Medioriente
Articoli riguardanti i paesi del Medioriente
Di seguito c'Ŕ la lista degli articoli pubblicati per questo argomento.


Nome Soggetto: Medioriente

Inviato da : edvino.ugolini - Martedý, 11 Ottobre 2011 - 16:47

 

Edvino Ugolini alla Carovana per l'Acqua

nei Territori Occupati

 

Si è svolta dal 10 al 17 settembre la Carovana per l'acqua che ha attraversato i territori palestinesi occupati. La carovana era organizzata dal Movimento per l'acqua italiano e da varie associazioni, Cevi, Pax Cristi e altre.  

La delegazione composta da una trentina di persone si è recata nelle località dove maggiore è il problema delle risorse acquifere e della loro distribuzione, nella fattispecie Betlemme, Ramallah, Jenin, Qalqidia, Hebron, Valle del Giordano, Tulkarem.

La delegazione ha partecipato alla conferenza per l'acqua che si è svolta a Gerico e alla conferenza stampa svoltasi a Hebron, in presenza delle autorità locali e dei Comitati Popolari di Resistenza non violenta.  

 

Edvino Ugolini

Inviato per la Rete Artisti contro le guerre

 

 



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 02 Marzo 2009 - 15:31

Era il febbraio 2006, dopo pochi mesi Israele avrebbe invaso il Libano penetrandolo come un coltello affonda nel burro e bombardando ministeri, ponti, case e soprattutto gli organi di stampa e la popolazione civile. Di seguito l'articolo da Al Jazeera English su You Tube.
 
*** 
 
The Hague tribunal in the Netherlands that is to try suspects accused of sanctioning and planning the death of Rafik Hariri, the former Lebanese prime minister, has opened.
 
But the main suspects are being held without charge thousands of miles away in Lebanon.
 
Al Jazeera's Nadim Baba reports.
 

Hariri tribunal opens at The Hague

- 01 Mar 09

 



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Inviato da : Lunadicarta - Martedý, 03 Febbraio 2009 - 20:16

February 2, 2009

 

counterpunch

 

 

 

 

Collusion, Complicity and Sheer Insanity

Gaza and the Crimes of Mubarak

By RANNIE AMIRI

As staggering as the statistics detailing Gaza’s destruction may be, they still do not present a complete picture of the unique travesties and tragedies suffered by individuals, families, neighborhoods and villages during Israel’s savage 22-day assault on the tiny territory. Yet, they bear repeating. From the Palestinian Central Bureau of Statistics (www.pcbs.gov.ps) and various NGOs:

 

  • 1,334 killed, one-third of them children (more children than ‘militants’ were killed)
  • 5,450 injured, one-third of them children
  • 100,000 displaced, 50,000 made homeless
  • 4,100 residential homes and buildings destroyed, 17,000 damaged (together accounting for 14 percent of all buildings in Gaza)
  • 29 destroyed educational institutions, including the American International School
  • 92 destroyed or damaged mosques
  • 1,500 destroyed shops, factories and other commercial facilities
  • 20 destroyed ambulances
  • 35-60% of agricultural land ruined
  • $1.9 billion in total estimated damages

hosni_mubarak_and_ehod_olmertIn the face of such massive devastation and hardship—and this after the crippling 18-month siege had already reduced Gazato a state of bare subsistence—the behavior and actions of the regime of Egyptian president Hosni Mubarak remain as contemptible after the war as they were before.

On Dec. 25, just two days prior to the onset of the vicious aerial bombardment of Gaza, Israeli Foreign Minister Tzipi Livni met with Mubarak in Cairo. It is understood that Egypt gave the green light for the attack in the hope that the ruling (and democratically-elected) Islamist group Hamas would be toppled and the more pliant Fatah faction, led by Palestinian President Mahmoud Abbas, would supplant it.

see also on Counterpunch

 

 



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Inviato da : Lunadicarta - Martedý, 03 Febbraio 2009 - 19:12

 
 
 

First Iranian made satellite launched into orbit

 

The first home made Iranian satellite, dubbed 'Omid' (Hope), successfully launched into orbit on Monday by a message from President Mahmoud Ahmadinejad.

On the occassion of birth anniversary of Imam Musa Kazem, the seventh Imam of the Hazrat Mohammad's infallible household and on the threshold of the 30th triumph anniversary of the Islamic Revolution of Iran, the first home made Iranian satellite, dubbed 'Omid' (Hope), successfully launched into orbit on Monday by a message from President Mahmoud Ahmadinejad.

Omid was launched by satellite-carrier rocket, Safir 2, which is also domestically designed and produced.

Omid is a light satellite which aims to exchange data and messages to and from the ground stations.

It rounds the Earth 15 times in 24 hours and in any round it will be controlled by equipments from the earth stations.

Safir 2 is an accurate and controllable Satellite-carrier which is able to launch light satellites beyond the atmosphere and set them into a predictable orbit.

All parts of the satellite and the satellite-carrier, its engine in particular with modern technology, are produced by the Iranian aerospace experts.

Omid satellite was unveiled at the present of President Mahmoud Ahmadinejad last year and satellite carrier Safir 1 was successfully test fired eight months ago.

Irib News

 

 Aerospazio 14:03 - martedì

Iran lancia in orbita il suo primo satellite. l'"Omid"
Teheran, Iran - A bordo del vettore Safir-2

(WAPA) - L'Iran ha lanciato oggi in orbita il suo primo satellite costruito interamente nel Paese.

"In un altro importante obiettivo raggiunto dagli scienziati iraniani, l'Iran ha lanciato in orbita 'Omid' (speranza), attraverso il vettore Safir-2 (Messenger-2), anch'esso realizzato nel Paese, e versione aggiornata del Safir-1 già sperimentato lo scorso giugno", ha riferito la Tv, che ha mandato in onda anche un filmato del lancio, che è avvenuto in coincidenza con il 30° anniversario della rivoluzione islamica.

Il lancio è avvenuto mentre permangono le preoccupazioni della comunità internazionale per il programma missilistico e nucleare della Repubblica islamica, su cui gravano tuttavia sanzioni Onu. Ma il presidente Mahmud Ahmadinejad, che ha dato personalmente l'ordine di lancio ripetendo per tre volte le parole "Allah Akbar" ("Dio è grande"), ha negato ogni scopo militare.

Teheran sostiene che le sue ambizioni nucleari si limitino alla produzione di energia elettrica. (Avionews)

(050) 090203140309-1099308 (World Aeronautical Press Agency - 03-Feb-2009 14:03)

 

Le reazioni.

  

IRAN: "GRAVE PREOCCUPAZIONE" DI USA E GB PER SATELLITE

 

Washington, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno espresso "grave preoccupazione" per il lancio in orbita del primo satellite autarchico iraniano. Questo tipo di test "potrebbe portare a sviluppi sui missili balistici", ha commentato il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Robert Wood, "questo per noi e' fonte di grave preoccupazione".

Analoghi timori sono stati espressi da Londra. "Questo test conferma le nostre gravi preoccupazioni circa le intenzioni iraniane", ha affermato Bill Rammell, sottosegretario del Foreign Office britannico. "Le tecnologie per il lancio di satelliti possono avere anche applicazioni nel programma di missili balistici di Teheran e quindi l'Iran cosi' invia il segnale sbagliato alla comunita' internazionale, dopo che ha gia' disatteso cinque risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu sul suo programma nucleare.

"Preoccupazione" e' stata espressa anche dalla Francia, che attraverso il portavoce del Quai d'Orsay, Eric Chevallier, ha osservato come "non si possa fare a meno di collegare questo lancio ai seri timori per lo sviluppo di una capacita' militare atomica" da parte di Teheran. (03 febbraio 2009)

 



Stampa la notizia: Iran: nuovo satellite in orbita!
Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 01 Febbraio 2009 - 22:23

Euroconsiglio da parte di Bloggersperlapace.org:
 
Tra poco si andrà a nuove elezioni per il parlamento europeo. Ricordate di non votare filosionisti. Ce ne sono in tutti i partiti, anche dentro a Rifondazione lato Bertinotti, ed alcuni sono certamente quelli che hanno partecipato al più recente "siamo tutti israeliani", di fronte a Montecitorio.
 
