Medioriente
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Inviato da : Lunadicarta - Mercoledý, 03 Agosto 2005 - 11:59

Iran, la Terra Trema

... tutti i giorni

In merito alla Repubblica Islamica dell'Iran stiamo leggendo di tutto e ogni sorta di contro campagna spazzatura. Sono scese in campo anche quelle orrende persone di Pannella e Capezzone, l'uno sul nucleare e l'altro sui gay condannati per violenze contro minori, che io giuro di non aver visto altrettanto impegnati contro le violenze dei militari subite dai prigionieri di Abu Ghraib.
In questi giorni si fa un gran parlare della ripresa delle attivit? di arricchimento nucleare del paese con la riapertura di una centrale civile. Se in Italia il caro petrolio ? calcolato con un budget annuo di 500 euro in pi? a famiglia, di un identico aumento di costi soffrono anche altri paesi, Iran compreso. Sembra quindi ovvio che un paese millenario, civilizzato, multietnico e multireligioso come l'Iran, prenda seri provvedimenti; anche considerato che in tutto il medioriente le medie di reddito pro capite sono decisamente pi? basse di quelle europee. Agli starnazzamenti del tacchino texano rispondono i suoi servizi segreti che, forse memori dell'ampia sconfessione nazionale sulle prove delle armi di Saddam, dichiarano che l'Iran non avr? armi nucleari se non fra dieci anni. Il Washington Post afferma che le amministrazioni americane ? dal 1995, che allertano le Nazioni Unite sul rischio bellico nucleare iraniano "in cinque anni", essendone trascorsi ben 15 da allora. L'Iran, con la Siria, Cuba e la Nord Korea, ? sull'agenda del mostro da molto e le minacce di pesanti rappresaglie statunitensi si sono riacuite gi? nel 2003 durante il conflitto iracheno.

L'unica cosa che nessuno scrive sull'Iran ? che, ogni giorno, la terra trema.

Non ha mai smesso dai primi di luglio ad oggi, ed ? stato probabilmente cos? anche a giugno e nei mesi trascorsi. Immaginate cosa pu? voler dire per le popolazioni delle aree rurali colpite ogni giorno dalle scosse. L'Iran ? uno dei paesi attraverso il quale si dipana la lunga traccia della faglia Arabica, da anni sottoposta allo stress dei bombardamenti americani. I lettori devono essere informati: per questa ragione vi posto copia identica della pagina web dei dati aggiornati alle prime ore della giornata di oggi (
LINK).
Tranquilli il rischio nucleare non sussiste, perch? l'Istituto Internazionale di Geologia e Sismografia iraniano (
LINK), ha certamente detto la sua in merito all'ubicazione delle centrali sul territorio, installate in luoghi non sismici. Mi consento una affermazione, pur non essendo in possesso dei dati geologici dell'Afghanistan, altro paese ad alto tasso sismico, e di quelli irreperibili per i prossimi 20 anni dell'Iraq, che sar? occupato fino all'ultima goccia di petrolio:

La Terra Trema in Tutto il Medioriente. Oggi.

