Conflitti

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Nome Soggetto: Conflitti

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Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 01 Febbraio 2009 - 23:41

Questo dal Global Research..

 

Israel Asserting Middle East Supremacy:

From Gaza to Tehran

 

Fascist Italy and Nazi Germany bombed, invaded and annexed countries and territories as a prelude to their quest for World Empire. Israel’s drive for regional dominance has followed in their footsteps, imitating their style: Indiscriminate aerial bombings of civilian and military facilities, a savage blitzkrieg led by armored vehicles, disdain and repudiation of all criticism from international agencies was accompanied by an open, military buildup for a new and bigger war against Iran. Like the Nazi leadership, who played on the ‘Bolshevik threat’, the Israeli high command has set in motion a vast world-wide propaganda campaign led by its world Zionist network, raising the specter of ‘Islamic terror’ to justify its preparations for a military assault on seventy-four million Iranians. Just as Nazi Germany interpreted the passivity, sympathy and impotence of the West when confronted by ‘facts on the ground’ as license for aggression, the Israeli military machine receives a powerful impetus for new wars by the Western governments’ inaction and flaccid response to its invasion of Lebanon, the bombing of Syria and now its Nazi style blitz and conquest of Gaza. For the Israeli high command, the impotence and complicity of the Western states, marks the way to bigger and bloodier wars to establish Israel’s supremacy and dominance of the Middle East, from the Red Sea to the Persian Gulf.`

Gaza Blitz: Dress Rehearsal for an Assault on Iran

Israel’s military victory in Gaza is a dress rehearsal for a full-scale military assault on Iran. In the course of their Gaza extermination campaign, Israeli political and military strategists gained a great deal of vital information about: (1) the levels of complicity and impotence of European, North American and Arab states; (2) the high degree and depth of material and political support obtainable from the United States government in pulverizing adversaries; (3) the high degree of internal support among the Jewish electorate for even the most brutal killing fields; (4) the massive unquestioning backing of an offensive war from all the biggest and most politically influential and wealthiest Jewish-Zionist organizations in the US and Western Europe; (5) the weakness and ineffectiveness of the United Nations and the incapacity of the entire range of humanitarian organizations to limit Israel’s extermination campaign directed at destroying the very existence of an entire people; (6) the unconditional backing of the entire mass media and news agencies in the US and most of the mass media in Europe and the rest of the world; (7) the willingness of the liberal critics to equally blame the victims of extermination and the exterminators for the ‘violence’, thus neutralizing any effective consequential condemnation of the Israeli state; and (8) the adaptation of practically all the journalists, writers, academics and politicians to the entire euphemistic vocabulary of the Israeli propaganda office.

For example, sustained total war is called an ‘incursion’. Ten thousand aerial assaults by hundreds of Israeli helicopters and fighter-bombers are equated with sporadic harmless homemade rocket attacks as ‘violence’. Israeli targeting of thousands of civilian homes, hospitals and basic infrastructure are labeled ‘terrorist’ targets. Resistance fighters are labeled ‘Hamas terrorists’. The bombing of the Red Cross, the United Nations relief facilities, hospitals, mosques are called ‘mistakes’ or justified as ‘launching sites for Hamas terrorists.

Israeli political leaders have drawn the lesson from their dirty little ‘war’ that they can totally destroy a nation, decimate a society and murder and maim 7000 civilians with impunity Israeli leaders learned they can carry out an offensive genocidal war without suffering breaks in diplomatic relations (except Mauritania, Qatar, Bolivia and Venezuela). The Israelis have successfully tested the loyalty and submissiveness of the major Arab regimes in the region and secured cooperation and acquiescence from Egypt, the ‘Palestinian Authority’, Jordan and Saudi Arabia. Israeli civilian-military leaders calculate that with this high degree of governmental complicity, combined with support from all the major Zionist leaders and mass media moguls, they can dismiss even large-scale street protests, repeated calls for boycotts and United Nations denunciations. Israeli leaders know that the criticism of major religious leaders and the growing number of Jewish dissidents, critical intellectuals and activists will have no consequential impact on Western governments nor lessen the fervor and loyalty of the major Jewish organizations.

 



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Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 31 Gennaio 2009 - 10:52

E' partita dal porto di Bandar Abbas quasi ai primi di gennaio, ma ancora il 29 gennaio ultimo scorso era pronta per attraccare nei porti egiziani e ne ha avuto il divieto.

Gaza: Egitto impedisce scarico aiuti umanitari di nave iraniana

Giovedì - 29 Gennaio 2009 - 11:01 IL CAIRO - L'Egitto ha dichiarato ufficialmente che non permetterà alla nave iraniana "Iran Shahed" di salpare in nessuno dei suoi porti per poter scaricare le 2mila tonnellate di aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza. Secondo una fonte anonima, citata dalla rete satellitare Press Tv, l'azione egiziana è ormai una opposizione palese agli scopi umanitari dell'Organizzazione dei paesi islamici e ed un sostegno inconfondibile al Regime Sionista. La nave iraniana carica di aiuti, rimane attualmente a distanza di 25 chilometri dalla costa di Gaza, in attesa per poter scaricare da qualche parte i suoi aiuti umanitari.

