coloro che hanno subito fratture ad un solo arto e coloro che, pur avendo riportato lesioni sono ancora in grado di camminare, non sono stati inclusi in questo conteggio.
Nelle nostre discussioni con infermiere e dottori, le parole “olocausto” e “catastrofe” sono state spesso menzionate. Lo staff medico al completo porta i segni del trauma psicologico dovuto al lavoro frenetico dell’ultimo mese, passato a fronteggiare le masse che hanno affollato le camere mortuarie e le sale operatorie. Molti dei pazienti sono deceduti nel Reparto Incidenti ed Emergenza, ancor prima della diagnosi. In un ospedale distrettuale, il chirurgo ortopedico ha portato a termine 13 fissazioni esterne in meno di un giorno.
Si stima che, tra i feriti gravi, 1.600 sono destinati a rimanere disabili a vita. Tra questi, molti hanno subito amputazioni, ferite alla colonna vertebrale, ferite alla testa, ustioni estese con contratture sfiguranti.

Fattori speciali

Durante l’invasione, il numero dei morti e dei feriti è stato particolarmente alto a causa dei seguenti motivi:

* Nessuna via di fuga: Gaza è stata sigillata dalle truppe israeliane, che hanno impedito a chiunque di fuggire dai bombardamenti e dall’invasione terrestre. Semplicemente, non c’era alcuna via di fuga. Anche all’interno dei confini di Gaza gli spostamenti dal nord al sud sono stati resi impossibili dai tank israeliani, che hanno tagliato ogni via di comunicazione. Al contrario della guerra in Libano dell’82 e del ‘06, in cui la popolazione poteva spostarsi dalle aree di bombardamento massiccio a quelle di relativa sicurezza, un opzione di questo tipo era preclusa a Gaza.

* La densità della popolazione di Gaza è eccezionale. E’ inquietante notare che le bombe impiegate dall’esercito israeliano sono “ad alta precisione”. Il loro tasso di successo, nel centrare palazzi affollati, è del 100%. Altri esempi? Il mercato centrale, le stazioni di polizia, le scuole, gli edifici dell’ONU (in cui gli abitanti erano confluiti per sfuggire ai bombardamenti), le moschee (di cui 40 sono state rase al suolo) e le case delle famiglie, convinte di essere al sicuro perché tra loro non si annidavano combattenti. Nei condomini, una sola bomba a implosione è sufficiente a sterminare decine di famiglie. Questa tendenza a prendere di mira i civili ci fa sospettare che gli obiettivi militari siano considerati bersagli collaterali, mentre l’obiettivo primario sia la popolazione.

* La quantità e la qualità delle munizioni sopra descritte ed il modo in cui sono state impiegate.

* La mancanza di difese che Gaza ha dimostrato nei confronti delle moderne armi israeliane. La regione non ha tank, aeroplani da guerra, nessun sistema antiaereo da schierare contro l’esercito invasore. Siamo stati testimoni in prima persona di uno scambio di pallottole tra un tank israeliano e gli AK47 palestinesi. Le forze in campo erano, per usare un eufemismo, impari.
L’assenza di rifugi antibomba funzionali a disposizione della popolazione civile. Sfortunatamente, anche se ci fossero non avrebbero alcuna chance contro i bunker-buster israeliani.

Conclusione

Se si prendono in considerazione i seguenti punti, è ovvio che un’ulteriore invasione di Gaza provocherebbe danni catastrofici. La popolazione è vulnerabile ed inerme. Se la Comunità Internazionale intende evitare ferimenti ed uccisioni di massa nel prossimo futuro, dovrà sviluppare una qualche forza di difesa per Gaza. Se ciò non accadrà, i civili continueranno a morire.


Articolo originale: The wounds of Gaza, «The Lancet - Global Health Network», 2 febbraio 2009.
Traduzione di Massimo Spiga per Megachip.

* «The Lancet» è la rivista medica più autorevole del mondo.

[1] Nota di Uruknet: Ovviamente la cifra di 1.500.000 tonnellate di esplosivo riversate su Gaza è assurda: vorrebbe dire una tonnellata per abitante. Anche il sito di Hamas ha valutato che Israele abbia sganciato 1.000 tonnellate di esplosivo durante i 22 giorni di guerra. Inoltre, nel massacro di Khan Younis del 1956 sono stati uccisi 250 palestinesi e non 5.000, e le stime sui prigionieri di guerra egiziani uccisi dagli israeliani nel 1967 sono assai varie (da 1.000 fino a quasi 10.000), ma nessuno ha mai parlato dell'esecuzione di 35.000 prigionieri arabi durante o dopo la guerra dei 6 giorni. Nonostante queste macroscopiche inesattezze, abbiamo pubblicato ugualmente l'articolo, perché i dati medici relativi all'uso di armi illegali da parte di Israele durante l'attacco a Gaza sono confermati anche da altre fonti. Inoltre i due chirurghi inglesi hanno constatato personalmente gli effetti dei bombardamenti su Gaza, e la loro scarsa conoscenza storica non influisce sulla loro competenza medica.

Author : i Dr. Ghassan Abu Sittah e Dr. Swee Ang – «The Lancet»* - Traduzione di Megachip

Article: 9297 sent on 16-nov-2009 03:33 ECT
Url : www.notiziedalmediooriente.it?new=9297

Link: www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8738



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 25 Febbraio 2009 - 21:18

Ricevo e trasmetto, ma sottolineo che non ho ben capito il principio e spero che voglia dir così (immagine)...
 
 
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Resoconto della commissione su Stato Unico e resistenza palestinese dell’assemblea nazionale del Forum Palestina del 21 febbraio a Roma

 

 

La discussione nella commissione che si è occupata della questione dello Stato Unico in Palestina e delle prospettive della resistenza palestinese, è stata molto ampia e articolata. Punti di vista diversi si sono confrontati con grande chiarezza e rispetto, ma senza asprezze, con ben ventuno interventi fino alle 17.00 del pomeriggio, sospesi solo da una breve pausa pranzo.

Sulla questione dello Stato Unico in Palestina sono stati molti gli interventi che hanno valorizzato questo passaggio di qualità nel dibattito dei movimenti e delle forze che sostengono la causa palestinese. Il carattere apertamente anticolonialista di questa ipotesi da un lato fa giustizia di ogni compromesso con il progetto strategico sionista di uno stato etnicamente puro (lo stato ebraico) da “affiancare” (o meglio sovrapporre) o un quasi stato palestinese articolato su bantustan nei quali concentrare senza identità, indipendenza e sovranità i residui del popolo palestinese. Dall’altro questa ipotesi deve fare i conti con il fatto che nei documenti politici di tutte le organizzazioni palestinesi (da Al Fatah al FPLP ad Hamas) l’obiettivo dello Stato Unico è scomparso sul piano politico accettando la dimensione dei due popoli due stati come obiettivo di fase pur non rinunciando allo stato unico come obiettivo storico. Si tratta dunque di un dibattito aperto che oggi va estendosi in ambiti ancora minoritari del mondo palestinese e israeliano ma che recupera comunque un punto fondativo del movimento di liberazione nazionale palestinese degli anni sessanta. I punti di perplessità espressi in alcuni interventi sull’ipotesi dello Stato Unico, attengono soprattutto alla sua praticabilità stante le condizioni sul campo e l’ostilità accumulatesi nelle due comunità principali. Una condizione questa che – sul piano formale – è stata superata in Sudafrica trasferendo i problemi dal piano della questione razziale/nazionale a quello del conflitto sociale tra interessi di classe diversi e contrapposti. Sulla questione dello Stato Unico è stata segnalata l’erroneità di un paragone con l’esperienza sudafricana in quanto il progetto coloniale israeliano punta all’espulsione della popolazione palestinese dal territorio mentre il progetto coloniale sudafricano puntava al mantenimento ed anzi all’immigrazione di popolazione nera per sfruttarne la manodopera ai fini della propria economia caratterizzata dal sistema dell’apartheid.

Punto dirimente e di collegamento del dibattito sullo Stato Unico e sulle forze che operano per la liberazione del popolo palestinese, è l’impugnare chiaramente la discriminante antisionista come snodo politico, storico e teorico dello scontro in atto. Il progetto coloniale sionista è alla base del modello politico/economico/militare costruito in Israele in questi decenni. L’apertura di una battaglia politica, culturale e storica di informazione e opposizione al sionismo come ideologia coloniale diventa dunque un passaggio decisivo dell’azione anche nel nostro paese.

In realtà oggi andrebbe posta come prioritaria la “questione israeliana” piuttosto che la questione palestinese, essendo la prima lo snodo dirimente della situazione che condiziona effettivamente i possibili sviluppi. In sostanza occorrerebbe partire dalla denuncia del sistema di oppressione coloniale israeliano come elemento prevalente dell’azione politica nel nostro paese a sostegno dei palestinesi. Interessante anche la sottolineatura di alcuni interventi sulla “israelizzazione” della politica italiana ed europea dovuta alla comune radice colonialista che , sulla base della crisi e della logica della guerra preventiva, permea profondamente le classi dominanti anche nei nostri paesi e che trova in questo un punto di convergenza ideologico molto forte con il sionismo.

 

 

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Ancora più articolata e movimentata è stata la discussione sulle prospettive del movimento di liberazione palestinese e sul ruolo delle forze della resistenza. La stragrande maggioranza degli interventi hanno espresso giudizi estremamente severi verso l’ANP e la sua leadership non solo per i risultati prodotti dalle scelte del passato (accordi di Oslo, prevalenza dell’ANP a scapito dell’OLP di fatto posta in liquidazione come struttura unitaria e includente, prevalenza della linea negoziale con Israele e USA rispetto a quella della resistenza), ma anche per le posizioni adottate dopo la vittoria elettorale di Hamas e durante la recente aggressione israeliana a Gaza. Alcuni interventi hanno invitato a non confondere la leadership dell’ANP con l’insieme di Al Fatah dove convivono e configgono posizioni diverse. Vari interventi hanno sottolineato come Hamas, nonostante la caratterizzazione religiosa che suscita ancora perplessità, sia in realtà riuscita ad assumere su di sé lo spirito della resistenza palestinese all’occupazione israeliana, un ruolo questo che oggi è difficilmente riconoscibile nelle scelte dell’ANP ma anche nelle difficoltà incontrate dalle organizzazioni storiche della sinistra in Palestina (in particolare al FPLP) che hanno subito duri colpi sul piano repressivo e politico e subiscono enormi limitazioni alla loro agibilità politica sia nella Cisgiordania sotto controllo di Al Fatah sia a Gaza sotto controllo di Hamas. I compagni più vicini al FPLP contestano la tregua con Israele raggiunta da Hamas, sia quella scaduta a novembre sia quella che si sta cercando di stabilire in questi giorni, in quanto sarebbe una rinuncia alla resistenza. Secondo alcuni interventi nel campo palestinese agisce una linea “americana” (concordata cioè con USA, Israele, Egitto ed altri paesi arabi) e la linea della resistenza. La prevalenza di una delle due farà la differenza sia nel processo di riconciliazione nazionale palestinese in corso sia nell’articolazione dello scontro a livello regionale dove agiscono anche gli interessi di altri paesi.

Sul piano della unificazione nazionale delle organizzazioni palestinesi dopo gli scontri interni degli anni successivi alla vittoria elettorale di Hamas nel 2006 e alle recenti vicende durante l’aggressione israeliana contro Gaza, è stato segnalato come il Documento dei 18 punti presentato nel maggio 2006 dai dirigenti palestinesi di tutte le organizzazioni detenuti nelle carceri israeliane, possa rappresentare una buona base per mettere mano al complesso dei problemi accumulatisi negli ultimi anni: dalla urgente riforma democratica dell’OLP e dell’ANP, all’inclusione nell’OLP di tutte le organizzazioni, incluse Hamas e Jihad che ne sono fuori, dalla irrinunciabilità del diritto alla resistenza e del diritto al ritorno dei profughi alla gestione delle forze di sicurezza palestinesi. Alcuni interventi hanno segnalato come il documento sia in qualche modo “datato” essendo intervenuti nuovi e gravissimi problemi interni allo scenario palestinese dopo la sua stesura (vedi il tentato colpo di mano a Gaza sollecitato dagli USA a settori dell’ANP ma sventato da Hamas nel 2007, la spaccatura nei fatti tra il governo di Gaza e Cisgiordania con il doloroso e reciproco strascico di ritorsioni tra Al Fatah e Hamas, a scapito anche della sinistra palestinese).

E’ vero anche che il coinvolgimento di nuove leadership meno compromesse, la riaffermazione della centralità decisionale e strategica dell’OLP rispetto all’ANP e l’inclusione nell’OLP di tutte le forze della resistenza palestinese, appaiono oggi l’auspicio e la possibilità minima per recuperare una prospettiva di azione per i palestinesi.

E’ stato segnalato come oggi la resistenza palestinese si trovi nella difficile condizione di operare su quattro fronti e realtà sempre più diverse tra loro: Gaza, Cisgiordania, campi profughi nella diaspora, arabi/palestinesi che vivono in Israele. Quattro condizioni diverse che solo una organizzazione centrale e un progetto politico nazionale potrebbe avere la capacità di gestire e orientare unitariamente.

Elemento dirimente rimane comunque la scelta della resistenza contro l’occupazione israeliana e il progetto sionista. L’unità nazionale è parte della resistenza ha affermato nell’intervento un compagno palestinese. Pur auspicando come necessario il raggiungimento della riunificazione nazionale di tutte le organizzazioni palestinesi e rispettando il percorso che si daranno nella prossima fase, occorre anche affermare che essere solidali con chi resiste e lontani da chi collabora con l’occupazione, è una scelta di campo su cui i movimenti di solidarietà con il popolo palestinese si riservano il diritto di esercitare anche un proprio punto di vista.

Infine, l'entrata in campo di forze di ispirazione religiosa nella resistenza anticoloniale, se condiziona lo scenario politico in Palestina e Medio Oriente, in qualche modo lo condiziona anche da noi. Questa nuova realtà è stata verificata nella massiccia partecipazione - spesso determinante - delle comunità arabe, islamiche e di immigrati alle manifestazioni per la Palestina di gennaio durante l'aggressione a Gaza. Un protagonismo politico questo che ha messo in difficoltà alcuni pezzi della sinistra ed anche dei movimenti in Europa, ma che invece è stata valutata positivamente da quasi tutti gli interventi nel dibattito della commissione. Non è sfuggito il ritardo con cui si è arrivati al confronto con questa realtà nè la difficoltà nel ricercare occasioni comuni di confronto che sappia coniugare in positivo diversità e lealtà. La valutazione comune emersa è che comunque il protagonismo politico sulla Palestina delle comunità arabe e islamiche in Italia sia stato un valore aggiunto e non un problema.

 

 

 

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Tra gli orientamenti emersi dai lavori della commissione c’è la decisione di procedere all’organizzazione di un convegno nazionale sul e contro il sionismo per attivare un dibattito politico, storico e culturale che faccia chiarezza su questo terreno. La denuncia prioritaria dell’apparato ideologico, politico, economico, militare del colonialismo israeliano sarà prevalente nell’azione politica e informativa dei prossimi mesi.

L’altra sollecitazione è quella di collegarsi con il gruppo internazionale sullo Stato Unico che ha già realizzato le conferenze di Madrid e Londra per verificare la possibilità di organizzare una conferenza sulla questione dello Stato Unico anche in Italia.

Dunque il dibattito apertosi con l’assemblea nazionale del 21 febbraio prosegue e cercherà di dotarsi degli strumenti e delle occasioni per andare più a fondo sulle questioni storiche, politiche e strategiche che la lotta di liberazione del popolo palestinese porta con sé.

 

Roma, 21 febbraio 2009

 



Stampa la notizia: Forum Palestina: Resoconto Commissione "Stato Unico"
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 25 Febbraio 2009 - 20:55

  

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Materiali dell'assemblea nazionale del Forum Palestina tenutasi a Roma sabato 21 febbraio

 

L'APPELLO PER LA CAMPAGNA ITALIANA DI

BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO E SANZIONI

DELL’ECONOMIA DI GUERRA ISRAELIANA

 

(documento scaturito dall'assemblea nazionale del 21 febbraio a Roma)

Con la feroce aggressione alla Striscia di Gaza, lo Stato di Israele ha fornito al mondo l’ennesima conferma della volontà di procedere alla pulizia etnica del popolo palestinese. I 1300 morti, le migliaia di feriti, le immani distruzioni provocate da tre settimane di bombardamenti fanno seguito ad un embargo criminale – voluto e praticato da Israele, Stati Uniti ed Unione Europea – che da oltre due anni colpisce una delle popolazioni più povere del mondo, impedendo ogni attività commerciale e bloccando persino il transito degli aiuti umanitari.

Continua, dunque, l’occupazione israeliana della terra palestinese, la negazione del diritto di un popolo ad avere un suo Stato. Al dramma del milione e mezzo di Palestinesi segregati nella Striscia di Gaza fa da riscontro la trasformazione della Cisgiordania in un sistema di prigioni a cielo aperto, con le città e i villaggi isolati gli uni dagli altri dal Muro dell’Apartheid, che Israele ha continuato a costruire nonostante la sentenza della Corte di Giustizia Internazionale del 2004 e le risoluzioni dell’ONU, che continua a violare impunemente, con la complicità dei governi delle maggiori potenze mondiali.

Per contribuire alla campagna internazionale di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni lanciata dalle organizzazioni della società civile palestinese, promuoviamo anche nel nostro Paese un percorso di iniziative volte ad incidere sull’economia di guerra israeliana, attraverso il boicottaggio delle merci israeliane, il disinvestimento dall’economia israeliana, la sospensione dei rapporti accademici e delle collaborazioni con lo Stato e gli enti locali, il boicottaggio del turismo in Israele e la verifica delle possibili iniziative legali per la condanna dei criminali di guerra ed il risarcimento dei danni provocati in questi anni di occupazione e di guerra.

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In particolare, gli obiettivi della Campagna italiana di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) sono:

- Tutte le merci identificate dal codice a barre con le prime tre cifre 729, che identificano i prodotti provenienti dallo Stato di Israele.

- I prodotti agricoli israeliani a marchio Jaffa e Carmel, presenti sui banchi dei supermercati e di molti negozi.

I prodotti farmaceutici israeliani della azienda THEVA, che tanto in Italia quanto in Francia ha acquisito una posizione dominante nel mercato dei farmaci generici e da banco.

- I prodotti cosmetici del gruppo L’OREAL, già oggetto di boicottaggio per i test effettuati sugli animali. Oltre ad essere uno dei maggiori investimenti israeliani, il gruppo L’OREAL commercializza prodotti realizzati con materiali provenienti dai territori palestinesi occupati, come i Sali del Mar Morto.

- I prodotti e i negozi del gruppo ZARA home, di proprietà del miliardario israeliano Lev Leviev, arricchitosi con lo sfruttamento dei diamanti dell’Angola e con il quale nel 2008 l’UNICEF ha interrotto qualsiasi tipo di relazione, rifiutando qualsiasi donazione, data l’origine criminale della sua fortuna e per il tipo di progetti che finanzia. Fra l’altro, Leviev è uno dei maggiori costruttori immobiliari delle colonie costruite nelle aree espropriate illegalmente ai Palestinesi e, come tale, uno dei maggiori violatori delle risoluzioni delle Nazioni Unite.

- I prodotti dell’azienda LAVAZZA, da oltre due decenni leader nel mercato israeliano del caffè, delle macchine per bar e uffici, dell’architettura e dell’arredamento dei locali, attraverso la ditta israeliana Gils Coffee Ltd. Il boicottaggio della Lavazza è raccomandato anche dall’organizzazione pacifista israeliana Gush Shalom e dalla Coalizione delle Donne per la Pace israeliana, anche per il legame diretto fra la Lavazza stessa e la Eden Springs Ltd., azienda israeliana che dal 2002 detiene i diritti per la distribuzione delle macchine per il caffè e delle capsule di caffè “Lavazza – Espresso Point”. La Eden Springs imbottiglia e distribuisce l’acqua delle Alture del Golan, territorio siriano occupato e colonizzato illegalmente da Israele dal 1967.

La Campagna Italiana BDS chiede, inoltre, la revoca delle collaborazioni in essere fra alcuni enti locali e lo Stato di Israele, a partire dal progetto “Saving children”, con il quale la Regione Toscana, attraverso l’israeliana Fondazione Peres, finanzia la sanità israeliana per … curare i bambini palestinesi feriti dagli stessi Israeliani! Analogamente, denunciamo l’accordo di cooperazione tecnologica, in essere dal 2007, fra la Regione Lazio e il centro industriale israeliano Matimop, accordo del quale chiediamo la revoca. Chiediamo alle istituzioni accademiche ed ai singoli dipartimenti e docenti di sospendere a loro volta ogni rapporto con le università israeliane, in solidarietà con le università palestinesi cui l’occupazione impedisce da anni di portare avanti i propri programmi.