E' una vergogna: che l'AdnKronos, agenzia nazionale di stampa italiana debba apprendere da Haaretz, quotidiano israeliano, che Erdogan e la Turchia abbiano minato le proprie chance di entrare in Europa.
 
Una vergogna per noi italiani, non per i giornalisti dell'Adnkronos.
 
Una vergogna Europea, avere parlamentari che fanno gli affari di Israele. 
 
Che i filosionisti abbiano colonizzato la "fortezza europea" non ci sono troppi dubbi da dichiarare, ma che le parole di Haaretz risuonino dentro le orecchie di tutte le persone di buona volontà, perché esprimono una dominazione, che non è da temere data la libertà di voto ancora presente nella vecchia Europa, ma fanno letteralmente vomitare al pensiero di chi possa averle proferite tra gli europarlamentari.
 
Attenzione quindi: di filosionisti ne abbiamo eletti un buon numero anche noi italiani.
 
La notizia.
 
UE: HAARETZ, COMPORTAMENTO ERDOGAN A DAVOS
MINA CHANCE INGRESSO IN EUROPA
 
Gerusalemme, 1 feb. (Adnkronos) - Lo scontro verbale fra il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan e il presidente israeliano Shimon Peres a Davos, avrebbe danneggiato le chances d'ingresso in Europa della Turchia.
 
Lo afferma oggi il sito del quotidiano israeliano Haaretz.
 
A quanto scrive il quotidiano, il ministero israeliano degli Esteri ha appreso che importanti diplomatici europei si sono dimostrati molto critici verso le dure parole di Erdogan contro Peres e nei confronti della sua difesa di Hamas. Un alto diplomatico europeo, di cui non e' stato reso noto il Paese, avrebbe detto: "Erdogan vuole far parte dell'Unione Europa, ma ora puo' scordarselo".
 
 
Ma non finisce qui, perché rammentate che anche Israele è in campagna elettorale. E quindi le opinioni espresse da Erdogan colpiscono duramente nel segno...
 
Le dichiarazioni di Erdogan. 
 
 
 M.O./ Erdogan: Hamas non è un "braccio dell'Iran"
Il premier turco: volontà dei palestinesi ignorata dal mondo


erdogan_tayypRoma, 1 feb. (Apcom) - Hamas è un partito politico e non un "braccio dell'Iran": lo ha affermato il premier turco Recep Tayyp Erdogan in una intervista concessa al settimanale americano Newsweek. Se la comunità internazionale gli avesse dato "la possibilità di diventare un attore politico, (Hamas) non si troverebbe nell'attuale situazione, dopo aver vinto le elezioni" nel 2006.

Secondo il premier turco, "la volontà politica del popolo palestinese" è stata ignorata dal mondo, e la comunità internazionale non ha rispettato la "legittimità" di Hamas. "La Palestina oggi è una centrale a cielo aperto", ha aggiunto.

Il premier turco ha criticato duramente l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, condotta dal 27 dicembre al 18 gennaio, con lo scopo di fermare i continui lanci di razzi Qassam contro il sud di Israele, in cui hanno perso la vita 1.300 palestinesi, tra cui molti civili.


 
 


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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 12 Gennaio 2009 - 19:11

Vuoi vedere che io posso dire chi ha organizzato l'attentato in India, per affliggere il Pakistan con una accusa di terrorismo interetnico?

 

Who killed Mr Lebanon?:

The hunt for Prime Minister Rafiq Hariri's assassins

 

In 2005, a 1,700kg bomb ripped through the heart of Beirut, taking with it Lebanon's former premier, Rafiq Hariri. His alleged assassins are due in court in The Hague early this year. But will a trial with potentially explosive implications for the entire Middle East ever be allowed to go ahead?

By Robert Fisk Sunday, 11 January 2009

beirut_reuters_110636tNear the old civil-war front line in the centre of Beirut stands a large digital clock with blood-red numbers. It has almost reached the neat, round figure of 1,500 and represents the days since Rafiq Hariri was murdered. You still hear people in Lebanon asking for "haqiqa" – "the truth"; my driver Abed even has a slim, black sticker tied to the mirror of our car with the word in Arabic script. The trouble is that as that figure on the digital clock goes on climbing, a lot of Lebanese are beginning to doubt they will ever know who murdered the billionaire and former prime minister – along with 21 others – on the Beirut Corniche on 14 February 2005. This St Valentine's Day massacre was caused by an estimated 1,700kg of explosives, but despite a massive United Nations inquiry involving Irish police officers, judges from Germany, Belgium and Canada, and the setting up of an entire tribunal headquarters in The Hague, no one has been charged.

Four men are still in the grim prison at Roumieh, north of Beirut, on suspicion of involvement in the crime; they are – or were – senior officers in the Lebanese security apparatus whose first loyalty was to Damascus rather than Beirut. In the aftermath of the assassination, everyone from the then-president of France, Jacques Chirac, to the leader of the Lebanese Druze community Walid Jumblatt saw the hand of Syria. Who else could plan such a massive explosion in one of the most supposedly secure parts of the Lebanese capital? Hadn't the Syrian president Bashar al-Assad expressed his contempt for Hariri? And weren't the string of assassination victims that followed Hariri's death all opposed to Syria? Sister Syria was the butler in the Lebanese manor house, and it was the butler what did it.

Perhaps. But now that Barack Obama is arriving in the White House with a mission to start a "dialogue" with Syria – and since America desperately needs Syria's help in preventing insurgents from attacking its troops in Iraq – it's not hard to imagine what form this "dialogue" will take. Yes, the Americans need help. Yes, Damascus will understand the need for a less confrontational approach to the Arab world from a US administration. And yes, the Americans would like Syria to break off its relations with Iran – some hope! – and with Hamas. But, hem-hem, there may be a little matter of the Hariri tribunal to be discussed before the "dialogue" begins.

see also on Indipendent.co.uk

 



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledý, 16 Maggio 2007 - 10:41



I profughi arabi:

ignorati persino da serpenti e scorpioni


traduzione a cura di Massimiliano Caruso

Nove anni di guerre mondiali hanno costretto l?Europa e l?Occidente a fare molto per i civili sfollati e per i profughi. Decine di guerre arabe non sono invece riuscite a spingerci ad adottare una posizione condivisa a questo proposito. L?Occidente cominci? con l?accordo di Ginevra del 1951 sui diritti dei profughi, che poi si svilupp? e divenne un accordo mondiale in cui erano accresciuti gli obblighi dei firmatari nei confronti dei profughi. Nel mondo arabo, con la diaspora palestinese del 1948, i profughi cominciarono a far sentire la loro presenza nei Paesi vicini. Le risoluzioni della Lega Araba che rifiutavano la naturalizzazione di questi profughi furono accettate e comprese a livello politico, tuttavia accanto a questa decisione non si pervenne ad una posizione unificata ed all?adozione di provvedimenti omogenei per quanto riguardava il loro trattamento. I profughi palestinesi si assoggettarono ai governanti dell?epoca, ed a volte sopportarono le conseguenze delle azioni dei loro leader. A volte venne riconosciuto ai loro figli il diritto allo studio, vennero stanziati aiuti volti a sostenerli, essi vennero onorati nel corso delle celebrazioni ufficiali. Poi improvvisamente divennero degli indesiderati, vennero perseguitati, assediati, cacciati.
In Sudan, con l?ascesa al potere dell?alleanza religiosa e militare nel 1989, e con l?aggravarsi della guerra fra il Nord ed il Sud del Paese, i dintorni della capitale furono sommersi da 2 milioni di sfollati a causa della guerra, e da altri in conseguenza della siccit? e dell?assenza di sicurezza. Ad ogni provvedimento repressivo e ad ogni recrudescenza della guerra le ondate di profughi si riversavano in ogni direzione, verso il Kenya e l?Uganda a Sud, verso l?Eritrea ad Est, verso l?Egitto a Nord, e perfino verso il Ciad a Ovest, quando divamp? il conflitto nel Darfour 4 anni fa. Nonostante l?ultimo processo di pace nel Sud del Paese (2002-2005), gli accordi non hanno previsto degli articoli che garantissero aiuti effettivi affinch? i profughi potessero fare ritorno alle loro regioni di origine, regioni che sono state devastate dalla guerra e spesso letteralmente cancellate dalla carta geografica.
I profughi sudanesi in Egitto lamentano di non aver ricevuto neanche un livello minimo di assistenza medica e di aiuti umanitari, e denunciano di aver ricevuto un trattamento ingiusto da parte della sezione del Cairo dell?Alto Commissariato per i Rifugiati (UNHCR), al punto che quest?ultimo invoc? l?intervento delle forze dell?ordine affinch? alcuni di questi profughi fossero arrestati (il riferimento ? alla protesta di migliaia di profughi sudanesi che ebbe luogo al Cairo alla fine del 2005; essi protestavano contro la politica dell?UNHCR che dopo l?accordo di pace in Sudan aveva sospeso le pratiche per la concessione dello status di profugo, considerando la gran parte dei sudanesi rifugiati economici e non politici. L?intervento delle forze dell?ordine egiziane provoc? una ventina di morti e numerosi feriti. L?UNHCR aveva denunciato minacce nei suoi confronti (N.d.T.) ). I profughi in Egitto denunciano che non esistono campi in cui venga assicurata l?assistenza che viene fornita ad esempio in Kenya. In Ciad i profughi sudanesi lamentano di essere vittime di incursioni provenienti da entrambi i lati del confine con il Sudan. Qui in Egitto, non facciamo caso alle lamentele ed alle accuse, ed aspettiamo che esse si accumulino fino a sfociare in vere e proprie crisi prima di prendere dei provvedimenti. In Siria, secondo le agenzie, circa 250.000 bambini figli di rifugiati sono privati del diritto all?istruzione. Questo ? un crimine di cui vedremo i frutti quando questi bambini diventeranno terreno fertile per gli appelli all?estremismo ed alla violenza, che non saranno pi? limitati ai loro Paesi di provenienza.


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Inviato da : Lunadicarta - Venerdý, 27 Aprile 2007 - 12:34








Una domanda a tempo perso:  ? pi? pericoloso

l'Iran o Israele?


Fra i paradossi e le stranezze del nostro tempo vi ? il fatto che ormai dobbiamo compiere degli sforzi per riaffermare assiomi e verit? in passato considerati incontestabili. Lo dimostrano gli eventi di questi ultimi mesi, ed in particolare il dibattito sorto intorno ai pericoli ed ai nemici che minacciano il mondo arabo: ? Israele o l?Iran questo nemico?
E? un interrogativo che potrei capire se venisse posto, ad esempio, negli Stati Uniti, dove la controinformazione ? riuscita a convincere molti del fatto che sono i palestinesi ad aggredire gli israeliani sulla loro terra, e che sono loro ? questi palestinesi cattivi ? a compiere azioni terroristiche per impadronirsi delle terre israeliane. Un simile inganno non desta stupore in un Paese che non ha nessun rapporto diretto con il problema, ma quando qualcosa di simile avviene all?interno del mondo arabo, il quale vive sulla propria pelle i crimini israeliani da quasi un centinaio di anni, ci? non sembra soltanto strano e singolare, ma esprime anche un grosso difetto di interpretazione, che non lascia tranquilli sulle sue motivazioni e sui risultati a cui pu? portare.
Comprendo anche che gli israeliani cerchino di propagandare un simile discorso, mentre continuano ad occupare le terre arabe della Palestina e del Golan, proseguono le loro incursioni, e continuano ad ampliare i loro insediamenti. In ci? essi hanno infatti un chiaro interesse, poich? rischiano di ?prendere due piccioni con una fava?: da un lato distolgono l?attenzione dall?occupazione, dall?altro contribuiscono ad isolare l?Iran ed a fomentare l?ostilit? nei suoi confronti, in qualche modo legittimando un attacco militare contro quel Paese, e dunque la distruzione del suo programma nucleare, ed il blocco del suo sviluppo. Tra l?altro, ci? rafforzerebbe ulteriormente la posizione di Israele in qualit? di superpotenza regionale. Infine, instillando negli arabi la falsa impressione che l?Iran sia il pericolo pi? grande che li minaccia, gli israeliani creano delle condizioni favorevoli ad un riavvicinamento fra gli arabi e lo Stato ebraico, dando l?idea che entrambi si trovino a fronteggiare lo stesso pericolo.

segue...


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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 19 Dicembre 2005 - 13:31

Ahmadinejad, Israele e la Palestina

L?articolo che qui di seguito copio ? interessante per pi? di una ragione.

Innanzitutto, ci d? la versione iraniana della posizione iraniana: ovvero, la versione originale e l?interpretazione originaria delle parole che di questi giorni vengono ritrasmesse in occidente e strumentalizzate dopo un?adeguata riconversione interpretativa secondo altri parametri e altri interessi: potremmo definirla una ragione ermeneutica.

In secondo luogo, spiegano chiaramente e che cosa intenda Ahmadinejad con ?cancellare israele?, e con le polemiche sullo spostare Israele in Germania.

Se non fosse abbastanza chiaro, lo ripetiamo, perch? il condensato implicito ? molto consistente e foriero di molteplici sviluppi:

1. Ahmadinejad si fa portavoce di un istanza, quella di ?cancellare israele?, che altro non ? che la nobilissima idea di una convivenza pacifica di ebrei, musulmani e cristiani in quella terra martoriata e triplamente sacra che ? la Palestina. Convivenza pacifica e democratica che passa attraverso la distruzione di un?entit? giuridico-statale, non della popolazione israeliana. Entit? statale che ? da distruggere perch? non si pu? costruire una Stato di tutti i Palestinesi (ebrei, musulmani e cristiani) senza prima aver tolto di mezzo uno Stato-nazione fondato su categorie di appartenenza etnico-religiosa, che d? uno status privilegiato al gruppo di riferimento ed ? colpevole della discriminazione delle altre componenti in nome di un?ideologia razzista ? il sionismo ? che nulla ha a che vedere con l?ebraismo.

Peccato che in occidente questo non sia stato messo in luce, e che sia stato fatto sottilmente intendere che Ahmadinejad avesse intenzione di ?distruggere gli ebrei?? Ma della equiparazione odiosissima ? e razzista ? tra ebrei ed israele ho gi? detto, e sicuramente ne ridir? in futuro.

2. L?invito provocatorio di spostare Israele in Germania, Austria o Stati Uniti non ? dettato dalla cinica volont? di sbarazzarsi del problema. Anzi, ? esattamente il contrario: ? un invito a chi ? stato veramente colpevole delle persecuzioni antiebraiche ? ovvero la Germania nazista, non i palestinesi ? a farsi carico loro della reintegrazione degli ebrei in quel tessuto da cui le ideologie antiebraiche li hanno voluti strappare; ? un invito all?occidente a fare i conti con i propri fantasmi e a dimostrare al mondo che l?antisemitismo sia veramente un fantasma, a dimostrare che, finito il nazismo, non si abbiano pi? problemi a ?tenere in casa? un ?diverso?.

Senza accusare i Palestinesi, a cui si ? rubata la terra e il futuro, dei crimini commesse da bestie partorite dall?occidente.