 

Agi Mondo, il sito Agi dedicato alle ONG, parlava degli ostacoli posti sul cammino della nave umanitaria iraniana il 14 gennaio ultimo scorso, proprio in concomitanza con la partenza ed il viaggio della Spirit of Humanity di Free Gaza Movement da Cipro.

 

GAZA: BLOCCATA NAVE IRANIANA, IN ARRIVO PACIFISTI CON CARUSO

(AGI/AFP) - Gaza, 14 gen. - Una nave iraniana con 2000 tonnellate di aiuti destinati alla popolazione di Gaza e' stata intercettata e bloccata dalla Marina israeliana. "Potevamo gia' vedere le luci della costa ma siamo stati costretti a far rotta verso l'Egitto", ha raccontato alla tv iraniana Ahmad Navabi, il capo dell'organizzazione umanitaria iraniana che ha organizzato la spedizione.
Partita dal porto di Bandar Abbas due settimane fa, la nave trasportava medicine, cibo e vestiti che adesso, ha detto il comandante Navabi, si tentera' di "spedire via terra attraverso il valico di Rafah".
A far rotta verso la Striscia con 200 casse di aiuti c'e' anche la "Spirit of Humanity", la nave dell'organizzazione non governativa Free Gaza su cui viaggia l'eurodeputato di Rifondazione, Francesco Caruso insieme a colleghi spagnoli, belgi e greci, e a medici, giornalisti, osservatori internazionali. "La nostra presenza", ha spiegato il senatore spagnolo Joan Josep Nuet, "vuole dissuadere Israele dal tentativo di impedire la missione con azioni violente". Una missione che il governo israeliano ha definito "provocatoria e estremamente riaschiosa".
Nel frattempo le condizioni umanitarie a Gaza continuano a peggiorare. Jacob Kellenberger, il presidente della Croce Rossa internazionale, ha definito "scioccante" la situazione nella Striscia di Gaza. "Fa una certa impressione vedere tutti questi feriti e soprattutto che tipo di ferite hanno. ma soprattutto, il numero di persone che arriva negli ospedali per essere socorsa cresce di giorno in giorno, ma non si sono ne' medici ne' medicine sufficienti".
La Croce Rossa ha fatto appello alle autorita' israeliane perche' autorizzino l'ingresso a Gaza di un maggior numero di ambulanze al fine di prelevare i feriti e far evacuare la popolazione. "Una tregua umanitaria di tre ore", ha detto il presidente della Croce Rossa e' una cosa positiva ma assolutamente insufficiente". (AGI)
 
(AGI) - Gaza, 14 gen. - Una nave iraniana carica di medicine, cibo e vestiti destinati alla popolazione di Gaza, e' stata intercettata e bloccata dalla Marina israeliana. "Potevamo gia' vedere le luci della costa ma siamo stati costretti a far rotta verso l'Egitto", ha detto alla televisione iraniana Ahmad Navabi, il capo dell'organizzazione umanitaria iraniana che ha organizzato la spedizione.
La notizia e' stata confermata anche da un portavoce militare israeliano che ha fatto sapere che "la Marina israeliana ha comunicato via radio che le coste sono blindate e sarebbe stato usato qualsiasi mezzo per impedire all'imbarcazione di entrare in porto".
Partita dal porto di Bandar Abbas due settimane fa, la nave trasportava un carico di 2000 tonnellate di aiuti che adesso, ha detto il comandante Navabi, "cercheremo di spedire via terra attraverso il valico di Rafah".
Nel frattempo, in Iran, la massima autorita' religiosa, l'ayatollah Ali Khamenei ha lanciato una fatwa per imporre il boicottaggio dei prodotti israeliani e di quelle imprese internazionali che commerciano con Israele.
Ma non e' stata solo l'Iran a tentare di inviare aiuti umanitari alla popolazione palestinese ormai stremata da 19 giorni di assedio. A far rotta verso la Striscia c'e' anche la "Spirit of Humanity", la nave dell'organizzazione non governativa Free Gaza, con a bordo un carico di 200 casse di alimenti, medicine e materiale ospedaliero donati dalla Grecia e da altri paesi europei.
Insieme agli uominidell'equipaggio, sull'imbarcazione viaggiano medici volontari, giornalisti, osservatori internazionali insieme a diversi parlamentari europei fra i quali l'italiano Francesco Caruso, il senatore spagnolo Joan Josep Nuet insieme ad altri colleghi greci e belgi. "La nostra presenza", ha spiegato Nuet, "vuole dissuadere Israele dal tentativo di impedire la missione con azioni violente". Una missione che il governo israeliano ha definito "provocatoria e estremamente riaschiosa".
"Sappiamo che non sara' facile", ha detto Hueaida Arraf, uno dei coordinatori dell'ong, "ma se la Marina israeliana cerchera' di fermarci, sara' un attacco deliberato a civili che trasportano aiuti umanitari. Nonostante le minacce, cercheremo di entrare a Gaza. Non possiamo aspettare che Israele si decida a fermare il massacro".
Nel frattempo le condizioni umanitarie a Gaza continuano a peggiorare. Jacob Kellenberger, il presidente della Croce Rossa internazionale, ha definito "scioccante" la situazione nella Striscia di Gaza. "Fa una certa impressione vedere tutti questi feriti e soprattutto che tipo di ferite hanno. ma soprattutto, il numero di persone che arriva negli ospedali per essere socorsa cresce di giorno in giorno, ma non si sono ne' medici ne' medicine sufficienti". La Croce Rossa ha fatto appello alle autorita' israeliane perche' autorizzino l'ingresso a Gaza di un maggior numero di ambulanze al fine di prelevare i feriti e far evacuare la popolazione. "Una tregua umanitaria di tre ore", ha detto il presidente della Croce Rossa e' una cosa positiva ma assolutamente insufficiente".
 

