Medioriente
Articoli riguardanti i paesi del Medioriente
Di seguito c'Ŕ la lista degli articoli pubblicati per questo argomento.


Nome Soggetto: Medioriente

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Inviato da : Lunadicarta - Venerdý, 11 Novembre 2005 - 14:09

 

Attentati ad Amman - Punti di Vista

Articolo in parafrasi sull'analisi di Guido Olimpio per il Corsera

Nella nottata dell'altro ieri tre uomini si sono fatti esplodere presso altrettanti prestigiosi hotel di Amman, capitale della Giordania. 57 i morti, fra cui anche bambini, e centinaia i feriti. Puntualissimi tutti i servizi occidentali hanno indicato come probabile mandante degli attentati Abu Musab Al Zarkawi, il fantomatico uomo che da solo sarebbe capace di dominare l'intera resistenza armata dell'Iraq, paese notoriamente popolosissimo, multireligioso e soprattutto multietnico. Di una cosa siamo sicuri, egli ? nativo della Giordania, cosa che lo rende il sospettabile numero uno. Nella giornata di oggi i web master di Al Qaeda hanno provveduto alla redazione del comunicato stampa di rivendicazione, onde non mancare l'appuntamento dato dagli apparati e dai servizi.



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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledý, 09 Novembre 2005 - 10:17

 

 

Artists from

Arabia and Mesopotamia

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Inviato da : Lunadicarta - Martedý, 08 Novembre 2005 - 13:26

 

 

Quake: the challenge ahead

By Sherry Rehman
Dawn - november, 4 - 2005

GARHI DOPATTA used to be a bucolic village near Muzaffarabad where its simple mountain-folk lived by breeding livestock and growing subsistence grain. After October 8, this village has been transformed into a rubble-filled quake-pit, where the stench of disease, dust and death still hangs over the hamlet like a cloud.

Nearly four weeks later, the remnants of children?s vests, a woman?s bright shawl, still flap forlornly from the pyres of stone that turned into tombs for hundreds trapped in the debris of the earthquake that shook our world.

Yet in the midst of these valleys of death, the human will to survive and regenerate is as pervasive as the aid struggling to reach remote areas. Set in the dramatically beautiful Himalayan terrain like a small jewel of the Jhelum Valley, Garhi Dopatta is also one of the many sites for a field hospital, where the air is thick with the choppy staccato of helicopter rotors plying up and down from Islamabad to ferry patients on makeshift stretchers.



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 31 Ottobre 2005 - 13:41

 

 

Dichiarazione dell'Istituto Culturale dell'Ambasciata della Repubblica Islamica dell'Iran a Roma in occasione della giornata mondiale di Qods

Col Nome di Dio Clemente e Misericordioso

Qods ? la prima Qiblah dei musulmani del mondo: terra di origine e patria di milioni di rifugiati musulmani di Palestina, il cui territorio, nel 1948, l'arroganza mondiale per mano del sionismo criminale ha strappato ai suoi abitanti ed occupato poi dalle forze invasori di Qods, che lo hanno posto sotto il proprio dominio. Questo complotto sin dai primi anni ha incontrato la resistenza del popolo musulmano di Palestina e la protesta dei musulmani e degli uomini liberi del mondo e si ? manifestata sotto forma di costanti lotte politiche e militari.

L'Imam Khomeyni (ra) fondatore della Repubblica Islamica dell'Iran, sin da prima della vittoria della Rivoluzione Islamica aveva pi? volte messo in guardia dal pericolo costituito da Israele. Il rovesciamento dello Shah ed il governo dello Stato Islamico in Iran sotto la guida dell'Imam Khomeyni fu il primo colpo fatale che mise seriamente in pericolo gli intenti espansionistici dei sionisti. Alla prima occasione, dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica, l'Imam Khomeyni indic? in un suo messaggio l'ultimo venerd? del santo mese di Ramadan di ogni anno come la giornata celebrativa di Qods, per ricordare l'auspicata liberazione di Qods dal giogo dei criminali sionisti.

Egli, nel suo messaggio, disse: "Io per lunghi anni ho ammonito i musulmani sul pericolo costituito da ISraele. Ci? che chiedo alla Comunit? dei musulmani del mondo ed ai giovani islamici ? che si uniscano per fermare la mano di questo tiranno e dei suoi sostenitori." Egli volle che tutti nel giorno dell'ultimo venerd? del mese sacro di Ramadan, nella giornata di Qods, dichiarassero con una cerimonia di solidariet? internazionale dei musulmani il loro appoggio ai diritti legali del popolo palestinese.

