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Inviato da : Lunadicarta -
Giovedì, 02 Settembre 2010 - 18:34
حملة لإنقاذ أشتياني روما (1 أيلول/سبتمبر) وكالة (آكي) الإيطالية للأنباء تنضم وكالة (آكي) الإيطالية للأنباء ونساء عربيات ومسلمات إلى الحملة الدولية لانقاذ الإيرانية سكينة اشتياني المحكوم عليها بالموت رجما بعد ادانتها بالزنا والضلوع في قتل زوجها ولقد بادر بإطلاق الحملة الدولية أبناء اشتياني لانقاذها من الموت بعد ادانتها من قبل محكمة ايرانية وتدعو حملة "زهور وليس أحجار"، التي أعلنت دعمها شخصيات نسائية، من بينهن الاديبة المصرية سحر توفيق والشاعرة اللبنانية الصحافية في جريدة النهار جمانة حداد، إلى وضع باقات زهور أمام مقار السفارات الإيرانية ولقد أصدرت محكمة بالجمهورية الإسلامية في عام 2006 حكم الرجم حتى الموت بحق سكينة محمد اشتياني (43 عاما) الأم لطفلين هذا ولقد أعلنت رئيسة مقاطعة لاتسيو ريناتا بولفيريني أنها ستلتقي في الأيام المقبلة سفير الجمهورية الإسلامية لدى الحكومة الايطالية سيد محمد علي حسيني في مقر إدارة المقاطعة، معربة عن أملها بأن تكون "فرصة لزيادة الوعي لدى الحكومة الإيرانية لتجنب عقوبة الرجم بحق أشتياني". وأعلنت عن أن المقاطعة دشنت من أجلها حملة تضامنية من خلال نداء أطلقته على موقعها الالكتروني بعنوان "لننقذ سكينة" وكانت الخارجية الايطالية نوهت في وقت سابق إلى أنها تتابع "قضية أشتياني، وبشكل خاص من قبل الوزير فرانكو فراتّيني"، الذي "حال سماعه عن تعليق مؤقت للحكم، (من جانب السلطات في طهران)، أعطى تعليمات للبقاء على اتصال وثيق مع السلطات الإيرانية بهدف التمكن من إقناعها بإعادة النظر في القضية والرأفة في هذه الحالة الخاصة"، وفق بيان
تأشير الموضوع
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Italy: Protests slated in capitalto save Iranian woman from stoning
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La prima ad aderire è stata Joumana Haddad, poetessa e giornalista ''Fiori e non pietre!'', l'appello di AKI e delle scrittrici arabe per salvare Sakineh![]() Roma - (Aki/Adnkronos/Ign) - Aki-Adnkronos International insieme a intellettuali arabe e iraniane lancia una mobilitazione internazionale per fermare l'esecuzione della donna iraniana condannata a morte per adulterio. L'invito è a lasciare un fiore davanti alle ambasciate iraniane nel mondo (VIDEO). Una gigantografia di Sakineh esposta a piazza Colonna sulla facciata del Palazzo in cui ha sede il ministero per le Pari Opportunità (FOTO- VIDEO). Carla Bruni nel mirino della stampa iraniana Roma, 1 set. (Aki/Adnkronos/Ign) - AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL, l'agenzia di stampa in lingua italiana, inglese, araba e farsi del gruppo GMC-ADNKRONOS, insieme a intellettuali arabe e iraniane lancia una mobilitazione internazionale per fermare la lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana condannata a morte per adulterio. Con l'iniziativa 'Fiori e non pietre!' AKI invita a lasciare un fiore davanti alle ambasciate iraniane nel mondo. La mobilitazione, ispirata da diverse intellettuali dal Libano allo stesso Iran, passando per il Marocco e l'Egitto, sta ricevendo moltissime adesioni. Joumana Haddad - 'Basta'. Non ci sono altre parole, secondo Joumana Haddad, poetessa e dal 1997 giornalista della sezione culturale del quotidiano libanese 'An Nahar', per esprimere lo sdegno per la lapidazione di una donna. ''Basta!'' dice la scrittrice che è stata la prima ad aderire all'iniziativa di AKI. Sahar Tawfiq - Quella delle donne condannate alla lapidazione ''è una realtà terribile, a cui bisognerebbe porre fine''. Lo afferma l'autrice del Cairo Sahar Tawfiq, che ha aderito all'iniziativa di AKI. La vicenda di Sakineh ''rattrista molto'' la Tawfiq. ''Tante donne vengono condannate o sono già state uccise in un modo così crudele - osserva l'autrice di racconti per adulti e bambini e di romanzi - E' una realtà terribile, a cui bisognerebbe porre fine''. Karima Moual - La condanna di donne alla lapidazione è una ''realtà che non si può tollerare''. E' con queste parole che Karima Moual, giornalista marocchina del 'Sole 24 Ore', aderisce all'iniziativa di AKI. ''In realtà sono molte le donne