Invitiamo, infine, a boicottare ogni forma di turismo verso le località israeliane.

*****

Il nostro appello è rivolto a chiunque, individuo o associazione, intenda dare il suo contributo al raggiungimento di una pace giusta in Medio Oriente, attraverso il riconoscimento dei legittimi diritti del popolo palestinese, sanciti da decine di risoluzioni delle Nazioni Unite, sistematicamente ignorate dallo Stato di Israele; l’adesione alla Campagna Italiana BDS è dunque aperta e ci auguriamo di vedere la partecipazione di tutti gli uomini e le donne che sostengono la lotta di liberazione del popolo palestinese e la necessità della fine dell’apartheid israeliano. Per favorire il maggior livello di partecipazione e di iniziativa, la Campagna si articola attraverso comitati locali BDS.

Aderendo all’appello del Forum Sociale Mondiale di Belem, la Campagna Italiana BDS promuove tre giornate nazionali di mobilitazione per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni per il 28, 29 e 30 marzo 2009.

Roma, 21.2.2009



Stampa la notizia: Forum Palestina: Documenti dell'Assemblea del 21 febbraio
Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 24 Febbraio 2009 - 22:08

Con questa mossa di Israele siamo allo schifo dello schifo.. Vergogna Amnesty!

 

PFLP calls upon Amnesty International

to end

false equation of occupier and occupied


pflp The Popular Front for the Liberation of Palestine addressed the new report of Amnesty International on February 23, 2009, stating that human rights organizations must stop their equation of the victim with the executioner, and instead pressure the occupier to halt its attacks against our occupied Palestinian people.

The Amnesty International report called for an end to all "foreign-supplied" weapons in Palestine, calling upon the U.S. and other regimes to stop arming the Israeli occupier, but also denounced the Palestinian resistance, failing to acknowledge its international legitimacy as an occupied people struggling for national liberation and the achievement of its rights, in contradiction with international law, which recognizes the right of occupied people to resist occupation to win freedom and independence.

Rather than upholding the rights of the Palestinian people against an occupier engaged in brutal aggression, the AI report instead equated Palestinian resistance factions with the occupation army, ignoring their respective positions as occupied people and occupation force. The PFLP stated that Amnesty's call for a total ban on arms to Israel and the Palestinian resistance factions is an abhorrent fallacy presenting a false equation. Instead, the statement said, Amnesty should focus on the occupier's aggression against our people and its use of internationally prohibited weapons against civilians in the recent aggression on Gaza, including white phosphorus and depleted uranium.

The statement said that by making the false equation, Amnesty rewards the occupation for its crimes against our people. It called upon international organizations and human rights bodies to be accurate, fair and precise in their reports and to recognize the clear and obvious distinction between an occupying force oppressing indigenous people and an occupied people struggling for its freedom, and to exercise their role to pressure the aggressor to stop its attacks and respect international law.

PFLP



Stampa la notizia: PFLP calls upon Amnesty International to end false equation
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 23 Febbraio 2009 - 23:57

 

 

Signorina (o signora) Donatella Rovera:

MA CHI LA PAGA PER MENTIRE IN MODO COSI' SFRONTATO???

L'uso delle cloister al Fosforo Bianco è stato fotografato da personale ONU alla scuola di Beit Lahia

e, se non bastasse:

E' stato dichiarato da Olmert in conferenza stampa!

 

Domattina lettera a Il Messaggero con richiesta di ritrattare le dichiarazioni ai sensi dell'art. 8 della Legge sulla Stampa.

Perché è una vera vergogna, che Amnesty International Italia si presti a questo lurido gioco.

Di seguito lo stralcio delle dichiarazioni della nuova portavoce di Israele in Italia...

 

Israele, Amnesty: usato fosforo bianco

La replica: impiegate solo armi consentite

Netanyahu non convince Barak: Labour resta all'opposizione

Razzi sul Neghev. Raid aereo su Gaza

TEL AVIV (23 febbraio) - Amnesty International torna a denunciare violazioni del diritto internazionale compiute durante le tre settimane di conflitto a Gaza. «Le forze israeliane hanno usato fosforo bianco e altre armi fornite dagli Stati Uniti», dice Donatella Rovera, a capo della missione di ricerca nel sud d'Israele. L'Ong, che oggi ha diffuso un rapporto contenente nuove prove sulle munizioni usate, chiede alle Nazioni Unite di imporre un immediato embargo totale sulle armi dirette a Israele, Hamas e altri gruppi armati palestinesi.

Israele: usate solo armi consentite. A stretto giro di posta la replica di Israele, che rispedisce al mittente le accuse: le armi utilizzate dalle forze armate israeliane rientrano del diritto internazionale e sono utilizzate da altri eserciti occidentali, ha replicato un portavoce del ministero degli Esteri a Gerusalemme. Non solo: Israele è uno Stato sovrano, costretto a ricorrere alla forza per proteggere i propri civili, mentre Hamas - insiste - è «un'organizzazione terroristica». Insomma l'equiparazione è improponibile: «Forse è possibile fare paragoni tra le armi utilizzate da al-Qaeda e quelle delle Nato?»

Amnesty: Paesi esteri hanno rifornito Hamas. Amnesty però non assolve neanche il movimento di resistenza islamico: «Al tempo stesso, Hamas e altri gruppi armati palestinesi hanno lanciato contro le aree civili israeliane centinaia di razzi introdotti a Gaza dall'esterno o assemblati con componenti prese all'estero».

segue ...

 



Leggi tutto... (6772 byte rimanenti) Stampa la notizia: Amnesty Italia: Un comportamento CRIMINALE
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 23 Febbraio 2009 - 14:42

La visita a Gaza di 8 avvocati americani del National Lawyers Guild e ... qualcosa si muove anche presso la Lega Araba...

Saturday, February 21, 2009 

Further Writing on NLG Trip to Gaza

 

The National Lawyers Guild sent a delegation of 8 American lawyers to the Gaza Strip "to assess the effects of the recent attacks on the people, and to determine what, if any, violations of international law occurred and whether U.S. domestic law has been violated as a consequence."

The group interviewed communities particularly impacted by the recent Israeli offensive, including medical personnel, humanitarian aid workers and United Nations representatives. The delegation examined three legal issues: 1) targeting of civilians and civilian infrastructure; 2) illegal use of weapons and 3) blocking of medical and humanitarian assistance to civilians.

They found strong indications of Israeli violations of the laws of war. Though we blogged about the delegation's findings before, several delegation members have since written about their experiences:

Reem S. of Deaf Walls was also there and put up several posts about her trip. Her most recent post, Justifying Israeli War Crimes, is a powerful overview and reflection that gives context and a fearful look at the road ahead.

Noura Erakat wrote in the Huffington Post a rebuke of Anthony Cordesman's methodologically-flawed report finding that Israel was complicit with the laws of war. His report could be summed as arguing, Israel obeyed international law because Israeli officials say so.

KABOBfest

 

*****

Arab League looking into

war crimes charges over Gaza

Date: 22 / 02 / 2009 Time: 09:24

Bethlehem – Ma’an/Agencies – The Arab League is considering investigations into alleged Israeli war crimes in its three-week assault on Gaza.

A mission from the League is headed to the Strip soon to investigate the allegations.

The delegation will be composed of a number of high-ranking officials, set to arrive via the Rafah crossing from Egypt.

A spokesperson for the Arab League, Hisham Youssef, said the delegation would prepare a detailed report for Secretary-General Amr Moussa, “and take the necessary legal measures.”

Youssef added that the mission left for Gaza on Saturday, and will be accompanied by a secondary committee to assess the humanitarian situation and reconstruction needs.

Earlier, the Arab League held two committee sessions on Gaza, one reportedly comprised of international legal experts, according to Hebrew-language newspaper Yedioth Ahronoth.

The Arab League spokesperson noted that efforts aimed at investigating alleged Israeli war crimes “are expected to take a long time” and that the prove was “only at its early stages.”

"We embarked on the process of adopting legal steps in order to ensure that none of those who committed the crimes against the Palestinian people will evade punishment," he said.

 


Stampa la notizia: Palestina e Giuristi
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 22 Febbraio 2009 - 20:56

Per la verità al report mancano un sacco di cose: la news che ho portato io in merito alla possibilità di denunciare Israele alla Corte Penale internazionale, il testo del documento per l'inizio del boicottaggio (che arriverà poi con gli altri documenti) ecc.. ecc..  Sarà stanchezza ...

 

 

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Report dell’assemblea
nazionale del Forum Palestina


 

 

Sabato 21 febbraio a Roma si è svolta l’assemblea nazionale della rete del Forum Palestina. Buona la partecipazione (quasi un centinaio di presenze da molte città: da Catania a Torino, Novara, Milano, Pisa, Napoli, Terni, Viareggio, La Spezia, Bari, Taranto, Bologna, Ferrara, Roma ed altri).

L’assemblea, dopo le due introduzioni e il saluto di Kassem Ayna coordinatore delle ong palestinesi che operano nei campi profughi in Libano, ha diviso i suoi lavori in due commissioni: una sulla campagna di boicottaggio, l’altra sulla questione dello Stato Unico in Palestina e sulla situazione delle forze politiche nel campo palestinese.

Le commissioni hanno lavorato e discusso molto intensamente fino alle 17.00 ed hanno poi definito in assemblea plenaria sia il programma d’azione dei prossimi mesi sia gli orientamenti politici delle iniziative nella prossima fase.

I resoconti dettagliati delle due commissioni di lavoro e i documenti prodotti (soprattutto per la campagna di boicottaggio) saranno diffusi nei prossimi giorni.


Possiamo intanto anticipare alcuni appuntamenti e i temi dell’agenda:


-         domenica 1° marzo parte la delegazione del Forum Palestina e dell’Udap diretta a Gaza e all’ospedale Al Awda per consegnare i fondi raccolti con  la sottoscrizione popolare di questi due pesi

-         Il 28-29-30 marzo sono state convocate tre giornate nazionali per il boicottaggio dell’economia israeliana. La terza, il 30 marzo, avviene nel quadro della giornata internazionale per il Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni contro Israele decisa la FSM di Belèm. Le caratteristiche e gli obiettivi di queste giornate saranno indicati nei prossimi giorni

-         E’ stato deciso di lavorare ad un convegno contro il sionismo che apra apertamente una battaglia politica, storica, culturale e informativa su questo terreno

-         Verranno avviati i contatti con il Comitato Internazionale per lo Stato Unico in Palestina onde verificare la possibilità di organizzare anche in Italia una
conferenza sul tema in continuità con quelle di Madrid e Londra

-         In occasione dell’8 marzo è stata proposta una iniziativa sulle condizione delle donne in Palestina e – una volta verificate le caratteristiche e la convocazione della manifestazione – una partecipazione alla manifestazione che evidenzi e rappresenti questa realtà

-         Un gruppo di lavoro si impegna a rendere fattibile il progetto sulla Casa della memoria del popolo palestinese come strumento di informazione e memoria storica sia stabile che itinerante

La valutazione sull’assemblea è sostanzialmente positiva sia per il clima di confronto franco anche tra punti di vista diversi, sia per la capacità di coniugare dibattito politico e decisioni operative, una caratteristica questa che rimane un patrimonio prezioso dell’esperienza del ForumPalestina.

L’assemblea ha voluto ricordare la scomparsa di due compagni preziosi per l’informazione e la battaglia politica nella solidarietà con il popolo palestinese come Stefano Chiarini e Mauro Manno recentemente spentosi a Napoli.

Le relazioni introduttive, i resoconti e i documenti verranno pubblicati sul sito

Buon lavoro a tutte e a tutti

Il Forum Palestina
www.forumpalestina.org

 



Stampa la notizia: Report dell'Assemblea Nazionale del Forum Palestina
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 20 Febbraio 2009 - 22:59

Domani ore 10 L'Assemblea generale del Forum Palestina.

Buona visione!

Al Jazeera

Focus on Gaza: A Crime of War ?

AlJazeeraEnglish

20 febbraio 2009

Human rights investigators continue to look into allegations that Israeli soldiers may have committed crimes of war during their Gaza military campaign. As the first Focus on Gaza A Crime of War... Human rights investigators continue to look into allegations that Israeli soldiers may have committed crimes of war during their Gaza military campaign.

As the first Focus on Gaza A Crime of War? looks at the story of an alleged war crime that occurred during the war in the small village of Khuzaa, half a kilometre from the Israeli border.

Ayman Mohyeldin speaks with village residents who tell the story of a Gazan woman who was killed with a single shot to the head while waving a white flag as she led children to safety.

http://www.youtube.com/watch?gl=US&v=IKzIxXkFvVE

 



Stampa la notizia: Al Jazeera - Focus on Gaza: A Crime of War ?
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 20 Febbraio 2009 - 11:14

 
 
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PCHR-Palestinian Center for Human Right
 
 
Aftermath (3) “Is this not forbidden?”

 

19 February 2009

In this new series of personal testimonies, PCHR looks at the aftermath of Israel’s 22 day offensive on the Gaza Strip, and the ongoing impact it is having on the civilian population.
 
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Three weeks after the Israeli offensive on the Gaza Strip, 16 year old Maysa al-Louh sits stoically on the pile of sand that consumes half her home in Beit Lahiya. Under the sand, churned up by Israeli bulldozers during incursions into this area on 4 January 2009 lie all her report cards and school awards that were testament to her excellent academic record.

Nearby her grandmother tries to heat water on a pile of ash. The smell of decomposing chicken carcasses is overwhelming: the family’s chicken coop that provided them with eggs, as well as their vegetable garden, were all destroyed by the bulldozers and tanks.

Thirty five people lived in the three storey al-Louh house. The contents of home life – a refrigerator, notebooks, framed pictures, and plastic flowers, lie scattered over the area. The adjacent Sakhnin Elementary School was also damaged by artillery shells and some of its classrooms are now a masse of mangled chairs, steel rods, shattered concrete and broken glass. Israel says militants were firing rockets from the school grounds.

“We were trapped in our home for two days while the Israeli army was based in the school nearby and operating in the area,” says Maysa’s 32 year old mother Najat. “I had to give my children water from the toilet cistern to keep them alive. Then they ordered us to leave our house.”

“As soon as we left the house they opened fire on the area and some of our neighbours were killed. My husband and I said our goodbyes to each other when the tanks came,” Najat adds. “We thought it was the end.”

Najat is three months pregnant with her eighth child. Her youngest daughter Sara who lies listlessly nearby, has been unwell for days, with vomiting and a high fever. They have been unable to get her to a doctor.

When the family returned to their home after Israel’s unilateral ceasefire they discovered it had been shelled twice and all their animals killed. 250 metres away, and visible through a hole in the side of the house, is the toppled minaret of the local mosque, which took a direct hit. An airstrike also hit Beit Lahiya’s large Ibrahim Al Maqadmah mosque on the 2 January 2009, killing 16 people and injuring dozens more. A total of 2,400 homes were completely destroyed during the three week offensive and over 12,000 were partially damaged.

International organizations have established a number of tent camps around the Gaza Strip. But in search of adequate shelter from the elements, some displaced and homeless people have moved in with extended family members in other areas. This is further squeezing Gaza’s urban centres and placing an extra burden on already densely populated areas. It also means the scale of the problem of internally displaced people in Gaza is less visibly apparent.

On what was the second floor of the house, Najat’s sister-in-law Faiza, 44 picks through the remains of their children’s clothes. “Sometimes I wish we’d died rather than this…” she says. “There were no militants near our house. Is this not haram [forbidden]? Destroying homes, bombing mosques, killing chickens. Is that not haram?”

Maysa has been too upset to study since the end of the offensive. “She had 99 per cent in English, but all her school reports and prizes are under that sand,” says her mother Najat. “What will happen to her future?” She shows me her bedroom now consumed by a mound of earth, and the edge of her bed that pokes out of the sand. “I had a few savings under my mattress,” she says. Who knows if I’ll ever find them.”

International law and the destruction of civilian property

Operation Cast Lead, Israel’s 22 day offensive on the Gaza Strip between 27 December 2008 and 18 January 2009 had a devastating impact on Gaza’s physical infrastructure.


The preliminary list of damage to civilian property includes:

· 2,400 homes destroyed, and at least 12,000 homes damaged.

· 60 police stations and 30 mosques completely destroyed.

· 21 private enterprises, including cafeterias, wedding halls and hotels.

· 28 public civilian facilities, including ministry buildings, municipalities and fishing harbours.

· 121 industrial/commercial workshops destroyed and at least 200 damaged.

· 5 concrete factories and one juice factory destroyed.

· 5 media and 2 health institutions destroyed.

· 29 educational facilities including schools damaged or destroyed.

· Thousands of dunums [[i]] of agricultural land razed to the ground.

Israel’s destruction of property and land belonging to Palestinians has been a feature of its occupation since 1967 and is in clear violation of international law. It has also contributed to the steadily deteriorating humanitarian situation in the occupied territories.

Despite Israel’s withdrawal of its forces and settlers from the Gaza Strip in 2005, Israel remains in control of Gaza’s seas, external borders, and airspace. The Gaza Strip is defined as occupied territory in accordance with international law. Consequently, as the Occupying Power, Israel remains bound by international humanitarian law. The targeting of civilian property violates the most basic tenets of humanitarian law, and is explicitly prohibited by both customary international humanitarian law and the Fourth Geneva Convention of 1949.

Article 53 of the Fourth Geneva Convention prohibits the targeting of civilian property, except where such destruction is rendered ‘absolutely necessary by military operations’. As the Occupying Power, Israel has specific legally-binding obligations towards the civilian population of the Gaza Strip. If the destruction of property is found to be disproportionate to the direct military advantage gained, this would constitute a grave breach of the Geneva Conventions.

The systematic nature of Israel’s destruction of Palestinian civilian property and its use of heavy artillery, tanks and fighter jets against heavily populated residential areas has resulted in a disproportionately high number of civilian deaths and injuries, as well as extensive damage to civilian objects. The attacks are therefore illegal; they violate the principles of distinction and proportionality, and as such constitute grave breaches of the Geneva Conventions.

The Palestinian Centre for Human Rights is calling upon the High Contracting Parties to the Geneva Conventions to fulfill their obligations under Article 1 of the Fourth Geneva Convention to prevent such crimes, as well as their legally-binding obligation in accordance with Article 146 to bring persons alleged of committing grave breaches of the Geneva Conventions to justice.


http://pchrgaza.org/files/campaigns/english/aftermath/3.html

http://pchrgaza.org/files/campaigns/english/aftermath/aftermath_3.pdf

 

[i] 1 dunum is equal to 1,000 square metres


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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 20 Febbraio 2009 - 10:26

 
 
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Justifying Israeli War Crimes
 
 
By: Reem Salahi

Having left Gaza now, I am trying to come to terms with what I saw, what I heard and honestly, what I don't think I will ever understand – the justification. While Israel's recent offensive has been the most egregious of any historical attack upon the Palestinians in Gaza, it is just that, one of many. Gaza has been under Israeli bombardment and sanctions for many years. Prior to the Israeli pullout in 2005, Gaza was under the complete control and occupation of Israel. Nearly 8000 Israeli settlers occupied 40% of Gaza while the 1.5 million Palestinians occupied the remaining 60%. Settlements were located on the most fertile lands and along Gaza's beautiful coastal regions and checkpoints prevented Palestinian mobility. Despite being one-fifth the size of Rhode Island, 25 miles long by 4-7.5 miles wide, Gaza was divided into three sections and Palestinians had to pass through multiple checkpoints to get from one section to the next. Often Israeli forces would close these checkpoints and not allow the Palestinians access to the other regions in Gaza as a form of collective punishment.

Yet with Israel's pullout in 2005, the Palestinian experience has not improved. Rather, it has become even more unpredictable and isolated. Palestinians who celebrated the exodus of the Israeli settlers and the return of their land could not have imagined what would follow and how Israel would subsequently unleash its brutal force against them. As the saying goes, nothing in life is free and the Palestinians have paid, and continue to pay, a dear and unforgivable price for Israel's withdrawal from their legally rightful land.