In occasione della giornata mondiale di Qods (ultimo venerd? del mese sacro di Ramadan, corrispondente al 28 ottobre) vorremmo attirare la vostra attenzione su alcuni punti:

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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 31 Ottobre 2005 - 13:35

Articoli segnalati da Massimiliano Caruso (vedi Notiziario Internazionale)

Siria: punti di forza e di debolezza

Dopo la presentazione del rapporto Mehlis, che accusa alcuni capi dei servizi di sicurezza siriani di essere coinvolti nell?assassinio di Rafiq Hariri, la Siria sembra essere ancora pi? isolata. Tuttavia sarebbe un errore sottovalutare i punti di forza che il regime siriano ancora possiede, soprattutto se dovesse essere messo con le spalle al muro.
L?amministrazione americana ha gi? impugnato i risultati del rapporto allo scopo di chiedere in sede ONU l?imposizione di sanzioni contro la Siria, cos? come aveva gi? fatto in passato nei confronti di altri paesi. Il regime siriano sa bene che l?obiettivo finale delle sanzioni ? quello di provocare la sua caduta, tuttavia esso non ha collaborato pienamente con Washington, soprattutto per quanto riguarda la questione irachena, per la semplice ragione che non pu? farlo.
I punti deboli della leadership siriana sono noti, e possono essere riassunti nella mancanza di libert?, nelle ripetute violazioni dei diritti umani, nella diffusione della corruzione, nell?oppressivit? del regime, e nel suo isolamento a livello arabo ed internazionale. I suoi punti di forza sembrano tuttavia sfuggire all?osservazione dei politici di Washington e dell?occidente in generale. Essi possono essere riassunti in quattro punti principali:



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Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 30 Ottobre 2005 - 16:58

Articolo segnalato da Sidnapoorsocapo . A mio avviso si tratta di un coraggioso tentativo per ritardare il processo istituito contro la Siria, molto, ma molto pericoloso... Lu'

 

Iran - La diplomazia della paura
Intervista a Bijan Zarmandili rispetto alle dichiarazioni del Presidente iraniano su Israele

 
'L'Iran non ha mai riconosciuto Israele. Le parole pronunciate da Ahmadinejad sono la rivisitazione di un vecchio slogan che risale alla rivoluzione islamica del 1979 e al suo promotore: l'ayatollah Khomeini. La novit?, rispetto al passato, ? che questo slogan torni a essere di Stato e che a pronunciarlo sia il capo dell'esecutivo. Questo pone molti interrogativi inquietanti'.
Un vespaio di polemiche. Bijan Zarmandili, giornalista iraniano che da oltre vent'anni si occupa del Medio Oriente per il gruppo editoriale Espresso-Repubblica, e quest'anno ha debuttato come scrittore con il suo primo romanzo La grande casa di Monirrieh, edito da Feltrinelli, commenta cos? le esternazioni del Presidente iraniano Ahmadinejad di mercoled? 26 ottobre scorso quando, di fronte a un'assemblea di studenti universitari, ha dichiarato che 'Israele deve essere cancellato dalla carta geografica'. L'iperbole, si sa, caratterizza da sempre la politica, ma le parole del Presidente iraniano non potevano passare inosservate. Da un lato perch? la situazione in Medio Oriente ? esplosiva e dall'altro perch? da almeno un anno Teheran ? nell'occhio del ciclone per lo sviluppo del suo programma nucleare. Quindi il Presidente di una 'quasi' potenza nucleare che sostiene il diritto di 'cancellare dalla faccia della Terra' una rinomata (per quanto mai in maniera ufficiale) potenza nucleare non pu? lasciare indifferenti. E cos?, a poche ore dalle dichiarazioni di Ahmadinejad, l'Unione Europea, gli Stati Uniti, la Russia, Israele e quasi tutti i leader mondiali hanno duramente condannato le esternazioni del Presidente iraniano. Condanne che non si sono attenuate dopo il chiarimento del governo di Teheran che ieri ha specificato di non aver mai voluto ventilare un attacco armato a Israele.  Leggi tutto...  



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Inviato da : Lunadicarta - Martedý, 04 Ottobre 2005 - 14:44

da Massimiliano Caruso ...

Europa e Islam ...

Intervista al giurista Richard Potz del Juridicum dell'Universit? di Vienna

Il sistema legislativo austriaco ? diverso dal modello francese, potrebbe delinearne brevemente le differenze?