Antiamericanista www.antiamericanista.splinder.com

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Inviato da : Lunadicarta - Martedý, 15 Novembre 2005 - 21:03

 

Pakistan: Capi cristiani scrivono al presidente Musharraf per abrogare la legge sulla blasfemia

15 Novembre 2005
 
Dopo le violenze e le distruzioni a chiese e luoghi cristiani a Sangla Hill, le comunit? cristiane annunciano uno sciopero di protesta per il 17 novembre. Forti accuse all?inefficienza della pubblica sicurezza.
Lahore (AsiaNews) ? I leader religiosi cristiani del Pakistan hanno scritto oggi una lettera aperta al presidente Parvez Musharraf e chiedono giustizia, indagini adeguate e soprattutto la garanzia che ?in Pakistan i cristiani sono cittadini come tutti gli altri?, dopo i fatti di Sangla Hill.
Il 10 novembre una folla rabbiosa di circa 2 mila persone nel villaggio di Sangla Hill, distretto di Nankana nel Punjiab, ha vandalizzato e poi incendiato 3 chiese, un convento di suore, 2 scuole cattoliche, la casa di un pastore protestante e quella di un parroco, un ostello per ragazze, alcune case di cristiani. Alla base dell?attacco, un presunto caso di blasfemia. I leader chiedono ?una volta di pi?? l?abrogazione della legge che ?di nuovo? mostra le sue lacune.

Riportiamo di seguito il testo integrale della lettera da Asia News...



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdý, 11 Novembre 2005 - 14:09

 

Attentati ad Amman - Punti di Vista

Articolo in parafrasi sull'analisi di Guido Olimpio per il Corsera

Nella nottata dell'altro ieri tre uomini si sono fatti esplodere presso altrettanti prestigiosi hotel di Amman, capitale della Giordania. 57 i morti, fra cui anche bambini, e centinaia i feriti. Puntualissimi tutti i servizi occidentali hanno indicato come probabile mandante degli attentati Abu Musab Al Zarkawi, il fantomatico uomo che da solo sarebbe capace di dominare l'intera resistenza armata dell'Iraq, paese notoriamente popolosissimo, multireligioso e soprattutto multietnico. Di una cosa siamo sicuri, egli ? nativo della Giordania, cosa che lo rende il sospettabile numero uno. Nella giornata di oggi i web master di Al Qaeda hanno provveduto alla redazione del comunicato stampa di rivendicazione, onde non mancare l'appuntamento dato dagli apparati e dai servizi.



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledý, 09 Novembre 2005 - 10:17

 

 

Artists from

Arabia and Mesopotamia

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Inviato da : Lunadicarta - Martedý, 08 Novembre 2005 - 13:26

 

 

Quake: the challenge ahead

By Sherry Rehman
Dawn - november, 4 - 2005

GARHI DOPATTA used to be a bucolic village near Muzaffarabad where its simple mountain-folk lived by breeding livestock and growing subsistence grain. After October 8, this village has been transformed into a rubble-filled quake-pit, where the stench of disease, dust and death still hangs over the hamlet like a cloud.

Nearly four weeks later, the remnants of children?s vests, a woman?s bright shawl, still flap forlornly from the pyres of stone that turned into tombs for hundreds trapped in the debris of the earthquake that shook our world.

Yet in the midst of these valleys of death, the human will to survive and regenerate is as pervasive as the aid struggling to reach remote areas. Set in the dramatically beautiful Himalayan terrain like a small jewel of the Jhelum Valley, Garhi Dopatta is also one of the many sites for a field hospital, where the air is thick with the choppy staccato of helicopter rotors plying up and down from Islamabad to ferry patients on makeshift stretchers.



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 31 Ottobre 2005 - 13:41

 

 

Dichiarazione dell'Istituto Culturale dell'Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran a Roma in occasione della giornata mondiale di Qods

Col Nome di Dio Clemente e Misericordioso

Qods ? la prima Qiblah dei musulmani del mondo: terra di origine e patria di milioni di rifugiati musulmani di Palestina, il cui territorio, nel 1948, l'arroganza mondiale per mano del sionismo criminale ha strappato ai suoi abitanti ed occupato poi dalle forze invasori di Qods, che lo hanno posto sotto il proprio dominio. Questo complotto sin dai primi anni ha incontrato la resistenza del popolo musulmano di Palestina e la protesta dei musulmani e degli uomini liberi del mondo e si ? manifestata sotto forma di costanti lotte politiche e militari.

L'Imam Khomeyni (ra) fondatore della Repubblica Islamica dell'Iran, sin da prima della vittoria della Rivoluzione Islamica aveva pi? volte messo in guardia dal pericolo costituito da Israele. Il rovesciamento dello Shah ed il governo dello Stato Islamico in Iran sotto la guida dell'Imam Khomeyni fu il primo colpo fatale che mise seriamente in pericolo gli intenti espansionistici dei sionisti. Alla prima occasione, dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica, l'Imam Khomeyni indic? in un suo messaggio l'ultimo venerd? del santo mese di Ramadan di ogni anno come la giornata celebrativa di Qods, per ricordare l'auspicata liberazione di Qods dal giogo dei criminali sionisti.

Egli, nel suo messaggio, disse: "Io per lunghi anni ho ammonito i musulmani sul pericolo costituito da ISraele. Ci? che chiedo alla Comunit? dei musulmani del mondo ed ai giovani islamici ? che si uniscano per fermare la mano di questo tiranno e dei suoi sostenitori." Egli volle che tutti nel giorno dell'ultimo venerd? del mese sacro di Ramadan, nella giornata di Qods, dichiarassero con una cerimonia di solidariet? internazionale dei musulmani il loro appoggio ai diritti legali del popolo palestinese.

In occasione della giornata mondiale di Qods (ultimo venerd? del mese sacro di Ramadan, corrispondente al 28 ottobre) vorremmo attirare la vostra attenzione su alcuni punti:

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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 31 Ottobre 2005 - 13:35

Articoli segnalati da Massimiliano Caruso (vedi Notiziario Internazionale)

Siria: punti di forza e di debolezza

Dopo la presentazione del rapporto Mehlis, che accusa alcuni capi dei servizi di sicurezza siriani di essere coinvolti nell?assassinio di Rafiq Hariri, la Siria sembra essere ancora pi? isolata. Tuttavia sarebbe un errore sottovalutare i punti di forza che il regime siriano ancora possiede, soprattutto se dovesse essere messo con le spalle al muro.
L?amministrazione americana ha gi? impugnato i risultati del rapporto allo scopo di chiedere in sede ONU l?imposizione di sanzioni contro la Siria, cos? come aveva gi? fatto in passato nei confronti di altri paesi. Il regime siriano sa bene che l?obiettivo finale delle sanzioni ? quello di provocare la sua caduta, tuttavia esso non ha collaborato pienamente con Washington, soprattutto per quanto riguarda la questione irachena, per la semplice ragione che non pu? farlo.
I punti deboli della leadership siriana sono noti, e possono essere riassunti nella mancanza di libert?, nelle ripetute violazioni dei diritti umani, nella diffusione della corruzione, nell?oppressivit? del regime, e nel suo isolamento a livello arabo ed internazionale. I suoi punti di forza sembrano tuttavia sfuggire all?osservazione dei politici di Washington e dell?occidente in generale. Essi possono essere riassunti in quattro punti principali:



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Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 30 Ottobre 2005 - 16:58

Articolo segnalato da Sidnapoorsocapo . A mio avviso si tratta di un coraggioso tentativo per ritardare il processo istituito contro la Siria, molto, ma molto pericoloso... Lu'

 

Iran - La diplomazia della paura
Intervista a Bijan Zarmandili rispetto alle dichiarazioni del Presidente iraniano su Israele

 
'L'Iran non ha mai riconosciuto Israele. Le parole pronunciate da Ahmadinejad sono la rivisitazione di un vecchio slogan che risale alla rivoluzione islamica del 1979 e al suo promotore: l'ayatollah Khomeini. La novit?, rispetto al passato, ? che questo slogan torni a essere di Stato e che a pronunciarlo sia il capo dell'esecutivo. Questo pone molti interrogativi inquietanti'.
Un vespaio di polemiche. Bijan Zarmandili, giornalista iraniano che da oltre vent'anni si occupa del Medio Oriente per il gruppo editoriale Espresso-Repubblica, e quest'anno ha debuttato come scrittore con il suo primo romanzo La grande casa di Monirrieh, edito da Feltrinelli, commenta cos? le esternazioni del Presidente iraniano Ahmadinejad di mercoled? 26 ottobre scorso quando, di fronte a un'assemblea di studenti universitari, ha dichiarato che 'Israele deve essere cancellato dalla carta geografica'. L'iperbole, si sa, caratterizza da sempre la politica, ma le parole del Presidente iraniano non potevano passare inosservate. Da un lato perch? la situazione in Medio Oriente ? esplosiva e dall'altro perch? da almeno un anno Teheran ? nell'occhio del ciclone per lo sviluppo del suo programma nucleare. Quindi il Presidente di una 'quasi' potenza nucleare che sostiene il diritto di 'cancellare dalla faccia della Terra' una rinomata (per quanto mai in maniera ufficiale) potenza nucleare non pu? lasciare indifferenti. E cos?, a poche ore dalle dichiarazioni di Ahmadinejad, l'Unione Europea, gli Stati Uniti, la Russia, Israele e quasi tutti i leader mondiali hanno duramente condannato le esternazioni del Presidente iraniano. Condanne che non si sono attenuate dopo il chiarimento del governo di Teheran che ieri ha specificato di non aver mai voluto ventilare un attacco armato a Israele.  Leggi tutto...  