che si trovano nella situazione della Sakineh in quei Paesi dove ancora oggi si ricorre alla lapidazione - commenta la Moual, che si occupa in particolare di immigrati di seconda generazione ed è presidente e membro fondatore dell'Associazione generazione maghrebina '2 Agm2 Onlus' - Non si può tollerare che ci sia ancora nella nostra epoca questa realtà, che donne vengano uccise barbaramente in modi del tutto primitivi e sono moltissime le donne che purtroppo si trovano a subire discriminazioni sessuali anche in altri ambiti''. Quello di Sakineh, per la Moual, ''è il caso più eclatante perché ci colpisce di più il modo brutale con cui viene uccisa una donna lapidata, perché sappiamo che la lapidazione è molto dolorosa e la morte arriva molto lentamente''. ''Io spero che, essendo questo caso di importanza internazionale, si ponga fine a queste pratiche'', conclude, invitando a non dimenticare che ''ci sono generazioni di donne che subiscono ancora tradizioni misogine e patriarcali che non hanno nulla a che vedere con la religione, ma sono legate a una malattia di tipo sociale che affligge le società islamiche". Mahnaz Afkhami - Stop alle ''persecuzioni delle donne'' in Iran. E' l'appello lanciato da Mahnaz Afkhami, ex ministro degli Affari femminili del governo di Teheran e scrittrice, che ha dato il suo sostegno all'iniziativa di AKI. ''Chiediamo - ha detto - che il governo iraniano fermi le persecuzioni contro le donne e abolisca la pratica selvaggia della lapidazione''. Layla Joude - La giornalista di origine siriana dà il proprio sostegno all'iniziativa di AKI. ''E' giusto che noi intellettuali portiamo avanti queste battaglie'', commenta la Joude, che cura un blog sugli immigrati di seconda generazione, 'Gli altri siamo noi', per il sito del quotidiano 'La Stampa' e lavora per il settimanale 'Yalla Italia'. Asmae Dachan - Scrittrice di origine siriana, aderisce all'iniziativa di AKI. La Dachan, autrice del romanzo 'Dal quaderno blu', che ha vinto il premio della critica del concorso 'Penna d'autore', nell'ottobre 2008 ha partecipato al Concorso Letterario Internazionale Città di Ancona, nella categoria 'Poesia singola', ricevendo una segnalazione da parte della giuria del concorso. La Dachan segue da vicino le vicende della comunità islamica in Italia ed è stata portavoce del dipartimento femminile dell'Unione delle Comunità islamiche (Ucoii). Iman Sabbah - Di fronte alla condanna a morte di una donna per lapidazione ''non si può tacere''. Ne è convinta Iman Sabbah, giornalista di origini palestinesi di 'RaiNews24' e 'RaiMed'. ''Non si può tacere quando i diritti fondamentali vengono negati alle donne, ma anche agli uomini e qui parliamo del diritto più essenziale, quello alla vita'', commenta la Sabbah che ha aderito all'iniziativa di AKI. Manda Zand Ervin - La condanna alla lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani "è un atto barbaro" ed è un dovere "aderire" alle iniziative promosse per salvarle la vita. E' quanto afferma l'iraniana Manda Zand Ervin, scrittrice e attivista per i diritti umani, che aderisce con convinzione all'iniziativa di AKI. "Le donne iraniane - afferma la Zand Ervin, direttore dell'organizzazione con sede in Usa 'Alleanza per le Donne Iraniane' - sono da 120 anni in lotta con il clero islamico per ottenere dignità. Nella Repubblica Islamica - aggiunge - le donne non sono considerate essere umani". La Zand Ervin lancia un appello per salvare Sakineh. "Il rispetto dei diritti umani - conclude - è una questione globale che interessa tutti. Per questo motivo, ora è più che mai importante che le donne occidentali sostengano le donne iraniane in difficoltà". Leggi tutto... (11562 byte rimanenti) ![]() |
Inviato da : Lunadicarta -
Domenica, 13 Giugno 2010 - 20:14
Il volto vero del Medioriente: il cieco menefreghismo. I re sauditi sono i custodi delle principali moschee in Gerusalemme, le moschee ci sono ancora, mentre i palestinesi muoiono anche oggi. L.M.