From the first moments of Israel's military campaign on December 27, Israel's indifference to civilian casualties was clear. Its first attacks started at around 11:30 AM, at a time when children leave the morning session of school and the afternoon students arrive. The streets were packed with civilians – children no less. Within moments, hundreds of Palestinians were killed and even more Palestinians were injured (at least 280 Palestinians were killed on the first day, and 700 wounded including more than a dozen policemen attending a graduation ceremony at the Gaza City police station). One of the little girls in Jabalia told me that she was in school when the attacks started. She fainted from the overwhelming fear and was not able to go home and see her family for days. When she did go home, she remembers seeing dead and injured bodies stranded all over street and hearing the thundering sound of missiles falling.


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Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 19 Febbraio 2009 - 05:08

 In Italia le tonnellate sono 7, mentre all'estero sono 5, ed è tutta colpa di Hamas che le ha rubate non di Israele che ne ha lanciate migliaia in 22 giorni di bombardamenti...

 

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Gerusalemme, 20:49


GAZA: SCOMPARSO CARICO BOMBE, ISRAELE ACCUSA HAMAS

E' giallo sulla scomparsa di un ingente carico di bombe e munizioni al fosforo bianco dalla Striscia di Gaza, avvenuta prima che gli esperti delle Nazioni Unite potessero metterlo in sicurezza. La notizia e' stata riferita dal network pubblico britannico 'Bbc', che ha sottolineato come gli ordigni inesplosi fossero stati lanciati dall'Aviazione israeliana durante i 22 giorni dell'offensiva contro l'enclave palestinese. Funzionari dell'Onu stanno cercando di stabilire con esattezza dove possa essere finito il carico, e hanno rivolto un accorato appello per la sua restituzione. Israele ha tuttavia accusato Hamas della sottrazione degli ordigni, che si trovavano proprio sotto il controllo del gruppo radicale palestinese. Lo scorso 2 febbraio, una squadra delle Nazioni Unite aveva scoperto un magazzino a Gaza in cui era conservato un enorme quantitativo di materiale esplosivo per complessive 7 tonnellate, tutte bombe lanciate dagli aerei che non si erano tuttavia innescate. (17 febbraio 2009)

 

5 Tons Of Bombs Stolen From Gaza

 

Five tons of unexploded bombs have been stolen from Gaza under Hamas' guard, according to the United Nations and reported by the AP.

U.N. spokesman Richard Miron said the explosives were being stored in Gaza until a U.N. team of disposal experts could disarm them, but they disappeared.

The bombs were dropped on Gaza during Israel's offensive there last month, according to another U.N. official. The official, speaking on condition of anonymity because of the sensitivity of the matter, said three one-ton bombs and eight quarter-ton bombs were taken from the warehouse in northern Gaza.

"It's clearly extremely dangerous and needs to be disposed of in a safe manner," Miron said. The material was under guard by Hamas police between Feb. 4 and 14 when it was stolen, he said.

Israeli military spokesman Peter Lerner told The Associated Press that the explosives were probably taken by Hamas. He said Israel had been informed by the U.N. about the missing ordnance.

Israel has blamed Hamas for stealing the bombs, reports Haaretz. The explosives include aircraft bombs and white phosphorous shells.

Haaretz also reports that a UN team has been working in Gaza for the past three weeks but has been delayed by Israel.

A UN team trained to remove and destroy unexploded ordnance has been operating in the Gaza Strip for three weeks, but its work is being held up because Israel has not approved the entry of its equipment nor an area for storing and neutralizing ordnance.

For now some of the latter, located by the Palestinian police, is being stored in locations that are dangerously close to population centers in Rafah, Khan Yunis and Gaza City. The team is waiting for permission from the IDF to use two safe areas to dispose of the ordnance.

Despite the delays, the team has made some progress that does not depend on equipment, especially in searching out unexploded ordnance, many of which have already been collected by Hamas officials.

 

 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 18 Febbraio 2009 - 20:16

 

 

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MIDEAST: Israel Braces for Wave of Lawsuits

By Mel Frykberg

RAMALLAH, Feb 17 (IPS) - Israel is bracing for a wave of lawsuits accusing the Jewish state of substantial human rights violations during its 22-day military assault on Gaza which left more than 1,300 Palestinians dead and nearly 5,000 wounded, more than half of them civilian.

The International Committee of the Red Cross (ICRC), Amnesty International (AI) and Human Rights Watch (HRW) have confirmed that phosphorous bombs were used over Gaza. It is against international law to use phosphorous in densely crowded civilian areas.

According to Amnesty, Israel tanks also fired flechettes, 4cm long metal darts in civilian neighbourhoods. Shells containing 5,000 to 8,000 flechettes explode in the air and scatter in a conical pattern over an area about 300m wide and 100m long.

The International Federation for Human Rights (FIDH), the Euro- Mediterranean Human Rights Network (EMHRN) and the International Commission of Jurists (ICJ) also hit out at Israel.

The rights organisations had a group of monitors in the Palestinian territories for a number of days during Israel's military operation codenamed Operation Cast Lead.

"We are appalled at the horror of the war launched in the Gaza Strip, the major loss of civilian lives and the wide-scale destruction of civilian property and infrastructure in the context of the operation," they said in a joint statement.

New U.S. envoy to the UN Security Council Susan Rice has called on Israel to carry out an investigation into possible human rights abuses.

"We expect Israel will meet its international obligations to investigate, and we also call upon all members of the international community to refrain from politicising these important issues," said Rice in her debut speech to the UN Council.

Meanwhile Israel launched an appeal several weeks ago against a decision by Spanish Judge Fernando Andreu to investigate a bombing in 2002 which killed a Hamas leader in a densely populated residential suburb of Gaza city.

The Israel Air Force (AIF) dropped a one-tonne bomb on an apartment building where Salah Shehadeh lived, killing him, 14 civilians, nine of them children, and wounding 77. Eleven homes were completely destroyed and 32 damaged. Andreu said the attack by Israel might constitute a crime against humanity.

Israel's former chief of staff Dan Halutz, national infrastructures minister in the outgoing government Benjamin Ben-Eliezer and six other current or former Israeli officials are being investigated in the lawsuit in the Spanish court filed by the Palestinian Centre for Human Rights (PCHR).

This is not the first time that Israel is being investigated for possible war crimes by courts abroad. The issue of universal jurisdiction came to the fore two years ago when a British judge issued a writ against Major-General Doron Almog over the destruction of 30 civilian houses in Rafah in the south of Gaza.

A warrant was issued for Almog's arrest. On being informed of the warrant on a visit to the UK in 2005, Almog refused to disembark from a plane at Heathrow airport, and returned immediately to Israel.

Israeli law also allows Israel to prosecute crimes committed outside of its borders. But these apply only to crimes committed against Israelis citizens or Jews.

It is not just the international repercussions of Operation Cast Lead and of previous military incursions into Gaza that are causing concern to the Israeli government. The government has voiced concern over a number of lawsuits it believes will be brought by pro-Palestinian organisations abroad and regionally, but it is also worried about home-grown Israeli leftists.

A group of Israeli activists has drawn up a list of nine battalion commanders from the Golani and Paratroops brigades and the armoured corps that the activists see as guilty of war crimes.

Defence officials fear that overseas organisations could use this list to compile far more comprehensive lists, and include junior officers and pilots.

In a bid to clamp down on identification of Israeli military personnel involved in the shelling of Palestinian civilians and property, Israel's military censors ordered foreign and Israeli journalists to delete the names and faces of Israel Defence Forces (IDF) members from their stories and photos of the Gaza operation.

In a further development, seven local human rights organisation have accused the IDF of mistreating hundreds of Gazans who were abducted from their homes during Cast Lead and taken to Israel for interrogation.

The Association for Civil Rights in Israel, B'Tselem and the Public Committee Against Torture in Israel, amongst others, sent a letter to IDF Military Advocate-General Avihai Mandelblit and Attorney-General Menachem Mazuz seeking an investigation into the IDF's treatment of the detained Palestinians.

According to the testimonies of those detained, minors and adults were held in ditches dug in dirt for hours, sometimes days, exposing the detainees to the elements while handcuffed and blindfolded. They were also deprived of food and water.

Even after the detainees were taken out of the ditches, the letter argued, they were held inside trucks for an entire night, handcuffed, with one blanket for every two people. They were subjected to repeated violence and humiliation by Israeli soldiers.

The rights groups went on to argue that after the detainees were transferred to a military detention facility, they were denied bathroom facilities.


(IPS END/2009)

 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 18 Febbraio 2009 - 09:14

 
 
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Chères amies, Chers amis,


Nous remercions vivement tous ceux eux qui ont participé à l'action de boycott des produits israéliens, samedi dernier dans un magasin Carrefour (voir la vidéo http://www.europalestine.com/spip.php?article3814 ), et nous demandons à tous ceux qui luttent pour le droit et la justice d'écrire à la direction de Carrefour pour lui indiquer :
1) qu'il est contraire à la "charte d'éthique" qu'elle affiche de vendre des produits d'un Etat qui commet des crimes de guerre et persécute tout un peuple depuis 60 ans,
2) qu'il est illégal de ne pas mentionner la provenance des produits agro-alimentaires proposés à la vente.
Or, "Made in Israël" n'est pas une provenance, dans la mesure où les produits ainsi étiquettés peuvent provenir de colonies installées sur des territoires palestiniens occupés, c'est à dire absolument non reconnus par le droit international, ni par la France.
Quant aux produits ne mentionnant aucune origine, ils sont également en infraction par rapport à la législation française qui exige une traçabilité.
Enfin, il y a "tromperie sur la marchandise" (et c'est cela est passible de fortes amendes) quand des produits indiquent une autre provenance que celle dont ils sont réellement issus.
Dans tous les cas de figure, nous ne voulons pas nous rendre complices des crimes israéliens, et nous tenons, en tant que consommateurs à connaître précisément la provenance des articles que nous achetons et à être libres de notre choix. Ecrire dans ce sens à hypermarchecarrefour@eurorscg.fr

Cette action n'est qu'un exemple de ce que nous pouvons faire ensemble. Plusieurs associations y ont pris part, et braucoup d'autres s'associent àt la CAMPAGNE BOYCOTT ISRAEL ( http://www.europalestine.com/article.php3?id_article=3776 ) que nous vous appelons à rejoindre dans toute la France, pour que nous mettions nos idées et nos énergies en commun. L'union fait la force !
On l'a vu également à Bègles dimanche, où l'accueil de l'extraordinaire convoi britannique "Viva Palestine" (110 véhicules et 280 passagers) qui se rend dans la bande de Gaza avec des tonnes de cadeaux, a été exemplaire. Grâce à Noël Mamère et à l'ensemble des élus de sa municipalité, grâce au travail commun de nombreuses associations (voir notre site et la vidéo de l'étape Bègles http://www.dailymotion.com/video/x8eh1i_viva-palestina-etape-begles_news), qui ont travaillé dans l'urgence mais dans la bonne humeur, non seulement nos amis britanniques, conduits par le député George Galloway, ont été dignement accueillis, mais en outre, les habitants de la région ont pu constater que la situation des Palestiniens tenait à coeur à beaucoup d'entre eux.


Le fait que la quasi totalité des médias nationaux fassent le silence sur l'ensemble de ces actions, n'empêche pas la montée en charge des sanctions contre Israël dans le monde entier. Après la Norvège, la Grèce, le Vénézuéla, la Bolivie, la Grande-Bretagne et l'Italie, nous assistons à des actions de boycott en Afrique du Sud, en Belgique, au Canada, en Suède, en Espagne, au Pays Basque, et même aux USA où la première université américaine a appelé au boycott d'Israël.
En France, le mouvement destiné à mettre fin à l'impunité d'Israël se réveille également, comme le montre la première pétition d'universitaires en faveur du boycott de toutes les institutions israéliennes. (cf notre site)

Ne perdons pas de vue que non seulement l'occupation israélienne perdure, toujours aussi brutale, avec une répression terrible en Cisdjordanie, et des morts palestiniens quotidiens, mais que la colonisation ne cesse de s'amplifier. De nouvelles colonies ont été construites en Cisjordanie pendant les massacres à Gaza, et pas plus tard qu'hier, l'armée israélienne a annoncé la confiscation de 170 hectares de terrain au sud-est de Jérusalem pour agrandir la colonie d'Efrat et construire 2500 logements supplémentaires !

Quant au blocus de Gaza, il reste aussi hermétique, pendant que la population, sous des milliers de tonnes de gravats, essaie de survivre, et qu'aucun de nos dirigeants ne présente à Israël la facture de la reconstruction. Celle-ci sera assumée notamment par les contribuables européens, qui avaient financé des infrastructures et qui doivent financer leur reconstruction, après leur destruction par Israël ! (Lire le livre du Pr. Christophe Oberlin "Survivre à Gaza")

Alors, écoutons la voix de la société civile palestinienne qui appelle à boycotter Israël, mais aussi celle des opposants israéliens qui nous le demandent. Ainsi la Coalition Israélienne des Femmes pour la Paix a même lancé une base de données www.whoprofits.org pour dresser la liste de toutes les entreprises qui profitent de l'occupation et qu'il faut boycotter.
Le réalisateur israélien, Ronan Berelovich, nous a également félicités pour notre campagne de boycott ( http://www.europalestine.com/spip.php?article3807 ) et nous a signalé un film intéressant qu'il vient de réaliser "L'histoire sioniste" (en langue anglaise), qui ne sera pas projeté en Israël, et pour lequel nous aimerions pouvoir disposer de sous-titres en français. Y a-t-il des volontaires pour assurer la traduction d'une part et la partie technique du sous-titrage d'autre part ?


Nous apprenons enfin que le CRIF organisera, le lundi 2 mars prochain, son fameux "diner" annuel. Le "Conseil Représentatif des Institutions Juives de France" (Où est passé le "J" de "Juives" ? Aurait-il été censuré par des antisémites ?) annonce qu' "un dialogue s’instaurera entre le président du CRIF et l’hôte d’honneur de cette édition 2009, le Président de la République, Nicolas Sarkozy, devant des centaines de personnalités du monde politique, de membres du gouvernement, ainsi que des diplomates, des représentants de la société civile, des communautés religieuses, de la sphère médiatique et culturelle."

Outre Sarko, et sans doute Carla "sa conscience de gauche", nous ne manquerons pas de prendre bonne note, cette année plus que jamais, de la présence de chacune de ces "personnalités" qui ira --pas dégoûtée-- se compromettre avec ceux qui ont manifesté leur soutien inconditionnel à Israël pendant les massacres de Gaza. Et qu'ils ne viennent pas nous parler de "dialogue interculturel ou interreligieux", ou autres balivernes à cette occasion. Cela ne prend pas.

Chaque individu qui ira faire des courbettes à ces propagandistes du terrorisme d'Etat israélien, sera définitivement catalogué comme complice de ces crimes.


Amicalement,
CAPJPO-EuroPalestine
Consulter notre site http://www.europalestine.com

 



Stampa la notizia: CAPJPO EuroPalestine - newsletter del 17 feb. 2009
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 16 Febbraio 2009 - 23:15

Un altra chiccha da stampa estera sulle iniziative giudiziarie contro i crimini di Israele. Perché ovunque, meno che in Italia, si parla di "Giustizia" ... ed è la volta della Giordania. Evvai Rania !!! Lei sì, che è una Regina...

 

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Jordanian MP to file war crimes suit against Israelis

 

Reports in German Press Agency, al-Jazeera say Jordan's Legal Committee head to meet with International Criminal Court attorney general in Hague to file petition against Olmert, Barak, Livni and Ashkenazi for alleged war crimes committed in Gaza during Operation Cast Lead

Roee Nahmias ynet new
Published: 02.16.09, 14:02 / Israel News


Jordanian officials are working towards prosecuting Israeli officiali in the International Criminal Court (ICC) in The Hague, the German Press Agency and the al-Jazeera network reported on Monday.

According to the report, the chairman of the Jordanian Parliament's Legal Committee, Mubarak Abu Yameen al-Abadi, is scheduled to meet with The Hague's attorney general on Thursday and file a petition to prosecute the heads of the State of Israel for committing war crimes.

The Jordanian MP will demand Israeli Prime Minister Ehud Olmert, Defense Minister Ehud Barak, Foreign Minister Tzipi Livni, Internal Security Minister Avi Dichter, Deputy Defense Minister Matan Vilnai and IDF Chief of Staff Gabi Ashkenazi stand trial.

The MP claimed that these officials were "the main forces behind the war crimes committed in the Gaza Strip". The petition refers to Israel's Operation Cast Lead and all activity carried out between December 27, 2008 and January 18, 2009.

The lawsuit accuses the Israeli officials of charges such as "expelling residents, the demolition of houses, places of worship, hospitals, schools and ambulances".

The Jordanian Parliament members further claimed that Israel used weapons prohibited by international treaties, such as white phosphorus, shells containing uranium, and shells containing cancerous substances that were used for the first time.

During the war, the parliament held a protest meeting, during which MPs from the Muslim Brotherhood demanded the Israeli ambassador be expelled from Jordan and diplomatic ties between the two nations be severed.

During the meeting, parliament members burned Israeli flags in protest and Jordanian Prime Minister Nader Dahabi did not rule out the possibility that his country may reevaluate relations with Israel.

Preparing for lawsuits

Some two weeks ago, the chief prosecutor's office in Ankara, Turkey, opened an investigation into whether Operation Cast Lead met the criteria of "genocide, torture and crimes against humanity".

Meanwhile, Israeli officials prepare to deal with other lawsuits against the IDF. Last month, a Spanish court granted a petition by the Palestinian Center for Human Rights, asking that Israeli security officials be charged with "crimes against humanity" for their involvement in the 2002 assassination of Hamas operative Salah Shehade.

Fourteen civilians were killed in the incident in which an apartment building in Gaza was shelled, and about 100 more civilians were injured.

Ministers Avi Dichter and Binyamin Ben-Eliezer, former IDF Chiefs of Staff Moshe Yaalon and Dan Halutz, former GOC Southern Command Doron Almog, former National Security Council Head Giora Eiland and Brigadier-General (Res.) Mike Herzog have been named as persons of interest in the case.

 



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Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 15 Febbraio 2009 - 20:38

 Ricevo e trasmetto

 

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Assemblea nazionale della rete del Forum Palestina

 

Roma, sabato 21 febbraio

 

Nella nostra esperienza storica abbiamo sempre cercato di dare un senso di continuità alle iniziative messe in campo negli ultimi otto anni. Avevamo già anticipato prima della grande manifestazione per la Palestina del 17 gennaio, quanto fosse decisivo non solo scendere in piazza in tanti e riempire la Capitale con la solidarietà popolare verso la resistenza del popolo palestinese, ma anche dare continuità alla mobilitazione, alle iniziative e al dibattito subito dopo la manifestazione.

 

Su questo obiettivo riteniamo importante convocare un momento di discussione collettiva e di decisione operativa sulle campagne indicate in queste settimane. A tale scopo invitiamo tutte e tutti coloro che hanno seguito, accompagnato, condiviso l’attività del Forum Palestina ad un momento di confronto a livello nazionale per sabato 21 febbraio, all’ex Mattatoio di Testaccio, presso la Casa della Pace (via Monte Testaccio 22).

 

Testaccio è nei pressi della stazione FFSS Ostiense e della fermata metro B Piramide.

 

CLICCA QUI

PER VEDERE LA MAPPA DI DOVE SI TROVA IL LUOGO DELL'ASSEMBLEA 

 

L’assemblea nazionale del 21 febbraio ha due obiettivi precisi:

 

1)    Coordinare al meglio la campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni verso Israele

 

2)      Aprire una fase di confronto sugli aspetti “politici” della questione palestinese, in modo particolare sul progetto dello Stato Unico in Palestina e l’analisi delle forze politiche nel campo palestinese e del loro ruolo nella lotta di liberazione della Palestina

 

Ci sembra importante in questo momento aprire il confronto politico sulle prospettive della resistenza palestinese e nello stesso tempo dare operatività alle campagne indicate in queste settimane come quella del boicottaggio e quella sul sostegno alle strutture sanitarie palestinesi.

 

A tale scopo intendiamo organizzare i lavori dell’assemblea sia in due commissioni di lavoro sui temi indicati sia in un momento di discussione plenaria

I lavori dell’assemblea cominceranno dunque alle ore 10.00 con due introduzioni. Proseguiranno poi in due commissioni di lavoro, una su boicottaggio e informazione, l’altra su Stato Unico e resistenza palestinese. Nel primo pomeriggio si riprenderanno i lavori in plenaria almeno fino alle ore 18.00/18.30.

 

Nei prossimi giorni forniremo una traccia per la discussione sui due temi e alcune indicazioni tecniche sul come arrivare e indicazioni logistiche utili.