In Austria esiste un sistema legislativo che include le diverse comunit? religiose nell'ordinamento giuridico statale. Il sistema risale al XIX secolo e alla fine della Monarchia nel 1912, l'Islam fu integrato in questo sistema. Dopo che la Bosnia fu annessa e divenne parte dell'impero austro-ungarico, si voleva evitare che la Bosnia musulmana fosse discriminata in Austria e in Ungheria per la propria religione. Per questo motivo l'Islam fu giuridicamente parificato alle altre confessioni.

Come si pone la legislazione austriaca per il riconoscimento del sistema scolastico?

Tutte le comunit? religiose riconosciute dallo Stato hanno diritto all'ora di insegnamento della religione nelle scuole. L'ora di religione viene per? organizzata ammesso che si raggiunga un numero minimo di iscritti. Per tutti gli studenti l'ora di religione ? un obbligo ma nelle scuole pubbliche e in quelle private parificate si pu? scegliere.  (segue + 2 altri articoli)



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Inviato da : Lunadicarta - Giovedý, 29 Settembre 2005 - 14:15

 

Non ? strano?  
 
articolo segnalato da Massimiliano Caruso

Non ? pi? un segreto che molti paesi occidentali che hanno aperto le loro porte a tanti immigrati musulmani, in fuga dai loro paesi per motivi politici o per il sorgere di atti giudiziari contro di loro per crimini terroristici, hanno, alla fine, cominciato a sbarazzarsi di quelli che hanno accolto, rimandandoli nei loro paesi o consegnandoli alle rispettive autorit?. Recentemente abbiamo cominciato a leggere di una caccia a personaggi musulmani e di imam di moschee in alcuni paesi occidentali: Francia, Italia, Germania, Olanda, alcuni perch? sospettati, e altri, come in Gran Bretagna, che erano invece riusciti a trovare asilo politico negli anni 80 ed era loro stato permesso di svolgere attivit? politica contro i loro paesi. Come ? gi? successo, l?idea di fare tornare lo shaikh Omar Abdel Rahman Al Qabii nelle carceri americane continua ad ossessionare Washington; la Gran Bretagna cerca di fare tornare immigrati musulmani in Egitto, a condizione che il Consiglio nazionale per i diritti dell?uomo garantisca loro un giusto processo nei tribunali egiziani e non vengano esposti a torture e a pericoli. Sembra che il Consiglio nazionale per i diritti dell?uomo abbia rifiutato di assumersi questa responsabilit? in base al fatto che esso o qualsiasi organizzazione giuridica non pu? offrire garanzie riguardo i processi di fronte alla legge abituale o riguardo le torture, poich? i poteri del Consiglio non trascendono l?emanazione di rapporti e petizioni. E? ovvio che il Consiglio continua a reclamare il rilascio di detenuti e il chiarimento della situazione di migliaia di carcerati a favore dei quali sono state emesse sentenze di rilascio, trascorso il tempo della pena, ma la cui sorte continua a dipendere dal desiderio politico di sicurezza; cos? come il Consiglio non ha il diritto di rivendicare un altro processo per quelli giudicati da tribunali militari o per la sicurezza dello stato. Malgrado le manifestazioni di distensione politica accolte da tutti con elezioni presidenziali, la maggior parte dei provvedimenti straordinari legati alla legge sulle emergenze sono ancora in vigore. E? naturale che la Gran Bretagna, e non solo, abbia forti motivi per volersi liberare di centinaia di immigrati ai quali ? stato concesso il permesso di soggiorno e li abbia sfruttati per fare pressioni su paesi arabi e islamici, per scopi politici ed economici; ma con gli sconvolgimenti seguenti agli avvenimenti di settembre e quando certi elementi hanno cominciato ad agire contro il paese che li ha ospitati e ci sono stati attacchi a Madrid, Londra e altrove, i paesi occidentali hanno cominciato a cercarli, perseguitarli e rimandarli nei loro paesi. Il problema, a questo punto, ? che i paesi dove la legge ? rispettata, in genere non si rifiutano di prendere i propri cittadini, sottoporli a giusti processi e a trattarli in modo umano; ma quando queste norme non ci sono e i diritti umani vengono violati allora si verificano simili situazioni. La Gran Bretagna propone di consegnare i cittadini egiziani a condizione che vengano trattati giustamente, ma le autorit? egiziane si rifiutano perch? non garantiscono questo tipo di giustizia? Non ? forse strano?
 
http://www.ahram.org.eg/Index.asp?CurFN=amod5.htm&DID=8622



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Inviato da : Lunadicarta - Sabato, 17 Settembre 2005 - 15:03