ISRAELE E PROPAGANDA DI GUERRA

(QUOTE: copio SOLO la riguardante la nave dall'articolo che potete leggere qui)

I servizi segreti israeliani sono certi che oltre ai generi di prima necessità Hamas si stia preparando a riprendere il traffico di armi e che dietro questa operazione ci sia l’Iran, ipotesi tra l’altro già ventilata durante gli ultimi giorni del conflitto.

E’ per questo che Israele e Stati Uniti stanno pattugliando da tempo il Mar Rosso e l’ingresso al Golfo di Aden e da qualche giorno, in collaborazione con la Marina Militare egiziana, danno la caccia ad un mercantile che, partito il 17 gennaio scorso dal porto iraniano di Bandar Abbas, starebbe trasportando 60 tonnellate di armi, inclusi 50 Fajr-5, razzi d'artiglieria con calibro da 333 mm e testata da 90 kg che hanno un range che si aggira intorno ai 75 chilometri.

A condurre la caccia sarebbe la USS San Antonio, la nave da guerra americana che guida la task force CTF 151, la missione internazionale che da tempo da la caccia ai pirati somali che operano nella vasta aerea geografica compresa tra il Golfo di Aden, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano. La notizia, diffusa dal sito israeliano Debka, lascia però perplessi quando si parla di un cargo targato Iran-Hedayat che una volta entrato in acque internazionali avrebbe cambiato il nome in Famagustus e sarebbe ora registrato come battello battente bandiera panamense. Raggiunta la costa sud-orientale del Sinai la nave consegnerebbe il carico nelle mani di un gruppo di trafficanti beduini che da El Arish raggiungerebbero poi la costa mediterranea della penisola e quindi la Striscia di Gaza. Ipotesi azzardata o rischio calcolato? (END QUOTE)

 
NOTA BENE: E' così, con questo genere di operazioni di disinformazione e di informazione propagandistica mirata, che possono nascere gli episodi che danno origine a conflitti, bombardamenti e altro.

Anche i media italiani stanno nascondendo l'esistenza della nave umanitaria iraniana e questo accade mentre lo IOF e l'esercito americano, congiuntamente, divulgano informazioni false e tendenziose, nonché vigilano, Obama permettendo, che a Gaza non pervengano aiuti umanitari.

 



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Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 27 Gennaio 2009 - 19:43

In questa "sacrosanta" giornata si respira aria di sovversione, un anelito che proviene direttamente dal cuore del mondo del giornalismo.

Proprio oggi, infatti, è pubblicato il mio articolo fotografico sulla scuola Unrwa su AgoraVox e, sempre oggi, anche Media Channel sceglie il medesimo argomento per attaccare il servilismo dei media americani nei confronti di Israele. Ancora oggi, un mio articolo molto moderato e riflessivo, è passato sulla lista di soli giornalisti del sindacato.

 

 

With Gaza, Journalists Fail Again

By Truth Dig.

 

ivg

By Chris Hedges

rainbow_american_israel_media_project The assault on Gaza exposed not only Israel’s callous disregard for international law but the gutlessness of the American press. There were no major newspapers, television networks or radio stations that challenged Israel’s fabricated version of events that led to the Gaza attack or the daily lies Israel used to justify the unjustifiable. Nearly all reporters were, as during the buildup to the Iraq war, pliant stenographers and echo chambers. If we as journalists have a product to sell, it is credibility. Take that credibility away and we become little more than propagandists and advertisers. By refusing to expose lies we destroy, in the end, ourselves.

All governments lie in wartime. Israel is no exception. Israel waged an effective war of black propaganda. It lied craftily with its glib, well-rehearsed government spokespeople, its ban on all foreign press in Gaza and its confiscation of cell phones and cameras from its own soldiers lest the reality of the attack inadvertently seep out. It was the Arabic network al-Jazeera, along with a handful of local reporters in Gaza, which upheld the honor of our trade, that of giving a voice to those who without our presence would have no voice, that of countering the amplified lies of the powerful with the faint cries and pain of the oppressed. But these examples of journalistic integrity were too few and barely heard by us.