- Rivelazione del Times - L'Arabia Saudita concede a Israele corridoio arereo per bombardare l'Iran "I sauditi hanno dato il permesso agli israeliani di passare e guarderanno altrove", ha detto una fonte della Difesa aerea statunitense nell'area. "Hanno gia' fatto i test per assicurarsi che i loro caccia non si allertino e non venga abbattuto alcun (aereo). Tutto questo con l'accordo del Dipartimento di Stato (Usa)". Fonti in Arabia Saudita hanno confermato che, in caso Israele decida un'azione, nei circoli militari del regno wahabita si da' per scontato che l'accordo ci sia: nonostante la tensione tra i due governi, Israele e Arabia Saudita -scrive il quotidiano- condividono l'odio per il regime di Teheran e un identico timore per le ambizioni nucleari dell'Iran. "Tutto lo sappiamo: li lasceremo passare e non vedremo nulla", ha detto un fonte. I quattro principali obiettivi sarebbero gli impianti di arricchimento dell'uranio di Natanz e Qom, l'impianto di stoccaggio di gas a Isfahan e il reattore ad acqua pesante ad Arak. Obiettivi secondari includono il reattore ad acqua leggera di Bushehr, che sara' in grado di produrre plutonio per uso militare una volta completato. Gli obiettivi sono a 2.250 chilometri da iIraele, al limite estremo del raggio d'azione del loro bombardieri, anche con rifornimento aereo. Ma un corridoio aperto nel nord dell'Arabia Saudita accorcerebbe in modo significativo la distanza. http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=141873 L'articolo sul Times online June 12, 2010 Saudi Arabia gives Israel clear skies to attack Iranian nuclear sites Hugh Tomlinson Saudi Arabia has conducted tests to stand down its air defences to enable Israeli jets to make a bombing raid on Iran’s nuclear facilities, The Times can reveal. In the week that the UN Security Council imposed a new round of sanctions on Tehran, defence sources in the Gulf say that Riyadh has agreed to allow Israel to use a narrow corridor of its airspace in the north of the country to shorten the distance for a bombing run on Iran. To ensure the Israeli bombers pass unmolested, Riyadh has carried out tests to make certain its own jets are not scrambled and missile defence systems not activated. Once the Israelis are through, the kingdom’s air defences will return to full alert. Related Links “The Saudis have given their permission for the Israelis to pass over and they will look the other way,” said a US defence source in the area. “They have already done tests to make sure their own jets aren’t scrambled and no one gets shot down. This has all been done with the agreement of the [US] State Department.” Sources in Saudi Arabia say it is common knowledge within defence circles in the kingdom that an arrangement is in place if Israel decides to launch the raid. Despite the tension between the two governments, they share a mutual loathing of the regime in Tehran and a common fear of Iran’s nuclear ambitions. “We all know this. We will let them [the Israelis] through and see nothing,” said one. The four main targets for any raid on Iran would be the uranium enrichment facilities at Natanz and Qom, the gas storage development at Isfahan and the heavy-water reactor at Arak. Secondary targets include the lightwater reactor at Bushehr, which could produce weapons-grade plutonium when complete. The targets lie as far as 1,400 miles (2,250km) from Israel; the outer limits of their bombers’ range, even with aerial refuelling. An open corridor across northern Saudi Arabia would significantly shorten the distance. An airstrike would involve multiple waves of bombers, possibly crossing Jordan, northern Saudi Arabia and Iraq. Aircraft attacking Bushehr, on the Gulf coast, could swing beneath Kuwait to strike from the southwest. Passing over Iraq would require at least tacit agreement to the raid from Washington. So far, the Obama Administration has refused to give its approval as it pursues a diplomatic solution to curbing Iran’s nuclear ambitions. Military analysts say Israel has held back only because of this failure to secure consensus from America and Arab states. Military analysts doubt that an airstrike alone would be sufficient to knock out the key nuclear facilities, which are heavily fortified and deep underground or within mountains. However, if the latest sanctions prove ineffective the pressure from the Israelis on Washington to approve military action will intensify. Iran vowed to continue enriching uranium after the UN Security Council imposed its toughest sanctions yet in an effort to halt the Islamic Republic’s nuclear programme, which Tehran claims is intended for civil energy purposes only. President Ahmadinejad has described the UN resolution as “a used handkerchief, which should be thrown in the dustbin”. Israeli officials refused to comment yesterday on details for a raid on Iran, which the Prime Minister, Binyamin Netanyahu, has refused to rule out. Questioned on the option of a Saudi flight path for Israeli bombers, Aharaon Zeevi Farkash, who headed military intelligence until 2006 and has been involved in war games simulating a strike on Iran, said: “I know that Saudi Arabia is even more afraid than Israel of an Iranian nuclear capacity.” In 2007 Israel was reported to have used Turkish air space to attack a suspected nuclear reactor being built by Iran’s main regional ally, Syria. Although Turkey publicly protested against the “violation” of its air space, it is thought to have turned a blind eye in what many saw as a dry run for a strike on Iran’s far more substantial — and better-defended — nuclear sites. Israeli intelligence experts say that Egypt, Saudi Arabia and Jordan are at least as worried as themselves and the West about an Iranian nuclear arsenal.Israel has sent missile-class warships and at least one submarine capable of launching a nuclear warhead through the Suez Canal for deployment in the Red Sea within the past year, as both a warning to Iran and in anticipation of a possible strike. Israeli newspapers reported last year that high-ranking officials, including the former Prime Minister Ehud Olmert, have met their Saudi Arabian counterparts to discuss the Iranian issue. It was also reported that Meir Dagan, the head of Mossad, met Saudi intelligence officials last year to gain assurances that Riyadh would turn a blind eye to Israeli jets violating Saudi airspace during the bombing run. Both governments have denied the reports. http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/middle_east/article7148555.ece ![]() |