 

 

Individui NON desiderati

Alcuni giorni fa abbiamo letto sulle vostre pagine (dei giornali), che il Ministro degli Interni Pisanu ha assicurato politici e cittadini che non abuser? del nuovo pacchetto antiterrorismo, che porta proprio il suo nome.
Sono in tutto 11, massimo 16, quei tipi da allontanare dal nostro territorio: l'imam x, l'imam y e via dicendo.
Tutti rigorasamernte arabi e islamici.
Non ? una caccia alle streghe assicura il ministro, ma questi qui proprio non li vuole. Parlano troppo e in modo poco rispettoso delle nostre regole come invece si addice a quel nuovo ritrovato, l'Islam italiano, tutto pensato nel think tank del suo cervello, o in quello di qualche compare. L'idea di dare un profilo nazionale all'Islam ? parsa geniale a tutti (opposizione compresa) felici cos? di poter fare i distinguo dovuti in un momento dove ? grande il rischio di venire assorbiti in una nuova crociata. Se tutte le confessioni religiose vedono al loro interno ale moderate accanto a quelle pi? fondamentaliste (e il Vaticano non fa eccezione), l'idea di un Islam italiano doc mette  d'accordo tutti: gustoso come un buon vino e soprattutto utile.
Oggi giorno che tipo di villaggio globale sarebbe il nostro se non ci fosse anche quel gusto speziato non troppo da abbinare i sapori mediterranei del pomodoro e basilico? Un piccante addolcito e dovutamente neutralizzato nel sapore e nell'odore come quelle polveri da supermarket ed ? pronta la nuova ricetta di globalizzazione.
Qualcuno avr? gi? anche pensato ad una versione da esportazione che, al pari dello zafferano nostrano di Navelli, potrebbe raggiungere un primato da far impallidire qualsiasi rivale dei suq d'Oriente.
Eppure l'Italy senza il made non ? un logo ma un luogo con regole di convivenza acquisite da una storia e una cultura comune, sancite da una precisa costituzione, cos? i primi a non essere rispettosi di questa sono proprio loro,i protagonisti del decisionismo politico dell'ultimo periodo (da non confondere con l'azione responsabile del governare).
Quelli i quali, nel tentativo di ingraziarsi l'amico d'oltreoceano negando visti e sequestrando individui residenti ormai da anni, confezionano pacchetti che fungono da vere e proprie bombe alla democrazia.
Eppure un precedente c'era gi? stato:ancor prima dell'attacco su Baghdad da parte della coalizione USA/GB, in una Italia che non aveva ancora dichiarato guerra a nessuno, cinque funzionari dell'Ambasciata irachena a Roma furono allontanati con le loro famiglie, dopo anni di permanenza in Italia, e, in quanto non desiderati, buttati fuori in due giorni come delinquenti.
E se capitasse anche a noi italiani di venire definiti indesiderati, quale sarebbe la nostra destinazione?

Enrica Palmieri (Danzatrice e Coreografa - Roma)

la foto ? tratta dallo spettacolo "Incanto della Cattura" di e con Enrica Palmieri



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Inviato da : Lunadicarta - Venerdý, 12 Agosto 2005 - 09:42