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Inviato da : Lunadicarta - Martedý, 04 Ottobre 2005 - 14:44

da Massimiliano Caruso ...

Europa e Islam ...

Intervista al giurista Richard Potz del Juridicum dell'Universit? di Vienna

Il sistema legislativo austriaco ? diverso dal modello francese, potrebbe delinearne brevemente le differenze?

In Austria esiste un sistema legislativo che include le diverse comunit? religiose nell'ordinamento giuridico statale. Il sistema risale al XIX secolo e alla fine della Monarchia nel 1912, l'Islam fu integrato in questo sistema. Dopo che la Bosnia fu annessa e divenne parte dell'impero austro-ungarico, si voleva evitare che la Bosnia musulmana fosse discriminata in Austria e in Ungheria per la propria religione. Per questo motivo l'Islam fu giuridicamente parificato alle altre confessioni.

Come si pone la legislazione austriaca per il riconoscimento del sistema scolastico?

Tutte le comunit? religiose riconosciute dallo Stato hanno diritto all'ora di insegnamento della religione nelle scuole. L'ora di religione viene per? organizzata ammesso che si raggiunga un numero minimo di iscritti. Per tutti gli studenti l'ora di religione ? un obbligo ma nelle scuole pubbliche e in quelle private parificate si pu? scegliere.  (segue + 2 altri articoli)



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Inviato da : Lunadicarta - Giovedý, 29 Settembre 2005 - 14:15

 

Non ? strano?  
 
articolo segnalato da Massimiliano Caruso

Non ? pi? un segreto che molti paesi occidentali che hanno aperto le loro porte a tanti immigrati musulmani, in fuga dai loro paesi per motivi politici o per il sorgere di atti giudiziari contro di loro per crimini terroristici, hanno, alla fine, cominciato a sbarazzarsi di quelli che hanno accolto, rimandandoli nei loro paesi o consegnandoli alle rispettive autorit?. Recentemente abbiamo cominciato a leggere di una caccia a personaggi musulmani e di imam di moschee in alcuni paesi occidentali: Francia, Italia, Germania, Olanda, alcuni perch? sospettati, e altri, come in Gran Bretagna, che erano invece riusciti a trovare asilo politico negli anni 80 ed era loro stato permesso di svolgere attivit? politica contro i loro paesi. Come ? gi? successo, l?idea di fare tornare lo shaikh Omar Abdel Rahman Al Qabii nelle carceri americane continua ad ossessionare Washington; la Gran Bretagna cerca di fare tornare immigrati musulmani in Egitto, a condizione che il Consiglio nazionale per i diritti dell?uomo garantisca loro un giusto processo nei tribunali egiziani e non vengano esposti a torture e a pericoli. Sembra che il Consiglio nazionale per i diritti dell?uomo abbia rifiutato di assumersi questa responsabilit? in base al fatto che esso o qualsiasi organizzazione giuridica non pu? offrire garanzie riguardo i processi di fronte alla legge abituale o riguardo le torture, poich? i poteri del Consiglio non trascendono l?emanazione di rapporti e petizioni. E? ovvio che il Consiglio continua a reclamare il rilascio di detenuti e il chiarimento della situazione di migliaia di carcerati a favore dei quali sono state emesse sentenze di rilascio, trascorso il tempo della pena, ma la cui sorte continua a dipendere dal desiderio politico di sicurezza; cos? come il Consiglio non ha il diritto di rivendicare un altro processo per quelli giudicati da tribunali militari o per la sicurezza dello stato. Malgrado le manifestazioni di distensione politica accolte da tutti con elezioni presidenziali, la maggior parte dei provvedimenti straordinari legati alla legge sulle emergenze sono ancora in vigore. E? naturale che la Gran Bretagna, e non solo, abbia forti motivi per volersi liberare di centinaia di immigrati ai quali ? stato concesso il permesso di soggiorno e li abbia sfruttati per fare pressioni su paesi arabi e islamici, per scopi politici ed economici; ma con gli sconvolgimenti seguenti agli avvenimenti di settembre e quando certi elementi hanno cominciato ad agire contro il paese che li ha ospitati e ci sono stati attacchi a Madrid, Londra e altrove, i paesi occidentali hanno cominciato a cercarli, perseguitarli e rimandarli nei loro paesi. Il problema, a questo punto, ? che i paesi dove la legge ? rispettata, in genere non si rifiutano di prendere i propri cittadini, sottoporli a giusti processi e a trattarli in modo umano; ma quando queste norme non ci sono e i diritti umani vengono violati allora si verificano simili situazioni. La Gran Bretagna propone di consegnare i cittadini egiziani a condizione che vengano trattati giustamente, ma le autorit? egiziane si rifiutano perch? non garantiscono questo tipo di giustizia? Non ? forse strano?
 
http://www.ahram.org.eg/Index.asp?CurFN=amod5.htm&DID=8622



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Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 17 Settembre 2005 - 15:03

 

 

Individui NON desiderati

Alcuni giorni fa abbiamo letto sulle vostre pagine (dei giornali), che il Ministro degli Interni Pisanu ha assicurato politici e cittadini che non abuser? del nuovo pacchetto antiterrorismo, che porta proprio il suo nome.
Sono in tutto 11, massimo 16, quei tipi da allontanare dal nostro territorio: l'imam x, l'imam y e via dicendo.
Tutti rigorasamernte arabi e islamici.
Non ? una caccia alle streghe assicura il ministro, ma questi qui proprio non li vuole. Parlano troppo e in modo poco rispettoso delle nostre regole come invece si addice a quel nuovo ritrovato, l'Islam italiano, tutto pensato nel think tank del suo cervello, o in quello di qualche compare. L'idea di dare un profilo nazionale all'Islam ? parsa geniale a tutti (opposizione compresa) felici cos? di poter fare i distinguo dovuti in un momento dove ? grande il rischio di venire assorbiti in una nuova crociata. Se tutte le confessioni religiose vedono al loro interno ale moderate accanto a quelle pi? fondamentaliste (e il Vaticano non fa eccezione), l'idea di un Islam italiano doc mette  d'accordo tutti: gustoso come un buon vino e soprattutto utile.
Oggi giorno che tipo di villaggio globale sarebbe il nostro se non ci fosse anche quel gusto speziato non troppo da abbinare i sapori mediterranei del pomodoro e basilico? Un piccante addolcito e dovutamente neutralizzato nel sapore e nell'odore come quelle polveri da supermarket ed ? pronta la nuova ricetta di globalizzazione.
Qualcuno avr? gi? anche pensato ad una versione da esportazione che, al pari dello zafferano nostrano di Navelli, potrebbe raggiungere un primato da far impallidire qualsiasi rivale dei suq d'Oriente.
Eppure l'Italy senza il made non ? un logo ma un luogo con regole di convivenza acquisite da una storia e una cultura comune, sancite da una precisa costituzione, cos? i primi a non essere rispettosi di questa sono proprio loro,i protagonisti del decisionismo politico dell'ultimo periodo (da non confondere con l'azione responsabile del governare).
Quelli i quali, nel tentativo di ingraziarsi l'amico d'oltreoceano negando visti e sequestrando individui residenti ormai da anni, confezionano pacchetti che fungono da vere e proprie bombe alla democrazia.
Eppure un precedente c'era gi? stato:ancor prima dell'attacco su Baghdad da parte della coalizione USA/GB, in una Italia che non aveva ancora dichiarato guerra a nessuno, cinque funzionari dell'Ambasciata irachena a Roma furono allontanati con le loro famiglie, dopo anni di permanenza in Italia, e, in quanto non desiderati, buttati fuori in due giorni come delinquenti.
E se capitasse anche a noi italiani di venire definiti indesiderati, quale sarebbe la nostra destinazione?