We retreated, as usual, into the moral void of American journalism, the void of balance and objectivity. The ridiculous notion of being unbiased, outside of the flow of human existence, impervious to grief or pain or anger or injustice, allows reporters to coolly give truth and lies equal space and airtime. Balance and objectivity are the antidote to facing unpleasant truths, a way of avoidance, a way to placate the powerful. We record the fury of a Palestinian who has lost his child in an Israeli airstrike in Gaza but make sure to mention Israel’s “security needs,” include statements by Israeli officials who insist there was firing from the home or the mosque or the school and of course note Israel’s right to defend itself. We do this throughout the Middle East. We record the human toll in Iraq, caused by our occupation, but remind everyone that “Saddam killed his own people.” We write about the deaths of families in Afghanistan during an airstrike but never forget to mention that the Taliban “oppresses women.” Their crimes cancel out our crimes. It becomes a moral void. And above all we never forget to mention the “war on terror.” We ask how and who but never, never do we ask why. As long as we speak in the cold, dead language of those in power, the language that says a lie is as valid as a fact, the language where one version of history is as good as another, we are part of the problem, not the solution.

see also on Media Channel

 



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Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 27 Gennaio 2009 - 11:12

 

Per non dimenticare l'Olocausto e quello che è avvenuto dopo la shoa.

Per non negare nulla, soprattutto la verità.

 

Olocausto

la Giornata della Memoria

 

http://img144.imageshack.us/img144/1432/olocaustoll8.jpg

Clicca qui

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Inviato da : Lunadicarta - Lunedì, 26 Gennaio 2009 - 21:28

Benone, finalmente quella povera gente potrà respirare. Ma questa situazione è assolutamente da monitorare dal tavolo del Patto permanente contro la guerra, per le seguenti ragioni:

a) No alle ingerenze statunitensi nel sistema giudiziario italiano

b) No all'esportazione dei metodi di interrogatorio americani in Italia

c) No all'impunità per gli agenti segreti al lavoro sul territorio nazionale

d) No ai rapimenti e alle uccisioni mirate

e) No alle politiche del Mossad in Italia

Oggi c'è Obama, che in questo modo pensa di far bene. Cuba ringrazia. Domani vincerà le prossime presidenziali un "terzo" Bush e ci ritroveremo infestati delle ingiustizie, che l'imperialismo statunitense produce contro la libertà dei cittadini del mondo.

Di seguito i testi di agenzia sulle dichiarazioni di Frattini.

 

guantanamo_detenuti

 

 

GUANTANAMO: FRATTINI, ITALIA ESAMINA LISTA DI DETENUTI DA ACCOGLIERE

(ASCA-AFP) - Bruxelles, 26 gen - Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha fatto sapere che l'Italia sta gia' ''esaminando'' una lista di detenuti del carcere di Guantanamo da accogliere nel nostro Paese, anche se non c'e' ancora ''una domanda formale da parte degli Stati Uniti''. ''Ho espresso la posizione - ha detto Frattini da Bruxelles, dove ha partecipato al Consiglio affari generali e relazioni esterne con i suoi omologhi dell'Ue - che l'Italia debba affrontare con spirito positivo questa richiesta americana, nel momento in cui verra' formalizzata. Vi sono gia' delle indicazioni di nomi che ci sono pervenute, che ovviamente stiamo esaminando''. Secondo il Portogallo, che aveva aperto il dibattito sulla questione a meta' dicembre, ''sei o sette Paesi'' in totale sarebbero pronti a cooperare con il governo statunitense. Tra di loro, l'Italia, la Francia, che si e' detta pronta a un esame ''caso per caso'', lo stesso Portogallo e la Spagna.



Guantanamo/ Frattini: Da Usa già pervenute indicazioni su...

"Apprezzamento chiusura si accompagni a solidarietà su soluzione"

Bruxelles, 26 gen. (Apcom) - L'Italia è dunque in attesa che "dagli Usa venga formalizzata" una lista di nomi di detenuti da poter ospitare, e che sarà "affrontata con spirito positivo".
Secondo Frattini "l'apprezzamento unanimemente espresso per la chiusura di Guantanamo deve accompagnarsi ad una solidarietà per la soluzione". L'Italia però non è ancora riuscita nel suo intento di fare assumere ai paesi della Ue una posizione comune sulla questione Guantanamo e lo stesso ministro ricorda che alcuni Paesi ritengono che dato che sono stati gli Usa a creare il problema devono essere loro a risolverlo.
La Ue, ha spiegato il ministro, sta definendo alcuni criteri, in collaborazione tra ministri degli Esteri e degli Interni. Tra questi vi è "l'individuazione - ha spiegato - di un framework politico di volontà di collaborare anche da parte degli Stati che non intendono ospitare ex detenuti. E' poi necessario capire la tipologia di persone che ci si chiede di ospitare: ex detenuti senza prove a carico e non pericolosi, oppure senza prove ma ritenuti pericolosi oppure ancora persone a rischio di persecuzione se rientrano nel loro paese di origine".
Frattini esclude che possano invece arrivare richieste di ospitare persone da processare, "non le accetteremmo e comunque resta nella responsabilità di chi ha aperto un'inchiesta darle seguito nel suo Paese".
Un'altra questione in discussione tra i ministri della Ue è quella che riguarda coloro che hanno diritto all'asilo "poichè questo comporta, se concesso - ha detto Frattini -, la libera circolazione almeno dentro lo spazio Schengen, quindi in questo caso la decisione di un Paese ricade anche su tutti gli altri".
Il ministro ha poi fatto accenno a possibili interventi normativi per accogliere particolari categorie di ex detenuti. "Come facemmo, con una legge ad hoc, per i palestinesi della capanna di Betlemme, con una legge speciale che ne prevedeva la custodia e non la detenzione, ma limitandone la libertà di circolazione". Frattini ha ribadito che "in prigione non possiamo tenere nessuno, questo è sicuro, ma gli stessi Stati uniti non lo richiederanno".
Frattini ha affermato poi che non è noto quali altri paesi europei siano disposti ad ospitare ex detenuti. "Non so se altri sono disponibili a farlo ora, ma qualcuno lo ha già fatto, come la Gran Bretagna, il Belgio. Il Portogallo so che si è offerto".
 