La Rivolta del Nucleare

di Loredana Morandi


Il petrolio a 66 dollari al barile, il brent a 65. Un ritmo economico insostenibile per buona parte della popolazione planetaria. Ecco quindi la ragione principale della "rivolta del nucleare", di cui sono integralmente responsabili le politiche imperialiste americane e l'oscurantismo scientifico legato al petrolio, che ha impedito la maturazione di sistemi alternativi destinati all'utilizzo energetico. La notizia migliore di oggi giunge da Seul dove le due Coree, divise molti anni or sono fra Nord e Sud, hanno ritrovato una condivisione solidale per ribadire il diritto al possesso di centrali nucleari per uso civile. Per Seul e la Corea del Sud ? aprire una posizione in netto contrasto con gli Stati Uniti, anche contro la precedente posizione ufficiale sostenuta durante le trattative di Pechino. Ma li riavvicina con grande decisione ai fratelli della comunista Corea del Nord. Non ? un caso che sia il ministro per l'unificazione nazionale, Chung Dong Young, a darne notizia.
Maggiore preoccupazione desta la posizione dell'Iran, la cui necessit? di indipendenza energetica ? ormai oggetto di pi? franchi tiratori, uno per tutti l'organizzazione mondiale per l'energia atomica (AIEA) che, dopo una seduta in cui Europa e Stati Uniti si sono trovati contrapposti, ha deliberato una risoluzione capestro nella quale ? stato intimato all'Iran di ripristinare i sigilli alla centrale nucleare di Isfah?n. E' pi? che evidente che gli states abbiano mostrato i loro minacciosi muscoli israeliani sul Mediterraneo; ? politicamente impossibile che da una posizione in contrasto tra "stati sovrani" si giunga alla soluzione pacificatrice di vessarne letteralmente uno solo, con il quale tutti in Europa hanno rapporti di tipo commerciale.
Ci? che dovrebbe indignare le moltitudini ? la totalmente falsa attribuzione delle responsabilit? politiche internazionali in merito al trattato di "non proliferazione nucleare". L'Iran ha bisogno di energia e, pur dichiarando di voler cooperare con l'Aiea per il trattato di non proliferazione, ha respinto la risoluzione ed ha dichiarato che entro 10 anni produrr? combustibile nucleare. Il suo ambasciatore permanente presso l'AIEA, Mohammad Mehdi Ajundzadeh, ha respinto con forza la "risoluzione capestro" della Aiea, definendola "inaccettabile" e "priva di basi legali". Dal ministero degli esteri iraniano e dal suo portavoce, Hamid Reza Asefi, era gi? pervenuta analoga dichiarazione in merito alla petizione europea, definita "illogica e arrogante". "Quale, l'errore di calcolo in Europa sulla fedelt? dello stato sovrano dell'Iran? L'Europa ha forse interpretato il trattato di Parigi sulla non proliferazione a suo esclusivo tornaconto", aggiungo io, dando inoltre l'ennesima prova di uno schiacciante servilismo nei confronti degli stati uniti. Pi? o meno identiche a quelle provenienti dal ministero le dichiarazioni di Mohammad Saidi, sottosegretario per l'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran. Realt? vuole, che l'Iran eserciti il suo diritto civile nella produzione di carburante nucleare per l'energia civile. La democraticissima Francia ha le sue centrali e, come lei, altri paesi in Europa. In Italia abbiamo avuto un referendum per dire no al nucleare, mentre per l'Iran il no viene da fuori. Per noi ambientalisti sono milioni i motivi scientifici da schierare per un No al nucleare, ve ne do due identici a carattere geopolitico: il rischio terrorismo e il non realizzare un nuovo obiettivo bellico bombardabile; mentre Non ci sono motivi giuridici contro il Diritto di uno Stato Sovrano e della sua popolazione.
Gli ispettori della Aiea li abbiamo gi? visti ciondolare in Iraq come ectoplasmi, armati di una spessa lente opaca, impegnati alla ricerca delle armi di distruzione di massa di Saddam Houssein, il cui notevole risultato ? stato di aver giustificato in parte con la loro sola presenza l'attacco unilaterale Usa all'Iraq. Organismo di una lotta internazionale tra le lobby del potere energetico, la Aiea e i suoi ispettori rappresentano il club del nucleare e null'altro vedono, se non quanto viene comandato loro di vedere.
Tutto ci? ? totalmente e assolutamente vero.
Infatti due anni fa, circa alla met? del primo anno del conflitto iracheno, gli Stati Uniti hanno ripreso la produzione industriale di parti componenti delle grandi ogive nucleari, ordigni pi? potenti delle bombe su Hiroshima e Nagasaki perch? pi? avanzati tecnologicamente. La dichiarazione del Ministro statunitense per l'energia fu allora poco pi? di un trafiletto sul New York Times e, come era ovvio aspettarsi, non ebbe alcun seguito internazionale. Lo ricordo bene perch? ne informai io stessa il portavoce internazionale di una associazione di giuristi contro il nucleare, che apprese da me affranto la notizia.
Quindi, chi al mondo avrebbe potuto impedire tale ripresa dell'industria bellico nucleare americana, compiuta contro il Trattato di Non Proliferazione Nucleare alla voce "Deterrenza"?
Dalla Aiea non pervenne niente, n? un comunicato stampa, n? una dichiarazione. Nulla, lo zero assoluto, quasi fossero il tritacarte istituzionale del trattato di Non Proliferazione Nucleare e, la stampa embedded almeno non inventa per coprire le singole responsabilit? internazionali.  I poteri politici ? cos? che sono distribuiti ed il nuovo presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha necessit? del "visto" firmato di pugno da Bush, gi? accordato per accedere all'assemblea generale Onu, istituto che sempre pi? delinea il proprio status di "Organismo Non Utile" ai Popoli, ma Utilitario per i Potenti.



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