Interroghiamoci sulle questioni umanitarie legate alla fenomenologia distruttiva dei sismi e su cosa abbiamo visto in orrore e stragi di migliaia di persone.
Sui grandi sismi iraniani consiglio la lettura del dettagliato rapporto sul terremoto di Bam, a cura degli studiosi e le impressionanti foto del collasso della rete di irrigazione dei Qanat (
LINK). Il terremoto di Bam infatti present? la duplice interazione  delle forze verticali e orizzontali del sisma (modo ondulatorio e sussultorio), che diede origine a fenomeni geologici devastanti quale il landslide, con il sommovimento di un crepaccio lungo chilometri e la destabilizzazione di tutti i crepacci alluvionali o gole naturali dell'area, e la cd liquefazione del suolo, ovvero, alcuni antichi depositi calcarei solidificati in roccia si ridussero letteralmente in polvere, franando quasi risucchiate da se stesse. Tali formazioni rocciose erano ritenute tanto solide da suggerire alla popolazione nel corso dei secoli una capillare rete di irrigazione sotterranea, detta Qanats, composta di canali e pozzi artesiani, che fu molto danneggiata dal sisma ed il cui flusso di acqua fu in alcuni casi del tutto interrotto. L'intera area fu costellata da voragini...
Non era mia intenzione tenere una lezione di scienze. Ci? voglio dire ? che l'uomo presente sul pianeta da soli 2 milioni di anni vive abbarbicato su una crosta mobile, soggetta alle influenze planetarie esterne, soggetta alle rivoluzioni ed alle mutazioni naturali del clima, ma oggetto di pesantissimi sconvolgimenti indotti dalla furia capitalista indomabile. Tutto ci? che dell'ambiente vediamo ora ? frutto dell'ultima glaciazione; taluni fenomeni come i grandi sismi capaci anche di creare i devastanti tsunami si presenterebbero egualmente con modus ciclico. Ma, negli ultimi anni, il rapido succedersi di eventi catastrofici sempre pi? devastanti  l'uno dietro l'altro ? chiaro indice dell'influenza disastrosa del fattore uomo. In questo momento non esiste alcuno strumento che abbia potenza tale in megatoni da spaccare la crosta terrestre. Per fortuna. Provatevi a mettere vostro figlio di cinque anni, con un martello in mano, a battere su di una sottile lastra di marmo travertino. Occorreranno alcune ore, ma dai e dai alla fine il bambino la romper?, forte del solo metodo meccanico della ripetizione del colpo. Pu? essere per? fortunato e romperla con un solo colpo. E' il caso del "fattore di rottura", molto alto nel marmo travertino di natura poroso e ricco di piccole cavit?, meccanismo che un unico colpo fortunato pu? innestare. Questo ? un esempio proprio del microcosmo umano, ma funziona esattamente cos? per la crosta terrestre su vasta scala. Interroghiamoci quindi sulle responsabilit? di quanto accade e sul chi sia il responsabile ....

Loredana Morandi



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 01 Agosto 2005 - 10:47


E' morto Re Fahd bin Abdulaziz Al Saud

Ne ha dato notizia la Casa Reale Saudita.

Aveva 83 anni, salito al trono il 13 giugno del 1982, dal maggio scorso era ricoverato nell'ospedale Re Feisal di Riyadh. Le speziate atmosfere mediorientali non sono fra le pi? felici da alcuni anni a questa parte. La crescita esponenziale del prezzo del petrolio a causa del conflitto Iracheno e i problemi dell'Opec sono a voi tutti noti, la notizia della scomparsa dell'anziano leader ha gi? fatto salire a 61 dollari al barile il prezzo del petrolio.  Dopo gli attentati di Sharm un rappresentante dell'Arabia Saudita era atteso al vertice dei paesi arabi organizzato per la giornata di domani dal governo Egiziano. Forse Mubarak, fortemente contestato dall'opposizione alla sua  candidatura per il quinto mandato, rimander? l'incontro. La Palestina cara a Fahd, custode delle due sacre Moschee della Mecca e di Medina che si era impegnato personalmente per un progetto di restauro della moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme, attende il drammatico svolgersi dell'esodo dei coloni dalla striscia di Gaza per il 15 agosto. Allo stato mi sono sconosciute le circostanze del decesso del reale arabo, anche se sicuramente si tratter? di causa naturale vista la bella et?, ma come in ogni regno che si rispetti le possibilit? di una congiura di stato sono sempre presenti soprattutto in occasione delle successioni, magari con lo zampino di Londra, della Cia e del Mossad. Al trono di Fahd succeder? il principe ereditario Abdullah Bin Abdulaziz Al Saud, gi? Primo Ministro Saudita. Fonti giornalistiche dichiarano, che la tv di stato saudita ha interrotto la normale programmazione e st? trasmettendo le preghiere coraniche, per il sovrano scomparso.

di seguito la scheda di Re Fahd e quella del Principe Ereditario Andullah,
a cura dell'Ambasciata Saudita



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Inviato da : Lunadicarta - Lunedý, 04 Luglio 2005 - 22:11