 


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Inviato da : Lunadicarta - Venerdì, 23 Gennaio 2009 - 23:30

Ecco, il mitico Fulvio Grimaldi la pensa quasi esattamente come la sottoscritta, sul massacro di Gaza e su come Napoli è stata bombardata per 23 giorni consecutivi. Per questo, io la foto alla Annunziata non gliela concedo. Di seguito l'ultimo articolo di Grimaldi.. Lu'
 
 
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ARMI PROIBITE: FOSFORO, DIME, URANIO E LUCIA

 
La Grande Bugia è una bugia così enorme da far credere alla gente, che nessuno potrebbe avere l’impudenza di distorcere la verità in modo così infame. (Adolf Hitler, “Mein Kampf”)
 
 
1500 uccisi in 22 giorni (di cui solo 95 combattenti), con altri da recuperare da sotto le macerie, 5.600 feriti, di cui gran parte morituri per ferite incurabili, 1 milione mezzo contaminati dalle bombe all’uranio, 22mila case demolite, 220mila persone senza tetto, tutte le infrastrutture per la vita distrutte. Questi i numeri dell’eroico, moralissimo, quarto esercito del mondo nella sua guerra contro un popolo inerme, affamato, minato nel corpo e nello spirito, privato di tutto da mesi, che lancia razzi di latta e fa qualche buco nella sabbia o nei muri. E lo fa DOPO che l’aggressore di sempre aveva bloccato la vita di tutta una popolazione per 18 mesi e infranto la tregua il 4 novembre uccidendo sei palestinesi a Gaza. Questi i numeri da sempre di noialtri civilizzati che, dal “nuovo mondo” da rapinare e ripulire di gente indigena, al Congo dei 20 milioni trucidati da Leopoldo I, dal Vietnam napalmizzato all’Iraq uranizzato, sappiamo tecnologicamente uccidere a distanze irraggiungibili da nemici con frecce e kalashnikov. Così i mitici combattenti di Tsahal hanno potuto radere al suolo l’intera Gaza, senza rischiare di arrivare a tiro dei moschetti palestinesi. E tuttavia hanno perso e sono dovuti andar via senza aver raggiunto lo scopo dichiarato: eliminare la Resistenza , fargli rivoltare contro il popolo. Così i prodi occupanti della Cisgiordania sanno fucilare ragazzini, prima che gli arrivi il loro sasso. Per tentare di schiacciare questo popolo in una tenaglia di morte e sottomissione, la quarta potenza militare del mondo ha lanciato da aria, terra e mare un ininterrotto tsunami di morte a base di armi proibite.

Quello che i Mengele israeliani combinano con queste armi l’avevo visto con i miei occhi nel laboratorio Libano, estate 2006, insieme al Dr. Ibrahim Faraj dell’ospedale di Tiro, rimasto nel suo ospedale mentre gli psicopatici di Tel Aviv lo tempestavano di ordini di andarsene e polverizzavano i dintorni (vedi il mio Gaza, Baghdad, Beirut: delitto e castigo, Malatempora ed.). Ragazzi in fiamme inestinguibili da fosforo bianco, interni di persone maciullati da DIme (Dense Intensity Metal Explosive), gambe stroncate da bombe a grappolo, necrosi inarrestabili da armi chimiche. E il Dr. Ibrahim amputava, amputava, fino a che non c’era più nulla da amputare. La guerra era persa, i sadici vigliacchi erano stato respinti nel loro Stato razzista, teocratico, monoetnico, ma la tecnologia Usa fornita all’avamposto imperialista in Medio Oriente aveva vinto la sua scommessa. Si poteva procedere con Gaza.