Enrica Palmieri (Danzatrice e Coreografa - Roma)

la foto ? tratta dallo spettacolo "Incanto della Cattura" di e con Enrica Palmieri



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdý, 12 Agosto 2005 - 09:42

La Rivolta del Nucleare

di Loredana Morandi


Il petrolio a 66 dollari al barile, il brent a 65. Un ritmo economico insostenibile per buona parte della popolazione planetaria. Ecco quindi la ragione principale della "rivolta del nucleare", di cui sono integralmente responsabili le politiche imperialiste americane e l'oscurantismo scientifico legato al petrolio, che ha impedito la maturazione di sistemi alternativi destinati all'utilizzo energetico. La notizia migliore di oggi giunge da Seul dove le due Coree, divise molti anni or sono fra Nord e Sud, hanno ritrovato una condivisione solidale per ribadire il diritto al possesso di centrali nucleari per uso civile. Per Seul e la Corea del Sud ? aprire una posizione in netto contrasto con gli Stati Uniti, anche contro la precedente posizione ufficiale sostenuta durante le trattative di Pechino. Ma li riavvicina con grande decisione ai fratelli della comunista Corea del Nord. Non ? un caso che sia il ministro per l'unificazione nazionale, Chung Dong Young, a darne notizia.
Maggiore preoccupazione desta la posizione dell'Iran, la cui necessit? di indipendenza energetica ? ormai oggetto di pi? franchi tiratori, uno per tutti l'organizzazione mondiale per l'energia atomica (AIEA) che, dopo una seduta in cui Europa e Stati Uniti si sono trovati contrapposti, ha deliberato una risoluzione capestro nella quale ? stato intimato all'Iran di ripristinare i sigilli alla centrale nucleare di Isfah?n. E' pi? che evidente che gli states abbiano mostrato i loro minacciosi muscoli israeliani sul Mediterraneo; ? politicamente impossibile che da una posizione in contrasto tra "stati sovrani" si giunga alla soluzione pacificatrice di vessarne letteralmente uno solo, con il quale tutti in Europa hanno rapporti di tipo commerciale.
Ci? che dovrebbe indignare le moltitudini ? la totalmente falsa attribuzione delle responsabilit? politiche internazionali in merito al trattato di "non proliferazione nucleare". L'Iran ha bisogno di energia e, pur dichiarando di voler cooperare con l'Aiea per il trattato di non proliferazione, ha respinto la risoluzione ed ha dichiarato che entro 10 anni produrr? combustibile nucleare. Il suo ambasciatore permanente presso l'AIEA, Mohammad Mehdi Ajundzadeh, ha respinto con forza la "risoluzione capestro" della Aiea, definendola "inaccettabile" e "priva di basi legali". Dal ministero degli esteri iraniano e dal suo portavoce, Hamid Reza Asefi, era gi? pervenuta analoga dichiarazione in merito alla petizione europea, definita "illogica e arrogante". "Quale, l'errore di calcolo in Europa sulla fedelt? dello stato sovrano dell'Iran? L'Europa ha forse interpretato il trattato di Parigi sulla non proliferazione a suo esclusivo tornaconto", aggiungo io, dando inoltre l'ennesima prova di uno schiacciante servilismo nei confronti degli stati uniti. Pi? o meno identiche a quelle provenienti dal ministero le dichiarazioni di Mohammad Saidi, sottosegretario per l'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran. Realt? vuole, che l'Iran eserciti il suo diritto civile nella produzione di carburante nucleare per l'energia civile. La democraticissima Francia ha le sue centrali e, come lei, altri paesi in Europa. In Italia abbiamo avuto un referendum per dire no al nucleare, mentre per l'Iran il no viene da fuori. Per noi ambientalisti sono milioni i motivi scientifici da schierare per un No al nucleare, ve ne do due identici a carattere geopolitico: il rischio terrorismo e il non realizzare un nuovo obiettivo bellico bombardabile; mentre Non ci sono motivi giuridici contro il Diritto di uno Stato Sovrano e della sua popolazione.
Gli ispettori della Aiea li abbiamo gi? visti ciondolare in Iraq come ectoplasmi, armati di una spessa lente opaca, impegnati alla ricerca delle armi di distruzione di massa di Saddam Houssein, il cui notevole risultato ? stato di aver giustificato in parte con la loro sola presenza l'attacco unilaterale Usa all'Iraq. Organismo di una lotta internazionale tra le lobby del potere energetico, la Aiea e i suoi ispettori rappresentano il club del nucleare e null'altro vedono, se non quanto viene comandato loro di vedere.
Tutto ci? ? totalmente e assolutamente vero.
Infatti due anni fa, circa alla met? del primo anno del conflitto iracheno, gli Stati Uniti hanno ripreso la produzione industriale di parti componenti delle grandi ogive nucleari, ordigni pi? potenti delle bombe su Hiroshima e Nagasaki perch? pi? avanzati tecnologicamente. La dichiarazione del Ministro statunitense per l'energia fu allora poco pi? di un trafiletto sul New York Times e, come era ovvio aspettarsi, non ebbe alcun seguito internazionale. Lo ricordo bene perch? ne informai io stessa il portavoce internazionale di una associazione di giuristi contro il nucleare, che apprese da me affranto la notizia.
Quindi, chi al mondo avrebbe potuto impedire tale ripresa dell'industria bellico nucleare americana, compiuta contro il Trattato di Non Proliferazione Nucleare alla voce "Deterrenza"?
Dalla Aiea non pervenne niente, n? un comunicato stampa, n? una dichiarazione. Nulla, lo zero assoluto, quasi fossero il tritacarte istituzionale del trattato di Non Proliferazione Nucleare e, la stampa embedded almeno non inventa per coprire le singole responsabilit? internazionali.  I poteri politici ? cos? che sono distribuiti ed il nuovo presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha necessit? del "visto" firmato di pugno da Bush, gi? accordato per accedere all'assemblea generale Onu, istituto che sempre pi? delinea il proprio status di "Organismo Non Utile" ai Popoli, ma Utilitario per i Potenti.



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledý, 03 Agosto 2005 - 11:59

Iran, la Terra Trema

... tutti i giorni

In merito alla Repubblica Islamica dell'Iran stiamo leggendo di tutto e ogni sorta di contro campagna spazzatura. Sono scese in campo anche quelle orrende persone di Pannella e Capezzone, l'uno sul nucleare e l'altro sui gay condannati per violenze contro minori, che io giuro di non aver visto altrettanto impegnati contro le violenze dei militari subite dai prigionieri di Abu Ghraib.
In questi giorni si fa un gran parlare della ripresa delle attivit? di arricchimento nucleare del paese con la riapertura di una centrale civile. Se in Italia il caro petrolio ? calcolato con un budget annuo di 500 euro in pi? a famiglia, di un identico aumento di costi soffrono anche altri paesi, Iran compreso. Sembra quindi ovvio che un paese millenario, civilizzato, multietnico e multireligioso come l'Iran, prenda seri provvedimenti; anche considerato che in tutto il medioriente le medie di reddito pro capite sono decisamente pi? basse di quelle europee. Agli starnazzamenti del tacchino texano rispondono i suoi servizi segreti che, forse memori dell'ampia sconfessione nazionale sulle prove delle armi di Saddam, dichiarano che l'Iran non avr? armi nucleari se non fra dieci anni. Il Washington Post afferma che le amministrazioni americane ? dal 1995, che allertano le Nazioni Unite sul rischio bellico nucleare iraniano "in cinque anni", essendone trascorsi ben 15 da allora. L'Iran, con la Siria, Cuba e la Nord Korea, ? sull'agenda del mostro da molto e le minacce di pesanti rappresaglie statunitensi si sono riacuite gi? nel 2003 durante il conflitto iracheno.