La rotta dell'Iran


di Txente Rekondo
traduzione di Massimiliano Caruso
 
I risultati elettorali in Iran, dopo la sorpresa iniziale, hanno ceduto il passo ad una serie di eccessi verbali da parte di alcuni governi occidentali. La "talibanizzazione" dell'Iran, il controllo dei militari di tutto il processo, "fondamentalismo" etc. sono stati alcuni degli epiteti utilizzati per descrivere il trionfo di Mahmoud Ahmadinejad. Tuttavia, dopo queste sortite verbali si evita di fare un confronto con un altro tipo di analisi che mantiene una relazione pi? diretta ed affidabile con l'attuale realt? del paese.
Da una parte queste elezioni chiudono un ciclo, o un circolo, poich? hanno permesso che le differenti fazioni conservatori passino a controllare tutte le molle del sistema politico iraniano. E a fronte di tutto ci? si pu? affermare che il gran vincitore di queste elezioni ? stato il leader spirituale dell'Iran, Ayatollah Ali Khamenei. E se questo aspetto rappresenta la delizia, la croce ? rappresentata dalle correnti riformiste che probabilmente dovranno affrontare alcuni anni difficili.
Tanto quelli che hanno chiamato a serrare le file intorno alla candidatura di Rafsanjani ("il male minore") come quelli che hanno segnalato il boicottaggio elettorale come via per esprimere il proprio rifiuto, sono usciti fortemente sconfitti. Alcuni mezzi di comunicazione occidentali, nonostante la realt? elettorale manifestata nelle urne dalla popolazione iraniana, continuano ad ostinarsi a presentare il paese diviso tra conservatori e riformisti. Una cosa lontana dalla realt?, perch? le correnti e le divisioni in ogni campo sono pi? che visibili da qualunque osservatore.
? la messa in scena di una rottura, delle elite e delle classi medie, bastioni delle attuali organizzazioni riformiste e dello stesso Rafsanjani, con la maggioranza della popolazione iraniana. Questa ha scommesso su un suo allontanamento, per un rifiuto a quello che si manifesta come la bandiera della corruzione. Ed ? forse in questo contesto che andrebbero inseriti gli attacchi di Ahmadinejad verso l'altro contendente. Il nuovo presidente iraniano ha segnalato nella campagna elettorale l'arricchimento della famiglia di Rafsanjani, a scapito dell'interesse di tutto il paese iraniano, facendo l'esempio del controllo che uno dei suoi figli esercitava dentro il Ministero del Petrolio.

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Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 26 Giugno 2005 - 19:51

Articoli segnalati da Massimiliano Caruso, che ringrazio.

L'Iran dall'epoca dei turbanti
all'epoca dei colletti bianchi
 

 Il londinese ?Sunday Times? ha definito il settantenne Hashemi Rafsanjani (l?uomo che contender? l?incarico presidenziale al quarantanovenne conservatore Ahmadinejad nel ballottaggio di venerd? prossimo) come ?machiavellico? e ?traditore di se stesso?, alludendo al fatto che Rafsanjani, che nel corso dei suoi precedenti mandati presidenziali era sceso in trincea contro l?America propugnando la teoria del ?Grande Satana?, ora sostiene di essere in grado di sbrogliare gli intricati rapporti esistenti fra Iran e Stati Uniti. Tali rapporti entrarono in un oscuro tunnel in coincidenza con l?episodio dell?irruzione nell?ambasciata americana a Teheran, e la crisi degli ostaggi che si protrasse dal 4 novembre 1979 al 20 gennaio 1981, e che contribu? alla sconfitta del presidente americano Jimmy Carter alle elezioni presidenziali del 1980.
Secondo i mezzi di informazione americani, le elezioni iraniane di questi giorni sono senza scopo e senza bussola. Il risultato di ci? sta nel fatto che la giovent? iraniana (che costituisce la maggioranza della popolazione, visto che pi? del 70% degli iraniani ha meno di 30 anni), dopo aver sperato inutilmente in Khatami, si trova attualmente a dover scegliere fra Rafsanjani, il quale parla di riforme con un sorriso ironico stampato sul volto, e Ahmadinejad, il quale non si fa problemi a dichiarare pubblicamente che la democrazia non ? mai stata fra gli obiettivi della rivoluzione iraniana, e nel contempo si erge a paladino della lotta alla corruzione, solleticando i sogni delle classi povere con lo slogan ?tagliamo le mani ai corrotti?. D?altra parte proprio i poveri costituiscono una fetta non trascurabile della popolazione. In un paese che conta pi? di 68 milioni di abitanti, pi? del 40% della popolazione vive sotto la soglia di povert?. Il debito estero dell?Iran raggiunge i 13,4 miliardi di dollari, nonostante il fatto che il paese produca circa 4 milioni di barili di petrolio al giorno, di cui la met? sono destinati all?esportazione.
L?Iran ? un paese ricco di paradossi, un paese in cui la maggioranza degli elettori giovani non concede il proprio voto ad un riformatore come Mustafa Moin, il cui programma elettorale parlava di libert? di stampa e rilascio dei detenuti politici, e che ha ottenuto appena il 13,8% dei voti.
L?Iran rappresenta il modello di Islam politico pi? longevo, l?unico governo islamico che ancora sopravvive senza essere crollato e senza aver subito modifiche sostanziali. Seppure pieno di contraddizioni ed in una fase di ripiegamento, tale modello ancora tiene occupato il mondo intero con le sue dispute interne fra riformatori e conservatori, ed anche a causa della sua importanza geopolitica.
Con l?Iran ? stato necessario fare i conti sia negli anni passati, durante la guerra di liberazione del Kuwait e durante il conflitto in Afghanistan, sia attualmente, con l?occupazione americana dell?Iraq e con il riavvicinamento fra Iran e Russia, seguito all?inaugurazione del programma nucleare iraniano.
L?Iran ? un paese che sfugge alle statistiche economiche e demografiche, un paese in cui su 68 milioni di abitanti meno di due milioni hanno un?et? superiore ai 64 anni. Eppure da questa minoranza proviene la maggior parte dei ?mullah con il turbante? che detengono l?autorit? e l?influenza politica, ma il cui approccio religioso non necessariamente prevale fra i giovani che indossano le t-shirt.
Molti analisti ritengono tuttavia che ? solo una questione di tempo e che, come vi ? stata una rivoluzione islamica, vi sar? una ?rivoluzione di internet? che miner? il potere dei ?mullah con il turbante?, cosicch? giunger? il momento in cui le elezioni ci sorprenderanno con la vittoria di un riformatore che si aggirer? fra i suoi elettori portando non pi? un turbante, ma una camicia impeccabile.
 