Su questo sfondo va vista l’esibizione di Lucia Annunziata nella trasmissione “Anno Zero” dell’8 gennaio 2009, quando si lanciò contro i corpi frantumati dall’infanticidio di Gaza, mostrati da Michele Santoro, urlando improperi sull’impostazione “filopalestinese” dell’unico giornalista che aveva osato far vedere ciò che l’intera ciurma del giornalismo italiano aveva occultato. Già era successo con Santoro ai tempi dell’aggressione alla Jugoslavia, quando un premier italiano, criminale di guerra e violatore della Costituzione, si precipitò a frantumare Belgrado e, addirittura, il Kosovo “da salvare” da una fittizia “pulizia etnica” del fittizio “dittatore” Milosevic. Una trasmissione dal Ponte Branco della capitale serba che lacerò i pudichi veli con i quali i corifei dell’ ”intervento umanitario” avevano coperto i massacri. Anche lì ci si accanì contro i bambini: non solo bombe a grappolo che sembrano balocchi o biscotti, ma, come mostrarono i miei documentari girati in quei giorni, bombe intelligentemente mirate a bloccare il funzionamento delle incubatrici negli ospedali, bombe su scuole e asili. Togliere di mezzo l’infanzia è lo strumento per eliminare popoli di troppo.
 
segue ...
 


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Inviato da : Lunadicarta - Giovedì, 22 Gennaio 2009 - 19:54

 

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Improvvido cammino dell’India verso Washington, passando per Tel Aviv

 

di Vijay Prashad
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
Vijay Prashad's ZSpace Page / ZSpace

Giovedì 27 novembre 2008, nel pieno degli attacchi terroristici a Mumbai, Imran Babar, uno dei terroristi, dalla Nariman House si metteva in comunicazione con India TV. Egli usava un telefono cellulare che apparteneva al Rabbino Gavriel Holtzberg, il co-direttore del Chabad-Lubavitch Center. Il giorno dopo, Babar e i suoi consoci ammazzavano il Rabbino Holtzberg e sua moglie Rivka.
La chiamata telefonica non era stata lunga. Babar aveva aperto con un commento che ai più è sembrato avere poco senso: “Voi chiamate specialisti dell’esercito di [Israele] a interessarsi del Kashmir. Chi sono costoro per venire nel J&K [Jammu e Kashmir]? Questo è un affare tra noi e gli Indù, il governo Indù. Cosa viene a fare Israele qua?”.
Fuori dei confini di Hakirya, il “campus” dell’alto comando di Israele, e del South Block, che ospita i ministeri Indiani degli Affari Esteri e della Difesa, poco si conosce rispetto agli argomenti a cui faceva riferimento Babar con il suo “ciarlare”.
In buona sostanza, Babar faceva riferimento ai legami sempre più stretti fra India ed Israele, relativi alle problematiche sulla sicurezza e di natura militare. In più, avrebbe potuto anche riferirsi agli attualmente più che solidi collegamenti fra la Destra Indù e la Destra Israeliana, e a come le opinioni di queste destre sui conflitti che si estendono da Gerusalemme a Srinagar [N.d.tr.: capitale estiva dello stato federato dello Jammu e Kashmir] siano lo specchio conforme del punto di vista dei jihadisti, come Babar.
Imran Babar e i suoi compagni terroristi hanno maturato il loro punto di vista critico a partire dai principi standard di anti-Semitismo e di anti-Americanismo, che rendono ciechi molti jihadisti e li riempiono di livore.
Piuttosto di esprimere un giudizio articolato sui motivi delle loro posizioni di contestazione, loro si rifugiano in un mondo immaginario, del tutto identico a quello che viene delineato dalla Destra Israeliana-Destra Indù, in cui Ebrei, Indù e America sono schierati contro i Musulmani.
Il fatto che i terroristi abbiano attaccato il Chabad-Lubavitch Center induce alla considerazione che le vittime del terrorismo vengano poste nello stesso mazzo, sia quelle in un ristorante di Haifa che in un treno di Mumbai, fra l’11 settembre e il 26 novembre.
In questo modo si spianano le significative differenze e si riduce la violenza ai puri atti in sé, piuttosto che al contesto sociale che ha indotto individui alle azioni terroristiche.
Mumbai provoca la Destra a fare ricorso a soluzioni di guerra e di sorveglianza, metodi che possono creare un senso momentaneo di sicurezza, prima che avversari astuti trovino nuovi mezzi tecnologici per colpire in risposta. Non esistono soluzioni tecniche comuni: meglio fucili di precisione o analizzatori dell’iride, meglio banche dati di intelligence o pungoli elettrici da bestiame?
Le armi usate per assestare il colpo di grazia ai terroristi non sono altro che le incubatrici di una nuova generazione di terroristi. Questa è una lezione elementare, però estranea a coloro che sono alla ricerca della pallottola d’argento.

Cosa viene a fare Israele qua?

Il 10 settembre 2008, un ufficiale ai vertici dell’esercito di Israele, il Generale Avi Mizrahi era arrivato a New Delhi. Egli si incontrava con ufficiali Indiani, comandanti dell’esercito, della marina e dell’aviazione, prima di recarsi per una breve visita nel Jammu e Kashmir.
Mizrahi, un ufficiale di lunga carriera nella Forza di Difesa di Israele (IDF), teneva una conferenza sul tema del contro-terrorismo ad ufficiali superiori dell’esercito Indiano nella base militare di Akhnur, nei pressi del confine Indo-Pakistano.
Più tardi, a Srinagar, Mizrahi e il suo omologo Indiano, il Comandante dell’Esercito Deepak Kapoor, firmavano un accordo congiunto per attività di contro-terrorismo, in particolare per l’addestramento da parte di commandos Israeliani di soldati Indiani nel combattimento urbano.
La visita di Mizrahi nel 2008 non costituiva un’occasione straordinaria. Era già stato in India nel febbraio 2007.

segue ...