 

Importante: per partecipare all’assemblea nazionale del 21 febbraio è necessario registrarsi inviando una mail con nome, cognome ed eventuale associazione d'appartenenza a: assembleapalestina@libero.it

 

Vi aspettiamo

Buon lavoro

 

Il Forum Palestina

 



Stampa la notizia: Assemblea Nazionale Forum Palestina
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 15 Febbraio 2009 - 16:15

 

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PCHR Palestinian Centre for Human Right

 

PCHR Aftermath (2)

Gaza’s forgotten elderly

 

15 February 2009

In this new series of personal testimonies, PCHR looks at the aftermath of Israel’s 22 day offensive on the Gaza Strip, and the ongoing impact it is having on the civilian population.

 

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At the nursing home of Al Wafaa Hospital in the northeastern Gaza Strip, frail women lie curled in their beds, most of them bedridden. In Gaza’s close-knit society, nursing homes are not very common, as most people prefer to care for their elderly family members at home. The patients at Al Wafaa have nowhere else to go.

While many reports have been released on the effect of the conflict on children, other vulnerable groups such as the elderly and disabled are often disregarded.

Seventy five year old Rahma Mourad is one of the hospital’s permanent residents. Her face lights up as she remembers her early years in Damascus, where she came from a privileged background and her first language was French. Now, with her children in Syria and no family nearby to visit her, all she has are her memories. “I used to be so beautiful”, she says. “I came from a life of culture. Now look at me – I don’t even have teeth.”

Over 4,300 people were physically injured during Israel’s 22 day offensive on the Gaza Strip, many of whom sustained horrific injuries. But the wounds of psychological trauma, caused by shelling and bombardment, will also take time to heal.

In the early hours of the 16 January 2009, Al Wafaa Hospital, the only rehabilitation centre of its kind in Gaza, was hit several times by artillery fire, including rounds of white phosphorus. The holes in the wards of the hospital’s eastern wing attest to the damage sustained that night, estimated to cost around half a million dollars.

Rahma and the other patients reported “a long night of terror”, trapped in the hospital, unable to leave. Even now, three weeks after Israel’s unilateral ceasefire, Rahma is in tears. “I can’t describe the noise of the shelling,” Rahma says, her eyes darting around the shrapnel holes that pepper the walls of her hospital room. “It was unbearable…” She clasps her hands together tightly, as a hospital volunteer comforts her.

Twenty-three year old nurse Wael Mamdouh Samaha Hillel, a resident of Shijaiyah, was on duty that night. “It was just after midnight when the hospital came under fire,” he says. “A huge shell hit the hospital and dust and smoke rose around us. We couldn’t see anything because the smoke in the corridors was so dense. A state of panic broke out among the patients and staff.”

 

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The hospital administration had emergency contingency plans in place and had already evacuated some patients from the eastern wing just hours before the shelling began. Their actions managed to avert a potential catastrophe, despite the difficulties involved in relocating paraplegic patients and those with spinal injuries.

But the elderly residents of the nursing home at Al Wafaa are mostly bedridden, and couldn’t be evacuated safely. The ferocity of the shelling also meant staff couldn’t reach their wards safely. One trained care giver, Fadi Hamdah, sustained head injuries from shrapnel while trying to help her patients.

The Israeli military continued firing on the hospital compound for around six hours, despite requests from the International Committee of the Red Cross. The brand new specialist surgery and paediatric building that was fully equipped and about to open was also badly hit. It now stands covered in shrapnel and the blackened holes of artillery shells.

 

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Al Wafaa was founded in 1996 and employs around 230 staff, including specialist occupational therapists, physiotherapists and rehabilitators. It provides support to patients suffering motor or cognitive disabilities resulting from spinal injury, amputation, stroke, paralysis, muscle and nerve disorders, fractures, bladder problems, bedridden patients and those with circulatory disorders. Al Wafaa is also funded by a number of major international and Arab donors and is currently appealing to its supporters worldwide for assistance with reconstruction and repairs.

“The attack of the 16 of January was the fourth time the hospital has been hit”, explains Ali Abu Riala, head of nursing at the hospital. “We are very close to the border here, and two nurses were killed in a shelling in 2003 so we had plans in place in case of future attacks. I can guarantee our hospital buildings were free of any resistance fighters. I can’t speak for the surrounding area, but there were no fighters within the hospital compound and we saw no evidence of militants among the injured or dead around the building.”

The deliberate targeting of civilian facilities such as hospitals is in violation of the principles of international humanitarian law and may constitute a war crime. Articles 15-19 of the Fourth Geneva Convention prohibit the targeting of health facilities during times of conflict.

The attacks on Al Wafaa Hospital would only be lawful if Israel could demonstrate it was being used for military purposes. No evidence has been produced to support such claims and even if that were the case, Israel is obligated to take all precautions possible to minimise harm to civilians and ensure it is not disproportionate to the expected military gain.

While Al Wafaa’s mint-green corridors have been cleared of debris and smoke and the spotless wards are now operating again, the scars left behind on its vulnerable elderly and disabled patients are profound. “We are frightened all the time,” says Rahma. “Is this what I should feel towards the end of my life?”

 

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Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 14 Febbraio 2009 - 23:24

 

 

Scrivete alla Corte penale internazionale!

 

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« Gaza: alla violenza deve rispondere la giustizia»

 

Dopo la lettera che l’avvocato Gilles Devers ha indirizzato alle ONG, Tlaxcala promuove una campagna civile mondiale di invio di lettere alla Corte Penale Internazionale per ottenere che Israele sia giudicato per «crimini di guerra»

Il 19 gennaio 2009 Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica, ha avuto il piacere di fare da tramite multilingue a una coalizione mondiale di ONG e di associazioni che hanno preso l’iniziativa di domandare alla Corte Penale Internazionale di perseguire gli israeliani responsabili dei crimini di guerra commessi a Gaza dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009.

Da allora sono successe in poco tempo molte cose impensabili: due Stati, la Bolivia e il Venezuela, hanno rotto le relazioni diplomatiche con Israele ; la Bolivia denuncia Israele davanti alla CPI per crimini di guerra; il primo ministro turco, Recep Tayyib Erdogan, si è scontrato pubblicamente con Shimon Peres al Forum Economico Mondiale di Davos e gli ha detto in faccia che il suo paese è una macchina omicida; due tribunali hanno accettato di indagare sui crimini di guerra israeliani (l’Audiencia Nacional spagnola e un tribunale turco); la CPI stessa ha avviato un’analisi preliminare del caso; l’iniziativa coordinata dall’avvocato francese Gilles Devers ha ricevuto a oggi l’appoggio di quasi 400 ONG e associazioni del mondo intero e infine la campagna di firme individuali a sostegno di questa iniziativa, veicolata da Tlaxcala, ha ricevuto più di 33.000 firme da cittadini di tutto il mondo, che hanno così espresso il loro auspicio che la giustizia metta fine una volta per tutte alla storica impunità e alla violenza degli apparati istituzionali dello Stato di Israele e al loro lento genocidio del popolo palestinese.

In questi giorni le ONG e le associazioni che avevano incaricato gli avvocati di presentare la richiesta alla CPI hanno ricevuto una lettera personale dell’avvocato Gilles Devers a nome del collettivo di avvocati.

Tlaxcala, che fa parte di queste associazioni, ha deciso di tradurre e diffondere questa lettera.

Prendiamo l’iniziativa di chiedere ai firmatari della Petizione universale e ai cittadini di buona volontà di inviare per posta una lettera alla CPI per riaffermare l’auspicio che essa ponga fine ai crimini di guerra dello Stato di Israele.

Comitato esecutivo di Tlaxcala


Ecco la lettera dell’avvocato Gilles Devers e il modello di lettera che proponiamo di inviare alla CPI

«Israele deve essere giudicato dalla Corte Penale Internazionale – Petizione universale»

Lettera aperta dell'avvocato Gilles Devers e del collettivo di avvocati alle ONG, alle organizzazioni e ai firmatari della petizione universale

Care amiche, cari amici

Dopo la presentazione della denuncia, il 22 gennaio 2009, il procedimento ha fatto notevoli progressi. L'orrore dell'aggressione contro Gaza impone una rilettura del Diritto. Dopo la denuncia presentata da 350 ONG e associazioni, l'Autorità Palestinese ha dato competenza alla Corte Penale Internazionale. Le prime testimonianze da Gaza confermano una volontà di uccidere e distruggere ben al di là degli obiettivi militari. Ormai lo scetticismo che talvolta circondava l'azione legale deve cedere il passo al gusto della vittoria. La giustizia deve vincere.

Una quarantina di avvocati è al lavoro in un clima di stretta collaborazione. La prossima settimana sarà aperto un sito internet che permetterà di far circolare le informazioni e di rafforzare i contatti. Procederemo inoltre alla presentazione delle denunce individuali.

Queste dichiarazioni del Procuratore Ocampo al Times, lo scorso 2 febbraio, testimoniano dei progressi fatti. Non diamo nulla per scontato, ma misuriamo il cammino compiuto:


«Il Procuratore della CPI valuta gli strumenti per perseguire gli ufficiali israeliani per 'crimini di guerra'

Quando questo mese dei gruppi palestinesi si sono appellati alla Corte Penale Internazionale, il suo Procuratore Generale ha affermato di non poter prendere in considerazione il caso perché la Corte non ha giurisdizione su Israele, che non ha firmato lo Statuto di Roma. Adesso però il Procuratore Generale Luis Moreno-Ocampo ha indicato al Times che sta valutando la possibilità di una giurisdizione palestinese sui presunti crimini commessi a Gaza.

I gruppi palestinesi hanno presentato argomentazioni che sostengono che l’Autorità Palestinese rappresenta lo Stato di fatto sul cui territorio questi crimini sono presumibilmente stati perpetrati.

“È lo Stato territoriale che deve rivolgersi alla Corte. Si tratta di verificare se l'Autorità Palestinese sia effettivamente quello Stato”, ha dichiarato il sig. Moreno-Ocampo a The Times al Forum Economico Mondiale di Davos.

Parte delle argomentazioni addotte dai palestinesi si basa sulla reiterata affermazione israeliana secondo cui Israele non è giuridicamente responsabile per Gaza, visto che si è ritirato dalla Striscia nel 2006. “Citano fattispecie giuridiche – ha detto Ocampo – e il caso è molto complesso. Io sto facendo un tipo di analisi differente. Potrebbe richiedere del tempo ma prenderò una decisione conforme alla legge”.

Moreno-Ocampo ha detto che la sua disamina del caso non riflette necessariamente la convinzione secondo cui a Gaza sarebbero stati commessi dei crimini di guerra. Il primo passo è quello di determinare il campo giuridico, ha detto, e solo dopo questa fase sarà possibile decidere di avviare un'indagine»


Dobbiamo alle vittime di Gaza una mobilitazione esemplare


Niente va dato per scontato, ma sono stati fatti progressi importanti. Bisogna ancora convincere. Il sostegno effettivo a questa azione è un elemento decisivo per la CPI.

Facciamo dunque appello a tutte le ONG firmatarie perché mobilitino i loro membri e amici per una campagna civile con l'invio di lettere individuali al Procuratore della Corte Penale Internazionale che attestino le speranze riposte nella giustizia internazionale.

Ecco un modello di lettera, ma ciascuno può formularla come desidera. Le lettere possono essere spedite singolarmente o raccolte dalle ONG che assicureranno invii di gruppo, e devono essere inviate per posta.

(data)

Signor Procuratore
Corte Penale Internazionale
Casella Postale 19519
2500 CM, L'Aia, Paesi Bassi

Signor Procuratore,


L'aggressione di Israele contro il popolo palestinese, tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009, resterà una delle peggiori atrocità del mondo moderno. Questa popolazione indifesa, senza protezione e senza possibilità di fuga è stata vittima della furia di un esercito strapotente, e tutto indica che sia stata fatta la scelta deliberata di attaccare la popolazione civile.

Chi potrebbe capire, se questo crimine restasse impunito? Non punire Israele significherebbe permettere il ritorno della barbarie. Guardiamo dunque alla giustizia internazionale, incarnata dalla Corte Penale Internazionale.

In nome del diritto umano e in ricordo di coloro che sono morti per la semplice ragione di essere palestinesi, mi rivolgo a lei chiedendole di aprire un'indagine per difendere la memoria delle vittime e il diritto, segno distintivo della civiltà.

In questa regione del mondo è troppo spesso la violenza ad avere l'ultima parola. Ma la pace non può basarsi che sul rispetto dei diritti delle persone.

Con i miei saluti di cittadino/a del mondo,

(firma)

* * *

La mobilitazione dei militanti è la condizione essenziale del nostro successo e della nostra indipendenza.

Presto il nostro sito ci permetterà di consolidare la nostra azione comune.

Grazie a tutti per il vostro aiuto,

Saluti solidali.

 



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 13 Febbraio 2009 - 21:22

Sono contenta che le voci iniziano a moltiplicarsi. Quando tutti i gruppi di sostegno alla Palestina capiranno di dover portare Israele in tribunale, ognuno per i danni ricevuti e quelli dei propri corrispondenti palestinesi, lo stato canaglia del Mediterraneo potrà avere il giusto.

L'errore fondamentale è il non aver fiducia nelle ammissioni di Olmert, che ha già dichiarato il sostegno governativo nel mondo ai propri uomini.

Facciamolo!

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Building the case of war crimes

Kristen Ess, PNN

 

Feb 12, 2009

Successfully prosecuting the Israelis for war crimes stands a good chance this time due to the scale of the recent attacks on the Gaza Strip, the undeniability of the horror.

Hours of direct footage filmed by journalists from Al Jazeera and Al Arabiya are providing some of the proof required to garner international support, Professor of Politics at Gaza’s Al Azar University Dr. Mochamar Abu Sada said on Thursday.

"It is often difficult to prosecute crimces against humanity cases because of the political reality: the Americans don't want to see this happen and the Israelis are not signatories. But there has been a lot of European and Arab effort to bring these recent cases to court," he said in Gaza City. "The Israelis kept trying to say that they weren't targeting civilians, but a third of the Palestinians killed were children under the age of 15."

Dr. Abu Sada added today that for the killing of 43 civilians in the UN school in the northern Strip at least some in the Israeli forces will most likely see a war crimes tribunal.

In reports from the United Nations the Malaysian ambassador, Hamidon Ali, added his to calls on Secretary General Ban Ki-moon to expand the functions of the Commission of Inquiry into the Israeli bombings of the UN headquarters and schools in Gaza during the three weeks of major attacks that began 27 December.

Heading the Commission is Ian Martin who is expected to submit a report to the Security Council within a month. Upon returning from his last visit to the Gaza Strip Martin told the press that he is more determined than ever not only to amend the humanitarian situation and reconstruction, but to end the Israeli occupation ongoing since 1967 and establish a state.

For his part, the Palestinian Permanent Representative to the United Nations, Riyad Mansour, supported the Malaysian demand to expand the functions of the Commission of Inquiry. He also said that there "remains hope for negotiations to result in the establishment of an independent state and end occupation." Negotiations require that the Israelis withdraw to the 1967 boundaries and allow the establishment of a Palestinian state with Jerusalem as capital.

However commenting on the outcome of the Israeli elections, Dr. Abu Sada said that between Livni and Netanyahu the outcome is equally grim. "They don’t accept [Right of] return, Jerusalem and withdrawing to 1967 borders, which are the basic requirements."


:: Article nr. 51725 sent on 04-nov-2009 11:37 ECT
www.uruknet.info?p=51725

Link: english.pnn.ps/index.php?option=com_content&task=view&id=4760&Itemid=1

 



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 13 Febbraio 2009 - 18:39

Perché Israele lancia un attacco aereo per colpire la gente che va in motorino a Khan Yunis ...

 

Fresh Israeli strike on Gaza kills one

Fri, 13 Feb 2009 14:59:12 GMT

The Israeli army has launched a fresh air strike on the southern Gaza Strip, killing one Palestinian and leaving three others wounded.

The raid targeted a Palestinian on a motorcycle near the city of Khan Yunis, AFP quoted witnesses as saying.

The medical emergency service in Gaza was not able to immediately identify the victims of the attack.

On 27, Israeli fighters jests heavily bombarded the Hamas-controlled Palestinian territory-the beginning of a 23-day offensive on Gaza. Weeks of relentless air raids along with the Israeli ground incursion left some 1,330 Palestinians killed and at least 5, 450 more injured.

The Friday's attack comes after Hamas officials on Thursday said a truce with Tel Aviv was imminent.

Three Palestinian rockets also landed near the southern Israeli town of Sderot earlier on Friday. No group has so far claimed responsibility for the rockets.

MRS/MMN PressTv.ir

 

La notizia in italiano

 

Tre qassam sparati dal territorio palestinese. Nella reazione aerea ucciso un militante di Hamas
I mediatori egiziani fuduciosi di far firmare alle due parti un accordo di pace entro domenica

Gaza, nuovi razzi dalla Striscia
Raid di Israele: un morto e 3 feriti

ROMA - La fragile tregua tra Hamas e Israele non frena il lancio di tre razzi dalla Striscia di Gaza. Tre qassam sono caduti oltre il confine palestinese alle porte della cittadina di Sderot senza provocare vittime, ma la reazione aerea israeliana è stata immediata e sul campo è rimasto ucciso un militante di Hamas sorpreso mentre era a bordo di un motociclo. Feriti della schegge tre passanti.

Secondo un portavoce militare israeliano, l'attacco non risulta essere stato rivendicato; a parte Hamas, non tutte le fazioni estremistiche palestinesi hanno aderito alla tregua unilaterale in vigore dal 18 gennaio scorso.

Ieri Hamas aveva reso pubblica la disponibilità ad accettare una tregua di 18 mesi con Israele. Grazie alla mediazione egiziana, il movimento integralista palestinese sembra voler accettare una tregua con Israele che durerà un anno e mezzo e dovrebbe consentire la riapertura dei valichi della Striscia di Gaza.

"L'accordo - spiega il numero due dell'ufficio politico di Hamas, Moussa Abu Marzuk - non comprenderà però la liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit", sequestrato nel giugno 2006. Fonti palestinesi citate dal quotidiano arabo al Hayat riferiscono che la liberazione dovrebbe avvenire in cambio della scarcerazione di un migliaio di detenuti palestinesi in Israele.

Sul piano economico, Israele dovrebbe autorizzare l'ingresso a Gaza di circa l'80% dei beni che passavano prima dell'imposizione del blocco. Dal libero passaggio verrebbero però esclusi tubi e altro materiale che potrebbe servire per la costruzione di razzi qassam. Si discute se vietare anche cemento e altro materiale di costruzione. In discussione pure la creazione di una zona cuscinetto lungo il confine a Gaza, che dovrebbe essere profonda 200 metri. Inizialmente Israele ne chiedeva 500.


(La Repubblica 13 febbraio 2009)

*****

Prima due razzi Qassam erano esplosi nel Neghev. Distrutti sei tunnel segreti

Gaza, raid israeliano: due morti e tre feriti

A poche ore dall'annuncio di una possibile tregua di 18 mesi da parte di Hamas al Cairo si riaccende il conflitto

MILANO - Sono durate poco le speranze seguite al pre-annuncio di una tregua di 18 mesi a Gaza da parte di Hamas. L'aviazione israeliana ha sferrato un attacco nella zona di Khan Yunis, uccidendo due uomini appartenenti a un gruppo militante islamico.

MISSILE SULLA MOTO - Le vittime, identificate in Salman Salem Abu Shritah di 29 anni e Alya Bari Kadra di 28 anni, stavano viaggiando a bordo di una motocicletta quando sono stati raggiunti da un missile. I due, secondo un portavoce dell'esercito israeliano, erano affiliati a un gruppo locale legato alla «Jihad mondiale» (espressione usata in Israele per indicare la rete del terrorismo internazionale). L'attacco ha causato anche il ferimento di altre tre persone. Poche ore prima del raid due razzi Qassam sparati dalla Striscia erano esplosi in territorio israeliano, a Sderot nel Neghev occidentale, senza provocare vittime né danni.

CENTRATI SEI TUNNEL - Le operazioni militari sono proseguite anche nel pomeriggio. Sempre stando ai portavoce dell'esercito di Gerusalemme, sei tunnel adibiti al contrabbando di armi sono stati colpiti dall'aviazione israeliana lungo la linea di confine fra Gaza e l'Egitto, nella zona di Rafah. Non si ha per ora notizia di vittime.