L'unica cosa che nessuno scrive sull'Iran ? che, ogni giorno, la terra trema.

Non ha mai smesso dai primi di luglio ad oggi, ed ? stato probabilmente cos? anche a giugno e nei mesi trascorsi. Immaginate cosa pu? voler dire per le popolazioni delle aree rurali colpite ogni giorno dalle scosse. L'Iran ? uno dei paesi attraverso il quale si dipana la lunga traccia della faglia Arabica, da anni sottoposta allo stress dei bombardamenti americani. I lettori devono essere informati: per questa ragione vi posto copia identica della pagina web dei dati aggiornati alle prime ore della giornata di oggi (
LINK).
Tranquilli il rischio nucleare non sussiste, perch? l'Istituto Internazionale di Geologia e Sismografia iraniano (
LINK), ha certamente detto la sua in merito all'ubicazione delle centrali sul territorio, installate in luoghi non sismici. Mi consento una affermazione, pur non essendo in possesso dei dati geologici dell'Afghanistan, altro paese ad alto tasso sismico, e di quelli irreperibili per i prossimi 20 anni dell'Iraq, che sar? occupato fino all'ultima goccia di petrolio:

La Terra Trema in Tutto il Medioriente. Oggi.

Interroghiamoci sulle questioni umanitarie legate alla fenomenologia distruttiva dei sismi e su cosa abbiamo visto in orrore e stragi di migliaia di persone.
Sui grandi sismi iraniani consiglio la lettura del dettagliato rapporto sul terremoto di Bam, a cura degli studiosi e le impressionanti foto del collasso della rete di irrigazione dei Qanat (
LINK). Il terremoto di Bam infatti present? la duplice interazione  delle forze verticali e orizzontali del sisma (modo ondulatorio e sussultorio), che diede origine a fenomeni geologici devastanti quale il landslide, con il sommovimento di un crepaccio lungo chilometri e la destabilizzazione di tutti i crepacci alluvionali o gole naturali dell'area, e la cd liquefazione del suolo, ovvero, alcuni antichi depositi calcarei solidificati in roccia si ridussero letteralmente in polvere, franando quasi risucchiate da se stesse. Tali formazioni rocciose erano ritenute tanto solide da suggerire alla popolazione nel corso dei secoli una capillare rete di irrigazione sotterranea, detta Qanats, composta di canali e pozzi artesiani, che fu molto danneggiata dal sisma ed il cui flusso di acqua fu in alcuni casi del tutto interrotto. L'intera area fu costellata da voragini...
Non era mia intenzione tenere una lezione di scienze. Ci? voglio dire ? che l'uomo presente sul pianeta da soli 2 milioni di anni vive abbarbicato su una crosta mobile, soggetta alle influenze planetarie esterne, soggetta alle rivoluzioni ed alle mutazioni naturali del clima, ma oggetto di pesantissimi sconvolgimenti indotti dalla furia capitalista indomabile. Tutto ci? che dell'ambiente vediamo ora ? frutto dell'ultima glaciazione; taluni fenomeni come i grandi sismi capaci anche di creare i devastanti tsunami si presenterebbero egualmente con modus ciclico. Ma, negli ultimi anni, il rapido succedersi di eventi catastrofici sempre pi? devastanti  l'uno dietro l'altro ? chiaro indice dell'influenza disastrosa del fattore uomo. In questo momento non esiste alcuno strumento che abbia potenza tale in megatoni da spaccare la crosta terrestre. Per fortuna. Provatevi a mettere vostro figlio di cinque anni, con un martello in mano, a battere su di una sottile lastra di marmo travertino. Occorreranno alcune ore, ma dai e dai alla fine il bambino la romper?, forte del solo metodo meccanico della ripetizione del colpo. Pu? essere per? fortunato e romperla con un solo colpo. E' il caso del "fattore di rottura", molto alto nel marmo travertino di natura poroso e ricco di piccole cavit?, meccanismo che un unico colpo fortunato pu? innestare. Questo ? un esempio proprio del microcosmo umano, ma funziona esattamente cos? per la crosta terrestre su vasta scala. Interroghiamoci quindi sulle responsabilit? di quanto accade e sul chi sia il responsabile ....

Loredana Morandi



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 01 Agosto 2005 - 10:47


E' morto Re Fahd bin Abdulaziz Al Saud

Ne ha dato notizia la Casa Reale Saudita.

Aveva 83 anni, salito al trono il 13 giugno del 1982, dal maggio scorso era ricoverato nell'ospedale Re Feisal di Riyadh. Le speziate atmosfere mediorientali non sono fra le pi? felici da alcuni anni a questa parte. La crescita esponenziale del prezzo del petrolio a causa del conflitto Iracheno e i problemi dell'Opec sono a voi tutti noti, la notizia della scomparsa dell'anziano leader ha gi? fatto salire a 61 dollari al barile il prezzo del petrolio.  Dopo gli attentati di Sharm un rappresentante dell'Arabia Saudita era atteso al vertice dei paesi arabi organizzato per la giornata di domani dal governo Egiziano. Forse Mubarak, fortemente contestato dall'opposizione alla sua  candidatura per il quinto mandato, rimander? l'incontro. La Palestina cara a Fahd, custode delle due sacre Moschee della Mecca e di Medina che si era impegnato personalmente per un progetto di restauro della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, attende il drammatico svolgersi dell'esodo dei coloni dalla striscia di Gaza per il 15 agosto. Allo stato mi sono sconosciute le circostanze del decesso del reale arabo, anche se sicuramente si tratter? di causa naturale vista la bella et?, ma come in ogni regno che si rispetti le possibilit? di una congiura di stato sono sempre presenti soprattutto in occasione delle successioni, magari con lo zampino di Londra, della Cia e del Mossad. Al trono di Fahd succeder? il principe ereditario Abdullah Bin Abdulaziz Al Saud, gi? Primo Ministro Saudita. Fonti giornalistiche dichiarano, che la tv di stato saudita ha interrotto la normale programmazione e st? trasmettendo le preghiere coraniche, per il sovrano scomparso.

di seguito la scheda di Re Fahd e quella del Principe Ereditario Andullah,
a cura dell'Ambasciata Saudita



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 04 Luglio 2005 - 22:11

La rotta dell'Iran


di Txente Rekondo
traduzione di Massimiliano Caruso
 
I risultati elettorali in Iran, dopo la sorpresa iniziale, hanno ceduto il passo ad una serie di eccessi verbali da parte di alcuni governi occidentali. La "talibanizzazione" dell'Iran, il controllo dei militari di tutto il processo, "fondamentalismo" etc. sono stati alcuni degli epiteti utilizzati per descrivere il trionfo di Mahmoud Ahmadinejad. Tuttavia, dopo queste sortite verbali si evita di fare un confronto con un altro tipo di analisi che mantiene una relazione pi? diretta ed affidabile con l'attuale realt? del paese.
Da una parte queste elezioni chiudono un ciclo, o un circolo, poich? hanno permesso che le differenti fazioni conservatori passino a controllare tutte le molle del sistema politico iraniano. E a fronte di tutto ci? si pu? affermare che il gran vincitore di queste elezioni ? stato il leader spirituale dell'Iran, Ayatollah Ali Khamenei. E se questo aspetto rappresenta la delizia, la croce ? rappresentata dalle correnti riformiste che probabilmente dovranno affrontare alcuni anni difficili.
Tanto quelli che hanno chiamato a serrare le file intorno alla candidatura di Rafsanjani ("il male minore") come quelli che hanno segnalato il boicottaggio elettorale come via per esprimere il proprio rifiuto, sono usciti fortemente sconfitti. Alcuni mezzi di comunicazione occidentali, nonostante la realt? elettorale manifestata nelle urne dalla popolazione iraniana, continuano ad ostinarsi a presentare il paese diviso tra conservatori e riformisti. Una cosa lontana dalla realt?, perch? le correnti e le divisioni in ogni campo sono pi? che visibili da qualunque osservatore.
? la messa in scena di una rottura, delle elite e delle classi medie, bastioni delle attuali organizzazioni riformiste e dello stesso Rafsanjani, con la maggioranza della popolazione iraniana. Questa ha scommesso su un suo allontanamento, per un rifiuto a quello che si manifesta come la bandiera della corruzione. Ed ? forse in questo contesto che andrebbero inseriti gli attacchi di Ahmadinejad verso l'altro contendente. Il nuovo presidente iraniano ha segnalato nella campagna elettorale l'arricchimento della famiglia di Rafsanjani, a scapito dell'interesse di tutto il paese iraniano, facendo l'esempio del controllo che uno dei suoi figli esercitava dentro il Ministero del Petrolio.