20 giugno 2005
http://www.asharqalawsat.com/leader.asp?section=3&article=306723&issue=9701



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Inviato da : Lunadicarta - Domenica, 19 Giugno 2005 - 20:28

Ringraziando il mio amico Massimiliano per gli articoli originali da lui tradotti, che potete leggere nelle sezioni dedicate alla Palestina e a Cuba, vi  posto una rassegna di articoli in tema mediorientale e sulla Siria da lui stesso segnalati. Buona lettura...

La Siria nell'occhio del ciclone
 
 Ancora una volta il presidente Bush ha dato l?avvio ad una nuova escalation di odio e di rancore nell?ambito della questione siriana. E di nuovo si succedono le accuse e le smentite fra Washington e Damasco, in un crescendo che dura ormai da molti mesi. L?orientamento delle pressioni nei confronti della Siria lascia intendere che le relazioni fra le due capitali sfoceranno in uno stato di aperta tensione. Il presidente Bush ha rivolto ieri alla Siria un ammonimento pieno di minacce velate, affermando che Damasco deve ritirare non solo il proprio esercito, ma anche tutti gli uomini dei propri servizi segreti ?affinch? il Libano sia libero?. Egli ha anche espresso il proprio ?fastidio? per le informazioni in suo possesso che attesterebbero l?esistenza presso i servizi siriani di una lista di personalit? libanesi da porre in stato di arresto. La Siria si ? affrettata a smentire tali affermazioni, definite ?false e non oggettive?.
Ma mettiamo da parte il reciproco scambio di accuse fra i due paesi, e prendiamo in esame i dati oggettivi che compongono lo scenario siriano. Innanzitutto il presidente Bush afferma che la richiesta di ritirare i servizi segreti siriani ? dettata dal desiderio di vedere un Libano libero. Ma se l?amministrazione americana si preoccupa della libert? degli altri, allora perch? non chiede ad Israele di porre fine all?occupazione e di accrescere le libert? dei palestinesi? Washington ha anche chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite di inviare una squadra di osservatori in Libano, per accertare che il ritiro dei servizi sia effettivo. Le informazioni in possesso dell?amministrazione americana non sono dunque cos? certe da non lasciare spazio ad alcun dubbio. Infine Washington ha ignorato completamente il passo seppure simbolico compiuto dal regime siriano in occasione del congresso del partito Baath, consistente in un invito a riaprire il dialogo e a migliorare i rapporti fra i due paesi.
L?amministrazione del presidente Bush sembra essere interessata unicamente ad intensificare le pressioni nei confronti della Siria. E? dunque nell?interesse di Damasco cercare di vanificare gli sforzi di Washington adottando misure concrete per porre rimedio al deterioramento dei rapporti con il Libano, cos? come ha indicato il presidente siriano al-Asad nel suo discorso al congresso del partito. Lo scopo deve essere quello di tagliare la strada a qualsiasi tentativo di attaccare la Siria, o almeno quello di rinviare tale attacco il pi? possibile eliminandone i pretesti immediati.
 
12 giugno 2005
http://www.albayan.ae/servlet/Satellite?cid=1118316355090&pagename=Albayan%2FArticle%2FFullDetail&c=Article



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