 

 


Corriere Sera 13 febbraio 2009

 



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 13 Febbraio 2009 - 18:27

Mi prenoto per l'intervento di Rete Artisti all'Assemblea Nazionale del Forum Palestina del 21 febbraio prossimo ...

presstv.ir

 

 

 

 

UN moves to charge Israel with war crimes

Tue, 10 Feb 2009 07:50:52 GMT

The United Nations moves to set up a commission to look into Israeli war crimes and respond to its human rights violations in Gaza.

unrwa_beitlahialgAfter the United Nations Works and Relief Agency (UNRWA) compound became the target of GPS-guided Israeli mortars on January 15, the UN Secretary-General Ban Ki-moon condemned "in the strongest terms this outrageous attack" and called for an inquiry into suspected Israeli war crimes.

"I strongly demand a thorough investigation and punishment for those responsible," he told reporters in Beirut after the attack.

Japanese Ambassador Yukio Takasu, who currently holds the presidency of the Security Council, said late on Monday that Ban had told a closed-door briefing in the council that the UN had set up a commission as a preliminary step to look into Israeli damage to UN premises.

Several diplomats have reported that the commission would be led by the former British secretary-general of human rights group Amnesty International, Ian Martin.

Takasu said the commission would later report back to the Security Council, which would then decide how to respond.

Diplomats have expressed skepticism as to whether a Security Council inquiry would take place, saying they thought it unlikely that Israel's ally the United States, which has a veto in the council, would allow the 15-nation body to adopt the report as its own.

The January 15 incident, which has prompted the UN inquiry, was the third shelling of UN shelters by Israeli fire in its war on the Palestinian territory.

UN spokesman Adnan Abu Hasna said the shelling of the school happened while Israel had been given the coordinates of the building and the compound was also clearly marked with UN flags and logos.

"The UN compound in Gaza had only that morning become a makeshift shelter for hundreds of Gaza City residents seeking sanctuary from relentless Israeli shelling," said an unnamed UN official in Gaza.

The UN move to launch a probe into suspected Israeli war crimes comes after the International Criminal Court (ICC) prosecutor in The Hague announced earlier last week that a "preliminary analysis" was launched to review the military conduct of Israeli forces participating in the offensive against the Gaza Strip.

The ICC prosecutor's office said it had received 210 communications from individuals and non-governmental organizations regarding the recent events in Gaza.

The criminal case is expected to focus on the Israeli atrocities, including charges of using disproportionate force, white phosphorous bombs and depleted uranium in the densely-populated area.

Israel's three-week offensive against Gaza -- aimed at toppling the democratically-elected government of Hamas in the Palestinian territory -- left nearly 1,300 Palestinians dead, more than half of them civilians, according to medical sources.

The Israeli assault led to the destruction of schools, mosques, houses, UN compounds and government buildings, which Israel has a responsibility to protect under the Fourth Geneva Convention.

Earlier during the war, members of a Norwegian triage medical team in Gaza which worked at the Shifa Hospital in the war-torn Palestinian territory said Israel had turned Gaza into a research laboratory to test out its new "extremely nasty" weapons on Palestinians.

"There's a very strong suspicion I think that Gaza is now being used as a test laboratory for new weapons," Dr. Mads Gilbert told reporters at Oslo's Gardermoen airport upon his return home after the war.

"We are not soft-skinned when it comes to war injuries, but these amputations are really extremely nasty and for many of the patients not survivable," Gilbert's colleague Erik Fosse added.

While Amnesty International, Human Rights Watch, as well as Israel's most prominent human rights organization, B'Tselem have raised questions about the ethical and moral guidelines of Israel's warfare, the Israeli lobby is working hard to counter efforts to protect the civil rights of Gazans.

A Monday report by Press TV revealed that Egypt had refused to allow members of an investigation committee set up by the ICC into the Gaza Strip, arguing that at present only displaced Palestinians could enter the territory through the Rafah crossing.

The committee -- comprised of four French and Norwegian lawyers -- intended to collect evidence and testimonials on Operation Cast Lead to present to the International Court.

Amid reports of profound human sufferings, Israel continues to reject the fact that it has imposed a humanitarian crisis among the battle-hardened 1.5 million population of Gaza and denies committing war crimes in the embattled Strip.


CS/AA
- PressTV.ir

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Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 12 Febbraio 2009 - 20:39

All'interno il report settimanale ...

 

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PCHR Palestinian Center for Human Right

Ref: 28/2009
Date: 12 February 2009
Time: 12:00 GMT

PCHR Condemns Continued Detention of Journalists by Preventive Security Service in the West Bank

 

The Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) condemns the continued detention of a number of Palestinian journalists by the Preventive Security Service (PSS) in the West Bank. PCHR is dismayed that journalists are being abused as a part of the continuing conflict between the Fatah and Hamas movements. The Centre believes these detentions constitute assaults on press freedoms and the right to freedom of expression, which are both enshrined in the Palestinian Basic Law as well as international human rights instruments.

According to investigations conducted by PCHR, at approximately 12:30 on Saturday, 24 January, Samer Ameen Khwaira, 27, a correspondent of the Lebanon-based al-Quds Television, received a call on his mobile phone from a PSS officer in Nablus. The officer requested him to go to the PSS headquarters immediately. Khwaira went to the PSS headquarters, and was subsequently taken to Junaid Prison in Nablus, where he remains in detention. Khwaira had been repeatedly summoned by the PSS and the General Intelligence Service for interrogation previously, and on one occasion had been detained for more than two months.

On the same day, 24 January, the PSS in Jenin arrested Ahmed al-Nikawi, another correspondent for the al-Quds Television. He also remains in detention.

On 26 January, the PSS arrested 'Essam al-Reemawi, a photographer for the Palestine News Agency (Wafa) while he was at his workplace in Ramallah. Al-Reemawi was taken to the PSS headquarters in Bitounia town, where he was detained until 10 February. Al-Reemawi told PCHR that he had been subjected to Shabeh[1] in the first five days of his detention, and that he was in detention for 15 days, but was never subjected to beating. He stated that he was interrogated about which media institutions he sells his photographs to.

PCHR strongly condemns these attacks, and:

1) Expresses its concern over the recurrence of assaults against the right to freedom of expression and press freedom, and calls for protection for all journalists and media institutions in order for them to be able to carry out their work safely and without threats.

2) Asserts that the right to freedom of expression is ensured by the Palestinian Basic Law and international human rights instruments.

3) Calls upon the two governments in Gaza and Ramallah not abuse journalists, or use them as part of the political conflict between them.

Public Document

**************************************

For more information please call PCHR office in Gaza, Gaza Strip

Leggi tutto... (40313 byte rimanenti) Stampa la notizia: PCHR condanna la detenzione dei Giornalisti + Report Settimanale
Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 12 Febbraio 2009 - 20:27

 
 
Materiali e documenti utili per la discussione sulla questione dello “Stato Unico per palestinesi e israeliani”nell’assemblea nazionale del Forum Palestina di sabato 21 febbraio a Roma

 

Ricordiamo a tutte e a tutti di iscriversi per l’assemblea del 21 febbraio scrivendo a: assembleapalestina@libero.it

 
DOSSIER 2
 
 

 

  • Il documento del Forum Palestina sulla resistenza a Gaza
  • Il documento sulla concordia nazionale stilato dai dirigenti palestinesi prigionieri
  • Il documento che chiede la fine degli scontri stilato dai dirigenti palestinesi prigionieri
  • Un documento delle forze della sinistra palestinese
  • Una intervista al Fronte Popolare di Liberazione della Palestina
  • Una intervista ad Aydam Daraghmeh (Hamas)
  • Il legittimo rappresentante del popolo palestinese non può che essere l’OLP (B.Saleh)
  • Hamas, Fatah, e l’illusione della riconciliazione (di Ahmad Jamil Azm )
  • Gli islamisti dentro l'OLP per superare i dissidi. Intervista a Khalili Shaheen
 
 


Leggi tutto... (48498 byte rimanenti) Stampa la notizia: Forum Palestina: Dossier 2 per la discussione del 21 febbraio
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 11 Febbraio 2009 - 14:16

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Materiali e documenti utili per la discussione sulla questione dello “Stato Unico per palestinesi e israeliani”nell’assemblea nazionale del Forum Palestina di sabato 21 febbraio a Roma

 

Ricordiamo a tutte e a tutti di iscriversi per l’assemblea del 21 febbraio scrivendo a: assembleapalestina@libero.it

 

DOSSIER
 
 

1) Il documento delle conferenze di Madrid e Londra per lo Stato Unico nella Palestina storica

2) Intervista ad ad Alì Abunimah

3) Articolo di Jamil Hilal

4) La replica di Ilan Pappe a Ury Avnery

5) La posizione degli apparati ideologici di stato israeliani contro il progetto di Stato Unico (rassegna di articoli da Jerusalem Post, Ynet news, Honestreporting)

 

 

www.forumpalestina.org

 

 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 11 Febbraio 2009 - 14:07

Mi sono permessa di aggiornare il grafico alla strage di Gaza ...
 
 
Le politiche israeliane di occupazione
 
Proponiamo questa breve sintesi delle politiche di occupazione israeliane sui Territori Palestinesi. I dati si riferiscono alla situazione sino al 2007, e, pur non considerando gli ultimi drammatici eventi che hanno colpito la popolazione della Striscia di Gaza, sono utili per avere un quadro delle conseguenze dell’occupazione militare israeliana sulla società palestinese.

Uccisioni e ferimenti

Le statistiche su morti e feriti differiscono secondo le fonti. Il grafico in basso mostra il numero di palestinesi uccisi dagli israeliani dallo scoppio della prima Intifada nel dicembre 1987, rilevato dal gruppo per i diritti umani israeliano B'Tselem. Tali dati non comprendono i palestinesi che morirono a causa del ritardato trattamento medico (come ad esempio per essere stati fermati ad un posto di blocco): al 30 settembre 2007, 4.308 palestinesi risultano uccisi dagli israeliani durante l'attuale Intifada, inclusi 861 minorenni. Solamente 1.414 sono stati uccisi dalle forze israeliane mentre prendevano parte alle ostilità. Almeno 218 palestinesi sono stati giustiziati in maniera “extra-giudiziale” dalle unità israeliane, e nel corso di queste azioni sono stati uccisi altri 367 palestinesi. Almeno 41 palestinesi sono stati uccisi da civili israeliani. Sul lato israeliano, 1.025 persone sono state uccise dai palestinesi (467 in Cisgiordania e Striscia di Gaza, 558 in Israele); fra questi, 119 erano minorenni.

 

 

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Non sono inclusi i 13 palestinesi cittadini israeliani uccisi nell’ottobre 2000 dalle forze di Israele, né altri palestinesi cittadini israeliani uccisi dalle forze israeliane, né gli attentatori suicidi palestinesi.

Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (Palestinian Centre for Human Rights - PCHR) di Gaza riporta 4.462 palestinesi uccisi ed oltre 24.750 feriti durante il periodo 29 settembre 2000 - 12 novembre 2007. Fra gli uccisi figurano 142 donne e 804 bambini, 25 fra il personale medico e 10 giornalisti. La Mezzaluna Rossa palestinese conta 4.502 morti (29 settembre 2000 - 31 luglio 2007) ed almeno 31.531 feriti (per aggiornamenti costanti vedere http://www.palestinercs.org/crisistables/table_of_figures.htm).

Secondo le statistiche di Defence for Children International sezione palestinese (DCI-Palestine), un totale di 898 bambini sono stati uccisi dall’inizio della seconda Intifada, di cui 46 nel solo 2007 (al 27 ottobre 2007). Di questi, 127 erano sotto i 9 anni, 144 tra 9 e 12, 307 tra 13 e 15 e 320 tra 16 e 17 anni.

Tra settembre 2000 e settembre 2007, almeno 52 palestinesi sono morti a seguito della violazione del diritto al trattamento medico (per esempio, vietare o ritardare il passaggio ad un posto di controllo) (B'Tselem).

Arresti, imprigionamenti, trasferimenti forzati e deportazione

Dal 1967, Israele ha imprigionato e detenuto oltre 700.000 palestinesi, la grande maggioranza dei quali come prigionieri politici (PLO NAD, Palestinian Prisoners, Giugno 2007)

In seguito al protrarsi delle operazioni di arresto, il numero di detenuti nel corso dell’attuale Intifada [di al-Aqsa nel 2000, NdT] varia di giorno in giorno. Secondo il Mandela Institute, nell’aprile 2007 c’erano 11.229 fra detenuti e prigionieri palestinesi, compresi 10.854 nelle dieci prigioni centrali governate dall’Amministrazione carceraria generale israeliana (Ashqelon, Nafha nel Negev, Beer Sheba, Ramleh, Telmond vicino a Khadera, Gelbo’a, Rimonim, Hadarim sulla Haifa Road, Kfar Yuna, e Shatta vicino a Megiddo), nei tre campi militari di prigionia (Megiddo, Ofer vicino Ramallah, e Ketziot o “Ansar 3” nel Negev) e 375 in altri otto centri detentivi. Degli 11.229 prigionieri, 104 sono donne, 375 minori, e 870 detenuti amministrativi; 117 sono tenuti in isolamento.

Secondo i dati di B’Tselem, il Servizio carcerario israeliano detiene (al 29 settembre 2007) 836 palestinesi (inclusi 12 minori) e l’esercito israeliano (al 24 settembre 2007) 1 in detenzione amministrativa (esclusi i palestinesi contro cui il provvedimento è stato emesso ma non ancora approvato da un giudice). Alla fine di ottobre, i detenuti erano in totale 8.596, e circa un centinaio dall’esercito.

Al 27 ottobre 2007, 335 bambini sotto i 18 anni erano detenuti in Israele (DCI Palestine).

Il 6 settembre 1999, la Corte suprema israeliana ha posto fuori legge l’uso della tortura come metodo di interrogatorio (una messa al bando totale è richiesta dal diritto internazionale). In ogni caso persistono alcune forme di punizioni psicologiche. Un recente rapporto conferma che Israele pratica ancore i maltrattamenti e la tortura, come l’isolamento, il divieto di contatto con avvocati e familiari, interrogatori prolungati, uso dei collaboratori per minacciare i detenuti o i loro familiari (B’Tselem e Hamoked Absolute Prohibition: The Torture and Ill-Treatment of Palestinian Detainees, maggio 2007).

Espropriazione e distruzione della terra

L’Ufficio Centrale Palestinese di Statistica (Palestinian Central Bureau of Statistics - PCBS) riporta che le forze israeliane hanno distrutto circa 100.000 alberi e 22.300 dunums (Kmq) di terra nel 2005; in più, 165.000 dunums di terreni in Cisgiordania sono stati confiscati per la costruzione della barriera di separazione, per ingrandire gli insediamenti e per costruire strade esclusive [che collegano le colonie, vietate ai palestinesi, NdT] e basi militari. Dall’inizio dell’Intifada fino a febbraio 2006, sono stati distrutti oltre 2 milioni di alberi e confiscati circa 77.000 dunums di terra (PCBS, Jerusalem Yearbook n° 8, 2006)

Secondo PCHR, oltre il 13% delle terre coltivabili di Gaza (approssimativamente 37.000 dunums) sono state distrutte durante il periodo che va dal 9 settembre 2000 al 12 novembre 2007.

Stando ai documenti dell'Istituto di Ricerca Applicata di Gerusalemme (Applied Research Institute of Jerusalem - ARIJ), in Cisgiordania dall’inizio della seconda Intifada fino al settembre 2006, sono stati sradicati circa 515.742 alberi da frutto.

Residenza, chiusure e restrizioni di movimento.

Nel giugno 1967, Israele ha eseguito un censimento dei residenti palestinesi, registrando solamente quelli che a quell’epoca erano presenti in Cisgiordania e Striscia di Gaza nei registri anagrafici palestinesi, riconoscendoli così come residenti legali e fornendo loro carte di identità. Sin da allora, Israele ha mantenuto il pieno controllo dei registri nonostante la specifica richiesta degli Accordi di Oslo che tali competenze, - insieme alle altre questioni civili – fossero trasferite all’Autorità Palestinese per le Aree A e B. Di conseguenza, tutte le questioni riguardanti la residenza sono soggette ad approvazione israeliana. Questo è vero anche nel caso del dopo-disimpegno da Gaza, dove solamente le persone registrate, o quelle con permessi forniti da Israele, possono usare il valico di Rafah per entrare in Egitto. Coloro che non risultano inseriti in tali registri e che intendono congiungersi legalmente ai loro famigliari e risiedono stabilmente in Cisgiordania possono farlo solamente con l'approvazione di Israele per motivi di unificazione familiare che, comunque, non è un diritto acquisito e basato sul fondamentale diritto di famiglia, ma uno “speciale atto di benevolenza delle autorità israeliane”. A seguito dell'inizio della seconda Intifada, Israele ha sospeso l’esame delle pratiche di ricongiungimento e ha smesso di rilasciare i permessi ai famigliari non residenti. Secondo il ministro per gli Affari civili dell’Autorità Palestinese, da allora circa 120.000 richieste di riunificazione sono state inoltrate (non sono incluse le migliaia di casi pendenti all’inizio del congelamento del rilascio di tali documenti).

Nel marzo 1993, il governo Rabin impose una chiusura generale che negava ai palestinesi di Cisgiordania e Striscia di Gaza, l'ingresso in Israele, il libero movimento tra la parte meridionale e quella settentrionale della Cisgiordania e l’accesso a Gerusalemme. Da allora - più di 13 anni fa [quindici attualmente, NdT] - migliaia di palestinesi si vedono privati del diritto di raggiungere i luoghi di lavoro e di culto, dell’accesso ai servizi sanitari, educativi ed economici. Quei palestinesi che entrano in città “illegalmente” - o che favoriscono quest’ingresso – rischiano il carcere e lunghe pene detentive.

La politica delle chiusure viene attuata in disprezzo del diritto internazionale, secondo il quale Gerusalemme Est è parte integrante della Cisgiordania, e degli Accordi di Oslo, che definiscono Cisgiordania e Striscia di Gaza come una “unità territoriale”, e, in generale, ha avuto un impatto devastante sull'economia palestinese.

I palestinesi devono ottenere permessi per quasi tutti i movimenti al di fuori delle loro aree municipali più grandi. I requisiti per tali licenze raramente sono resi pubblici e sono estremamente mutevoli. Il sistema opera su due livelli: uno per il controllo del movimento all'interno della stessa Cisgiordania; l’altro per il movimento tra Gerusalemme Est, Cisgiordania e Gaza. Inoltre, la validità dei permessi è esclusivamente individuale. I veicoli privati, pubblici e commerciali necessitano di licenze separate, a prescindere dal fatto che il conducente abbia o meno l’autorizzazione.

E’ stimato che oltre il 50% dell'area totale della Cisgiordania sia attualmente zona vietata e che ai palestinesi sia interdetto l’uso di 41 tratti stradali in Cisgiordania (approssimativamente 700 km).

Recentemente, una disposizione militare ha annullato l’ordine dell’agosto 2006, che impediva a tutti i non-residenti nella Valle del Giordano di entrare nell'area. Comunque, la piena realizzazione di questa norma abrogativa ancora non è avvenuta, i posti di controllo così come le altre restrizioni rimangono in piedi e ai palestinesi privi del permesso di residenza non è consentito entrare in macchina nella Valle del Giordano.

Nel luglio 2007, Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (Office for the Coordination of Humanitarian Affaire - OCHA) contava qualcosa come 539 impedimenti fisici (inclusi 74 posti di controllo armati e 12 posti di controllo parziali); questi, uniti agli ostacoli amministrativi, hanno dato luogo alla divisione de facto della Cisgiordania in tre tronconi (nord, centro e sud) e in dieci enclavi, con i palestinesi obbligatoriamente incolonnati ai checkpoint per potersi muove tra le tre parti, nonché dentro e fuori le enclavi.

Demolizioni di case

Dal 1987, le forze israeliane hanno demolito con provvedimento "amministrativo", (ad esempio, per la mancanza della licenza edilizia) più di 3.300 case palestinesi in Cisgiordania (inclusa Gerusalemme Est), e centinaia di altre strutture, rendendo migliaia di palestinesi senzatetto. In più, come “punizione”, 1.061 case sono state completamente distrutte e 64 parzialmente così come 299 chiuse con i sigilli e 118 in parte (B'Tselem).

Secondo i dati ufficiali di B'Tselem, nel 2006 le forze israeliane hanno demolito 318 case (soprattutto a Gaza) e 14 nel 2007 (sino ad agosto) per motivi militari. Inoltre, nel 2006 in Cisgiordania (esclusa Gerusalemme Est) sono state demolite 44 case e 30 in questa parte del 2007 per essere state costruite senza licenza.

Secondo le statistiche di PCHR, 2.931 case sono state totalmente o parzialmente distrutte dalle forze israeliane durante il periodo tra il 29 settembre 2000 e il 12 novembre 2007.