 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 21 Gennaio 2009 - 13:00

Obama ha dichiarato tempo fa di voler chiudere Guantanamo. Buoni propositi elettorali? Probabile. Di certo tutti i processi militari sono bloccati da oggi e per 120 giorni. 4 mesi nei quali non si potrà presentare ricorsi e prove documentali a carico o a discolpa dei prigionieri. Questi 120 giorni occorreranno agli states per il riordino delle procedure in tema di terrorismo.. Ma.. cosa sta dicendo Barack Obama agli americani e al resto del mondo? Se lo chiedono anche quelli di Alternet: (Obama's Inauguration Speech: A Call for Responsibility and Sacrifice at a Time of Gathering Storms ecc..).
 
 
Obama moves swiftly on Guantanamo

By Ben Fox, Associated Press
Wednesday, 21 January 2009


barack_obamaThe US moved today to halt the Guantanamo war crimes trials, filing motions to suspend proceedings for 120 days until President Barack Obama's administration completes a review of the system for prosecuting suspected terrorists.

The motions, made at the direction of Obama and Defense Secretary Robert Gates, will be considered early Wednesday by the military judges hearing the cases of five men charged in the Sept. 11 attacks and of Canadian Omar Khadr, who is accused of killing an American soldier with a grenade in Afghanistan in 2002.

In the motion filed for the Sept. 11 case, US military prosecutor Clay Trivett says a continuance is necessary in all pending cases because the review may result in significant changes to the system.

"The interests of justice served by granting the requested continuance outweigh the interests of both the public and the accused in a prompt trial," Trivett wrote. He said the motion was written at the direction of the president and defense secretary.

"It will permit the newly inaugurated president and his administration to undertake a thorough review of both the pending cases and the military commissions process generally," he added.

Human rights group at Guantanamo to observe this week's session of the war crimes court welcomed what appeared to be the looming end of the special tribunals.

"It's a great first step but it is only a first step," said Gabor Rona, international director of Human Rights First. "The suspension of military commissions so soon after President Obama took office is an indication of the sense of urgency he feels about reversing the destructive course that the previous administration was taking in fighting terrorism."

Jamil Dakwar, director of the human rights program at the American Civil Liberties Union, said it was a positive step but "the president's order leaves open the option of this discredited system remaining in existence."

Relatives of victims of the Sept. 11 attacks, who were also at the base to observe the hearings, have said they oppose any further delay in the trials of the men charged in the case.

The motion for a suspension came on the day a military judge adjourned the war crimes court just before Obama was sworn in by noting the future of the commissions is in doubt. The hearings were dismissed until Wednesday "unless otherwise ordered."

There are war crimes charges pending against 21 men, including the five charged with murder and other crimes in the Sept. 11 case. Judges will be required to suspend the other cases as well though hearings may not be necessary.

Obama has said he will close Guantanamo, where the US holds about 245 men, and had been expected to suspend the widely criticized war-crimes trials created by former President George W. Bush and Congress in 2006.

The president's nominee for attorney general has said the so-called military commissions lack sufficient legal protections for defendants and that they could be tried in the United States. 
 
 
 
bush_obama_street
 
 
Vi segnalo, da Alternet e Flickr, per la serie "gli americani sono matti", la città di San Francisco che intitola ad Obama via Bush..: Bush Street Signs Now Read 'Obama' in San Francisco (I Love This City)
 


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Inviato da : Lunadicarta - Martedì, 20 Gennaio 2009 - 14:50

Copio e incollo un articolo, che risponde parzialmente alle evidenze di una censura sulle liste e sui newsgroups Yahoo italia. Io ho gli account bloccati da dicembre, con l'inizio del bombardamento su Gaza, quando cioè io dovevo spedire alle associazioni l'appello degli Artisti. Ad oggi, alcuni di questi newsgroups hanno espulso lo stesso troll anche 4 o 5 volte. Ma il sito web dei pedofili israeliani, quello NO, non l'hanno ancora chiuso...

 

Israel Recruits Army Of Bloggers

To Troll Anti-War Websites

Paul Joseph Watson, Prison Planet

 

Jan 19, 2009

Israel has announced that it is setting up a network of bloggers to combat websites deemed "problematic" by the Zionist state, presumably to propagandize about the necessity of killing babies and infants in the name of self-defense.

Israel’s global reputation for being the new Nazis was already firmly established, but the ceaseless and indiscriminate bombing of Gaza, labeled a war crime by international observers, has hardened opinion against the country and this has manifested itself nowhere more than the world wide web.

Israel’s response will be to flood the Internet with PR agents who will attempt to create a phony consensus that the ZIonist state’s barbarian actions are justifiable.