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Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 26 Giugno 2005 - 19:51

Articoli segnalati da Massimiliano Caruso, che ringrazio.

L'Iran dall'epoca dei turbanti
all'epoca dei colletti bianchi
 

 Il londinese ?Sunday Times? ha definito il settantenne Hashemi Rafsanjani (l?uomo che contender? l?incarico presidenziale al quarantanovenne conservatore Ahmadinejad nel ballottaggio di venerd? prossimo) come ?machiavellico? e ?traditore di se stesso?, alludendo al fatto che Rafsanjani, che nel corso dei suoi precedenti mandati presidenziali era sceso in trincea contro l?America propugnando la teoria del ?Grande Satana?, ora sostiene di essere in grado di sbrogliare gli intricati rapporti esistenti fra Iran e Stati Uniti. Tali rapporti entrarono in un oscuro tunnel in coincidenza con l?episodio dell?irruzione nell?ambasciata americana a Teheran, e la crisi degli ostaggi che si protrasse dal 4 novembre 1979 al 20 gennaio 1981, e che contribu? alla sconfitta del presidente americano Jimmy Carter alle elezioni presidenziali del 1980.
Secondo i mezzi di informazione americani, le elezioni iraniane di questi giorni sono senza scopo e senza bussola. Il risultato di ci? sta nel fatto che la giovent? iraniana (che costituisce la maggioranza della popolazione, visto che pi? del 70% degli iraniani ha meno di 30 anni), dopo aver sperato inutilmente in Khatami, si trova attualmente a dover scegliere fra Rafsanjani, il quale parla di riforme con un sorriso ironico stampato sul volto, e Ahmadinejad, il quale non si fa problemi a dichiarare pubblicamente che la democrazia non ? mai stata fra gli obiettivi della rivoluzione iraniana, e nel contempo si erge a paladino della lotta alla corruzione, solleticando i sogni delle classi povere con lo slogan ?tagliamo le mani ai corrotti?. D?altra parte proprio i poveri costituiscono una fetta non trascurabile della popolazione. In un paese che conta pi? di 68 milioni di abitanti, pi? del 40% della popolazione vive sotto la soglia di povert?. Il debito estero dell?Iran raggiunge i 13,4 miliardi di dollari, nonostante il fatto che il paese produca circa 4 milioni di barili di petrolio al giorno, di cui la met? sono destinati all?esportazione.
L?Iran ? un paese ricco di paradossi, un paese in cui la maggioranza degli elettori giovani non concede il proprio voto ad un riformatore come Mustafa Moin, il cui programma elettorale parlava di libert? di stampa e rilascio dei detenuti politici, e che ha ottenuto appena il 13,8% dei voti.
L?Iran rappresenta il modello di Islam politico pi? longevo, l?unico governo islamico che ancora sopravvive senza essere crollato e senza aver subito modifiche sostanziali. Seppure pieno di contraddizioni ed in una fase di ripiegamento, tale modello ancora tiene occupato il mondo intero con le sue dispute interne fra riformatori e conservatori, ed anche a causa della sua importanza geopolitica.
Con l?Iran ? stato necessario fare i conti sia negli anni passati, durante la guerra di liberazione del Kuwait e durante il conflitto in Afghanistan, sia attualmente, con l?occupazione americana dell?Iraq e con il riavvicinamento fra Iran e Russia, seguito all?inaugurazione del programma nucleare iraniano.
L?Iran ? un paese che sfugge alle statistiche economiche e demografiche, un paese in cui su 68 milioni di abitanti meno di due milioni hanno un?et? superiore ai 64 anni. Eppure da questa minoranza proviene la maggior parte dei ?mullah con il turbante? che detengono l?autorit? e l?influenza politica, ma il cui approccio religioso non necessariamente prevale fra i giovani che indossano le t-shirt.
Molti analisti ritengono tuttavia che ? solo una questione di tempo e che, come vi ? stata una rivoluzione islamica, vi sar? una ?rivoluzione di internet? che miner? il potere dei ?mullah con il turbante?, cosicch? giunger? il momento in cui le elezioni ci sorprenderanno con la vittoria di un riformatore che si aggirer? fra i suoi elettori portando non pi? un turbante, ma una camicia impeccabile.
 
20 giugno 2005
http://www.asharqalawsat.com/leader.asp?section=3&article=306723&issue=9701



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Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 19 Giugno 2005 - 20:28

Ringraziando il mio amico Massimiliano per gli articoli originali da lui tradotti, che potete leggere nelle sezioni dedicate alla Palestina e a Cuba, vi  posto una rassegna di articoli in tema mediorientale e sulla Siria da lui stesso segnalati. Buona lettura...

La Siria nell'occhio del ciclone
 
 Ancora una volta il presidente Bush ha dato l?avvio ad una nuova escalation di odio e di rancore nell?ambito della questione siriana. E di nuovo si succedono le accuse e le smentite fra Washington e Damasco, in un crescendo che dura ormai da molti mesi. L?orientamento delle pressioni nei confronti della Siria lascia intendere che le relazioni fra le due capitali sfoceranno in uno stato di aperta tensione. Il presidente Bush ha rivolto ieri alla Siria un ammonimento pieno di minacce velate, affermando che Damasco deve ritirare non solo il proprio esercito, ma anche tutti gli uomini dei propri servizi segreti ?affinch? il Libano sia libero?. Egli ha anche espresso il proprio ?fastidio? per le informazioni in suo possesso che attesterebbero l?esistenza presso i servizi siriani di una lista di personalit? libanesi da porre in stato di arresto. La Siria si ? affrettata a smentire tali affermazioni, definite ?false e non oggettive?.
Ma mettiamo da parte il reciproco scambio di accuse fra i due paesi, e prendiamo in esame i dati oggettivi che compongono lo scenario siriano. Innanzitutto il presidente Bush afferma che la richiesta di ritirare i servizi segreti siriani ? dettata dal desiderio di vedere un Libano libero. Ma se l?amministrazione americana si preoccupa della libert? degli altri, allora perch? non chiede ad Israele di porre fine all?occupazione e di accrescere le libert? dei palestinesi? Washington ha anche chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite di inviare una squadra di osservatori in Libano, per accertare che il ritiro dei servizi sia effettivo. Le informazioni in possesso dell?amministrazione americana non sono dunque cos? certe da non lasciare spazio ad alcun dubbio. Infine Washington ha ignorato completamente il passo seppure simbolico compiuto dal regime siriano in occasione del congresso del partito Baath, consistente in un invito a riaprire il dialogo e a migliorare i rapporti fra i due paesi.
L?amministrazione del presidente Bush sembra essere interessata unicamente ad intensificare le pressioni nei confronti della Siria. E? dunque nell?interesse di Damasco cercare di vanificare gli sforzi di Washington adottando misure concrete per porre rimedio al deterioramento dei rapporti con il Libano, cos? come ha indicato il presidente siriano al-Asad nel suo discorso al congresso del partito. Lo scopo deve essere quello di tagliare la strada a qualsiasi tentativo di attaccare la Siria, o almeno quello di rinviare tale attacco il pi? possibile eliminandone i pretesti immediati.
 
12 giugno 2005
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