Secondo OCHA, 345 strutture palestinesi sono state distrutte dall'esercito a Gaza tra maggio 2005 e maggio 2007, nell’Area C della sola Cisgiordania.

Il 30,99% di tutte le famiglie ha riportato danneggiamenti, in relazione con l’Intifada, alle loro abitazioni (25.2% in Cisgiordania, 42.1% nella Striscia di Gaza) (PCBS, Housing and Housing Condition Survey, 2006).


da Palestinian Academic Society for the Study of International Affairs - www.passia.org/palestine_facts/pdf/pdf2008/IsraeliOccuptionPolicies.pdf
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
 


Stampa la notizia: Le politiche israeliane di occupazione
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 11 Febbraio 2009 - 13:40

Grandi! Ma in Italia queste cose perché non le facciamo ???

 

BOICOTT ISRAEL

BARCELLONA - MACCABI (Tel Aviv)

  



Stampa la notizia: Boicott Israel: la partita Barcellona - Maccabi di Tel Aviv
Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 11 Febbraio 2009 - 10:45

Verità sull'Olocausto e su ciò in cui credono gli israeliani...

 

MAI PIU' !

(POSSONO ESSERCI ECCEZIONI. OFFERTA NON VALIDA A GERUSALEMME, HEBRON O GAZA)

Lawrence of Cyberia - Traduzione di Comedonchisciotte

 

 

israel_murales

Nell immagine: un graffito a Hebron con la scritta "Arabi nei crematori" (foto di Shabtai Gold, Ha'aretz.)

2 febbraio 2009

Il quotidiano The Guardian (qui e qui), Amnesty International (qui e qui) e Ynet sono stati tra gli organismi che hanno riferito di graffiti razzisti ed eliminazionisti lasciati dietro di sé dei soldati israeliani nelle case palestinesi che avevano occupato durante il recente attacco contro la striscia di Gaza.

Ho notato che "ahmed", un commentatore di mondoweiss, ha osservato quanto segue durante la discussione su quel blog riguardante l'articolo di Ynet: "immagino che sia un hate crime [letteralmente "crimine di odio", del genere del reato di "istigazione all'odio razziale" presente nell'ordinamento italiano n.d.t.] solo quando i disegni rappresentano svastiche". Forse "ahmed" era in qualche modo ironico in questo commento; ma si dà il caso che abbia ragione.

Akiva Eldar ha scritto su Ha'aretz nel gennaio 2003 dei graffiti in ebraico nelle strade di Hebron e di Gerusalemme che incitano alla sterminio degli arabi. Egli ha anche notato che le persone che si opponevano a tali graffiti, e al lungo periodo a cui era loro permesso di restare sui muri, avevano scoperto un nuovo modo per indurre le autorità municipali a cancellarle:

Alcune settimane fa l'obiettivo del fotografo Shabtai Gold ha catturato la frase " arabi nei crematori" accanto a una stella di David su un muro della enclave [di coloni sionisti a Hebron n.d.t.]. Da allora qualcuno ha mascherato la scioccante iscrizione. Non lontano da essa, su un altro muro, qualcuno ha scritto "arabi-subumani".

Un tale genere di graffiti appare spesso nelle strade di Gerusalemme. Attivisti di sinistra hanno scoperto che tali improperi rimangono a lungo sui muri, perciò, per accelerare l'azione della città contro di essi, hanno trovato un agghiacciante ma efficace modo per farli rimuovere: dipingere una svastica accanto ad essi.


Perciò, la prossima volta che passeggiate per Gerusalemme con la vostra bomboletta di vernice spray, e vi chiedete quale sia la cosa migliore da scrivere per far guadagnare immortalità ai vostri graffiti, ricordate semplicemente che:

"Arabi nei crematori" + stella di David = non offensivo + permesso di rimanere;

"Arabi nei crematori" + svastica = offensivo + sarà cancellato.


Titolo originale: "Never Again! (some exceptions may apply; offer not valid in Jerusalem, Hebron or Gaza)"

Fonte: http://lawrenceofcyberia.blogs.com
Link
30.01.2009

SOLDATI DELL'IDF LASCIANO GRAFFITI RAZZISTI NELLE CASE DI GAZA

A CURA DI YNET

I residenti di Gaza facendo ritorno alle loro case nel quartiere di Zeitun hanno trovato le loro abitazioni coperte di slogan quali "morte agli arabi" e "uno di meno, ne mancano 999999". L'IDF: i responsabili saranno rimproverati[1].

Un doloroso ricordo dell'Operazione Piombo Fuso è rimasto in evidenza a Gaza sotto forma di graffiti razzisti e sfacciati lasciati sui muri delle case dai soldati dell'esercito israeliano.

I residenti del quartiere di Zeitun che hanno fatto ritorno alle loro case una volta terminati gli scontri nella zona hanno scoperto che i loro muri erano stati segnati con slogan quali "morite tutti", " fate la guerra non la pace", "morte agli arabi", "gli arabi devono morire" e "uno di meno, ne mancano 999999" [2].

Alcuni dei graffiti sono stati scritti sulle rovine delle case della famiglia al-Samuni, che ha perso decine di suoi membri durante la guerra. Un portavoce dell'esercito israeliano ha affermato in risposta all'articolo: "non è questo il modo in cui sono stati educati i soldati dell'IDF. Ciò va contro il codice etico dell'IDF. Stiamo indagando la questione e i responsabili verranno severamente rimproverati".


Note del Traduttore

[1] Per chi si aspettava di trovare il termine "puniti": il vocabolo utilizzato è "reprimanded" che vuol dire "riprendere, rimproverare" o più esattamente "punire, in particolare con critiche o rimproveri" ("reprimand": atto o espressione di critica o censura; censura severa).

[2] The Guardian riporta anche la frase "Arabi 1948-2009".

Titolo originale: "IDF soldiers leave racist graffiti on Gaza homes"

Fonte: http://www.ynetnews.com
Link
28.01.2009

Articoli scelti e tradotti per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO


:: Article nr. s9211 sent on 04-feb-2008 13:11 ECT
www.uruknet.info?p=s9211

Link: www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5545&mode=
&order=0&thold=0

 



Stampa la notizia: Mai Più! Ma con molte eccezioni...
Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 10 Febbraio 2009 - 20:57

Nota bene: qui in Italia è stata data solo la notizia che l'International Criminal Court non può investigare sui crimini compiuti a Gaza, perché Israele non ha firmato la carta che costituisce la Corte Penale Internazionale...

 

RIGHTS:

ICC Investigating Israel War Crimes Charges


By Daniel Luban

NEW YORK, Feb 3 (IPS) - The International Criminal Court (ICC) in The Hague announced a preliminary analysis Tuesday into whether Israel committed war crimes during the recent Gaza war, following the Palestinian National Authority's (PNA) move to recognise the ICC's authority in the West Bank and Gaza Strip.

icc_600Whether the ICC has jurisdiction in Gaza is expected to be a highly contentious legal issue, and the ICC investigation comes at a time of heightened debate over the legality of Israel's Gaza campaign under international law.

This renewed debate has come about in large part due to statements made by Israeli Prime Minister Ehud Olmert on Sunday, in which he appeared to enshrine "disproportionate" response to provocations as official Israeli government policy.

On Tuesday, ICC chief prosecutor Luis Moreno-Ocampo made public a Jan. 21 letter from Palestinian Justice Minister Ali Khashan recognising the ICC's authority.

The ICC can only pursue investigations in states that have signed on to the Rome Statute creating the court, which Israel has not done. Khashan's letter was intended to give the ICC jurisdiction to launch an investigation in Gaza.

But the Palestinian move to recognise the court raises a set of murky legal issues, the foremost of which is whether the PNA can be considered a state. The PNA has argued that it can be considered the de facto sovereign authority in the Gaza Strip due to Israel's withdrawal from the territory in 2005.

If so, then Israel's non-recognition of the court would not prevent a war crimes investigation, since the only relevant factor is whether the alleged violations occurred in the territory of a signatory. If not, then the Gaza Strip would be considered Israeli territory and the ICC would have no jurisdiction to investigate.

Moreno-Ocampo indicated that one of the foci of his preliminary investigation would be to determine whether the ICC has the authority to proceed further. "The office of the prosecutor will carefully investigate all relevant issues, including on jurisdiction," he said in a statement.

Sean Murphy, a law professor at George Washington University, told IPS that the lack of international consensus about the PNA's status meant that the success or failure of the Palestinian move might depend on the authorities in The Hague.

"It's possible to file a declaration on an ad hoc basis, in accordance with the Rome Statute," Murphy said. "The question is whether the registrar would accept it, given that they would be having to make a decision on statehood in the face of widespread international disagreement".

Asked if he thought that the PNA's move would lead to any tangible results, Murphy said that he found it "unlikely - but stranger things have happened".

Human rights groups have called for an investigation into alleged Israeli war crimes during the three-week Gaza war, including the killing of civilians and the use of white phosphorus against human targets.

But debate over the war's legality has gone beyond the use of specific tactics by Israeli commanders on the ground, to question whether the campaign as a whole was in violation of international law.

This broader debate became far more contentious on Sunday, when Olmert responded to continued rocket attacks from Gaza into southern Israel by promising a "disproportionate" Israeli military response.

"The government's position was from the outset that if there is shooting at residents of the south there will be an Israeli response that will be harsh and disproportionate by its nature," Olmert said.

Although Olmert's remarks might be taken as mere blustering intended to deter further rocket attacks, his claim that the disproportionate use of force had been government policy "from the outset" was read by some as an acknowledgement that the Gaza campaign was disproportionate by design - and therefore in violation of international law.

Law professors interviewed by IPS were unsure as to whether Olmert's statement would have implications for any future criminal investigation. "Of course a statement like that could be used to show his knowledge and intent, but it would be small potatoes compared to the conduct of the conflict itself, the results of which are so clearly unlawful," University of Notre Dame law professor Mary Ellen O'Connell told IPS.

Still, it was clear that Olmert's remarks marked a major shift in the debates over the proportionality of Israeli military action.

The term "proportionality" has been used inconsistently and often inaccurately in these debates, but has generally referred to two criteria: whether the use of force is disproportionate to the threat that it responds to, and whether the civilian collateral damage in an attack is disproportionate to the military objective.

Israel has primarily been criticised according to the second criterion, which is enshrined in Article 51, Section 5 of the 1977 First Additional Protocol to the Geneva Conventions. It bans any "attack which may be expected to cause incidental loss of civilian life, injury to civilians, damage to civilian objects, or a combination thereof, which would be excessive in relation to the concrete and direct military advantage anticipated".

Although Israel is not a signatory to the Additional Protocols, the Israeli Supreme Court has recognised the proportionality standard as binding, and during the Gaza campaign itself the Israeli government always maintained that it has met the standard.

A Dec. 29 statement by the Israeli Ministry of Foreign Affairs stated that "Israel has adopted the principles of international humanitarian law... and the Israel Defense Force (IDF) has enshrined them in its training, operational planning, and orders... [I]n relation to the question of proportionality, IDF doctrine requires a commander to refrain from an attack" that is expected to inflict excessive incidental harm.

Similarly, a few of Israel's defenders in the media have dismissed the proportionality standard entirely, but most - including prominent commentators such as Alan Dershowitz and Michael Walzer - have accepted the standard and argued that Israel's campaign adhered to it.

Following a war that claimed an estimated 1,300 Palestinian lives, hundreds of them civilians, the issue of proportionality became a pressing one for obvious reasons. But many scholars have argued that determining how much civilian harm is "excessive" with reference to a given military objective is so difficult that the proportionality standard is largely useless in practice and that violations of it are unlikely to result in any successful prosecution.

Still, although the proportionality debates have been largely unproductive to this point, Olmert's statement was noteworthy for its apparent abandonment of the proportionality standard altogether.

In doing so, he risks setting Israeli government policy on a course opposed to both international law and the rulings of the Israeli Supreme Court.

As the ICC mulls its potential investigation of the Gaza war, and the outcry against alleged human rights violations during the war increases, the debate about the campaign's overall legality is likely to become more contentious rather than less.

(IPS END/2009)
 


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Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 10 Febbraio 2009 - 19:47

 

pchr_gaza

 

 

 

 

 

 

PCHR - Palestinian Center Human Rights

Ref: 27/2009
Date: 10 February 2009
Time: 13:00 GMT



Concluding a Settlement with the Israeli Prosecution to Pay 200,000 NIS to End a Lawsuit, PCHR Succeeds in Ensuring Reparation for the Family of Sayed Abu Safra


PCHR Legal Aid Unit has been able to ensure reparation for the family of Sayed Saleh Abu Safra, 32, from Um al-Nasser village near Beit Lahia town in the northern Gaza Strip, who was willfully killed by Israeli Occupation Forces (IOF) six years ago. The Unit has reached a settlement with the Israeli military prosecution, under which 200,000 NIS (approximately US$ 50,000) would be paid in exchange for closing the case. Procedures to deliver the amount to the family are currently ongoing.

IOF troops positioned near "Nissanit" settlement, which was evacuated in 2005, willfully fired at Sayed Saleh Salem Abu Safra, 32. He was killed by a gunshot to the head.

On 11 December 2003, Abu Safra's family authorized PCHR to take necessary legal steps to follow up the case of his death. On 23 December 2003, PCHR submitted a complaint to the Israeli Defense Ministry demanding investigation into the case, prosecuting and punishing the perpetrators and ensuring reparation for the Abu Safra family.

On 2 March 2004, PCHR received a response from the Israeli military police interrogator demanding extracting the bullets from Abu Safra's body, claiming that identifying the soldier who shot him required the extraction of the bullet to be compared with the gun from which it was fired. The family refused to take the body out. Accordingly, on 6 March 2004, PCHR sent medical reports related to Abu Safra's death to the Israeli military police interrogator, and demanded considering those documents enough to give up the request for extract the body.

On 9 June 2005, PCHR received a response from the Israeli compensation office, which pointed out that it was possible to negotiate the case. In August 2005, as the case was still outstanding with the Israeli Defense Ministry, and as the period defined by the Israeli law for suing cases before Israeli courts was about to expire, PCHR submitted an application for compensation to Gudaira District Court. On 21 June 2006, the Israeli prosecution submitted its response to the application submitted by PCHR.

Over the past years, the court held several sessions to consider the case. Eventually, a settlement has been concluded with the Israeli prosecution under which the Abu Safra family would obtain an amount of 200,000 in exchange for ending the case. The court approved this settlement on 2 February 2009.

Commenting on this settlement, lawyer Iyad Alami, Director of PCHR Legal Aid Unit, stated that it constitutes an achievement, even if a relatively limited one, in the face of systematic war crimes perpetrated by IOF against Palestinian civilians and property. He added that PCHR would continue to make use of all available judiciary means, at the levels of both the Israeli and the international judiciaries, to ensure reparation for Palestinian victims and prosecution of suspects of perpetrating crimes against Palestinian civilians.

Public Document

**************************************

For more information please call PCHR office in Gaza, Gaza Strip,


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Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 10 Febbraio 2009 - 19:35

Il report della associazione Gazzella Onlus di ritorno da Gaza..

 

gazzellaonlus_logo

 

Gaza, 9 febbraio 2009
Dall'Associazione Gazzella-Onlus

Sulla via del ritorno in Italia

 

Scrivo dopo dieci giorni dal mio arrivo nella Striscia di Gaza (via Cairo, poi ci vogliono circa 6-7 ore di macchina per arrivare a Rafah). Sono riuscita alla fine a passare, dopo un giorno e mezzo di attesa al confine egiziano di Rafah. Inizialmente sono stata bloccata perché i funzionari preposti adducevano la mancanza di una dichiarazione dell’ambasciata italiana che attestasse che io entravo a Gaza a mio rischio e pericolo. Assieme a me, in attesa, sotto un caldo a cui mi ero disabituata, aspettavano giornalisti, fotografi free lance, cooperanti di diverse Ong ed Associazioni. Mi hanno rimandata indietro. Sono tornata all’albergo distante una cinquantina di chilometri. La mattina successiva alle nove mi sono ripresentata al confine. Dopo oltre tre ore di discussioni animate, cercando di mantenere la calma, ho convinto l’impiegato di turno a farmi firmare una sorta di autocertificazione nella quale io dichiaravo di entrare nella Striscia a mio rischio e pericolo, senza più tirare in ballo la nostra ambasciata. Entrare, non entrare, molto è lasciato alla discrezione degli amici egiziani.
Nella parte palestinese di Rafah mi aspetta Mustafa Barghuti, medico e presidente del PMRS (Palestinian Medical Releif Society, referente di Gazzella). Rimaniamo chiusi in un'ambulanza che somiglia più ad un nostro pulmino, per ore, in attesa che facciano entrare un gruppo di medici libici. E queste ore di attesa, il caldo, la tensione assieme alla stanchezza già accumulata nel precedente viaggio fin lì, daranno inizio ad un persistente malessere intestinale che mi ha accompagnato durante tutta la mia permanenza, oltre ad una sorta di congiuntivite agli occhi che si sarebbe manifestata più avanti, per il contatto, credo, con l’aria avvelenata tra l’altro dal fosforo bianco; e questa è l’aria che respirano tutti i giorni i bambini e gli adulti della Striscia di Gaza.

Stavolta alloggio in un piccolo albergo e non nella dependance del PMRS bombardata e andata semidistrutta lo scorso anno, a febbraio, solo pochi giorni dopo che io ero rientrata dal precedente viaggio. Ancora non è stata ricostruita.
Gaza è deserta, non è ancora sera, pochissima gente per le strade, anche se non dichiarato ufficialmente, di fatto c’è il coprifuoco. Manca tutto. Le persone non camminano, fuggono. Eppure nel mio modestissimo albergo trovo acqua calda, saponetta e bagno schiuma, asciugamani puliti, un letto con lenzuola linde e tirate. Mi commuovo.
Ogni volta che mi appresto a scrivere un resoconto della mia vita a Gaza, mi sembra di riprendere a descrivere lo stesso identico film, la stessa trama scontata, lasciata in sospeso nella mia ultima visita. E in effetti è proprio così.
Quando mi guardo attorno e vedo le case, le scuole, le tante infrastrutture distrutte, faccio fatica a collocarle nel tempo: è successo ieri, o nel 2006 o nel 2001? Posso solo dire che è una distruzione continua, una malefica coazione a ripetere, così come si reitera la conta dei morti e feriti.

Gli amici del PMRS mi danno l’elenco dei risultati dell’operazione ‘Piombo Fuso’, ventidue giorni di massacro e occupazione militare:

 

Abitazioni distrutte 4.100
Abitazioni danneggiate 17.000
Moschee distrutte 20
Ospedali e scuole distrutti o danneggiati 25
Edifici pubblica sicurezza distrutti o danneggiati 31
Ponti 2
Municipalità 5
Reti idriche e fognature 10
Autoambulanze e veicoli di protezione civile 20
Reti elettriche 10
Strade (km) 50
Fabbriche e negozi 1.500

 

Complessivamente i danni ammontano a circa 380 milioni di dollari. Ovviamente a questi danni materiali dobbiamo aggiungere i danni non monetizzabili, eufemisticamente definiti dagli israeliani casualties: gli oltre 1300 esseri umani uccisi e gli oltre 5.000 feriti.
 


Leggi tutto... (13804 byte rimanenti) Stampa la notizia: Gazella Onlus: Sulla via del ritorno in Italia - Report da Gaza
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 09 Febbraio 2009 - 21:08

Altri due comunicati del PCHR di Gaza, il rimo sulla detenzione illegale di persone a Jenin, l'altro in merito ad una intrusione subita dalla sede di un quotidiano locale, al-Hayat al-Jadeeda, in al-Bireh (Nablus).

 

pchr_gaza

PCHR Palestinian Center Human Rights

Ref: 24/2009
Date: 9 February 2009
Time: 11:00 GMT



PCHR Calls upon the Government in Ramallah to Investigate Death of a Detainee in Jenin Preventive Security Service Headquarters


The Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) calls for an immediate investigation into the circumstances of the death of Mohammed 'Abdul Jameel al-Hajj, 30, from Jalqamous village, east of Jenin, while he was in the custody of the Preventive Security Service (PSS) in Jenin. PCHR also demands the results of the investigation be made public, and that if the results conclude a crime was committed, or that there was a failure by the PSS to protect Mohammed al-Hajj whilst he was in their custody, those responsible be prosecuted according to the law.

According to investigations conducted by PCHR, at approximately 18:00 on Sunday, 8 February, a Palestinian security source announced that Mohammed 'Abdul Jameel al-Hajj, had died whilst in PSS custody in Jenin. The source claimed al-Hajj had committed suicide and that the PSS had transferred his body to a medical center to ascertain the cause of death.