According to a report in Haaretz, the Immigrant Absorption Ministry is setting up "an army of bloggers" who will "represent" Israel on "anti-Zionist blogs" in English, French, Spanish and German.

The ministry’s director-general Erez Halfon told Haaretz that over a million people who speak a second language are being targeted in a recruiting drive that will then direct the volunteers to web sites deemed "problematic." Presumably their mission would be to troll comment boards and forums with pro-Zionist arguments, a public relations stunt that we have seen employed by other entities such as Monsanto and more recently Centcom and the U.S. Air Force.

Such ongoing efforts to infiltrate the Internet and propagandize for the war on terror are well documented.

CENTCOM has programs underway to infiltrate blogs and message boards to ensure people, "have the opportunity to read positive stories,"presumably about how Iraq is a wonderful liberated democracy and the war on terror really is about protecting Americans from Al-CIAda.

In May 2008, it was revealed that the Pentagon was expanding "Information Operations" on the Internet with purposefully set up foreign news websites, designed to look like independent media sources but in reality carrying direct military propaganda.

More recently the New York Times published an expose on privately hired operatives who have been appearing on all major US news networks promoting the interests and operations of the Pentagon and generating favorable news coverage of the Bush administration while posing as independent military analysts.

This operation was formally announced In 2006 when the Pentagon set up a unit to "better promote its message across 24-hour rolling news outlets, and particularly on the internet". Again, the Pentagon said the move would boost its ability to counter "inaccurate" news stories and exploit new media.

Just over a week ago, the US Air Force announced a "counter-blog" response plan aimed at fielding and reacting to material from bloggers who have "negative opinions about the US government and the Air Force."

The plan, created by the public affairs arm of the Air Force, includes a detailed twelve-point "counter blogging" flow-chart that dictates how officers should tackle what are described as "trolls," "ragers," and "misguided" online writers.

:: Article nr. 51021 sent on 20-jan-2008 01:27 ECT www.uruknet.info?p=51021Link: www.prisonplanet.com/israel-recruits-army-of-bloggers-to-troll-anti-war-websites .html

 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledì, 14 Gennaio 2009 - 16:35

Articolo serio da L'Unità. (o de' "Obama, le prime azioni di nascosto dagli americana.."). Oppure sono d'accordo quelli dell'industria bellica con i servizi segreti per spaventare la nazione con il terrorismo, e procacciarsi così il cordoglio per i 5 morti israeliani dell'attuale conflitto, il risultato è lo stesso: il placet per l'invio di nuove armi ad Israele ... Lu'

 

 

israele_uaar

Gaza, Bin Laden «invita al Jihad»

L'Onu: «Uso eccessivo della forza»

 

ben_laden«I capi dei movimenti islamici devono invitare al Jihad per Gaza»»: con queste parole inizia il messaggio audio dedicato alla crisi di Gaza attribuito ad Osama Bin Laden. Si tratta di un documento della durata di 22 minuti e diffuso dai principali forum jihadisti in internet. Rivolgendosi alla «cara nazione musulmana» il leader di al Qaeda sottolinea che «uno dei problemi che riguardano gli sforzi per liberare la Palestina è quello dei governanti arabi che tradiscono come è avvenuto nel 1948 quando tutti i re erano asserviti ai britannici». Oggi, continua Bin Laden, con un diretto riferimento all'Iraq post-Saddam «in ogni capitale araba c'è un Bremer e un Allawi che esegue gli ordini» delle potenze straniere. I governanti arabi, per il leader di al Qaeda «sono tutti nemici della nostra comunità: controllano i media e i sermoni del venerdì».

«C'è un uso eccessivo della forza nell'operazione israeliana, che deve essere fermato immediatamente». Lo ha detto il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon in una conferenza stampa al Cairo con il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul Gheit. «Chiaramente molti palestinesi sono stati uccisi - ha aggiunto Ban Ki-Moon - c'è stata una grande distruzione, una cosa molto triste e inaccettabile. Anche israeliani sono stati uccisi e traumatizzati. Abbiamo condannato questi atti così come l'attacco indiscriminato e sproporzionato e abbiamo chiesto di risparmiare la popolazione civile».

L’emergenza umanitaria in città è ormai sotto gli occhi del mondo. La popolazione è stretta in una trappola mortale dall’esercito israeliano. Non può scappare, non può arrendersi, non può essere soccorsa. Un’altra notte è passata tra colpi di razzi, lanciarazzi e spari di mitraglia mentre i bombardamenti aerei notturni hanno colpito una sessantina di obiettivi tra commissariati di polizia nella città di Gaza, siti di lancio di missili, nove depositi di armi e 35 tunnel: almeno secondo quanto dichiarato dall’esercito.

Il 19° giorno di guerra inizia senza ancora un conto aggiornato dei morti, che il giorno precedente già ammontavano però a 70 nella sola giornata di ieri e quindi 975 dal 27 dicembre con oltre 4.400 feriti, secondo l'ultimo bilancio del capo dei servizi di urgenza a Gaza, Mouawiya Hassanein.

Segue su L'Unità online

 



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