The Governor of Jenin, Qaddoura Fares, stated to the Wafa Palestine News Agency that a Palestinian detainee had committed suicide in a detention cell in the PSS headquarters in Jenin. He indicated the individual had been found dead in his cell at 18:00 on 8 February, and had hung himself using a piece of cloth. The body was transferred to hospital, where doctors confirmed the death.

Qaddoura Fares also stated that an autopsy would be performed on the body, and that the office of the Attorney-General would investigate the death in due process. He added that the PSS had arrested al-Hajj because there was evidence that he had been involved in criminal offenses. Fares stated that al-Hajj had not been detained on a political basis, but purely as a result of being suspected of committing criminal offences. He said al-Hajj had been arrested in the past and had signed a commitment not to re-offend. Qaddoura Fares denied that al-Hajj was subjected to torture during his detention.

On Monday 9 February, Mohye al-Hajj, the brother of the dead man, told PCHR that at approximately 15:00 on the previous Thursday, 5 February, a vehicle with a Palestinian registration plate came to his brother's house in Jalqamous village. Two people wearing civilian clothes got out of the vehicle and, claiming they were members of the PSS, said they wanted to speak to Mohammed al-Hajj for just five minutes. Since 5 February, no-one from Mohamed al-Hajj’s family had seen him. They had not asked about his whereabouts because he had been arrested on five separate occasions since June 2007. Mohye al-Hajj also indicated that his brother had been released from detention ten days before his last arrest, and that Mohammed al-Hajj had told him he had been subjected to torture during previous detentions. Mohammed al-Hajj also told his brother he had previously been interrogated by PSS about owning a pistol.

On Monday 9 February, the victim's body was taken to the Forensic Medicine Department at the College of Medicine in an-Najah National University in Nablus. A PCHR field worker reported that the autopsy started at approximately 11:00 following the family's approval. At the time of publication, the family has not been permitted to see the body.

In light of the above:

1) PCHR calls upon the Palestinian government in Ramallah to seriously investigate al-Hajj's death and to make the results public.

2) If a crime was proved to have been committed, PCHR calls for those found responsible to be prosecuted according to the law.

3) PCHR reiterates that torture is prohibited under the Palestinian law, and constitutes a serious violation of international human rights standards and instruments, especially the 1984 Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment, and that crimes of torture remain punishable even in retrospect.

4) Stresses that arrests and detentions are regulated by Palestinian law and fall under the mandate of judicial warranty officials, including the civil police, under the supervision of the Attorney-General.


Public Document

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For more information please call PCHR office in Gaza, Gaza Strip,
 


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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 09 Febbraio 2009 - 20:04

Da cnn, ma non vedo nulla sui nostri quotidiani...

 

Israel launches fresh Gaza air strikes

  • Story Highlights
  • Israel retaliates to militant rocket attacks with air strikes against Gaza targets
  • Targets included two Hamas outposts in southern, northern Gaza, IDF says
  • IDF says militants have fired 35 rockets into Israel since Jan. 21 cease-fire
  • Air strikes come one day ahead of elections dominated by security

 

JERUSALEM (CNN) -- Israel launched air strikes against a number of targets in Gaza Monday to retaliate against Palestinian militants who have fired a "barrage" of rockets inside the Jewish state in recent days, the military said.

gaza_20090209_190246The targets in Monday's air strikes included two Hamas outposts in southern and northern Gaza, the Israel Defense Forces said.

The IDF said militants fired two rockets at Israel Sunday. The recent rocket fire brings to more than 35 the number of Qassam rockets, mortars and Grad missiles that have been fired at Israel since Israel and Hamas agreed to separate cease-fires on January 21.

Rockets fired from a Grad have a longer range than the crude, home-made Qassams that Palestinian militants in Gaza fire more frequently. Militants have used Grads strike farther into Israel.

Israel and Hamas, the Islamic militant group that has ruled Gaza since 2007, declared separate, tentative cease-fires following more than three weeks of fighting in Gaza.

Israel launched the attack on Hamas in Gaza on December 27 with the stated aim of ending rocket attacks on southern Israel.

The air strikes come one day before Israelis are due to go to the polls in a national election that is expected to be dominated by the issue of security.

CNN



Stampa la notizia: Nuovo bombardamento a Gaza
Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 09 Febbraio 2009 - 14:22

 

 

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PCHR - Palestinian Centre Human Rights

 

Aftermath (1) “We Never Feel Safe”

9 February 2009


In this new series of personal testimonies, PCHR looks at the aftermath of Israel’s 22 day offensive on the Gaza Strip, and the ongoing impact it is having on the civilian population.

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Foreign correspondents and camera crews have now begun to leave Gaza, in search of the next headline grabbing location. But ongoing airstrikes and violations of international law are a stark reminder that there is no real end to Israel’s offensive here.

Since Israel declared a unilateral ceasefire on 18 January it has continued to launch strikes against targets in the Gaza Strip. Some families in the southern town of Rafah have been evacuated from their homes up to ten times in the last 15 days.

Faten el Sha’er, a 31 year old mother of one, lives just 150 metres from Gaza’s southern border with Egypt. This area, known as the ‘Philadelphi Route’ has been repeatedly targeted and is now a mass of rubble, sand and bomb craters. Her home is one of the few left standing here, surrounded by the grey concrete remains of homes, and the shreds of tarpaulin which once covered smuggling tunnels.

“I was baking bread when the bombing of the border area began on 28 December,” says Faten. “Thousands of people took to the streets, trying to escape. Everybody was on the move. My mother, my five year old daughter Nagham and I ran to my uncle’s house, which is further from the border.” Other family members were scattered at the homes of relatives.

“During the war there was daily bombing of this area – sometimes in the morning, sometimes at midnight,” says Faten. “It went on for 22 days. When the ceasefire was declared we came back to the house but had to evacuate it again the next day because they started bombing again.”

Faten and the 35 members of her extended family have still not spent the night at their home. They come back during the day but always leave before darkness falls. “The children are suffering real trauma,” Faten adds, as her green eyed daughter Nagham clings to her. “Some of them are incontinent and they wake up in the night and start crying. My daughter Nagham has to hold onto me all the time. They understand it’s a war.”

The impact of the airstrikes and incursions on the children of the Gaza Strip has been acute. Faten’s seven year old nephew Di’a was in school a few days ago, when he heard an unmanned Israeli drone in the sky. He automatically picked up his schoolbag and ran home, crying “The drones are still over my head. I can’t take it anymore.”

Gaza’s 1.5 million people are still being denied their rights to appropriate living conditions and humanitarian aid is still not reaching many people in need. Families like Faten’s that are not registered as refugees have not received any aid at all.

One of their only sources of income – a small patch of land where Faten’s brother grew vegetables – was bulldozed by the Israeli military a few years ago. Since then they have had to rely on help from relatives in an already beleaguered community. Border closures imposed by Israel since June 2007, have steadily tightened and continue to have a disastrous impact on the economy.

“The international community should intervene,” says Faten. “I just hope they can reach some sort of solution. If the borders were opened for food and fuel then we wouldn’t need the tunnels. It is Israel’s closure policy that has created a need for the tunnels.”

The Israeli-imposed siege has also resulted in a steady deterioration of health conditions. There are chronic shortages of vital medicines and hospital facilities that rely on electricity have been adversely affected by the lack of fuel to power generators.

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The psychological cost of the airstrikes can also not be underestimated. The bombs that Israeli warplanes are still dropping on Rafah and other parts of Gaza cause huge explosions and earth tremors and lead to sustained feelings of panic and fear among local residents, especially the elderly and children. Civilians often receive automated telephone messages before attacks, urging them to evacuate their houses near the border. But Gaza is densely populated and civilian structures including schools and hospitals sheltering displaced people, have been attacked. People feel there are no safe places left.

PCHR is calling upon the High Contracting Parties to the Fourth Geneva Convention to take effective steps to ensure Israel's respect of the Convention in the Occupied Palestinian Territories and to provide immediate protection for civilians like Faten and her family.

“We never feel safe,” adds Faten. “We know Israel will bomb again. We just hope there will be a proper ceasefire so we can come back to our homes and start to rebuild what is left.”
 


Stampa la notizia: Aftermath (1) "We Never Feel Safe"
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 08 Febbraio 2009 - 23:25

Dopo l'UNCHR anche il PCHR protesta ...

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PCHR Palestinian Centre for Human Right

Ref: 23/2009
Date: 8 February 2009
Time: 11:30 GMT

PCHR Calls for Investigation into the Death of Palestinian Tortured by Security Services in Khan Yunis

 

PCHR calls for an immediate and rigorous investigation into the circumstances of the death of Jameel Shafiq Shaqqura, 51, from Khan Yunis refugee camp, who was tortured by the Internal Security Services and subsequently died of his injuries. PCHR calls also for the results of the investigation to be made public, and for the perpetrators to be brought to justice according to the law.

According to investigations conducted by PCHR, at approximately 10:40 on Friday, 6 February, medical sources at Nasser Hospital in Khan Yunis, confirmed that Jameel Shafiq Shaqqura had died from a brain clot caused by torture and severe beating to his head. Security officers had transferred Shaqqura to Nasser hospital on 31 January, as his health had deteriorated whilst he was in their custody.

The victim's brother, 'Aatef Shaqqura gave PCHR the following testimony:

"My brother Jameel and three of his friends were summoned to Khan Yunis Sports Club on Friday, 30 January, by the Internal Security Service of the Gaza government. They were told they had to testify in a case they knew nothing about. At approximately 06:30 on Saturday, 31 January, I received a phone call from a staff member of Nasser Hospital, who informed me that my brother Jameel had been admitted into the hospital and that he was in a serious condition. I went to the hospital immediately. When I saw my brother, I saw signs of beating on his head and limbs. Jameel told me that as soon as he and his friends entered Khan Yunis Sports Club, they were handcuffed, blindfolded and taken to an unknown destination, where they were violently beaten. He added that security officers beat him to force him to change a testimony in the case. He fainted due to being subjected to violent beating."

On Saturday evening, 7 February, a delegation of Hamas members, headed by Dr. Younis al-Astal, Member of the Palestinian Legislative Council (PLC) went to pay their condolences to the Shaqqura family in Khan Yunis. Dr. al-Astal delivered a speech in which he indicated that Shaqqura had been unjustly killed, and that the movement Hamas was responsible for his death. He added that an inquiry commission had been established, and the movement would comply with the results of the inquiry. Dr. al-Astal stated that "This offense has made the movement stricter in its instructions to the Internal Security Service."

In light of the above:

1) PCHR calls for an immediate investigation into this crime, and for those responsible to be brought to justice according to the law.

2) PCHR reiterates that torture is prohibited under Palestinian law, and also constitutes a serious violation of international human rights standards and instruments, especially the Convention against Torture and Other Cruel, Inhuman or Degrading Treatment or Punishment, and that crimes of torture remain punishable long after they have been committed.

3) Stresses that arrests and detentions are regulated by Palestinian law and fall under the mandate of judicial officials, including the civil police, who are under the supervision of the Attorney-General.

Public Document

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For more information please call PCHR office in Gaza, Gaza Strip

 



Stampa la notizia: PCHR Calls for Investigation into the Death of Palestinian tortured by S.S.
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 08 Febbraio 2009 - 23:12

Ricevo dal Forum Palestina e trasmetto ... peccato non esserci ..

 

 

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CAMPAGNA S.O.S. GAZA: UNA STRAORDINARIA SOLIDARIETA’

 

Grazie anche al successo del Concerto per Gaza tenuto a Roma dal Pentamerone Musical Ensemble, che ha fruttato quasi 2000 euro di incasso netto, ad oggi la sottoscrizione lanciata dal Forum Palestina e dall’Unione Democratica Arabo Palestinese (UDAP) per sostenere l’ospedale Al Awda di Gaza ha ampiamente superato i 10.000 euro, ed altre iniziative per raccogliere fondi sono già state annunciate. Se solo si pensa che questa somma non comprende nemmeno un centesimo di finanziamenti istituzionali e che lo stanziamento “umanitario” di Regioni come la Puglia o la Toscana non supera i 50.000 euro, possiamo ben dire che l’affermazione “La solidarietà è un’arma: usiamola” questa volta non è rimasta solo uno slogan.

Vogliamo ringraziare di cuore le compagne ed i compagni che si sono impegnati e si stanno impegnando in questa iniziativa, che, sia pure in piccolissima parte, contribuirà a ricostruire e migliorare una struttura fondamentale per la resistenza del popolo palestinese, e dunque a contrastare la pulizia etnica sionista. Una delegazione del Forum Palestina e dell’UDAP consegnerà i fondi direttamente alla direzione sanitaria dell’ospedale Al Awda; in alternativa, qualora sia questa la richiesta della stessa direzione sanitaria, procederemo all’acquisto ed alla consegna sul posto dei materiali eventualmente richiestici.

Se, in un momento drammatico come questo, possiamo permetterci un’espressione più sentimentale che politica, diciamo che ci sentiamo orgogliosi di quello che tante compagne e tanti compagni stanno facendo e continuano a fare, e non avvertiamo alcuna retorica nel dire che questa iniziativa di internazionalismo concreto è l’ennesima dimostrazione di quanto siamo diversi e migliori rispetto a quel ceto politico – indifferentemente di governo o di falsa opposizione – servilmente prono agli ordini dei criminali sionisti. Continuiamo così.

Germano Monti (Forum Palestina)

 



Stampa la notizia: Campagna S.O.S. Gaza: Una Straordinaria Solidarietà
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 08 Febbraio 2009 - 23:05

Sono ricominciati l'altro ieri a Jenin gli omicidi mirati in palestina. Inoltre siamo in campagna elettorale e la campagna elettorale israeliana è come li abbiamo visti bombardare i civili inermi di Gaza: Violenta e sanguinosa...

 

 

Security Chaos and Misuse of Weapons

Misuse of Weapons by Armed Groups and Security Personnel

 

Field Updates

8 February, 2009

 

 

 

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One Civilian Killed and Five Injured in Café Explosion in Central Gaza City

 

 

On Thursday, 5 February 2009, a civilian was killed and five others were injured when unidentified individuals blew up a café in the al-Remal neighborhood of central Gaza City.

According to investigations conducted by the Palestinian Centre for Human Rights (PCHR), at approximately 23:20 on 5 February, unidentified individuals detonated an explosive device near the entrance of al-Waha café in al-Remal neighborhood, whilst workers were cleaning the café after customers had left for the night. The powerful explosion killed Rami Jamil ‘Ashour, 27, a friend of the café owner, who was inside the café at the time. Thirty year old Mohammed Farid al-‘Ajrami, who was passing by the café at the time of the explosion, was seriously injured and subsequently admitted into the Intensive Care Unit at Shifa Hospital in Gaza City.

Mohammed al-Masri, 22, and Ziyad Abu Hassira, who were both working in the café, were also injured, as were two customers, ‘Alaa' al-Ghandoor, 15, and Mohammed Doula. Their injuries were described as moderate to light.

PCHR notes with grave concern that casualties continue to be caused in the Gaza Strip by misuse of weapons, which is a continuation of the state of security chaos and misuse of weapons plaguing the Occupied Palestinian Territory (OPT). PCHR calls upon all relevant authorities to open an immediate investigation into the incident and bring the perpetrators to justice.

 

Public Document

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For more information please call PCHR office in Gaza, Gaza Strip,

 



Stampa la notizia: Esplosione al Caffè centrale di Gaza City: 1 morto e 5 feriti
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 08 Febbraio 2009 - 22:53

Tutti gli uomini di buona volontà stanno lavorando affinchè il governo di Israele spenda miliardi in avvocati e spese di tribunale. Spero di aver azzeccato il link alla notizia sul sito dello IOF, una nota è dovuta: Hamas ha recentemente condannato e ucciso un volontario di B'Tselem per collaborazionismo con lo IOF, ma di tutto ciò nulla ha reclamato B'Tselem o almeno, per onestà, a me non è arrivata alcuna protesta.

 

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B'Tselem Publishes Guidelines for Israel's Investigation into Operation Cast Lead

The human rights organization B'Tselem today (Sunday, 8 February) issued a position paper detailing the issues that Israel must investigate regarding its conduct during the operation in Gaza. Israeli military and government officials declare with confidence that the military acted according to International Humanitarian Law and that responsibility for the harm to the civilian population rests exclusively with Hamas. B'Tselem's initial survey of the military operation calls these statements into question.

B'Tselem continues to research Israel’s conduct in the Gaza Strip during the operation and will publish its findings. However, the information the organization has already collected raises grave suspicions that soldiers and commanders breached international humanitarian law. These suspicions relate not only to the conduct of individual soldiers, but primarily to questions of policy.

The extent of the harm to the Gaza civilian population from the recent operation is unprecedented. Whole families were ruined. Children were killed before their parents' eyes. Some people watched as their loved ones bled to death. The extensive harm to the civilian population is not, in and of itself, proof of violations of the laws of war. However, it requires Israel to conduct an independent and credible investigation, rather than relying solely on operational debriefings. Such an investigation is mandated by law. It is also in Israel’s best interest, says B’Tselem, as the Israeli public has a right to know what was done in its name in the Gaza Strip.

Based on the initial information, the investigation must examine the following questions, among others:

  • Did the army target civilian objects, even if they did not contribute to Hamas military actions?
  • Did the army act in accordance with the principle of proportionality, prohibiting excessive harm to civilians in relation to the anticipated concrete and direct military advantage?
  • Did the army make prohibited use of weapons, including White Phosphorous?
  • Did soldiers fire at civilians without justification?
  • Did soldiers use Palestinian civilians as human shields?
  • Did soldiers attack ambulances and medical teams while they were carrying out their duties?
  • Did the army delay the evacuation and treatment of wounded in areas in which hostilities were not taking place?

As an Israeli organization, B'Tselem focuses on Israel's human rights obligations. However, the organization states that Hamas committed grave breaches of international humanitarian law. Hamas’ method of combat and treatment of the Palestinian civilian population affects the legality of Israeli attacks and the injury they caused to civilians. However, the conduct of Hamas fighters does not grant sweeping legitimacy to all Israeli actions, nor does it prove that every injury to civilians resulted solely from Hamas’ action. B'Tselem’s findings suggest that in many cases there is a well-founded concern that civilians were harmed as a result of Israel’s breach of the principles of distinction and proportionality.

 

Sarit Michaeli

Communications Director B'Tselem

 



Stampa la notizia: B'Tselem: Guidelines for Israel's Investigation into Operation Cast Lead
Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 07 Febbraio 2009 - 19:18

Ricevo e trasmetto, con la nota che il genocidio palestinese ricalca in pieno il genocidio israeliano, ma di quest'ultimo sappiamo che non abbia generato alcuna moralità ...

 

The Second Case
 
Anis Hamadeh, February 5, 2009
 
Summary: This essay is about Gaza and the German silence between 1945 and 1968, about Israel's myths and the situation of the Palestinians who are labeled with negative stereotypes, while Jews are labeled with positive stereotypes. The Gaza pogrom was carried out with the participation of German desk-perpetrators and this would be the pure form of racism, emerging from the middle of society, something untenable in Germany. This second case of a participation in a pogrom has awoken many citizens, while others demand that the perpetrators be brought to justice. The question is asked: is it really possible after the Gaza murder to say that this is not even comparable to Germany in 1938? Do we have to say it only is no holocaust YET? What does Israel want to do with the people of Gaza? The Hitler genocide, according to the essay at hand, became mystified and covered with dogmas which would belittle all other violence, even a pogrom. It also would lead to violence when the reproach of anti-Semitism is used to oppress Palestinians. Would this be a shift of anti-Semitic racism to one against Palestinians, Muslims and Arabs? And why is there no Palestinian representation in our public life? The first issue would not be a "peace" with Palestinian suspects, but the rights of the Palestinians that they have been deprived of for many decades, because peace would mean trust. After the paradigm shift there shall finally be a unified standard for all people and no more humiliation of the victims. The German responsibility today would be to examine in how far the post-WWII silence can have caused the former victim group to understand the traumatic primal experience from out of the complementary role.
 
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It took the German public more than twenty years to start discussing the Nazi era in 1968. During this time, the official relations between Israel and Germany had been spookily good - apart from an assasination attempt against Adenauer that was played down. In this crucial phase of silence Israel has ethnically cleansed a large part of Palestine and occupied the remaining parts in 1967. Today - especially since the publication of "The Ethnic Cleansing of Palestine" (Ilan Pappe 2006) und "Myths of Zionism" (John Rose 2004) - the major myths of the foundation of the State of Israel and of Zionism are refuted by facts. The Palestinians, who have lived in the land of Canaan for centuries and millennia, today are the biggest group of refugees in the world, numbering over five million.
 
The Palestinians have had to put up with a lot: the loss of a major part of their homeland, because Europeans and Americans would have it so; partitions of the land, occupation, discrimination, and most of all: they are systematically demonized. The Palestinian, that is the Arab, the Muslim (even though 20% of the Palestinians are Christians), the terrorist. Palestinian? Suicide bomber! With ease you get one predominant image of "the Palestinian" from movies, books, plays and news, and this image helps structure our minds. Like in Eliam Kraiem's play "Sixteen Wounded", the Palestinian is the one, who - although human like "us" in many respects - ends up as a murderer and a criminal, while the Jew is the good guy. He is not the armed illegal settler, who terrorizes indigenous farmers during the olive harvest. Neither is he the navy soldier shooting at the fishermen in Gaza in their own waters, and neither is he the journalist, who calls for hate against Arabs and Muslims in the news magazine. No, he is the good guy who stands as the victim of Hitler's genocide and who has suffered. The roles are set. And now Gaza.
 
Professor Rolf Verleger, a Jew himself, writes in the new edition of his book "Israel's Irrweg" (in German, review on Anis Online): "People puzzled a lot over Israel's strategic aims in this war against Gaza. All that did not seem to be rational. And that's right. A pogrom is irrational. The motif of a pogrom is pure hate. A pogrom has a clear message for the surviving victims: 'We do not want you here. Get lost!!' This is how it was in Kishinev in 1903 and 1905, in Berlin 1938, in Kielce 1946, and now Gaza, in 2009. The degree of hate with which Palestinians are talked about in Israel is underestimated in Germany."
 

see also...

 

 



Leggi tutto... (13453 byte rimanenti) Stampa la notizia: The Second Case - by Anis Hamadeh
Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 07 Febbraio 2009 - 18:59

Articolo sulla nave umanitaria libanese attaccata dalla marina israeliana, Daily Star - Lebanon.

 

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Passengers of freighter seized by Israel return home with tales of abuse

Soldiers kicked and beat activists, journalists before setting them free

By Andrew Wander Daily Star staff Saturday, February 07, 2009

thedailystar_shipBEIRUT: A group of activists arrested after the Israeli navy seized an aid ship bound for the devastated Gaza Strip were expelled from Israel on Friday, a day after being detained by the military. Fifteen of the Togolese-flagged Tali's crew members were deported back to Lebanon and Syria early on Friday, and three others were preparing to fly to London.

Nine Lebanese and a Palestinian were handed over at the border with Israel to the UN peacekeeping force responsible for monitoring stability in southern Lebanon.

The freed crew told how they were beaten and handcuffed after Israeli gunboats fired on the ship and sailors stormed the vessel, arresting everyone on board. The boat was then towed to the Israeli port of Ashdod where it was searched.

Salam Khodr, an Al-Jazeera journalist who was on board the vessel, said the Israelis had taken the crew's possessions when they were arrested. "The Israeli army confiscated all our videotapes; we were separated from each other, we were blindfolded and handcuffed. They beat some of us; I was beaten," she said.

"The soldiers kicked Dr Hani Suleiman, in the chest and back; we asked for a physician to check Dr Suleiman who suffered short breath; one Israeli female soldier answered: 'You should have thought about his health condition before you attempted to come and break the siege of Gaza'," Khodr said.

An Israeli military spokes-man admitted that no arms had been found on the ship, which turned out to be laden with medicine, food, and humanitarian supplies for the population of the war ravaged enclave.

Israel is enforcing a tight blockade of Gaza, but said that blood donations that were on board had been immediately transferred to territory. More than 1000 units of donated blood were part of the ship's humanitarian cargo.

The Arab League described the seizure of the vessel and the detention of those on board as "an act of piracy," and said it would complain to the United Nations about the incident.

But Israeli officials defended their actions, saying that the boat had raised suspicions because "it could threaten security concerns, or furthermore, the boat could be used for smuggling banned equipment [weaponry etc.] into or out of the Gaza Strip."

The ship set sail from Tripoli on Tuesday, docking in Cyprus where its cargo was checked before beginning its onward journey towards Gaza. But it was intercepted by Israeli helicopters and gunboats as it tried to enter Gazan territorial waters.

Israel denies that their sailors fired at the ship, but passengers insist that they came under attack. "They opened fire on us," Khodr said.

The Tali remains in port at Ashdod and there has been no indication of when it will be allowed to sail.

In the months before Israel's recent military offensive in Gaza, several boats breached the naval blockade to deliver aid and free Palestinian students trapped in the coastal strip.

But since fighting in Gaza began at the end of last year, Israel has clamped down on aid shipments entering the enclave. Last month an Iranian ship was prevented from delivering humanitarian supplies, and in December a vessel belonging to the Free Gaza Movement was rammed and badly damaged by an Israeli gunboat.

The interception of the Tali marks the first time Israel has captured an aid ship and its crew, and will be seen as a clear signal that it will not tolerate further attempts to circumvent the blockade of Gaza.

Hamas has said that lifting the crippling restrictions on the territory's borders is a precondition for any sustainable ceasefire with Israel, but the Jewish state has so far refused to consider relinquishing control of the borders. - With agencies

The Daily Star

 



Stampa la notizia: La nave umanitaria libanese e le giuste proteste dopo l'attacco israeliano
Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 07 Febbraio 2009 - 18:44

Note: I'm launching an electronic newspaper "The Palestinian Telegraph"
We are in bad need for some fund~If you can help, then let me know: sameh.habeeb@gmail.com

For Publication: Invistigating a massacre by A palestinian and an American in Gaza

By: Sameh A. Habeeb
and Janet Zimmerman

Add mein FB: Sameh A. Habeeb

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"My mother, my wife, and my three daughters all held white flags..."

 

Sameh is a twenty-three year old journalist based in the Gaza Strip. He has been active for years to bring out the word of his people's suffering. Janet is a twenty-one year old journalist and an American citizen, determined to help after she had seen the horrendous crimes that perpetrated in Gaza by Israel. She crossed thousands of miles to evaluate the situation with her own eyes, her own mind, and her own heart. She stumbled across Sameh's work online, and it was not long before they became friends and united in the struggle to open the eyes of the world to the agonies in which they are so often closed. One story that caught their attention was located in the eastern Gaza Strip. It is an account of the personal catastrophe of Khaled Abd Rabo.

We began our journey and were barely able to reach the town of Abd Rabo. As we drove along, our car dipped to the right and to the left. The ground was rutted from the holes that the Israelis tore into the streets with their bombs, their bulldozing, and their fires. The land was also wounded. A once lush and tranquil neighborhood had been transformed into hell on earth. Our eyes were filled with nothing but devastation, and masses of people covered the place like flies.

Our car came to a halt and we walked down the street to Khaled's shattered home. And there was Khaled himself, sitting in the rubble of what was once a happier time.

"This house used to have four floors, and a nice garden. It brought us peace and tranquility," he began to tell us. "The Israeli army came to this house many times before, but the last was in March of 2008."

He explains how they invaded his home and investigated him and his family. "They found nothing. I am a police officer in the Ramallah government; I have nothing to do with Hamas.

"That day when they left us, they did not take anything or harm anyone," he continued. "I remember it was 12:50pm on the fourth day of the military ground invasion when the army took control of the region. A real battlefield was born and thousands of people were trapped. Nobody could leave due to the excessive fire from the Israelis, and the soldiers kept on coming, and coming, and coming.

"And then the tanks came. One of them was based only meters away from my house. There were twenty-five of us, and we were all told to leave," he said as his voice trembled and he began to cry. "The soldiers were eating chips and chocolate, and they were smiling when they killed my daughters.
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"My mother, my wife, and my three daughters all held white flags when they tried to leave the house. We saw two of the soldiers get out of their tank, and we told them how we wanted to leave. We waited and waited for their response but were given no answer. Then, to our own surprise, a third soldier emerged and he opened fire on the children with insanity.

"Souad was only seven years old, Summer was three, and Amal was of only two years. My mother was shot as well, and I watched all that I loved fall to the ground. I screamed for them to stop! I ran into the house to call civil defense, ambulances, anyone who could help.

"For one hour the injured were bleeding, and two of my daughters were killed despite the so called ceasefire. No help was able to come to us in time. One of the ambulances tried, but the Israeli soldiers stopped the paramedic and forced him to remove his clothing. They then bombed the ambulance and it was buried in rubble. The paramedic fled naked while their fire surrounded him.

"I left the house with some of my family members," Khaled continued. "We carried my mother in a crib. I held Summer in my arms, and she was still breathing despite her gaping spinal wound. I thought to myself, 'no way can I leave little Summer, even if I end up dead like my other two daughters.' I passed her to my brother and then took the body of Souad in my hands, and my wife held Amal as we left the house.

"The soldiers were firing uncontrollably above their heads and everywhere around them. Many of the houses were demolished by their tanks. As we crossed one of the roads, there was a man and he tried to save us but the snipers saw this and killed both him and his horse. When we finally reached the town of Jabaliya, we saw that everyone had brought all of the injured citizens here. So shocked were we by what we saw that we threw our bodies to the ground, and for one hour we remained there unable to fathom what has become of our people."

We asked him why he thought they would kill his children. He replied, "I am certain they were drunk, or were given orders to kill everyone including the children. This was on Harets a couple of days ago, that many Israeli rabbis were giving orders to leave no one alive," he explained. "I don't know why my daughters were killed. They never committed any crimes, they were children! They did not fire rockets at Israel, although Israel claims to only aim at those who have first fired at them.

"We are a very peaceful people, we have nothing to do with fighting or rockets. I know if I go to the court about what has happened the Israeli army would create thousands of pretexts to make their soldiers appear innocent. They have done this with many other cases before," he went on.

"It was not a war between two immense armies. Obviously, it was a war between civilians and the fourth largest army in the world: Israel. But they do not call it a war. They call it an operation."

An operation where tens of thousands of Gazans were either killed or psychologically and physically wounded. The devastation did not only effect the people, but all you can imagine. Yet buildings can be repaired and the land will grow again, but Khaled's mayhem will never be alleviated. He will never hear the laughter of Saoud and Amal again, but he will hear the aching cries of Summer. She is now paraplegic due to her injuries. The only thing that functions is her mind. A mind that will forever be telling the nightmare of what happened to her life. Even during her first interview in the hospital, in every single detail, she narrated the story to Al-Jazeera as Khaled did to us.


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Stampa la notizia: My mother, my wife and my three daughters all held white flags
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 06 Febbraio 2009 - 22:47

Prendo questa brevissima rassegna fotografica dal web "cinese", in un curioso giro tra siti, forum, bbs e blog. Le ragazze fotografate sono chiaramente israeliane. Belle, per carità, ma armate fino ai denti.

E meno male che da Santoro hanno mandato una soldatessa isterica che, pur così armata fino ai denti, ha dichiarato di avere tanta paura dei kamikaze arabi ...

 

Israele:Ragazze Armate

 

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Allora, nel bel mezzo dell'imperversare delle polemiche sui revisionisti dell'olocausto nella Chiesa Cattolica,

lo vogliamo dire?

Signori Rabbini,

queste ragazze le avete vestite da veline,

o in divisa militare

e gli avete dato in mano le armi,

ma quali sono i valori morali ?

 



Stampa la notizia: Israele: Ragazze Armate
Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 06 Febbraio 2009 - 21:39

Ricevo e trasmetto. Si tratta in effetti di un documento storico, risalente al marzo del 2006. La testimonianza è che nulla è cambiato. E resta solo la vergogna internazionale dell'osservare una campagna elettorale svolta minacciando la vita e l'incolumità fisica dei detenuti politici palestinesi, o con gli omicidi mirati a Jenin in Cisgiordania, IERI ...

 

English follows Arabic:

To the Arab Masses in the occupied territories of 1948:

Boycott the Zionist Knesset Elections!
 
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الرجاء إعادة التوزيع على أوسع نطاق للأصدقاء واللوائح البريدية والمواقع الالكترونية والفضائيات والصحف والمجلات وحيثما أمكن – لائحة القومي العربي

____________ _________ _________ _________ ________

إلى الجماهير العربية في الأراضي المحتلة عام 48: فلنقاطع انتخابات الكنيست الصهيوني

بيان من لائحة القومي العربي حول انتخابات الكنيست السابع عشر في 28/3/2006

تؤيد لائحة القومي العربي دعوة مقاطعة الانتخابات التي أطلقتها "اللجنة الشعبية لمقاطعة انتخابات الكنيست" وتشد على أيدي كل القوى والشخصيات الداعية للمقاطعة في الأرض المحتلة عام 48، وتدعو جماهيرنا العربية الصامدة في ال48 إلى مقاطعة الانتخابات الصهيونية يوم الثلاثاء الموافق في 28/3/2006 بكثافة أكبر من الكثافة التي قاطعت فيها كل انتخابات الكنيست السابقة.

ولأن قضيتنا واحدة وشعبنا واحد وأرضنا واحدة، فإن الموقف المبدئي الذي يتبناه العروبيون الشرفاء داخل وخارج لائحة القومي العربي هو: لنرفع صوتنا عالياً ولنشهر سلاح المقاطعة في وجوههم.

وإننا لندعو العرب المشاركين في تلك الانتخابات إلى إعادة النظر في موقفهم والتفكير ملياً بما سيقدمون عليه، خاصة أن آثار المشاركة في انتخابات الكنيست تنعكس سلباً على كل الشعب الفلسطيني وليس فقط في ال48. فالمشاركة في انتخابات الكنيست فعل تطبيعي أولاً، لأنه يتضمن اعترافاً بمشروعية كيان استيطاني إحلالي على الأرض العربية المحتلة يبقى الكنيست الهيئة الأعلى فيه.

والاحتلال لا تنتفي صفته بالتقادم، ونحن نستغرب فعل المشاركة لما يعنيه من قبول للاحتلال بأنه دولة وأنها ديموقراطية. فلا مشروعية لانتخابات تلحقنا بمؤسسات الاحتلال ولا لأي عملية سياسية في ظل احتلال في أي زمان ومكان.

وحيث أن الاحتلال الصهيوني يستغل المشاركة العربية في الكنيست ليقدم نفسه للعالم وللعرب أنفسهم بوجه ديموقراطي براق، وليفرض شروطه في النهاية على اللعبة السياسية، فإن المقاطعة تصبح واجباً وطنياً وقومياً وشرعياً وإنسانياً. ولذلك ندعو لأوسع مقاطعة، ولدعم المقاطعين بكل الوسائل الممكنة.

والمشاركة في الكنيست جريمة سياسية، وتمثل تخلياً عن عروبة الأرض مقابل هدف سخيف هو الحصول على مكاسب هامشية أو حقوق أقلية قومية للعرب على أرضهم المحتلة. وهذا هو معنى السعي "لإزالة العنصرية من داخل مؤسساتها": تنفيس النضال الشعبي وتشتيته من خلال توجيهه عبر مسارب آمنة للاحتلال نفسه.

والواقع أن فئة السماسرة السياسيين المستفيدين من لعب دور الكمبرادور السياسي لمصلحة الاحتلال، أي لعب دور تسخير الصوت العربي لإعطاء المشروعية للمؤسسة الحاكمة الصهيونية مقابل بعض الامتيازات لأنفسهم، هم الأكثر اندفاعاً للترويج لوهم إصلاح "إسرائيل" من الداخل، وهو وهم باتت تكشفه الجماهير العربية بصورة متزايدة في الأراضي المحتلة عام 48 مع عجز هؤلاء عن إحداث أي تأثير على القرار السياسي الصهيوني وتحولهم بالتالي إلى شواهد زور ومعارضة صورية لا قيمة مبدئية أو عملية لها.

ونود لفت النظر هنا إلى دور بعض وسائل الإعلام العربية المشبوه في تعبئة جماهيرنا للمشاركة بانتخابات الكنيست بحجة إيصال الصوت العربي. لكن وصول الصوت العربي للعالم لا يكون بإعطاء "إسرائيل" وجهاً ديموقراطياً مزيفاً عن طريق المشاركة في انتخاباتها، بل بمقاطعة تلك الانتخابات لفضح حقيقة عدم جدوى المشاركة فيها حتى على المستوى المطلبي البسيط كما اكتشفت جماهيرنا بالتجربة العملية.

لا لإضفاء المشروعية على الكنيست الصهيوني فالعدو المحتل لا يكون شريكاً!

نعم لمقاطعة انتخابات الكنيست الصهيوني! ونعم لبناء المؤسسات العربية البديلة!

لا مشروعية لانتخابات ولا لأي عملية سياسية في ظل احتلال!

نعم للنضال الشعبي العربي على الأرض، وعبر الأطر التي يبنيها بنفسه!

لا لأسرلة جماهيرنا العربية في فلسطين المحتلة عام 48!

نعم لوحدة الشعب العربي الفلسطيني في كافة أماكن تواجده ولوحدة أطره السياسية في الداخل والخارج واندماجها بالنضال الشعبي العربي، وألف لا لتجزئة القضية الفلسطينية إلى ملفات، واحد للشتات، وواحد للضفة وغزة، وثالث لل48!

الحرية لأسرانا في المعتقلات الصهيونية والأمريكية!

 

عاشت فلسطين حرة عربية من النهر إلى البحر!

 

المجد لشهداء العراق وفلسطين وكل شهداء الأمة العربية المجاهدة!

 

عاشت المقاومة العربية في كل أرجاء الوطن!

لائحة القومي العربي

Arab_nationalist@ yahoogroups. com


 

(Please Distribute Widely. This statement was originally adopted in Arabic by members of the Arab Nationalist List following a thorough discussion. The English translation is below).

 

To the Arab Masses in the occupied territories of 1948: Boycott the Zionist Knesset Elections!

 

Declaration of the Arab Nationalist List concerning the 17<sup>th</sup> Knesset elections on

28 March 2006:

The Arab Nationalist List supports the call to boycott the elections that was issued by the Popular Committee for Boycotting the Knesset Elections, and salutes all the forces and individuals in the territories occupied in 1948 who are calling for a boycott. The Arab Nationalist List calls on our steadfast Arab masses in the 1948 territories to boycott the Zionist elections on Tuesday 28 March 2006 in greater numbers than boycotted in all the earlier Knesset elections.

Because our cause is one, our people are one, and our land is one, the principled position adopted by honorable Arab nationalists, inside and outside the Arab Nationalist List is: let's raise our voices and unsheathe the weapon of the boycott in the enemy’s face.

We call on those Arabs who plan to participate in the elections to reconsider their position and to ponder deeply the step that they're about to get into. Taking part in the Knesset elections has a negative impact on all the Palestinian people, not only those in the 1948 territories. Taking part in the Knesset elections is a form of normalization, in the first place, because it implies recognition of the legitimacy of an occupying settler-colonial entity on occupied Arab land of which the Knesset is the supreme representative body.

Occupation does not cease to be occupation just because it gets older. We find it strange that some would take part in the voting, considering that it means acceptance of the occupation as a state and a democracy. There can be no legitimacy in any election that ties us to the institutions of the occupation, nor in any political process under the aegis of the occupation in any time or place.

The Zionist occupation exploits Arab participation in the Knesset to present a glowing, democratic image of itself to the Arabs and the world, and in the end to impose its terms of reference on the political arena. Thus the boycott becomes a patriotic, an Arab nationalist, a legal, and human duty. For that reason, we call for the widest possible boycott and for support of the boycotters with all possible means.

Taking part in the Knesset is a political crime, representing the abandonment of the Arab character of the land of Palestine in return for the silly goal of obtaining certain marginal gains or national minority rights for Arabs in their own occupied homeland. This is what the effort to “eliminate racism from within its institutions” means – deflating and breaking up the popular struggle by channeling it along paths that are safe for the occupation.

The fact is that the band of political speculators and profiteers who benefit from their role as political compradors for the good of the occupation – a role that turns Arab votes into means to legitimize the Zionist ruling institutions in return for a few privileges for themselves – are the ones who have the greatest motivation to spread the illusion of reforming "Israel" from within. This is an illusion that the Arab masses have exposed ever more glaringly in the territories occupied in 1948 as those political compradors continue to fail to effect any change in the Zionist policies. Their failure turns them into false witnesses and a sham opposition of no importance either in principle or practice.

We would like to draw attention to the suspicious role played by some Arab news media in mobilizing our masses to take part in the Knesset elections by using the pretext that they must make the Arab voice heard. The Arab vote cannot reach the world by giving "Israel" a false democratic façade by taking part in its elections. The Arab vote can only be delivered by boycotting those elections in order to expose the reality of the uselessness of participation in them even on the level of simple demands, as the masses of our people have discovered through their actual experience.